Da quando è stata coniata più di cento anni fa, la parola fascismo è rimasta nel nostro vocabolario ed è stata utilizzata per indicare una serie di partiti e governi che, se non del tutto assimilabili, molto avevano in comune con il movimento politico fondato da Benito Mussolini. Il noto scrittore e filosofo Umberto Eco nel 1997 riunì tali caratteristiche comuni nel suo saggio il fascismo eterno, in cui afferma che ciò che chiamiamo fascismo ha molti volti e alcuni di essi sono più familiari di quanto ci potremmo aspettare.
Il primo e forse più comune archetipo fascista su cui Eco si sofferma è il culto della tradizione.
Una tradizione dai tratti poco definiti e storicamente inesatta, in quanto spesso frutto della fusione di culture diverse e in contrasto tra loro. Per il fascismo mussoliniano la tradizione era incarnata dal mito dell’italianità come cultura monolitica, erede della romanità e uguale dalle alpi alle spiagge siciliane. L’estrema destra contemporanea, invece, si rifugia in un’idea austera di cristianità, di famiglia e di identità sessuale.
Si pensi al discorso di Giorgia Meloni del 2019 nel quale la leader di Fratelli d’Italia si definiva donna, madre, italiana e cristiana. Soli tre anni prima la futura premier aveva dato alla luce una bambina, frutto di una relazione con il giornalista Andrea Giambruno, con cui Meloni non era mai convolata a nozze. Un comportamento non proprio consono a una cristiana praticante.
Si può trovare un esempio della stessa ipocrisia nella leader dell’AfD tedesca Alice Weidel che, nonostante sia notoriamente omosessuale e conviva in Svizzera con un’immigrata srilankese, propone insieme al suo partito un ritorno ai valori della famiglia tradizionale, oltre che una stretta sull’immigrazione in Germania.
Altro punto fondamentale condiviso dalla maggioranza dei fascismi è la paura della diversità.
Secondo Eco il fascismo eterno «cresce e crea il consenso sfruttando ed esacerbando la naturale paura della diversità» ed è dunque razzista per definizione. Per quanto i movimenti della destra estremista europea non possano esprimere apertamente il proprio razzismo a causa delle costituzioni redatte dopo il 1945, le politiche da loro proposte in tema di emigrazione e diritto alla cittadinanza puntano all’espulsione o all’esclusione dalla vita politica degli stranieri e dei loro figli nati in Europa.
Già nel 2021 Marine Le Pen, a capo del partito Rassemblement National, aveva dichiarato che, nel caso fosse stata eletta all’Eliseo, avrebbe proposto un referendum per limitare l’accesso al territorio francese e all’acquisizione della cittadinanza, oltre che garantire l’accesso prioritario ad alloggi di edilizia pubblica e altri benefit sociali ai soli cittadini francesi.
Allo stesso modo, il segretario della Lega Matteo Salvini osteggia ferocemente i referendum che si terranno l’8 il 9 giugno prossimi, in particolare secondo il ministro dei trasporti il quesito referendario sulla cittadinanza in caso di voto positivo estenderebbe quest’ultima «a centinaia di migliaia di persone in maniera indiscriminata». Dopotutto il neo-vicesegretario dello stesso partito, il generale Vannacci, non ha mai nascosto le sue idee in tema di immigrazione, arrivando a definire i tratti della pallavolista Paola Egonu «non rappresentativi dell’italianità» a causa del colore della sua pelle.
Altre due caratteristiche che Eco annovera tra gli archetipi del fascismo eterno sono la frustrazione sociale e il nazionalismo.
Strettamente legati alla paura delle diversità, nazionalismo e frustrazione sociale si alimentano a vicenda. I fascismi storici hanno notoriamente attinto gran parte del loro consenso dalle classi medie frustrate e spaventate dagli stravolgimenti sociali ed economici. Cento anni dopo sono sempre le classi medie arrabbiate e impoverite ad appoggiare i movimenti di estrema destra.
Non è un caso, infatti, che il boom di consensi dell’estrema destra in Europa si sia registrato all’indomani della crisi del 2008. La crisi finanziaria scatenata dal crollo dei titoli derivati si estese a catena sull’economia reale causando ondate di licenziamenti e indebolendo il ceto medio che considerò un tradimento il salvataggio delle banche da parti degli stati, che a loro volta scaricarono la responsabilità sulle istituzioni europee. Questo favorì i partiti populisti di destra che riuscirono a raccogliere il malcontento e trasformalo in consenso.
Perdendo parte del loro status e con esso parte della loro identità, le classi medie hanno abbracciato quello che Eco chiama «l’unico privilegio» di «coloro che sono privi di identità» ovvero quello di essere nati nello stesso paese. Questo potrebbe in parte spiegare la forte crescita dei nazionalismi nel Vecchio Continente.
Eco, infine, conclude il suo saggio con un monito: «dobbiamo stare attenti che il senso di queste parole [libertà e dittatura] non si dimentichi ancora. [il fascismo eterno] è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. […] può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti, il nostro dovere è di smascheralo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme».
A quasi dieci anni dalla sua morte è doveroso ricordare le sue parole e anche se troppo spesso la parola fascismo è stata usata a sproposito, bisogna ricordare che il fascismo esiste ed è compito di ogni cittadino combatterlo secondo le proprie possibilità. A volte anche solo puntando l’indice.
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