Retorica dell’overtourism: tutte le contraddizioni

Il neo­lo­gi­smo over­tou­ri­sm, rife­ri­to a un tipo di turi­smo di mas­sa nume­ri­ca­men­te inso­ste­ni­bi­le e dan­no­so per l’ambiente e i resi­den­ti, è sta­to regi­stra­to dal­la Trec­ca­ni nel 2023, ma era fra le can­di­da­te a paro­la dell’anno di Oxford già nel 2018. La cri­ti­ca a que­sto feno­me­no – spes­so tra­dot­to come sovraf­fol­la­men­to turi­sti­co – nasce da esi­gen­ze mol­to prag­ma­ti­che del­la popo­la­zio­ne loca­le, ma vie­ne facil­men­te inglo­ba­ta nel­la reto­ri­ca di sini­stra con­tra­ria a gen­tri­fi­ca­zio­ne, glo­ba­liz­za­zio­ne, capi­ta­li­smo e consumismo.

Non solo: in tem­pi più recen­ti, a que­sta si è intrec­cia­ta la reto­ri­ca di cer­ta destra sovra­ni­sta, non sen­za qual­che contraddizione.

In Ita­lia, il feno­me­no dell’over­tou­ri­sm (o la sua nar­ra­zio­ne media­ti­ca) si è appa­ren­te­men­te impen­na­to nel 2023: risal­go­no ad allo­ra la mul­ta per i pedo­ni trop­po len­ti a Por­to­fi­no e l’appro­va­zio­ne del­la tas­sa d’ingresso a Vene­zia, ma nel­le ulti­me set­ti­ma­ne se ne sta ripar­lan­do in Argentina.

Il pri­mo pro­ble­ma è la con­trad­dit­to­ria ete­ro­ge­nei­tà del­le posi­zio­ni in gio­co: se la mag­gior par­te del­le pro­te­ste con­ver­ge con­tro i loca­to­ri di affit­ti bre­vi, che influen­za­no il mer­ca­to, la pro­te­sta con pisto­le ad acqua sul­la Ram­bla di Bar­cel­lo­na nel 2024 ave­va come obiet­ti­vo diret­to i turi­sti stessi.

Lo scor­so novem­bre, intor­no al G7 del Turi­smo di Firen­ze, le pro­te­ste si sono rivol­te oltre che con­tro la mini­stra San­tan­ché con­tro le key­box, cas­set­te dove i loca­to­ri ripon­go­no le chia­vi per gli affit­tua­ri – che in segui­to sono sta­te vie­ta­te dal­la sin­da­ca Funa­ro (PD) nel cen­tro sto­ri­co, insie­me ad alto­par­lan­ti e golf car. Simi­li azio­ni era­no già avve­nu­te e sareb­be­ro con­ti­nua­te a Roma, Bolo­gna e Mila­no, con il soste­gno di alcu­ne pagi­ne come We Are Roma.

Tali azio­ni sim­bo­li­che sono sta­te ini­zial­men­te moti­va­te con l’avversione agli affit­ti bre­vi, spie­gan­do però poi che il pro­ble­ma stes­se negli “escur­sio­ni­sti non per­not­tan­ti” che, di con­se­guen­za, non paga­no la tas­sa di sog­gior­no (al con­tra­rio degli affit­tua­ri bre­vi!). Del resto, le esi­gen­ze non sono ovun­que le stes­se: se in alcu­ne aree si alza tale tas­sa (anche) per disin­cen­ti­va­re il turi­smo tout-court, a Vene­zia si tie­ne bas­sa per incen­ti­va­re il pernottamento.

Si trat­ta di una dif­fe­ren­za, quel­la fra pre­sen­ze e per­not­ta­men­ti, che spie­ga il diva­rio fra il calo turi­sti­co ripor­ta­to nel 2024 da Loren­zo Ruf­fi­no e i dati più otti­mi­sti­ci di Con­fe­ser­cen­ti.

Non solo: il comu­ne di Firen­ze e il Mini­ste­ro dell’Interno han­no par­la­to, per le key­box, di un pro­ble­ma di deco­ro e sicu­rez­za a cui è un po’ più dif­fi­ci­le cre­de­re – come soste­ne­va Fran­ce­sco Costa, sem­bra più una scu­sa per masche­ra­re la guer­ra (for­se anche vena­ta di pas­sa­ti­smo e miso­nei­smo) agli affit­ti brevi.

Secon­do pro­ble­ma, dopo l’eterogeneità del­le posi­zio­ni, è la con­trad­di­zio­ne insi­ta in quan­ti lamen­ta­no l’over­tou­ri­sm ma van­ta­no anche un’Italia pae­sag­gi­sti­ca­men­te ede­ni­ca che “potreb­be vive­re solo di turismo”.

