Censurandum

Il 2 mag­gio è sta­ta indet­ta una peti­zio­ne con­tro la pre­sun­ta cen­su­ra del­la Rai nei con­fron­ti del refe­ren­dum abro­ga­ti­vo dell’8 e del 9 giu­gno 2025.

I desti­na­ta­ri sono il Con­si­glio di Ammi­ni­stra­zio­ne, l’am­mi­ni­stra­to­re dele­ga­to, la Dire­zio­ne del­le emit­ten­ti e la Com­mis­sio­ne par­la­men­ta­re per l’indirizzo gene­ra­le e la vigi­lan­za dei ser­vi­zi radiotelevisivi.

Le motivazioni che si leggono sul sito della petizione riguardano la scarsa copertura  data all’evento da parte dei canali ufficiali, e denunciano la violazione del diritto al referendum popolare sancito dall’art. 75 della Costituzione. I social hanno fatto da tramite per la raccolta firme.

Gli effet­ti di que­sta ini­zia­ti­va non si sono fat­ti atten­de­re, sol­le­ci­tan­do l’attenzione dell’Agcom, che, in data 5 mag­gio, ha invi­ta­to «tut­te le emit­ten­ti, nel rispet­to del­la disci­pli­na vigen­te e del­la liber­tà edi­to­ria­le di cia­scu­na, a dedi­ca­re un ade­gua­to spa­zio infor­ma­ti­vo sul­le que­stio­ni sot­to­po­ste a voto popo­la­re, affin­ché i cit­ta­di­ni pos­sa­no ave­re gli stru­men­ti per deci­de­re con pie­na consapevolezza».

Dopo otto gior­ni, la Rai ha pub­bli­ca­to un comu­ni­ca­to uffi­cia­le con il qua­le affer­ma­va che «Pur in un momen­to com­ples­so e segna­to dal­la scom­par­sa di Papa Fran­ce­sco (…) Rai ha garan­ti­to nume­ro­si spa­zi dedi­ca­ti ai temi ogget­to di Refe­ren­dum».Il comu­ni­ca­to con­ti­nua con l’elencazione dei pro­gram­mi tele­vi­si­vi Rai che han­no alme­no men­zio­na­to l’esistenza del referendum.Il pri­mo pro­gram­ma richia­ma­to dal comu­ni­ca­to è Por­ta a Por­ta, ma è suf­fi­cien­te una ricer­ca su Rai­Play per veri­fi­ca­re la coper­tu­ra for­ni­ta all’evento.Nelle tre pun­ta­te dall’1 al 7 mag­gio del refe­ren­dum non è fat­ta nem­me­no menzione.Il che è par­ti­co­lar­men­te curio­so per quan­to riguar­da la pun­ta­ta del 1 mag­gio, in occa­sio­ne del­la Festa dei Lavoratori.La tra­smis­sio­ne, qua­si inte­ra­men­te dedi­ca­ta alla mor­te del Papa e al Con­cla­ve, riser­va un ser­vi­zio di pochi minu­ti all’impegno di Ber­go­glio per il dirit­to al lavo­ro, ma non fa nem­me­no un rife­ri­men­to all’imminente vota­zio­ne, la qua­le pre­sen­ta ben quat­tro que­si­ti sul tema.Il pri­mo ser­vi­zio dedi­ca­to al refe­ren­dum è del 13 mag­gio e dura una mezz’ora abbondante.

La cosa buf­fa è che lo stes­so 13 mag­gio l’Agcom annun­cia di aver «adot­ta­to un prov­ve­di­men­to di richia­mo alla RAI e a tut­ti i for­ni­to­ri di ser­vi­zi di media audio­vi­si­vi e radio­fo­ni­ci ope­ran­ti in ambi­to nazio­na­le, affin­ché garan­tis­se­ro un’adeguata coper­tu­ra infor­ma­ti­va sui cin­que temi ogget­to dei refe­ren­dum indet­ti per i gior­ni 8 e 9 giu­gno».[1]

In sostanza, dopo settimane di silenzio e sollecitata dall’Agcom, la Rai decide di dare una notevole copertura all’evento a partire dalla data stessa del richiamo, salvo pubblicare un comunicato con il quale afferma di averlo fatto sin dall’inizio.

