Può sempre andare peggio: la nuova guerra in Medio Oriente

Può sem­pre anda­re peg­gio: la nuo­va guer­ra in Medio Oriente

Nel­le pri­me ore di vener­dì 13 giu­gno Israe­le ha lan­cia­to l’operazione Rising Lion, attac­can­do l’Iran con una por­ten­to­sa offen­si­va aerea, com­bi­na­ta con azio­ni di sabo­tag­gio a ter­ra con­dot­te da grup­pi di infil­tra­ti. La rispo­sta ira­nia­na, costi­tui­ta da sal­ve di mis­si­li bali­sti­ci, da cro­cie­ra e dro­ni, non è riu­sci­ta a indur­re gli israe­lia­ni ad arre­sta­re il loro attac­co, e anzi ha per­so inten­si­tà a cau­sa dei bom­bar­da­men­ti e del­le azio­ni di distur­bo. Lo sco­po di que­sto arti­co­lo è for­ni­re pos­si­bi­li spie­ga­zio­ni in meri­to alla deci­sio­ne del gover­no Neta­nya­hu di ini­zia­re l’attacco ver­so l’Iran in que­sti giorni.

Indipendentemente dallo stato reale o presunto della componente militare del programma nucleare iraniano, uno dei fattori principali che hanno influenzato la decisione israeliana di lanciare un’offensiva verso l’Iran sono le vittorie ottenute attraverso l’impiego della forza militare dall’ottobre 2023.

Nono­stan­te i risul­ta­ti incon­clu­den­ti dal pun­to di vista mili­ta­re e disa­stro­si sul pia­no uma­ni­ta­rio, lega­le e del­la repu­ta­zio­ne a Gaza e con­tro gli Hou­thi, Israe­le ha otte­nu­to un suc­ces­so con­tro Hez­bol­lah in Liba­no rive­la­to­si cru­cia­le, spe­cie in que­ste ore, dato che la mili­zia fino ad ora non ha dato alcun segno di voler inter­ve­ni­re (né pro­ba­bil­men­te ne sareb­be capa­ce). L’organizzazione dispo­ne­va di un mas­sic­cio arse­na­le di raz­zi e mis­si­li che si cre­de­va capa­ce di satu­ra­re le dife­se anti­mis­si­le israe­lia­ne con sal­ve da miglia­ia di muni­zio­ni per gior­ni, se non set­ti­ma­ne, para­liz­zan­do eco­no­mi­ca­men­te e mili­tar­men­te il vici­no. Que­ste pre­vi­sio­ni non si sono rea­liz­za­te duran­te la fase di esca­la­tion com­bat­tu­ta tra otto­bre e novem­bre dell’anno scor­so, nel­la qua­le il suc­ces­so israe­lia­no è sta­to costrui­to nei pri­mi gior­ni di osti­li­tà, distrug­gen­do la cate­na di coman­do di Hez­bol­lah e col­pen­do­ne l’arsenale pri­ma che potes­se esse­re disper­so e mes­so in azio­ne. Yoav Gal­lant, al tem­po mini­stro del­la dife­sa, affer­mò dopo un mese dall’inizio dell’operazione Nor­thern Arro­ws che l’80% di que­sto fos­se sta­to distrut­to. La mili­zia scii­ta era uno dei prin­ci­pa­li stru­men­ti di deter­ren­za ira­nia­ni ver­so Israe­le, e il dra­sti­co ridi­men­sio­na­men­to del­le sue capa­ci­tà offen­si­ve è sicu­ra­men­te pesa­to nel pro­ces­so deci­sio­na­le che ha por­ta­to alla guer­ra di oggi. L’altro ele­men­to che deve aver defi­ni­to la per­ce­zio­ne di un Iran vul­ne­ra­bi­le è l’esito del­le ope­ra­zio­ni True Pro­mi­se I II. Que­ste, lan­cia­te rispet­ti­va­men­te il 13 apri­le, dopo il raid israe­lia­no sull’ambasciata ira­nia­na a Dama­sco, e il 1° otto­bre, a segui­to dell’esca­la­tion in Liba­no, non han­no cau­sa­to dan­ni suf­fi­cien­ti a cam­bia­re il com­por­ta­men­to israe­lia­no e indur­re Tel Aviv a ces­sa­re le operazioni. 

