L’11 giugno 2025 la nostra Università celebra la poliedrica e longeva carriera di Ornella Vanoni, cantante del panorama musicale italiano vero e proprio simbolo della città di Milano.
Il dipartimento di Beni Culturali e Ambientali dell’Università degli Studi di Milano ha avanzato la proposta, accolta poi all’unanimità dal Senato Accademico, di laurea honoris causa in Musica, culture, media e performance. La cantante, 90 anni e 55 milioni di dischi venduti in tutto il mondo «Una voce unica e inconfondibile della musica italiana e figura di riferimento per generazioni di artisti, Ornella Vanoni (…) incarna da oltre sei decenni una ricerca artistica e culturale in costante evoluzione, che ha attraversato generi diversi, capace di incidere profondamente sul panorama musicale italiano».
Un’artista i cui capolavori sono riscoperti e apprezzati in ogni momento anche dalle nuove generazioni.
Vanoni ha accolto con gioia la nomina, e in serata nella trasmissione Che Tempo Che Fa con Fabio Fazio si è detta addirittura “emozionatissima”, elogiando poi l’Università Statale di Milano.
Ma non solo; dal 6 maggio è infatti disponibile in tutte le librerie Vincente o perdente, la sua autobiografia edita La Nave di Teseo, scritta a quattro mani con il cantautore Pacifico, dove si narra in prima persona, senza pose.
In questo piccolo gioiello la cantante racconta la sua vita, attraverso quasi un accattivante flusso di coscienza , con una delicatezza e semplicità che non possono che lasciare stupito il lettore, come se ci trovassimo con lei davanti a un caffè al bar ci troviamo travolti da racconti e di una donna che ha vissuto veramente tutte le vite, ondeggiando tra aneddoti incredibili e momenti drammatici.
La sua narrazione è davvero capace di esplorare nella loro complessità tutti i livelli della sua persona: gli inizi, la maternità, il rapporto struggente con Giorgio Strehler, suo amante e mentore, il rapporto con la sua famiglia, sino a lasciare il posto anche a riflessioni profonde sulla terza età e sulla morte. Chirurgica è anche l’analisi che Ornella fa di sè stessa nel passato, senza sconti, ma non priva dell’ironia che la contraddistingue, aspetto che rende il libro decisamente spassoso. Il filo rosso che unisce le pagine è però la tenacia di un’artista perfettamente imperfetta e orgogliosa del suo percorso umano, una donna che veramente ha avuto tutto. «(…) tra un passo indietro prudente e un salto nel vuoto, io ho sempre saltato», scrive.
Ma tra i mille frammenti di lei che possiamo ritrovare tra le pagine, fa emozionare un pensiero che la stessa Ornella fa riguardo al suo nome e che contiene in sè tutta la sua crescita:
Saramago dice che conosciamo il nome che ci viene dato , non quello che ci appartiene realmente. E per questo vagliato per anni, instabili e insoddisfatti, cercando di scrivere il nostro vero nome (…) Però sono cosí felice che ora la gente apprezzi Ornella, più che la Vanoni. È sempre stato il mio nome Ornella. Ma ora mi sembra di averlo scritto di mio pugno.
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