E infat­ti il sin­da­co di Ter­ni, Ban­dec­chi, can­zo­na­va le lamen­te­le dell’omologa assi­sia­te Proietti.

Peral­tro, sot­to­li­nea Pagel­la Poli­ti­ca, il peso eco­no­mi­co del turi­smo sul nostro PIL è fre­quen­te­men­te sovra­sti­ma­to (da destra a sini­stra, pas­san­do per Dra­ghi); in effet­ti, un’economia su cui inci­da così tan­to il turi­smo non è cer­to quel­la a cui aspi­ra­no Pae­si come Ita­lia e Spagna.

Ad esem­pio, Luca Miscu­lin ha più vol­te rac­con­ta­to il dif­fi­ci­le equi­li­brio ricer­ca­to da Groen­lan­diaFær Øer fra le esi­gen­ze eco­no­mi­che die­tro il turi­smo e l’auto-preservazione, fra il rischio di “turi­sti­fi­ca­zio­ne” islan­de­se e quel­lo d’isolamento. Il caso groen­lan­de­se, in par­ti­co­la­re, sve­le­reb­be obiet­ti­vi non esat­ta­men­te di sini­stra die­tro il con­tra­sto agli affit­ti bre­vi: la ricer­ca di un turi­smo lun­go, dun­que eco­no­mi­ca­men­te van­tag­gio­so per il Pae­se ma ristret­to a pochi benestanti.

Ciò non signi­fi­ca che le esi­gen­ze eco­no­mi­che giu­sti­fi­chi­no qual­si­vo­glia for­ma di turi­smo (come altro­ve non giu­sti­fi­ca­no il brac­co­nag­gio), né che l’italiano deb­ba osse­quia­re con pater­na­li­sti­ca rive­ren­za il ric­co turi­sta che per gen­til con­ces­sio­ne visi­ta l’Italia, a mo’ di elemosina.

Piut­to­sto, oltre a met­te­re in pro­spet­ti­va l’opportunità di spa­ra­re alla gen­te con pisto­le ad acqua, fa emer­ge­re come non sia solo l’apertura indi­scri­mi­na­ta a tra­sfor­ma­re un luo­go in un par­co diver­ti­men­ti, ma anche la selet­ti­va gami­fi­ca­tion per ric­chi o la pre­po­si­zio­ne di un tor­nel­lo all’ingresso del­la città.

Quest’ultimo ele­men­to con­du­ce al ter­zo macro-pro­ble­ma rela­ti­vo alla reto­ri­ca sull’over­tou­ri­sm, ossia la sua non sem­pre tra­spa­ren­te sovrap­po­si­zio­ne a quel­la con­tro il turi­smo van­da­li­co, incol­to, vira­le e – para­dos­sal­men­te – stra­nie­ro. In altre paro­le, spes­so si espli­ci­ta di rife­rir­si sol­tan­to a un “malo turi­smo” (come si fa con la “mala movi­da”) per espri­me­re in real­tà posi­zio­ni ben più gene­ra­li – una sor­ta di “non sono raz­zi­sta ma”.

Que­sto turi­smo nega­ti­vo può esse­re cer­to intrec­cia­to alle pro­ble­ma­ti­che del sovraf­fol­la­men­to, deter­mi­na­te anche dal­le logi­che social del­la vira­li­tà: si è det­to del­la mul­ta ai turi­sti len­ti di Por­to­fi­no (vol­ta in real­tà a per­met­te­re sel­fie), ma nel 2023 Amster­dam lamen­ta­va il turi­smo culi­na­rio influen­za­to dai tik­to­ker; l’anno suc­ces­si­vo, han­no fat­to par­la­re di over­tou­ri­sm le file per i sel­fie nel­la chie­sa di Sant’Ignazio di Loyo­la, ma anche il con­tin­gen­ta­men­to di Piaz­za di Tre­vi, entram­be a Roma.

Il pro­ble­ma sta in pri­mo luo­go nel­la non tota­le sovrap­po­ni­bi­li­tà di que­sto cosid­det­to turi­smo per­for­ma­ti­vo rispet­to all’over­tou­ri­sm, ma poi anche nel meri­to del­la cri­ti­ca stes­sa al pri­mo dei due in quan­to tale. È col­pa dei gio­va­ni debo­scia­ti e alie­na­ti dai social, o già pri­ma si anda­va nei posti turi­sti­ci per scat­tar­si una foto o com­pra­re una car­to­li­na, con­ver­gen­do ine­vi­ta­bil­men­te in luo­ghi sem­pre più affollati?