La rispo­sta israe­lia­na al pri­mo attac­co fu mol­to con­te­nu­ta, col­pen­do un radar di una bat­te­ria anti­ae­rea pres­so la cit­tà di Esfa­han, pro­ba­bil­men­te distrut­to attra­ver­so mis­si­li aria-ter­ra a lun­ga git­ta­ta lan­cia­ti dal­lo spa­zio aereo ira­che­no. Inve­ce, in otto­bre l’aviazione israe­lia­na espan­se la sua lista di ber­sa­gli, col­pen­do diver­si siste­mi anti­ae­rei e siti lega­ti alla pro­du­zio­ne di mis­si­li bali­sti­ci, ridu­cen­do­la signi­fi­ca­ti­va­men­te. Inol­tre, i ser­vi­zi segre­ti israe­lia­ni devo­no aver pene­tra­to in pro­fon­di­tà i diver­si orga­ni poli­ti­ci e mili­ta­ri ira­nia­ni, come dimo­stra­to dall’uccisione di Moh­sen Fakh­ri­za­deh (impor­tan­te scien­zia­to lega­to al pro­gram­ma nuclea­re) nel 2020 e da quel­la di Ismail Haniyeh l’anno scor­so; que­sto deve aver per­mes­so la rac­col­ta di infor­ma­zio­ni che han­no influi­to sul­la deci­sio­ne di attac­ca­re. In gene­ra­le, la cau­te­la dimo­stra­ta nei decen­ni pre­ce­den­ti da entram­bi gli sta­ti è sta­ta pro­gres­si­va­men­te ero­sa nel cor­so del 2024 a segui­to del­la cre­scen­te tol­le­ran­za israe­lia­na ver­so il rischio; in con­fron­to, nel decen­nio pre­ce­den­te Israe­le si era limi­ta­to a effet­tua­re raid aerei in Siria con­tro le posi­zio­ni dei pasda­ran e con­tro i cari­chi di armi desti­na­ti ad Hez­bol­lah, sen­za mai otte­ne­re alcun risul­ta­to decisivo.

Un altro elemento fondamentale da considerare è l’atteggiamento statunitense.

La pre­ce­den­te ammi­ni­stra­zio­ne, nono­stan­te l’ampio soste­gno elar­gi­to ver­so le ope­ra­zio­ni a Gaza e in Liba­no, ha sem­pre cer­ca­to di evi­ta­re un’espansione del con­flit­to, come dimo­stra­to dal­le rispo­ste limi­ta­te alle sal­ve mis­si­li­sti­che e dal­le azio­ni suc­ces­si­ve alla mor­te di tre sol­da­ti ame­ri­ca­ni in Gior­da­nia nel gen­na­io 2024 pro­vo­ca­ta da una mili­zia lega­ta a Tehe­ran; Washing­ton com­pì attac­chi ristret­ti e ampia­men­te anti­ci­pa­ti con­tro for­ma­zio­ni scii­te in Siria e Iraq, sen­za pro­vo­ca­re un’esca­la­tion. Seb­be­ne la nuo­va ammi­ni­stra­zio­ne inse­dia­ta­si all’inizio del 2025 abbia più vol­te espres­so di pre­fe­ri­re una solu­zio­ne diplo­ma­ti­ca alla que­stio­ne del pro­gram­ma nuclea­re ira­nia­no, e abbia aper­to i nego­zia­ti lo scor­so apri­le, il pre­si­den­te Trump è sem­pre sta­to mol­to espli­ci­to nel dichia­ra­re che l’Iran non avreb­be mai potu­to otte­ne­re ordi­gni ato­mi­ci e che il fal­li­men­to dell’iniziativa diplo­ma­ti­ca avreb­be avu­to serie riper­cus­sio­ni mili­ta­ri; all’inizio di giu­gno, le trat­ta­ti­ve non ave­va­no otte­nu­to alcun pro­gres­so signi­fi­ca­ti­vo, e il perio­do limi­te di due mesi fis­sa­to dal­la Casa Bian­ca per tro­va­re un accor­do è scaduto.

