BookAdvisor, consigli di lettura di maggio

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


L’anniversario, Andrea Baja­ni (Fel­tri­nel­li) – recen­sio­ne di Jes­si­ca Rodenghi

Emma­nuel Car­rè­re, scrit­to­re, sce­neg­gia­to­re e regi­sta fran­ce­se, par­la di una doman­da scan­da­lo­sa, che sem­bra nes­su­no di noi osi pro­nun­cia­re ad alta voce. In fon­do i geni­to­ri sono colo­ro che ci han­no mes­so al mon­do, ci han­no mes­so un tet­to sopra la testa (aggiun­ge­te qui più o meno azio­ni posi­ti­ve e/o nega­ti­ve), ma quan­ti di noi han­no pen­sa­to di pren­der­si uno spa­zio gran­de più o meno quan­to un ocea­no per stac­car­si com­ple­ta­men­te da loro? In real­tà, mol­ti. Negli Sta­ti Uni­ti par­lia­mo del 30% di per­so­ne che han­no deci­so di non ave­re con­tat­ti con alme­no un mem­bro del­la fami­glia. Evi­ta­re inte­ra­zio­ni nega­ti­ve e stres­san­ti, miglio­ra­re l’autostima allon­ta­nan­do­si da per­so­ne che con­tri­bui­sco­no ad abbas­sar­la, usci­re da situa­zio­ni in cui si è costret­ti in ruo­li socia­li pre­de­fi­ni­ti con pochis­si­mo spa­zio di mano­vra sono solo alcu­ni dei bene­fi­ci che ven­go­no cita­ti. Non sem­pre i geni­to­ri sono i supe­re­roi che sogna­va­mo da bam­bi­ni, mol­to spes­so sono sol­tan­to per­so­ne, a vol­te nem­me­no del­le miglio­ri, in alcu­ni casi se non fos­si­mo lega­ti a loro in sen­so obbli­ga­to, non lo sarem­mo pro­prio. Andrea Baja­ni lo rac­con­ta con un tono nostal­gi­co, ma luci­do: riper­cor­re le tap­pe del­la vita fami­lia­re attra­ver­so una len­te che foca­liz­za il ruo­lo di sua madre. Una don­na che ha fat­to di tut­to per pia­ce­re al mari­to e che ha pro­gres­si­va­men­te per­so la pro­pria indi­pen­den­za, met­ten­do­la nel­le mani di un uomo che ha sem­pre pen­sa­to di poter deci­de­re per tut­ti. Si per­ce­pi­sce tono nostal­gi­co per un cas­set­to di memo­rie che, a poste­rio­ri, si sono sgre­to­la­te sot­to il peso del­la con­sa­pe­vo­lez­za. La nostal­gia, però, non è ven­di­ca­ti­va, è sol­tan­to un tono disil­lu­so, di chi ormai ha com­pre­so fin dal­le basi il castel­lo di car­te che reg­ge­va la vita dei pro­pri genitori. 


Hun­ger Games. L’alba sul­la mie­ti­tu­ra, Suzan­ne Col­lins (Mon­da­do­ri) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

