La montagna che cura

Il cele­bre alpi­ni­sta ber­ga­ma­sco Wal­ter Bonat­ti ha pro­va­to a rac­chiu­de­re l’essenza di ciò che la mon­ta­gna dona a chi vi si immer­ge in que­ste paro­le: «Negli asso­lu­ti silen­zi, negli immen­si spa­zi, ho tro­va­to una mia ragio­ne d’essere, un modo di vive­re a misu­ra d’uomo». Ma un simi­le sen­so di pace e liber­tà è dav­ve­ro espe­ri­bi­le da tut­ti? O lo si può pro­va­re solo cimen­tan­do­si in peri­co­lo­se impre­se come l’apertura di una nuo­va via sul Cer­vi­no in soli­ta­ria inver­na­le in sti­le Bonat­ti?

For­tu­na­ta­men­te, oggi­gior­no, la mera­vi­glia del­la mon­ta­gna è acces­si­bi­le a tut­ti, addi­rit­tu­ra anche come for­ma tera­peu­ti­ca, attra­ver­so la mon­ta­gna­te­ra­pia. Que­sta pra­ti­ca, seb­be­ne anco­ra non par­ti­co­lar­men­te cono­sciu­ta, in real­tà ha del­le ori­gi­ni ben radi­ca­te. Già nell’Ottocento esi­ste­va una for­ma di tent the­ra­py, pra­ti­ca­ta con ten­de in mon­ta­gna che fun­ge­va­no da sana­to­ri per cura­re malat­tie respi­ra­to­rie come la tuber­co­lo­si gra­zie all’aria pura dell’alta quo­ta. Suc­ces­si­va­men­te, si svi­lup­pò anche la cosid­det­ta wil­der­ness the­ra­py, una pra­ti­ca dif­fu­sa negli Sta­ti Uni­ti fin dagli anni ’50, che usa­va l’immersione nel­la natu­ra come stru­men­to edu­ca­ti­vo e tera­peu­ti­co, spe­cial­men­te per i gio­va­ni in dif­fi­col­tà.

Il ter­mi­ne «mon­ta­gna­te­ra­pia», tut­ta­via, è sta­to conia­to pro­prio in Ita­lia nel 1999, in occa­sio­ne di un con­ve­gno tenu­to­si a Pin­zo­lo dedi­ca­to ai temi di mon­ta­gna e soli­da­rie­tà. Defi­ni­ta come un approc­cio tera­peu­ti­co-ria­bi­li­ta­ti­vo socioe­du­ca­ti­vo, la mon­ta­gna­te­ra­pia vuo­le affian­car­si ai meto­di di cura tra­di­zio­na­li di pato­lo­gie psi­chi­che e fisi­che, dipen­den­ze, distur­bi e disa­bi­li­tà, attra­ver­so la col­la­bo­ra­zio­ne di grup­pi di ope­ra­to­ri sani­ta­ri, psi­co­te­ra­peu­ti e gui­de alpi­ne. In Ita­lia, per esem­pio, è prin­ci­pal­men­te la SiMonT (Socie­tà Ita­lia di Mon­ta­gna Tera­pia) ad occu­par­si del­la for­ma­zio­ne mul­ti­di­sci­pli­na­re di pro­fes­sio­ni­sti in que­sto set­to­re, e in Lom­bar­dia, in par­ti­co­la­re, i cen­tri di Food for Mind han­no da poco avvia­to un per­cor­so di usci­te di trek­king e arram­pi­ca­ta inte­gra­te a pra­ti­che min­d­ful­ness.

Studi e testimonianze dimostrano che gli effetti benefici sulla salute fisica e mentale e sul benessere complessivo della persona sono notevoli.

Anche solo l’uscire dal­la com­fort zone del­le nostre inqui­na­te cit­tà, l’immergersi tra boschi, pra­ti fio­ri­ti e bastio­na­te roc­cio­se, e il respi­ra­re un’aria più puli­ta e meno den­sa sono sem­pli­ci fat­to­ri che influi­sco­no posi­ti­va­men­te sul siste­ma ner­vo­so con­tri­buen­do a ridur­re i livel­li di stress e ansia. Il sen­so di sod­di­sfa­zio­ne che si pro­va, poi, nel rag­giun­ge­re la meta di un’escursione, sali­re una cima o chiu­de­re una via di arram­pi­ca­ta in pare­te, con­tri­bui­sco­no ad aumen­ta­re l’autostima e il sen­so di autoef­fi­ca­cia, miglio­ran­do di con­se­guen­za anche la pro­pria per­ce­zio­ne cor­po­rea.

L’arrampicata, in par­ti­co­la­re, con la tipi­ca ver­ti­gi­ne che spes­so com­por­ta il sali­re in ver­ti­ca­le, sti­mo­la la pro­prio­ce­zio­ne e met­te alla pro­va fidu­cia corag­gio, inse­gnan­do a resta­re in equi­li­brio nel momen­to pre­sen­te, con­cen­tran­do­si su ogni sin­go­lo movi­men­to e ogni sin­go­lo respi­ro, fidan­do­si del pro­prio com­pa­gno che fa sicu­ra e osan­do anche in quei pas­sag­gi che fan­no più pau­ra. Anche la dimen­sio­ne di grup­po, infi­ne, con cui si con­di­vi­do­no ansia e pau­ra, fati­ca e sudo­re, gio­ia e sod­di­sfa­zio­ne, per­met­te di inte­grar­si social­men­te miglio­ran­do umo­re capa­ci­tà rela­zio­na­li.

In con­clu­sio­ne, la mon­ta­gna può esse­re un’ottima mae­stra di vita, seve­ra ma giu­sta se affron­ta­ta con rispet­to e one­stà, una gran­dis­si­ma allea­ta del pro­prio benes­se­re psi­co­fi­si­co e un vero e pro­prio sti­le di vita. Non per eva­de­re dal­la real­tà, quan­to per discon­net­ter­si dal­la fre­ne­sia del­le nostre vite iper-urba­niz­za­te e rien­tra­re in un con­tat­to più pro­fon­do e auten­ti­co con sé stes­si attra­ver­so un’ancestrale ricon­nes­sio­ne con la natura.

O per dir­lo con le paro­le di Wal­ter Bonat­ti: «È per cono­scer­mi meglio e per tro­va­re una mia dimen­sio­ne che ho sca­la­to mon­ta­gne impos­si­bi­li. L’ho fat­to spin­to dal­la bel­lez­za del­la natu­ra alpi­na, dal­la sfi­da e dal pia­ce­re di sapere».

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Alexia Ioana Branzea
Un’a­ni­ma in tem­pe­sta, vado erran­do tra gli stu­di uma­ni­sti­co-lin­gui­sti­ci, le arti mar­zia­li e le escur­sio­ni in mon­ta­gna. In par­ti­co­la­re, amo dilet­tar­mi nel­la com­po­si­zio­ne di pro­se e poe­sie in diver­se lin­gue ed opi­na­re sul­le tema­ti­che che più mi stan­no a cuore.

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