I social aumen­te­ran­no anche la vira­li­tà del­le mete turi­sti­che a livel­li quan­ti­ta­ti­va­men­te ine­di­ti, ma fin­ge­re che pri­ma le vacan­ze fos­se­ro un viag­gio spi­ri­tua­le e intro­spet­ti­vo divie­ne ridi­co­lo: è lo stes­so Guar­dian, a pro­po­si­to di Amster­dam, a inqua­dra­re i trend di Tik­Tok come i meri suc­ces­so­ri del­le gui­de turi­sti­che. È bene man­te­ne­re la con­sa­pe­vo­lez­za che fare il turi­sta non signi­fi­ca sem­pre cono­sce­re l’autenticità di un luo­go, ma non è dal Grand Tour set­te­cen­te­sco che turi­smo signi­fi­ca idealizzazione?

Il paros­si­smo si è rag­giun­to lo scor­so gen­na­io dopo gli even­ti di Roc­ca­ra­so, loca­li­tà scii­sti­ca abruz­ze­se meta del viag­gio col­let­ti­vo più o meno coor­di­na­to da alcu­ni influen­cer prin­ci­pal­men­te napo­le­ta­ni (Rita De Cre­scen­zo in pri­mis) con i pro­pri segua­ci. I nume­ri potreb­be­ro for­se aver giu­sti­fi­ca­to il con­tin­gen­ta­men­to del­le stra­de, le inda­gi­ni anti-rici­clag­gio e l’inter­ven­to del sin­da­co di Napo­li; è sicu­ra­men­te inte­res­san­te la con­fla­gra­zio­ne fra i con­te­nu­ti onli­ne e la fini­tez­za del mon­do rea­le, evi­den­zia­ta da Fran­ce­sco Mari­no, così come emer­ge poca con­tez­za dall’auto-inco­ro­na­zio­ne di De Cre­scen­zo a mini­stra del Turi­smo (il cui ruo­lo è la gestio­ne e non la pro­mo­zio­ne acri­ti­ca dei flussi).

Ciò det­to, gli even­ti non sem­bra­no giu­sti­fi­ca­re il tito­lo di Caz­zul­lo sul­la «fine dell’umanesimo» (in vir­tù del sup­po­sto impo­ve­ri­men­to cul­tu­ra­le), i rife­ri­men­ti sul Fat­to Quo­ti­dia­no al Pif­fe­ra­io di Hame­lin, l’innalzamento di Roc­ca­ra­so a pie­tra di para­go­ne per altri avve­ni­men­ti come quel­lo etneo di poco suc­ces­si­vo, i com­men­ti del depu­ta­to Bor­rel­li (EV) con­tro la «sagra del­la male­du­ca­zio­ne e del mal­co­stu­me» e i tik­to­ker accu­sa­ti di non esse­re dei napo­le­ta­ni vera­ci e rappresentativi.

Roc­ca­ra­so fa dun­que rie­mer­ge­re un’altra con­no­ta­zio­ne del “malo turi­smo”, quel­lo van­da­li­co e inqui­nan­te: è sta­ta pro­prio l’estate del 2023 a vede­re un pic­co media­ti­co di denun­ce di que­sto tipo, dal graf­fi­to sul Colos­seo all’ero­sio­ne del­lo stes­so da par­te di un turi­sta, pas­san­do per ana­lo­ghi atti sul­la Tor­re di Pisa e l’arram­pi­ca­ta sul Duo­mo di Mila­no; sono alme­no quat­tro i turi­sti entra­ti quell’anno nel­la Fon­ta­na di Tre­vi, tal­vol­ta con com­por­ta­men­ti vio­len­ti.

Dopo il van­da­li­smo del turi­sta tede­sco al Colos­seo, Gra­mel­li­ni – pur con­si­de­ran­do anti­de­mo­cra­ti­ca la sele­zio­ne dei turi­sti in base al cen­so, sul model­lo islan­de­se – ha pro­po­sto un quiz cul­tu­ra­le come paten­ti­no pre­li­mi­na­re all’accesso ai siti italiani.

Nes­su­no con­do­na il van­da­li­smo, ma quell’estate – la pri­ma del gover­no Melo­ni – tali denun­ce, ripre­se anche da pagi­ne social (!) popu­li­ste e poli­ti­ca­men­te non neu­tra­li, han­no assun­to toni sovra­ni­sti. I casi elen­ca­ti era­no infat­ti pri­ma­ria­men­te ope­ra di turi­sti stra­nie­ri, bol­la­ti come bar­ba­ri, roz­zi e trop­po poco defe­ren­ti ver­so la cul­tu­ra italiana.

