Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.
Il quaderno dell’amore perduto, Valérie Perrin (Edizioni E/O) – recensione di Matilde Elisa Sala

Ogni giorno, alla casa di riposo Le Ortensie di Milly, la giovane Justine lavora come assistente agli anziani dedicando pienamente le sue attenzioni alle loro cure. Una signora in particolare è per Justine molto speciale, Hélène Hel, che ha deciso di affidare proprio a Justine il racconto della sua storia d’amore con Lucien. Una storia travagliata, ma piena di purezza, malinconia e fiducia. Justine decide di annotare tutto su un quaderno azzurro e scrivere la loro storia, raccontarla. Chissà che la aiuti a ritrovarsi un po’. Un romanzo dolce e tenero, dove ogni pagina è preziosa, creato dall’alternarsi della narrazione di passato e presente. Justine è scossa da eventi familiari, cerca uno svago in discoteca e tra le braccia di Coso, privandosi di vivere emozioni più forti. Le storie, come accade anche quando ci si imbatte in un buon libro, possono davvero parlare a chi le ascolta o le legge, facendo capire che il passato non è così lontano dal presente e che il vissuto altrui, seppur lontano, può essere davvero d’aiuto. Romanzo d’esordio di Valérie Perrin, nota autrice francese, riproposto dalla casa editrice Edizioni E/O pochi anni fa, un piccolo gioiello che regala lacrime e sospiri e un lucente spiraglio di speranza.
Patriot, Alexei Navalny (Mondadori) – recensione di Jessica Rodenghi

«In realtà, morire non è stato così doloroso.» Le prime parole di questo libro arrivano da un carcere, uno dei tanti in cui Alexei Navalny è stato rinchiuso per motivi diversi. Dal 2014 Navalny ha affrontato diverse accuse, spesso politicamente motivate, tra cui il caso Yves Rocher, criticato a livello internazionale. Nel 2023 è stato condannato a 19 anni di carcere con l’accusa di aver creato la Lega Anti-corruzione, un’organizzazione che denunciava le frodi degli oligarchi russi. Nel memoir pubblicato nell’ottobre 2024, otto mesi dopo la sua morte, Navalny parlava della fondazione Anti-corruzione con queste parole: «Chiamavamo le cose col loro nome: ladro, corruzione. Se qualcuno aveva una proprietà sontuosa, non ci limitavamo a menzionarne l’esistenza, ma effettuavamo riprese con i droni e la mostravamo al pubblico in tutta la sua magnificenza. Dopodiché ne scoprivamo il valore e lo raffrontavamo con il modesto reddito che il burocrate suo proprietario dichiarava.» Il testo riflette un ottimismo pieno di umorismo critico e ironia, nonostante le difficoltà di Navalny. A metà tra memorie e diario di prigionia, Patriot smaschera il potere di Putin, definito quasi immortale e lancia un messaggio di lotta e speranza per il popolo russo, descritto come «un popolo buono con uno stato cattivo», sottolineando la differenza tra la popolazione e un presidente che governa dal 1999, rieletto per il quinto mandato nel 2024.
Blu. Il cielo nei suoi occhi, Anastasia Parpaglioni (Sperling & Kupfer) – recensione di Viviana Genovese

