I video mendaci israeliani sugli aiuti a Gaza

«In que­sto momen­to, Israe­le sta age­vo­lan­do a livel­li record l’arrivo di aiu­ti uma­ni­ta­ri a Gaza».

Que­sta fra­se non cor­ri­spon­de a veri­tà, cio­non­di­me­no è arri­va­ta a qua­si un milio­ne di per­so­ne in una deci­na di gior­ni: è infat­ti l’incipit di un video dell’account uffi­cia­le del Mini­ste­ro degli Este­ri israe­lia­no, oggi gui­da­to da Gideon Sa’ar.

Il video, che dura poco meno di un minuto, dipinge un Israele prodigo nel fornire «migliaia di camion, milioni di pasti» ai civili di Gaza, in «una delle più vaste operazioni umanitarie attualmente in corso nel mondo». 

La voce nar­ran­te è accom­pa­gna­ta da diver­si video di reper­to­rio: camion di aiu­ti uma­ni­ta­ri, per­so­ne in atte­sa die­tro le reti, civi­li gaza­wi che, feli­ci, rac­col­go­no i pac­chi alimentari.

Que­sto con­te­nu­to è sta­to par­ti­co­lar­men­te dif­fu­so a cau­sa del­la sua pro­mo­zio­ne come pub­bli­ci­tà, visi­bi­le pri­ma e dopo alcu­ni video su You­Tu­be; dopo esser­se­ne accor­ti, fra l’11 e il 12 giu­gno alcu­ni you­tu­ber con­tent crea­tor se ne sono pub­bli­ca­men­te lamen­ta­ti e disco­sta­ti, dal­la reda­zio­ne di Brea­king Ita­ly a per­so­nag­gi apo­li­ti­ci, lega­ti ad esem­pio al mon­do del cine­ma (come Mat­tia Fer­ra­ri, Adrian Red­nicTeo Yous­sou­fian di Cine­fac­ts), pas­san­do per lo strea­mer e atti­vi­sta Ivan Grie­co.

Ma che cosa c’è di vero in que­sto video?

Per pri­ma cosa, va sot­to­li­nea­to che la ver­sio­ne pre­sen­te sul cana­le del Mini­ste­ro e quel­la spon­so­riz­za­ta come ad (for­se da un’altra agen­zia) dif­fe­ri­sco­no leg­ger­men­te: le clip dei civi­li sor­ri­den­ti sono rime­sco­la­te e ne com­pa­io­no di nuo­ve, con un uomo che man­da un bacio in came­ra, ad esem­pio. Più rile­van­te è il ridi­men­sio­na­men­to degli aiu­ti: se nel video in elen­co i camion ven­go­no defi­ni­ti «miglia­ia», nell’ad scen­do­no a «deci­ne» (e quan­te! Il con­ta­to­re si arre­sta a 28).

In secon­do luo­go, appa­re evi­den­te che la voce nar­ran­te sia sta­ta gene­ra­ta con l’intelligenza arti­fi­cia­le; que­sto è ser­vi­to a tra­dur­re rapi­da­men­te il video in più lin­gue. Sul cana­le del Mini­ste­ro, infat­ti, se ne tro­va­no anche ver­sio­ni in ingle­se, fran­ce­se, tede­sco e gre­co; sono tut­te più bre­vi di quel­la ita­lia­na, anche del 10%. Tut­ta­via, ciò appa­re dovu­to a una dif­fe­ren­te velo­ci­tà di pro­nun­cia, per­ché per il resto il testo non cambia.

L’unica ver­sio­ne un po’ più diver­sa è quel­la gre­ca: ven­go­no tra­dot­te sol­tan­to le scrit­te in sovrim­pres­sio­ne, men­tre l’audio rima­ne in ingle­se; inol­tre, sta­vol­ta i camion diven­ta­no «εκατοντάδες», cioè centinaia.

Se l’audio è stato sintetizzato con l’intelligenza artificiale, è quantomeno legittimo il dubbio che un procedimento analogo sia stato adoperato per la parte video, o che i filmati siano comunque falsi o decontestualizzati.

Il tema è par­ti­co­lar­men­te impor­tan­te dato l’accento posto dal­la stes­sa voce nar­ran­te sui vol­ti feli­ci dei civi­li, che dimo­stre­reb­be­ro bene­vo­len­za ver­so Israe­le: la ver­sio­ne ita­lia­na dice che «il vero aiu­to si vede», men­tre le altre tra­du­zio­ni (più fede­li) spe­ci­fi­ca­no con un deit­ti­co che que­sto sia aiu­to; in ogni caso, il video si con­clu­de sem­pre dicen­do che «i sor­ri­si non men­to­no, Hamas mente».

