Dal lancio dell’acqua alla Digos: cosa è successo il 26 novembre in Celoria

Dal lancio dell’acqua alla Digos: cosa è successo il 26 novembre in Celoria

Il 26 novem­bre era pre­vi­sto l’evento Acco­glie­re la vita. Sto­rie di libe­re scel­te nel­la sede dell’Università di Via Celo­ria. Le rela­tri­ci era­no Costan­za Rai­mon­di, ricer­ca­tri­ce in Bio­e­ti­ca pres­so l’Università Cat­to­li­ca, Soe­mia Sibil­lo, diret­tri­ce del Cen­tro di Aiu­to alla Vita Man­gia­gal­li e vice­pre­si­den­te del Movi­men­to per la Vita e Chia­ra Loca­tel­li, neo­na­to­lo­ga spe­cia­liz­za­ta in cure pal­lia­ti­ve peri­na­ta­li.
Pochi minu­ti dopo l’inizio la con­fe­ren­za è sta­ta inter­rot­ta da un grup­po di per­so­ne che ha fat­to irru­zio­ne nell’aula.

A distan­za di mesi l’evento rima­ne un pun­to di rot­tu­ra tra le diver­se real­tà stu­den­te­sche: la con­te­sta­zio­ne anda­ta in sce­na ha visto il lan­cio di acqua con­tro Elia Mon­ta­ni, tra gli orga­niz­za­to­ri, due per­so­ne sono cadu­te nel­la con­ci­ta­zio­ne, oltre alla sospen­sio­ne di un ragaz­zo accu­sa­to di esse­re sta­to il lea­der del­la protesta.

L’organizzazione di Obiettivo Studenti aveva fin da subito suscitato reazioni, in quanto indirettamente legati a Comunione e Liberazione, movimento cattolico apertamente antiabortista: dalle realtà contestatrici è stato considerato ipocrita che l’ateneo nel giorno successivo al 25 novembre avrebbe permesso una conferenza antiabortista. 

Le real­tà che han­no rispo­sto con la con­te­sta­zio­ne sono sta­te Udu, unio­ne degli uni­ver­si­ta­ri, Stu­den­ti Indi­pen­den­ti, l’organizzazione gio­va­ni­le comu­ni­sta Cam­bia­re Rot­ta e il col­let­ti­vo Rebelot. 

Ini­zial­men­te dove­va esser­ci un pre­si­dio fuo­ri dall’aula, orga­niz­za­to da Stu­den­ti Indi­pen­den­ti, Non una di Meno, Cam­bia­re Rot­ta e Rebe­lot, ma a un cer­to pun­to alcu­ne per­so­ne han­no pre­so l’iniziativa di inter­rom­pe­re la con­fe­ren­za, entran­do in aula. Dopo­di­ché ci sono sta­ti cori, insul­ti, bestem­mie, fin quan­do è sta­ta rove­scia­ta una bot­ti­gliet­ta d’acqua su Elia Mon­ta­ni, uno degli orga­niz­za­to­ri di Obiet­ti­vo Stu­den­ti. Ci sono sta­te ulte­rio­ri ten­sio­ni, chi con­te­sta­va ha stac­ca­to l’elettricità, con anche la cadu­ta del dott. Maioc­chi, un diri­gen­te dell’università, insie­me a una ragaz­za che con­te­sta­va, sino all’arrivo del­la Digos. Le rela­tri­ci sono sta­te scor­ta­te dal­la poli­zia fuo­ri dall’aula e anche la con­te­sta­zio­ne è ter­mi­na­ta fuo­ri dai can­cel­li dopo le minac­ce degli agenti.

Nei gior­ni suc­ces­si­vi ci sono sta­te con­dan­ne all’evento da par­te di Obiet­ti­vo Stu­den­ti, che ha pub­bli­ca­to un video, in cui dice­va­no come per loro l’università fosse 

e deve rima­ne­re, un luo­go di liber­tà e di ricer­ca del­la veri­tà. Oggi chi si auto­pro­cla­ma por­ta­vo­ce dei dirit­ti di liber­tà ci impe­di­sce di par­la­re con meto­di tota­li­ta­ri. È inac­cet­ta­bi­le che ci sia qual­cu­no che, in modo auto­ri­ta­rio e vio­len­to, deci­da chi può espri­mer­si in uni­ver­si­tà e chi no, cosa si può dire e cosa no, cosa non si deve pen­sa­re e cosa va censurato.

Han­no poi par­la­to di pro­vo­ca­zio­ni “tota­li­ta­rie e squa­dri­ste” che non dovreb­be­ro avve­ni­re in un luo­go di dibat­ti­to pub­bli­co come l’università. 