Ci sono storie che arrivano con delicatezza, pur raccontando fratture profonde. Blu. Il cielo nei suoi occhi è una di quelle. Anastasia Parpaglioni guida il lettore in un viaggio emotivo che parla di perdita, che attraversa paure difficili da nominare, dolori che si manifestano come un’ombra sottile ma costante, e la necessità di trovare una via per restare a galla. Lo fa con una scrittura capace di accarezzare anche i dolori più ruvidi, senza mai sminuire la profondità del trauma, ma rendendo la lettura accessibile e carica di riflessione. La protagonista, Australia, ha sedici anni ed è affetta da una rara condizione radicata in un’esperienza traumatica, che la porta ad avere paura del colore blu. È un personaggio complesso, a tratti scomodo, mai edulcorato. Non è facile empatizzare con lei, ma proprio in questo risiede la sua autenticità. Non è idealizzata né addolcita. È vera. Ed è attraverso lei, e attraverso le crepe degli altri personaggi, che il romanzo esplora la varietà con cui ognuno affronta il dolore, senza soluzioni immediate, senza risposte pronte, ma con tutta l’imperfezione e la resistenza che caratterizzano l’adolescenza. Nel corso delle pagine, la fobia di Australia non si limita a rappresentare la paura per il colore blu, ma diventa metafora di un mondo interiore in tempesta, che riflette il turbamento emotivo che la abita, con il blu che si fa manifestazione visibile del caos e della sofferenza profonda, troppo grande per essere contenuta. Il messaggio che passa è semplice ma profondo: il dolore non si supera da soli. Spesso serve una mano tesa, qualcuno disposto a restare. Un romanzo che parla di ferite invisibili che sembrano insuperabili, ma anche della forza di ricominciare e della possibilità di tornare a guardare il cielo, perfino quando ha il colore che più ci spaventa.
Fantastiche presenze, Sofia Pirandello (Johan & Levi editore) – recensione di Jessica Rodenghi

Immagina. Ti trovi a una mostra d’arte e ti viene chiesto di scaricare una app sul tuo dispositivo per poi inquadrare lo spazio attorno a te. A un certo punto ti accorgi che emerge una figura di spalle: è una ragazza completamente nuda. La curiosità ti spinge a tentare di aggirarla, per vedere il lato frontale, ma lei non si volterà mai. Questa è Lune, un’opera dell’artista franco-vietnamita Julie Curtiss, che riflette sul diritto alla privacy e sull’ambiguità dello sguardo nello spazio pubblico. La scultura, visibile solo in realtà aumentata (AR), trasforma l’esperienza museale in un incontro attivo e provocatorio. All’interno del testo di Pirandello, Lune si inserisce in un discorso più ampio dove arte, tecnologia ed estetica convergono. L’AR diventa un mezzo espressivo che, come suggeriva McLuhan, non è mai neutro: veicola messaggi, influenza percezioni, può essere strumento politico. Usi “impropri” della tecnologia aprono spazi critici, dando all’arte nuove possibilità espressive. La realtà aumentata viene definita una “macchina per l’empatia”: coinvolge, destabilizza, chiede partecipazione. Ogni spettatore ha un’esperienza diversa, e l’opera cambia continuamente, come una performance collettiva. Sofia Pirandello è assegnista di ricerca nel dipartimento di Filosofia “Piero Martinetti” dell’Università degli Studi di Milano. Si occupa di AR come strumento estetico e politico. Una tecnologia che permette di sovrapporre allo spazio fisico elementi aggiuntivi, visibili soltanto tramite un medium, che sia un casco, un’applicazione per lo smartphone, uno schermo.
Odio a prima vista, Paola Chiozza (Always Publishing) – recensione di Matilde Elisa Sala

Margaret Hale e i suoi genitori sono costretti a trasferirsi dalla Cornovaglia nella terribile Milton, cittadina sede della famosa acciaieria Marlborough Mills, causa di forte inquinamento nella zona. Margaret, ambientalista attenta proprio alle questioni riguardanti il cambiamento climatico e la cura della flora e della fauna, teme che la propria vita possa diventare un incubo. Ma le cose sono destinate a peggiorare quando sarà costretta ad avere a che fare proprio con il proprietario della fabbrica, John Thornton, diventandone l’assistente. I due non hanno nulla in comune, tranne forse l’odio reciproco nato al primo incontro. Margaret però per John è una sfida continua. Se tutti i suoi dipendenti temono il capo, Margaret non abbassa mai lo sguardo e non ha paura di dire la sua. Che Margaret sia in grado di riuscire finalmente a far lasciare andare il rigido John? Con la sua penna ironica, personaggi dalle diverse sfaccettature ed episodi decisamente divertenti, Paola Chiozza propone un romance leggero ma in parte anche riflessivo, pronto a esplorare la complessità dei due protagonisti quando ce n’è più bisogno.



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