In occa­sio­ne del­la Secon­da Edi­zio­ne del­la Memo­ria, Capi­tol City ha pre­vi­sto l’estrazione del dop­pio dei tri­bu­ti per ogni distret­to. Nel Distret­to 12 la ribel­lio­ne dell’ultimo tri­bu­to maschio estrat­to cau­sa gran­de caos e si è costret­ti a cer­ca­re una solu­zio­ne. La scel­ta, avve­nu­ta in modo poco rego­la­re, rica­de casual­men­te sul gio­va­ne sedi­cen­ne Hay­mitch Aber­na­thy. Per lui l’arena degli Hun­ger Games sarà tea­tro di gran­di per­di­te e una lot­ta per la soprav­vi­ven­za: l’obiettivo non sarà vin­ce­re i gio­chi, ma distrug­ge­re il castel­lo costrui­to da Capi­tol e dal Pre­si­den­te Snow. Secon­do pre­quel del­la saga di Hun­ger Games, il roman­zo ha come pro­ta­go­ni­sta il futu­ro men­to­re di Kat­niss e Pee­ta. La sto­ria di Hay­mitch è tutt’altro che rosea (pre­pa­ra­te i faz­zo­let­ti), anzi è pie­na di osta­co­li e insi­die, che ser­vo­no però a ricor­da­re al pub­bli­co la cat­ti­ve­ria di Capi­tol e di Snow nei con­fron­ti dei distret­ti e dei loro tri­bu­ti. Come arri­va Hay­mitch a tro­va­re con­for­to solo nell’alcol? Ma soprat­tut­to per­ché? La sua è for­se la sto­ria più dura e com­mo­ven­te, ma al tem­po stes­so una del­le più bel­le del­la saga.


L’amante per­du­ta di Sha­ke­spea­re, Feli­cia King­sley (New­ton Comp­ton Edi­to­re) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Nick Mon­te­cri­sto, il ladro gen­ti­luo­mo frut­to del­la men­te crea­ti­va di Bla­ke Ave­ry, è tor­na­to. Dopo il gran­de suc­ces­so di Pri­ma rego­la: non inna­mo­rar­si, è arri­va­to il momen­to di riper­cor­re­re i suoi pas­si e capi­re come Nick è diven­ta­to un ladro professionista.Ma tor­nia­mo indie­tro: Nick ha 26 anni ed è appe­na eva­so dal car­ce­re con l’aiuto del suo men­to­re. In que­sta nuo­va vita, Nick si pre­sen­ta come un ladro di ope­re d’arte: l’obiettivo que­sta vol­ta è il famo­so mano­scrit­to con­te­nen­te il Fir­st Folio di Sha­ke­spea­re, pro­prie­tà di un baro­ne appe­na dece­du­to. Così si spo­sta in una vil­la sul Lago di Como per poter pro­ce­de­re al fur­to. Pec­ca­to che non ave­va pre­vi­sto la com­par­sa di Ange­li­ca, gio­va­ne ragaz­za che si con­ten­de pro­prio l’eredità di que­sto baro­ne, di cui è figlia, con l’altro figlio. Ina­spet­ta­ta­men­te, con l’aiuto di Ange­li­ca, Nick ver­rà a sco­pri­re qual­co­sa di anco­ra più miste­rio­so, se non fos­se che la ragaz­za rap­pre­sen­ti per lui un a gran­de distra­zio­ne. Il cosid­det­to Feli­cia­ver­so col­pi­sce anco­ra. King­sley ripor­ta in vita Nick Mon­te­cri­sto attra­ver­so il pri­mo roman­zo “scrit­to” da Bla­ke Ave­ry (a sua vol­ta per­so­nag­gio d’invenzione di King­sley in Due cuo­ri in affit­to). Con Nick tor­na il con­nu­bio roman­ce-myste­ry, crean­do così un bel gial­lo, dina­mi­co e scor­re­vo­le, ma pur sem­pre a tin­te rosa pastello.


Lo scu­do del Prin­ci­pe, Cas­san­dra Cla­re (Mon­da­do­ri) – recen­sio­ne di Ali­ce Villa