Anche Pro­Vi­ta e Fami­glia ha rea­gi­to tito­lan­do “Vio­len­to attac­co abor­ti­sta con­tro even­to CL alla Sta­ta­le di Mila­no. Pian­te­do­si e Ber­ni­ni inter­ven­ga­no” , invo­can­do una rispo­sta del­la mini­stra dell’Università e del­la ricer­ca Ber­ni­ni e del mini­stro dell’interno Pian­te­do­si. In rispo­sta Ber­ni­ni ha chia­ma­to la Ret­tri­ce Bram­bil­la, entram­be han­no con­dan­na­to i fat­ti accaduti.

Cam­bia­re Rot­ta, inve­ce ave­va dichia­ra­to come fosse 

inac­cet­ta­bi­le che la Sta­ta­le, subi­to dopo esser­si dipin­ta la fac­cia di rosa e aver affer­ma­to di esse­re in pri­ma fila per la dife­sa e la tute­la dei dirit­ti del­le don­ne e con­tro ogni tipo di vio­len­za, ospi­ti ini­zia­ti­ve che attac­ca­no il dirit­to all’ac­ces­so all’a­bor­to libe­ro sicu­ro e gra­tui­to. Di fron­te alla richie­sta di una pre­sa di posi­zio­ne rivol­ta alla Ret­tri­ce, l’u­ni­ver­si­tà si è mostra­ta per­fet­ta­men­te alli­nea­ta alle poli­ti­che anti­a­bor­ti­ste, rea­zio­na­rie e vio­len­te del nostro gover­no. Le uni­che rispo­ste di fron­te a que­sta vio­len­za sono la lot­ta e l’organizzazione. 

Sul­la mail isti­tu­zio­na­le è poi arri­va­to un mes­sag­gio del­la Ret­tri­ce stes­sa, che con­dan­na­va la vio­len­za dell’episodio, invo­ca­va ad un dibat­ti­to plu­ra­le e accen­na­va ad una pos­si­bi­le rior­ga­niz­za­zio­ne dell’evento in futu­ro, sot­to­li­nean­do come ci sareb­be­ro sta­ti prov­ve­di­men­ti. La que­stio­ne arri­va nel tele­gior­na­le regio­na­le, su Mila­no­To­day, sul Cor­rie­re di Mila­no, per­si­no in Regio­ne Lom­bar­dia, dove vie­ne appro­va­ta una mozio­ne di con­dan­na dei fatti. 

Anche Mau­ri­zio Lupi (Noi Mode­ra­ti), Loren­zo Mala­go­la (Fra­tel­li d’Italia), la depu­ta­ta Ele­na Bonet­ti (Azio­ne), il sena­to­re Enri­co Bor­ghi (Ita­lia Viva), l’europarlamentare Mas­si­mi­lia­no Sali­ni (For­za Ita­lia), il con­si­glie­re lom­bar­do Mat­teo For­te (Fra­tel­li d’Italia), il sot­to­se­gre­ta­rio in Regio­ne Raf­fae­le Cat­ta­neo (Noi Mode­ra­ti) con la capo­grup­po di Noi Mode­ra­ti Marian­ge­la Pada­li­no han­no pro­po­sto di rior­ga­niz­za­re l’evento in una sede isti­tu­zio­na­le, espri­men­do for­te dis­sen­so ver­so le moda­li­tà del­la con­te­sta­zio­ne e par­lan­do di limi­ta­zio­ne del­la liber­tà di espressione. 

Il ragaz­zo che si vede nei video mol­to cir­co­la­ti è sta­to poi sospe­so per via cau­te­la­re dall’Università, per la vio­la­zio­ne di alcu­ni arti­co­li del rego­la­men­to gene­ra­le di Ate­neo, di quel­lo degli stu­den­ti e del codi­ce etico. 

Stu­den­ti Indi­pen­den­ti e UDU han­no poi pre­so le distan­ze da pra­ti­che con­si­de­ra­te lon­ta­ne dal­le loro usua­li, dichia­ran­do di non aver­le incen­ti­va­te e di non voler­lo fare. Allo stes­so tem­po han­no ricor­da­to come la liber­tà di espres­sio­ne non si pos­sa uti­liz­za­re per giu­sti­fi­ca­re o dif­fon­de­re disin­for­ma­zio­ne, dichia­ran­do come

nega­re spa­zio alla per­pe­tua­zio­ne di posi­zio­ni anti­a­bor­ti­ste nei luo­ghi del sape­re è l’unico modo per far sì che il dirit­to all’aborto sia real­men­te garan­ti­to. Per­ché la liber­tà di espres­sio­ne non deve e non può mai esse­re inneg­gia­ta per riven­di­ca­re la sop­pres­sio­ne di un dirit­to altrui.

I fatti avvenuti a Celoria hanno messo in luce lo scontro profondo tra visioni opposte dell’università, della società e dei diritti. 