Per quel­lo che abbia­mo potu­to veri­fi­ca­re, le imma­gi­ni ritrag­go­no effet­ti­va­men­te la for­ni­tu­ra di aiu­ti uma­ni­ta­ri a Gaza. Alcu­ne, con un uomoun ragaz­zo che tra­spor­ta­no i pac­chi, ven­go­no altro­ve attri­bui­te al foto­gra­fo Eyad Baba per Agen­ce Fran­ce-Pres­se, datan­do­le al 29 maggio.

Il video dei civi­li al di là del­la rete risa­le alme­no al 27 mag­gio; la NBC ne ha poi con­fer­ma­to la veri­di­ci­tà (con­tro sup­po­ste accu­se di uso dell’intelligenza arti­fi­cia­le), loca­liz­zan­do­lo nel cam­po pro­fu­ghi di Tall as-Sul­tan (gover­na­to­ra­to di Rafah) tra­mi­te tec­ni­che di OSINT – ossia di inda­gi­ne tra­mi­te dati pub­bli­ca­men­te dispo­ni­bi­li, come map­pe e fotografie.

Un altro video deri­ve­reb­be inve­ce dal­le tele­ca­me­re di sicu­rez­za di un sito per la distri­bu­zio­ne degli aiu­ti a Rafah e risa­li­reb­be al 1 giu­gno. Anche uno dei camion visi­bi­li all’inizio del video, un Vol­vo FH, appa­re plau­si­bi­le nel­la con­for­ma­zio­ne del­la tar­ga su model­lo israeliano.

Comun­que, nes­su­na del­le imma­gi­ni con civi­li sor­ri­den­ti e sod­di­sfat­ti è fra quel­le attual­men­te verificabili.

Il video, dun­que, non sem­bra for­mal­men­te fal­so: le imma­gi­ni che mostra sono effet­ti­va­men­te rela­ti­ve alla distri­bu­zio­ne di aiu­ti uma­ni­ta­ri a Gaza nel­le ulti­me set­ti­ma­ne. Da oltre un seco­lo, tut­ta­via, distin­guia­mo i fal­si for­ma­li (o diplo­ma­ti­sti­ci) da quel­li con­te­nu­ti­sti­ci (o con­cet­tua­li, o sostan­zia­li), la cui fal­si­tà risie­de in quan­to affermano.

Non è vero che il ruolo di Israele a Gaza sia meramente quello benefico di aiuto alla popolazione civile; nello specifico, appare grottesca e antifrastica l’affermazione del video secondo cui le azioni israeliane sono «completamente in linea con il diritto internazionale umanitario». 

È dai pri­mi gior­ni dell’offensiva a Gaza che il Con­si­glio per i Dirit­ti Uma­ni dell’ONU rac­co­glie le pro­ve di cri­mi­ni di guer­ra com­mes­si da Israe­le e Hamas, per i qua­li anche su Neta­nya­hu pen­de un man­da­to d’arresto del­la Cor­te Pena­le Internazionale.

Que­sto è par­ti­co­lar­men­te evi­den­te se si guar­da alla data­zio­ne che abbia­mo rico­strui­to per le imma­gi­ni, nes­su­na pre­ce­den­te il 27 mag­gio: il gior­no pri­ma era­no ini­zia­te le distri­bu­zio­ni di aiu­ti da par­te del­la Gaza Huma­ni­ta­rian Foun­da­tion, orga­niz­za­zio­ne sta­tu­ni­ten­se crea­ta a feb­bra­io su ini­zia­ti­va del gover­no israe­lia­no. Il logo del­la GHF è anche visi­bi­le in alcu­ne di que­ste immagini.

La GHF ha de fac­to attual­men­te il mono­po­lio del­la distri­bu­zio­ne di aiu­ti a Gaza, anche dato il bloc­co mes­so in atto da Israe­le sin da mar­zo. Nel­la pro­spet­ti­va israe­lia­na, que­sto sareb­be un modo per assi­cu­ra­re l’arrivo degli aiu­ti ai civi­li, evi­tan­do che ven­ga­no dirot­ta­ti da Hamas.

Spe­cu­lar­men­te, tut­ta­via, la GHF è sta­ta accu­sa­ta dall’Ufficio per gli Affa­ri Uma­ni­ta­ri dell’ONU di esse­re uno stru­men­to di «distra­zio­ne», men­tre per altri il suo vero sco­po sareb­be quel­lo di incen­ti­va­re la migra­zio­ne for­za­ta dei pale­sti­ne­si e di con­di­zio­na­re poli­ti­ca­men­te gli aiuti.

Il video sostie­ne che «quan­do la neces­si­tà aumen­ta, gli aiu­ti ven­go­no ridi­ret­ti dove neces­sa­rio, rapi­da­men­te». Curio­sa­men­te, nel­la real­tà dei fat­ti que­sta pro­por­zio­na­li­tà diret­ta fra neces­si­tà e aiu­ti  scom­pa­re, davan­ti alla ridu­zio­ne dei cen­tri di distri­bu­zio­ne da 4004.