Con­si­de­ran­do la por­ta­ta dell’operazione, Washing­ton era sicu­ra­men­te a cono­scen­za dei pia­ni israe­lia­ni, e deve aver­ne appro­va­to l’esecuzione, e, seb­be­ne al momen­to le for­ze ame­ri­ca­ne non sia­no impe­gna­te in com­bat­ti­men­to, que­ste stan­no sicu­ra­men­te già svol­gen­do mis­sio­ni di rico­gni­zio­ne e sup­por­to logi­sti­co. Rite­ne­re altro, e in par­ti­co­la­re che l’attacco israe­lia­no sia avve­nu­to all’insaputa degli Sta­ti Uni­ti, non cor­ri­spon­de a quan­to osser­va­to nei decen­ni pre­ce­den­ti, duran­te i qua­li Israe­le si è sem­pre mostra­to favo­re­vo­le a per­cor­re­re la via mili­ta­re, alla qua­le Washing­ton ha sem­pre pre­fe­ri­to san­zio­ni e trattative.

Per quanto riguarda la militarizzazione del programma nucleare iraniano, l’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (IAEA) afferma che il paese dispone di circa 233 chilogrammi di uranio arricchito al 60%. 

Sin­te­ti­ca­men­te, l’uranio estrat­to in natu­ra non è fis­si­le, e per­ché lo diven­ti è neces­sa­rio aumen­ta­re la con­cen­tra­zio­ne dell’uranio-235, uno degli iso­to­pi dell’elemento; per usi civi­li, la per­cen­tua­le dell’U‑235 deve rag­giun­ge­re alme­no il 3–5%, men­tre per la rea­liz­za­zio­ne di ordi­gni nuclea­ri è neces­sa­rio un arric­chi­men­to fino al 90%. Par­ten­do da que­sti pre­sup­po­sti, l’Iran potreb­be rag­giun­ge­re la soglia richie­sta in poche set­ti­ma­ne; ciò non è suf­fi­cien­te per la rea­liz­za­zio­ne di un’arma ato­mi­ca, ma è il requi­si­to più importante. 

Per quan­to riguar­da gli altri sfor­zi tec­ni­ci, Tehe­ran ha sem­pre cer­ca­to di occul­tar­li: alcu­ne fon­ti ripor­ta­no l’esistenza di diver­si siti non uffi­cial­men­te col­le­ga­ti al pro­gram­ma nuclea­re, o alme­no non alla sua com­po­nen­te civi­le, sospet­ta­ti di con­tri­bui­re alla sua mili­ta­riz­za­zio­ne. Sem­pre l’IAEA nel­le sue dichia­ra­zio­ni più recen­ti segna­la­va che il pae­se era cre­scen­te­men­te indi­spo­sto a col­la­bo­ra­re con i suoi ispet­to­ri e che que­sto ren­de­va sem­pre più dif­fi­ci­le rite­ne­re gli sco­pi del pro­gram­ma nuclea­re pura­men­te paci­fi­ci. Tut­ta­via, l’esistenza di ura­nio arric­chi­to al 60%, inu­ti­le dal pun­to di vista del­la pro­du­zio­ne ener­ge­ti­ca, è suf­fi­cien­te per pre­sup­po­re fini non esclu­si­va­men­te civi­li. Le valu­ta­zio­ni da par­te dell’intelligence israe­lia­na e sta­tu­ni­ten­se sono con­tra­stan­ti, ma è pro­ba­bi­le che l’Iran dispon­ga da anni di una capa­ci­tà nuclea­re laten­te che non è sta­ta anco­ra atti­va­ta per ragio­ni politiche.

In con­clu­sio­ne, la cre­scen­te mili­ta­riz­za­zio­ne del pro­gram­ma ira­nia­no è cer­ta­men­te la ragio­ne che ha moti­va­to l’operazione Rising Lion, ma la scel­ta di lan­ciar­la in que­sto pre­ci­so momen­to sto­ri­co è sta­ta deter­mi­na­ta dal­la cre­scen­te ebbrez­za israe­lia­na per la for­za mili­ta­re e dall’atteggiamento sta­tu­ni­ten­se che la permette.

Paolo Bassanelli

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