Lo stes­so suc­ce­de con gli altri pro­gram­mi che secon­do il comu­ni­ca­to avreb­be­ro coper­to la vota­zio­ne: nel­la pun­ta­ta di In mezz’ora del 4 mag­gio, si par­la di sche­de a minu­to 8:00, ma anco­ra una vol­ta si trat­ta del­le sche­de del conclave.Una set­ti­ma­na dopo, è sem­pre il Papa a far­la da padro­ne, con tan­to di inter­ven­to del diret­to­re dell’Espresso Mar­co Dami­la­no, a cui vie­ne rico­no­sciu­to il meri­to di aver azzec­ca­to il pronostico.Il comu­ni­ca­to pro­se­gue affer­man­do che «la Dire­zio­ne Appro­fon­di­men­to si è pron­ta­men­te atti­va­ta, invi­tan­do tut­te le strut­tu­re edi­to­ria­li a inten­si­fi­ca­re e con­so­li­da­re la coper­tu­ra infor­ma­ti­va».Inten­si­fi­ca­zio­ne che suo­na ridut­ti­va se si con­si­de­ra l’im­prov­vi­sa rile­van­za che ha acqui­sta­to l’argomento da un gior­no all’altro, e che comun­que non spie­ga il tito­lo lapi­da­rio dell’annuncio, «Sem­pre garan­ti­ta coper­tu­ra infor­ma­ti­va su Refe­ren­dum[2]».

 Scor­ren­do l’elenco for­ni­to dal­la Rai, si tro­va una tra­smis­sio­ne che affron­ta l’argomento pri­ma del 13 maggio?

Ebbe­ne, a Tan­go, che Rai­Play clas­si­fi­ca come talk show di attua­li­tà, la pun­ta­ta dell’11 mag­gio par­la per qua­si un’ora del­la sani­tà, con acce­si diver­bi tra anzia­ni che giu­sta­men­te sen­to­no l’argomento più vici­no. Dopo un bre­ve stac­chet­to a tema ascol­to ed empa­tia con un’inviata dal­la Sve­zia, per gli ulti­mi die­ci minu­ti si pre­sen­ta tale mae­stra Fede, che aiu­ta a fare i com­pi­ti in diret­ta. Anche qui del voto non si par­la, ma alme­no potreb­be esse­re vista come una scel­ta di prin­ci­pio, visto che anche del con­cla­ve e del neoe­let­to Papa Leo­ne non si è fat­ta paro­la. Come anti­ci­pa­to, il silen­zio del­le emit­ten­ti uffi­cia­li ha scal­da­to gli ani­mi e i media più anti­chi
come il pas­sa­pa­ro­la e wha­tsapp sono tor­na­ti di moda.

Ma a cosa è dovuta questa reticenza?

È evi­den­te che le for­ze di gover­no voglio­no sco­rag­gia­re l’affluenza alle urne. Ai tem­pi del­la Pri­ma Repub­bli­ca, una fra­se del gene­re sareb­be potu­ta risul­ta­re for­te se non addi­rit­tu­ra sfron­ta­ta, foss’anche sul più indi­pen­den­te e stu­den­te­sco dei gior­na­li. Oggi que­sta fra­se non è nien­te di tut­to ciò, per­ché in veri­tà pro­vie­ne dal pre­si­den­te del Sena­to in per­so­na. Inter­vi­sta­to all’evento Spa­zio cul­tu­ra[3] di Firen­ze, Igna­zio La Rus­sa si è espres­so così sul refe­ren­dum: «Ho det­to che avrei pen­sa­to se anda­re a vota­re per­ché era­va­mo in Sena­to e mi ero ricor­da­to di esse­re il pre­si­den­te del Sena­to. Una cosa è cer­ta, farò pro­pa­gan­da per­ché la gen­te se ne stia a casa, poi maga­ri io vado a vota­re». Que­sto sco­rag­gia­men­to da par­te del­la destra, che si mani­fe­sta in uno splen­di­do insul­to alla costi­tu­zio­ne da par­te di La Rus­sa, è radi­ca­to nel­la con­vin­zio­ne che il refe­ren­dum sia una mos­sa poli­ti­ca di Schlein. In effet­ti, men­tre la Rai tene­va il silen­zio, l’attenzione dei media sull’argomento è sta­ta indi­riz­za­ta qua­si uni­ca­men­te all’opportunità poli­ti­ca del­la vota­zio­ne, con poca o nul­la coper­tu­ra del con­te­nu­to. Su Vul­ca­no, con una dop­pia inter­vi­sta a espo­nen­ti di Ita­lia Viva e CGIL, abbia­mo pro­va­to ad affron­ta­re nel meri­to i que­si­ti refe­ren­da­ri,  rac­co­glien­do i pare­ri infor­ma­ti di due poli­ti­ci. Anche in que­sto caso però la posi­zio­ne del rap­pre­sen­tan­te di Ita­lia Viva, che si dice con­tra­rio alla mag­gior par­te dei que­si­ti, con­fer­ma la sen­sa­zio­ne che que­sto refe­ren­dum non è tan­to rile­van­te per il pro­prio con­te­nu­to, quan­to per la cru­cia­le occa­sio­ne poli­ti­ca che rappresenta.

Del resto non è una novi­tà che quan­do le urne pon­go­no la fati­di­ca alter­na­ti­va tra il sì e il no la que­stio­ne si tra­sfor­ma velo­ce­men­te in un voto di pre­fe­ren­za per le per­so­na­li­tà poli­ti­che coin­vol­te, ma oggi que­sto è vero più che mai.

