Esce nel 1998 Idioti, film danese con cui Lars Von Trier riesce finalmente a imporsi al pubblico internazionale. La trama verte attorno alle vicende di Karen, che decide di unirsi a un gruppo di persone che vivono insieme in una villa fingendo di essere affette da disabilità intellettiva. Nella comunità degli “idioti” si delineeranno alcune tensioni che renderanno impossibile proseguire con la convivenza.
Si sa che negli anni si ricordano di Cannes i film che hanno generato un acceso dibattito intorno a sé e Idioterne non è da meno: non sono passate inosservate alla censura italiana le sequenze più spinte, prontamente tagliate per la distribuzione in sala. A dare maggiormente scalpore è stata piuttosto l’aderenza del film alle regole di Dogma 95, movimento cinematografico fondato da Von Trier stesso e Thomas Vinterberg nel 1995, con lo scopo di combattere il «cinema dell’illusione» borghese in cui vige l’individualismo, la prevedibilità e la «cosmetizzazione» delle emozioni.
I film vanno pertanto «disciplinati» con un «voto di castità», che per il lato tecnico prevede ad esempio il rifiuto di scenografie, musica extradiegetica, macchina da presa fissa e luci artificiali.
Tre anni dopo, vengono presentati a Cannes Festen (Dogme 1) di Vinterberg e Idioterne (Dogme 2): se il primo era una denuncia delle ipocrisie del cinema borghese, resa metaforicamente attraverso il disvelamento dei torbidi segreti di un capofamiglia, il film di Von Trier è da considerarsi come la definitiva messa in atto di quella rivoluzione che la Nouvelle Vague non sarebbe stata in grado di portare a termine.
Quello che molti hanno sbrigativamente bollato come un rifacimento danese di Amici miei è in realtà emblema della poetica del regista, costantemente alla ricerca di provocazioni che suscitino una reazione forte nello spettatore. Alla serietà e rarefazione borghese, Von Trier contrappone un «cinema idiota» che non ha mai realmente voluto pretendersi vero: Elisa Battistini, autrice dell’imponente monografia Lars Von Trier. La luce oscura (Milano, Bietti, 2025), sostiene che per il regista di Idioti le regole del Dogma sono «un apparato tecnico/metodologico che conduce l’onnipresente pianificazione alla rivelazione sentimentale» e che tramite la camera a mano il regista «fa emergere un livello emotivo più profondo.»
Non c’è tuttavia alcun dubbio che, salvo i suoi aspetti scandalistici, il film non abbia granché motivo di esistere. Da manifesto non sono consentite «azioni superflue» come omicidi o scene con armi, ma «il sensazionalismo e la rappresentazione disinibita della sessualità sono stati fin dall’inizio un elemento trainante per ottenere l’attenzione dei media» (Mereghetti, P., Dogma, in Il Mereghetti. Dizionario dei film. Edizione del trentennale 1993–2023; con la collaborazione di Filippo Mazzarella [et. al.], vol. I (A‑L), Milano, Baldini Castoldi, 2022, p. 1941): su questo aspetto Idioterne (e Von Trier in generale) specula largamente, molto più dell’elegante Festen.
Com’è poi comune a tutte le avanguardie, un ruolo cruciale del successo di Idioti è dato dalla novità di cui il film si fa promotore: non è un caso che i frutti migliori del Dogma siano maturati all’inizio e che per questo si trascurino le successive 33 pellicole del manifesto.
Nonostante nel 2005 Dogma 95 sia ufficialmente terminato e che il film Le cinque variazioni testimoni già un’ironica presa di distanza dal movimento, Von Trier non abbandonerà mai pienamente la cifra stilistica «idiota». Non a torto, già nel 2001 Tina Porcelli nel suo Lars von Trier e Dogma (Milano, Il Castoro) rileggeva la filmografia del regista in funzione di Dogma.
Siamo dunque di fronte alla celebrazione onanistica del proprio genio artistico? È innegabile che Von Trier non abbia mai realmente auspicato una palingenesi del cinema. Ma considerarlo alla stregua di un «abile friggitore d’aria» (ivi., Idioti, p. 3135) sarebbe oltremodo riduttivo. Al di là dell’aver «legittimato il dilettantismo» (ivi., p. 1941), Idioterne mantiene un irresistibile sapore di trasgressione nella sua pretesa di amatorialità ricercata con inquadrature sgranate e fuori fuoco, camera a mano instabile e una storia di critica sociale pretestuosa. E risulta evidente anche a Mereghetti che l’esperienza Dogma 95 è riuscita a ritagliarsi uno spazio nella storia del cinema sia nella forma, per quanto riguarda ad esempio «l’estetica a bassa risoluzione», sia nella sostanza (il nuovo manifesto Dogma 25) di come si girano i film, a riprova del fatto che la polemica di Vinterberg e soprattutto Von Trier non fosse del tutto sterile.
Nel bene o nel male, Idioti è un film che mantiene intatta la sua forza sovversiva, meglio di altri prodotti successivi del regista (Dancer in the dark e Dogville).

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