Il video van­ta una filie­ra «sen­za inter­me­dia­ri» (il rife­ri­men­to plau­si­bi­le è alle inter­cet­ta­zio­ni di Hamas, ma di fat­to rica­de sul­le oltre 200 orga­niz­za­zio­ni spo­de­sta­te dal­la GHF), «sen­za penu­ria, sen­za inter­ru­zio­ni». I suoi aiu­ti, tut­ta­via, risul­ta­no man­che­vo­li di acqua, medi­ci­ne e cibo adat­to ai bam­bi­ni mal­nu­tri­ti; inol­tre, tut­ti o alcu­ni dei cen­tri sono sta­ti chiu­si sia il 4 che il 9 giu­gno.

Un mem­bro del­le isti­tu­zio­ni sviz­ze­re (dove è regi­stra­ta la GHF) ha defi­ni­to l’operazione «nean­che lon­ta­na­men­te sufficiente».

Lo stes­so diret­to­re del­la GHF, Jake Wood, il 17 mag­gio ave­va sot­to­li­nea­to la neces­si­tà del­la col­la­bo­ra­zio­ne con l’ONU e si era dife­so dal­le accu­se di migra­zio­ne for­za­ta, dicen­do che non avreb­be mai fat­to par­te di un’operazione del gene­re; otto gior­ni dopo, alla vigi­lia dell’inizio del­le ope­ra­zio­ni, si è dimes­so a cau­sa del­la poca «uma­ni­tà» e «neu­tra­li­tà» del­la GHF.

Ma la compagnia tanto magnificata dal video del Ministero non è semplicemente inefficiente: dal 27 maggio a oggi sono state uccise oltre 400 persone, mentre cercavano di accedere a questi aiuti.

Le ope­ra­zio­ni del­la GHF sono infat­ti moni­to­ra­te dall’esercito israe­lia­no, che a più ripre­se avreb­be aper­to il fuo­co sui civi­li pale­sti­ne­si da esso stes­so lì con­vo­glia­ti per acce­de­re agli aiu­ti: dei 25 gior­ni di effet­ti­va aper­tu­ra dei cen­tri, alme­no 19 han­no visto veri­fi­car­si que­sto tipo di inci­den­te, con un mini­mo di tre mor­ti e un mas­si­mo di 60 al giorno.

Natu­ral­men­te spes­so la fon­te di que­ste noti­zie è Hamas stes­sa, men­tre l’esercito israe­lia­no e la GHF gene­ral­men­te nega­no le ucci­sio­ni o la respon­sa­bi­li­tà; è vero che qual­che video decon­te­stua­liz­za­to è cir­co­la­to e che anche Hamas ha attac­ca­to i lavo­ra­to­ri del­la GHF. Tut­ta­via, le noti­zie degli spa­ri di Israe­le sui civi­li sono cor­ro­bo­ra­te dal­le testi­mo­nian­ze del­la Cro­ce Ros­sa, dei medi­ci, degli ospe­da­li e di Medi­ci Sen­za Fron­tie­re. La non-pro­fit CCR con­si­de­ra la GHF un poten­zia­le com­pli­ce di cri­mi­ni di guer­ra e di quel­le che alcu­ni soprav­vis­su­ti defi­ni­sco­no «trap­po­le».

Che sia­no ucci­sio­ni deli­be­ra­te, «momen­ta­nee per­di­te di con­trol­lo» (ipse dixit) o fisio­lo­gi­che cal­che dovu­te alla fame, Israe­le è respon­sa­bi­le di aver cau­sa­to tale care­stia; il video del Mini­ste­ro cele­bra la (insuf­fi­cien­te e stru­men­ta­liz­za­ta) rispo­sta israe­lia­na a una cri­si uma­ni­ta­ria da Israe­le stes­so creata.

Un po’ come la Rus­sia che “sal­va” i bam­bi­ni ucrai­ni dal­le bom­be… russe.

L’uso di que­sto tipo di pro­pa­gan­da non è cer­to una pre­ro­ga­ti­va israe­lia­na, né sor­pren­de: sem­pre il 12 giu­gno Mat­teo Bor­do­ne ha par­la­to di altri ad di Israe­le (con­tro l’ONU), men­tre ne sono segui­ti alcu­ni con­tro l’Iran; in gene­ra­le, Israe­le cura da tem­po la pro­pria imma­gi­ne come soft power, ad esem­pio tra­mi­te l’Euro­vi­sion o lo sport (ter­re­no non igno­to ai Pae­si arabi).

Nono­stan­te qual­che sospet­ta irre­go­la­ri­tà nel­la clas­si­fi­ca­zio­ne dell’ad sot­to­li­nea­ta da Fan­pa­ge, comun­que, con­ta il suo con­te­nu­to total­men­te lon­ta­no dal­la real­tà.

Michele Cacciapuoti
Lau­rea­to in Let­te­re e Sto­ria. Quan­do non sto osser­van­do cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie o even­ti poli­ti­ci, scri­vo di cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie ed even­ti politici.
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