Negli stes­si mesi, la tik­to­ker sta­tu­ni­ten­se Lexi Jor­dan ha espres­so un’opinabile ma dun­que legit­ti­ma disap­pro­va­zio­ne ver­so l’urbanistica amal­fi­ta­na, rice­ven­do la pic­ca­ta rispo­sta di un’assessora; se già que­sta rea­zio­ne appa­re fuo­ri luo­go, che dire di quel­la di San­tan­ché e del gior­na­li­sta e allo­ra com­pa­gno di Melo­ni, Andrea Giam­bru­no, a un’analoga per­so­na­lis­si­ma pre­fe­ren­za cli­ma­ti­ca espres­sa dal mini­stro tede­sco Lauterbach?

«Se non ti sta bene stai a casa tua. Stai nel­la Fore­sta Nera»: dav­ve­ro non esi­sto­no rispo­ste meno sovra­ni­sti­ca­men­te per­ma­lo­se di quel­la di Giambruno?

Per­ché la stes­sa par­te poli­ti­ca e socia­le che pre­ten­de che pas­si­no pri­ve di rea­zio­ni le clas­si­fi­che ses­si­ste del­le don­ne est-euro­pee poi si indi­gna per una can­zon­ci­na esto­ne sugli spa­ghet­ti e il caffè?

Non è un caso che l’ex-sindaca di Bar­cel­lo­na Ada Colau, par­lan­do del­le pro­te­ste con­tro l’over­tou­ri­sm, le abbia col­le­ga­te a un sen­ti­men­to d’invasione iden­ti­ta­ria non dis­si­mi­le da quel­lo lega­to all’immigrazione. Del resto, i Van­da­li ori­gi­na­li era­no un popo­lo “bar­ba­ri­co” e que­sto sen­ti­men­to è ben espres­so dal­le paro­le (di nuo­vo) di Bor­rel­li su un sup­po­sto turi­sta che, lo scor­so dicem­bre, ha ori­na­to in una chie­sa di Napo­li: «Mol­ti ven­go­no qui per dare sfo­go ai bar­ba­ri istin­ti ma qui non è la Babi­lo­nia di inci­vil­tà e malcostumi».

Eppu­re, come si è visto, il “malo turi­smo” può benis­si­mo esse­re ita­lia­no, come nel 2023 si è visto ad Agri­gen­to e in Alba­nia, fra raz­zi­smo e con­ti non paga­ti –  e bene ha fat­to quell’anno il pre­mier alba­ne­se Rama a iro­niz­za­re sul sovraf­fol­la­men­to di turi­sti ita­lia­ni nel suo Pae­se; ma a sot­to­li­nea­re i dop­pi stan­dard sono basta­ti in quel­le set­ti­ma­ne San­giu­lia­no, Mastel­la, il sin­da­co di Pom­pei e il pre­si­den­te del­la Cala­bria, che si sono inva­no con­te­si il ruo­lo di loca­tion sto­ri­ca­del­la lot­ta cor­po a cor­po fra Zuc­ker­berg e Musk.

E, citan­do nuo­va­men­te i dati di Ruf­fi­no, anche il “cat­ti­vo” turi­sta che non sce­glie abba­stan­za l’Italia come meta può a sua vol­ta esse­re ita­lia­no. Per non par­la­re dell’effetto con­tro­pro­du­cen­te che ha cer­to sovra­ni­smo cul­tu­ra­le e culi­na­rio che, a suon di “car­bo­cre­me” e cro­cia­te con­tro i cap­puc­ci­ni pome­ri­dia­ni, diven­ta la paro­dia di se stes­so (finen­do a coin­ci­de­re con lo ste­reo­ti­po ita­loa­me­ri­ca­no).

E ades­so chi glie­lo dice che la vita len­ta tan­to decan­ta­ta come auten­ti­ci­tà con­trap­po­sta al turi­smo ame­ri­ca­no è esat­ta­men­te la dol­ce vita ste­reo­ti­pa­ta sui social? Che a visi­ta­re Roma all’alba per evi­ta­re il sovraf­fol­la­men­to sono gli ame­ri­ca­ni e «la gene­ra­zio­ne Tik­Tok»?

Con­di­vi­di:
Michele Cacciapuoti
Lau­rea­to in Let­te­re e Sto­ria. Quan­do non sto osser­van­do cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie o even­ti poli­ti­ci, scri­vo di cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie ed even­ti politici.

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