Non si trat­ta di un voto deci­si­vo[4] come quel­lo del 2016, né vi è un sog­get­to che pos­sa esse­re effet­ti­va­men­te iden­ti­fi­ca­to con la pro­po­sta, visto che essa è di ini­zia­ti­va popolare.

Tuttavia, a spostare l’attenzione dei media è la consapevolezza, comune a tutte le forze politiche, che il quorum deliberativo non sarà raggiunto.

Seb­be­ne i temi del voto sia­no il con­trat­to a tute­le cre­scen­ti e la disci­pli­na degli infor­tu­ni sul lavo­ro[5], ciò di cui si par­la è il con­sen­so inter­no ed ester­no di Schlein, oltre all’ennesima spac­ca­tu­ra in seno alla sini­stra, inca­pa­ce di vota­re una­ni­me­men­te con­tro le leg­gi di Renzi.

In un arti­co­lo del 16 mag­gio, su Lin­kie­sta,  si leg­ge che la pro­po­sta abro­ga­ti­va pro­mos­sa da Schlein avreb­be lo sco­po di «ria­pri­re e rivin­ce­re la com­pe­ti­zio­ne inter­na al par­ti­to in modo da accre­di­tar­si come can­di­da­ta pre­mier con­tro Melo­ni alle poli­ti­che».D’altro can­to, la destra si com­pia­ce del­la pre­sun­ta con­trad­di­zio­ne tra le pro­po­ste refe­ren­da­rie e il fat­to che par­te del­le leg­gi cen­su­ra­te sia­no sta­te fat­te dal PD.Sarebbe inte­res­san­te repe­ri­re un’opinione quan­to meno più strut­tu­ra­ta rispet­to agli sfot­tò dell’intervistatore di La Rus­sa, ma sem­bra che le testa­te di destra rispet­ti­no a pro­pria vol­ta que­sto ati­pi­co silen­zio elettorale.

Chi ci cre­de dav­ve­ro è Mau­ri­zio Lan­di­ni, segre­ta­rio gene­ra­le del­la Cgil e prin­ci­pa­le pro­mo­to­re del­la rac­col­ta fir­me. Fa pro­pa­gan­da inin­ter­rot­ta da set­ti­ma­ne e in occa­sio­ne del 25 apri­le, in piaz­za Duo­mo a Mila­no, ha avu­to modo di com­me­mo­ra­re il papa in modo intel­li­gen­te e toc­can­te, ricor­dan­do l’impegno di Fran­ce­sco per la digni­tà dei lavo­ra­to­ri e invi­tan­do al voto dell’8 e 9 giu­gno. Nono­stan­te i suoi sfor­zi però, la pro­po­sta abro­ga­ti­va sem­bra desti­na­ta a nau­fra­ga­re, visti da un lato la bas­sis­si­ma affluen­za al voto degli ita­lia­ni e dall’altro gli sfor­zi del­la destra per dimi­nuir­la ulteriormente.

In un cli­ma simi­le, biso­gna pren­de­re atto di un’evidenza: l’art. 75 Cost, uni­co pre­si­dio del­la demo­cra­zia diret­ta nel nostro ordi­na­men­to, non sta assol­ven­do allo sco­po per cui era sta­to pensato.Se davan­ti all’iniziativa di mez­zo milio­ne di cit­ta­di­ni per abro­ga­re leg­gi sen­ti­te come ingiu­ste non si fa altro che par­la­re del­le con­se­guen­ze poli­ti­che del voto, l’idea di fon­do è sta­ta tradita.

Il cit­ta­di­no ha ora l’occasione di fare una scel­ta: non si trat­ta del­la cro­ce a mati­ta nel segre­to dell’urna, ma dell’affermazione pub­bli­ca del­la pro­pria pre­sen­za. La scel­ta tra sì e no, pri­ma anco­ra dei que­si­ti, riguar­da la volon­tà di anda­re a vota­re e far sen­ti­re la pro­pria voce, per il solo fat­to che qual­cu­no vor­reb­be che ce ne stes­si­mo a casa.


[1] comu­ni­ca­to stam­pa Agcom 13/05/25

[2] comu­ni­ca­to di cui prima

[3] mani­fe­sta­zio­ne “Spa­zio cul­tu­ra: valo­riz­za­re il pas­sa­to, imma­gi­na­re il futu­ro”, pro­mos­sa dai Grup­pi par­la­men­ta­ri di Fra­tel­li d’Italia alla Came­ra e al Senato.

[4] in quan­to si trat­ta­va di un refe­ren­dum costi­tu­zio­na­le che avreb­be sen­za dub­bio rag­giun­to il quorum

[5] la respon­sa­bi­li­tà di appal­ta­to­ri e committenti

Con­di­vi­di:
Ettore Campana
Stu­den­te di Giu­ri­spru­den­za e di Let­te­re che vor­reb­be scri­ve­re qual­co­sa di inte­res­san­te, ma nel frat­tem­po cer­ca di divertirsi.

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