Ma spin­go­no anche a doman­dar­si: fino a che pun­to si può invo­ca­re la liber­tà di espres­sio­ne per pro­muo­ve­re idea­li che mira­no a limi­ta­re dirit­ti fon­da­men­ta­li? È dav­ve­ro pos­si­bi­le un dia­lo­go, come auspi­ca­to da Obiet­ti­vo Stu­den­ti, se i pre­sup­po­sti di par­ten­za sono così sbi­lan­cia­ti? Par­la­re di con­fron­to e di plu­ra­li­smo richie­de con­di­zio­ni mini­me di equi­tà tra le par­ti, cosa che  diven­ta dif­fi­ci­le quan­do la con­di­zio­ne di chi vuo­le abor­ti­re è a rischio.Il dirit­to all’aborto in Ita­lia è sem­pre più fra­gi­le: il 70% dei medi­ci a livel­lo nazio­na­le si dichia­ra obiet­to­re di coscien­za, come pre­vi­sto dal­la Leg­ge 194 han­no «il pie­no dirit­to di rifiu­tar­si ad ese­gui­re l’intervento per moti­va­zio­ni di natu­ra eti­co-mora­le».  In 15 ospe­da­li ita­lia­ni il 100% dei gine­co­lo­gi è obiet­to­re, quin­di chi ha biso­gno di un IVG (inter­ru­zio­ne volon­ta­ria di gra­vi­dan­za) deve rivol­ger­si ad altre strut­tu­re sani­ta­rie, limi­tan­do l’accesso che avreb­be di dirit­to e costrin­gen­do a spo­sta­men­ti per­so­ne che pos­so­no ave­re ridot­te pos­si­bi­li­tà eco­no­mi­che. Ad oggi mol­te regio­ni si rifiu­ta­no di for­ni­re i dati riguar­do alle IVG e agli obiet­to­ri di coscien­za in modo tra­spa­ren­te, così osta­co­lan­do una pano­ra­mi­ca uffi­cia­le del­la situazione.

I con­sul­to­ri sono spes­so luo­ghi di giu­di­zio, in cui per­so­ne lega­te ai movi­men­ti Pro­Vi­ta han­no il per­mes­so di entra­re per leg­ge, per risol­ve­re i pro­ble­mi lega­ti a cir­co­stan­ze eco­no­mi­che, socia­li, fami­lia­ri o di salu­te che impe­di­reb­be­ro di por­ta­re a ter­mi­ne la gra­vi­dan­za. In que­sto sen­so vie­ne anche esclu­so che esi­sta­no moti­va­zio­ni per­so­na­li per cui si scel­ga di abor­ti­re. Da apri­le 2024 l’ingresso di que­ste orga­niz­za­zio­ni nei con­sul­to­ri vie­ne finan­zia­to non solo dai fon­di regio­na­li come acca­de­va pri­ma, ma anche con fon­di sta­ta­li pub­bli­ci che pro­ven­go­no dal PNRR. Que­sto è per­mes­so gra­zie a un emen­da­men­to pro­po­sto da Fra­tel­li d’Italia alla Came­ra dei Depu­ta­ti che raf­for­za «il pote­re di asso­cia­zio­ni anti­a­bor­ti­ste e orga­niz­za­zio­ni del ter­zo set­to­re con com­pro­va­ta espe­rien­za nel sup­por­to alla mater­ni­tà» (Decre­to PNRR, 2024, p.69) per ope­ra­re nei consultori. 

Le stes­se orga­niz­za­zio­ni si occu­pa­no anche di gesti­re i CaV, Cen­tri di aiu­to alla Vita, che sul­la car­ta sono asso­cia­zio­ni che aiu­ta­no «don­ne con una gra­vi­dan­za dif­fi­ci­le da acco­glie­re o da vive­re», il moti­vo dichia­ra­to sul loro sito è che «nes­su­na mam­ma ha mai rim­pian­to la scel­ta di far nasce­re il bam­bi­no che aspet­ta­va se accol­ta o accom­pa­gna­ta». La posi­zio­ne ideo­lo­gi­ca è ben chia­ra, quindi. 

In un con­te­sto simi­le, par­la­re di “libe­re scel­te” rischia di diven­ta­re una for­mu­la vuo­ta, se non si rico­no­sce che il siste­ma attua­le sostie­ne in manie­ra strut­tu­ra­le solo la libe­ra scel­ta di par­to­ri­re, e non quel­la di abor­ti­re. La liber­tà, per esse­re tale, ha biso­gno di esse­re garan­ti­ta con mez­zi rea­li, con stru­men­ti, con spa­zi sicu­ri, e con una nar­ra­zio­ne pub­bli­ca che non col­pe­vo­liz­za chi deci­de di abor­ti­re. Il caso Celo­ria mostra quan­to oggi il ter­re­no dei dirit­ti sia anco­ra fra­gi­le e divi­si­vo, e quan­to sia urgen­te ripen­sa­re non solo il modo in cui si orga­niz­za il dibat­ti­to pub­bli­co, ma anche le con­di­zio­ni mate­ria­li in cui le scel­te indi­vi­dua­li ven­go­no esercitate.

Si rin­gra­zia Car­mi­ne Catac­chio per la collaborazione.

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Jessica Rodenghi
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