Per colo­ro che duran­te le scuo­le medie custo­di­va­no gelo­sa­men­te nel­la loro libre­ria la saga dei cac­cia­to­ri di demo­ni e nascon­de­va­no ai loro ami­ci gli sfon­di del tele­fo­no di Jace Heron­da­le si sfon­da una por­ta aper­ta, ma Cas­san­dra Cla­re col­pi­sce anco­ra. Con que­sto nuo­vo fan­ta­sy, l’autrice del­le saghe di Sha­do­whun­ters e Magi­ste­rium man­tie­ne alta la sua repu­ta­zio­ne di emble­ma del gene­re. Due reiet­ti, in due luo­ghi diver­si del­la cit­tà di Castel­la­ne, vedo­no le loro stra­de con­ver­ge­re dopo un for­tui­to incon­tro con il capo del­la cri­mi­na­li­tà del­la cit­tà. L’orfano Kel si tro­va dall’infanzia a vive­re a cor­te, insie­me al prin­ci­pe Conor Aure­lian, l’erede al tro­no del­la cit­tà-sta­to, del qua­le inter­pre­ta la con­tro­fi­gu­ra, il pro­tet­to­re, il sosia nel­le fun­zio­ni pub­bli­che, lo scu­do. Lin è par­te del­la comu­ni­tà Ash­kar e in quan­to tale deve risie­de­re nel­la sua par­te desi­gna­ta del­la cit­tà, ma le sue capa­ci­tà medi­che e la sua ricer­ca di una cura per la malat­tia del­la sua miglio­re ami­ca, la por­ta­no al di fuo­ri del­le mura che cir­con­da­no la sua fet­ta di cit­tà. Un per­fet­to impa­sto di intri­ghi e sub­do­li gio­chi di cor­te, ten­sio­ni poli­ti­che, enig­mi e miste­ri che per­cor­ro­no la cit­tà dai bas­si­fon­di alla cor­te rea­le, dove tut­ti ven­go­no mos­si dal­la ricer­ca di ric­chez­za e pote­re. Il tut­to ada­gia­to su un let­to di magia e guar­ni­to da una cre­ma di roman­ti­ci­smo. Un fan­ta­sy che sod­di­sfa tut­ti i requi­si­ti per una let­tu­ra di cui rima­ne­re osses­sio­na­ti. La cilie­gi­na sul­la tor­ta? Il secon­do libro del­la serie, già pub­bli­ca­to in edi­zio­ne ori­gi­na­le, usci­rà nel 2025 anche in Italia.


Feb­bre, Jona­than Baz­zi (Fan­dan­go Libri) – recen­sio­ne di Nico­lò Bianconi 

Un’autobiografia cru­da e coin­vol­gen­te, come pochis­si­me. Ini­zial­men­te atti­ra con un tito­lo enig­ma­ti­co e una coper­ti­na da cui un paio di occhi ti scru­ta­no stan­chi. Una vol­ta pre­so in mano, si sco­pre che il libro par­la di un uomo a cui vie­ne rive­la­to di esse­re sie­ro­po­si­ti­vo, dopo set­ti­ma­ne in cui l’HIV gli ren­de­va impos­si­bi­le vive­re. Que­sta però è solo metà del­la sto­ria: il cuo­re del­la nar­ra­zio­ne è l’intreccio, squi­si­ta­men­te riu­sci­to, tra il Jona­than bam­bi­no e il sé adul­to. Que­sta alter­nan­za ci fa sco­pri­re il mon­do dell’autore, dal­la dif­fi­ci­le infan­zia a Roz­za­no ai pen­sie­ri che lo man­gia­no da den­tro; dal­la pre­sa di con­sa­pe­vo­lez­za del­la pro­pria malat­tia ai con­flit­ti in fami­glia. La fami­glia e gli affet­ti in par­ti­co­la­re si pren­do­no il loro spa­zio, con un uni­ver­so di per­so­ne che a trat­ti sfu­ma­no e diven­ta­no per­so­nag­gi. L’autore ha una sen­si­bi­li­tà e un’abilità tale per cui noi ci sen­tia­mo pie­na­men­te par­te­ci­pi alle vicen­de. Alla fine, non ci sem­bra di aver solo let­to una sto­ria, ma abbia­mo l’impressione di aver par­la­to anche noi con la madre Tina, con la non­na Nuc­cia e così via. In poche paro­le: un’opera che respi­ra e a cui vale la pena dare una chance.

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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