BookAdvisor, consigli di lettura di luglio

Bookadvisor, consigli di lettura di luglio

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Il qua­der­no dell’amore per­du­to, Valé­rie Per­rin (Edi­zio­ni E/O) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Ogni gior­no, alla casa di ripo­so Le Orten­sie di Mil­ly, la gio­va­ne Justi­ne lavo­ra come assi­sten­te agli anzia­ni dedi­can­do pie­na­men­te le sue atten­zio­ni alle loro cure. Una signo­ra in par­ti­co­la­re è per Justi­ne mol­to spe­cia­le, Hélè­ne Hel, che ha deci­so di affi­da­re pro­prio a Justi­ne il rac­con­to del­la sua sto­ria d’amore con Lucien. Una sto­ria tra­va­glia­ta, ma pie­na di purez­za, malin­co­nia e fidu­cia. Justi­ne deci­de di anno­ta­re tut­to su un qua­der­no azzur­ro e scri­ve­re la loro sto­ria, rac­con­tar­la. Chis­sà che la aiu­ti a ritro­var­si un po’. Un roman­zo dol­ce e tene­ro, dove ogni pagi­na è pre­zio­sa, crea­to dall’alternarsi del­la nar­ra­zio­ne di pas­sa­to e pre­sen­te. Justi­ne è scos­sa da even­ti fami­lia­ri, cer­ca uno sva­go in disco­te­ca e tra le brac­cia di Coso, pri­van­do­si di vive­re emo­zio­ni più for­ti. Le sto­rie, come acca­de anche quan­do ci si imbat­te in un buon libro, pos­so­no dav­ve­ro par­la­re a chi le ascol­ta o le leg­ge, facen­do capi­re che il pas­sa­to non è così lon­ta­no dal pre­sen­te e che il vis­su­to altrui, sep­pur lon­ta­no, può esse­re dav­ve­ro d’aiuto. Roman­zo d’esordio di Valé­rie Per­rin, nota autri­ce fran­ce­se, ripro­po­sto dal­la casa edi­tri­ce Edi­zio­ni E/O pochi anni fa, un pic­co­lo gio­iel­lo che rega­la lacri­me e sospi­ri e un lucen­te spi­ra­glio di speranza.


Patriot, Ale­xei Naval­ny (Mon­da­do­ri) – recen­sio­ne di Jes­si­ca Rodenghi

«In real­tà, mori­re non è sta­to così dolo­ro­so.» Le pri­me paro­le di que­sto libro arri­va­no da un car­ce­re, uno dei tan­ti in cui Ale­xei Naval­ny è sta­to rin­chiu­so per moti­vi diver­si. Dal 2014 Naval­ny ha affron­ta­to diver­se accu­se, spes­so poli­ti­ca­men­te moti­va­te, tra cui il caso Yves Rocher, cri­ti­ca­to a livel­lo inter­na­zio­na­le. Nel 2023 è sta­to con­dan­na­to a 19 anni di car­ce­re con l’accusa di aver crea­to la Lega Anti-cor­ru­zio­ne, un’organizzazione che denun­cia­va le fro­di degli oli­gar­chi rus­si. Nel memoir pub­bli­ca­to nell’ottobre 2024, otto mesi dopo la sua mor­te, Naval­ny par­la­va del­la fon­da­zio­ne Anti-cor­ru­zio­ne con que­ste paro­le: «Chia­ma­va­mo le cose col loro nome: ladro, cor­ru­zio­ne. Se qual­cu­no ave­va una pro­prie­tà son­tuo­sa, non ci limi­ta­va­mo a men­zio­nar­ne l’esistenza, ma effet­tua­va­mo ripre­se con i dro­ni e la mostra­va­mo al pub­bli­co in tut­ta la sua magni­fi­cen­za. Dopo­di­ché ne sco­pri­va­mo il valo­re e lo raf­fron­ta­va­mo con il mode­sto red­di­to che il buro­cra­te suo pro­prie­ta­rio dichia­ra­va.» Il testo riflet­te un otti­mi­smo pie­no di umo­ri­smo cri­ti­co e iro­nia, nono­stan­te le dif­fi­col­tà di Naval­ny. A metà tra memo­rie e dia­rio di pri­gio­nia, Patriot sma­sche­ra il pote­re di Putin, defi­ni­to qua­si immor­ta­le e lan­cia un mes­sag­gio di lot­ta e spe­ran­za per il popo­lo rus­so, descrit­to come «un popo­lo buo­no con uno sta­to cat­ti­vo», sot­to­li­nean­do la dif­fe­ren­za tra la popo­la­zio­ne e un pre­si­den­te che gover­na dal 1999, rie­let­to per il quin­to man­da­to nel 2024.


Blu. Il cie­lo nei suoi occhi, Ana­sta­sia Par­pa­glio­ni (Sper­ling & Kup­fer) – recen­sio­ne di Vivia­na Genovese

Ci sono sto­rie che arri­va­no con deli­ca­tez­za, pur rac­con­tan­do frat­tu­re pro­fon­de. Blu. Il cie­lo nei suoi occhi è una di quel­le. Ana­sta­sia Par­pa­glio­ni gui­da il let­to­re in un viag­gio emo­ti­vo che par­la di per­di­ta, che attra­ver­sa pau­re dif­fi­ci­li da nomi­na­re, dolo­ri che si mani­fe­sta­no come un’ombra sot­ti­le ma costan­te, e la neces­si­tà di tro­va­re una via per resta­re a gal­la. Lo fa con una scrit­tu­ra capa­ce di acca­rez­za­re anche i dolo­ri più ruvi­di, sen­za mai smi­nui­re la pro­fon­di­tà del trau­ma, ma ren­den­do la let­tu­ra acces­si­bi­le e cari­ca di rifles­sio­ne. La pro­ta­go­ni­sta, Austra­lia, ha sedi­ci anni ed è affet­ta da una rara con­di­zio­ne radi­ca­ta in un’esperienza trau­ma­ti­ca, che la por­ta ad ave­re pau­ra del colo­re blu. È un per­so­nag­gio com­ples­so, a trat­ti sco­mo­do, mai edul­co­ra­to. Non è faci­le empa­tiz­za­re con lei, ma pro­prio in que­sto risie­de la sua auten­ti­ci­tà. Non è idea­liz­za­ta né addol­ci­ta. È vera. Ed è attra­ver­so lei, e attra­ver­so le cre­pe degli altri per­so­nag­gi, che il roman­zo esplo­ra la varie­tà con cui ognu­no affron­ta il dolo­re, sen­za solu­zio­ni imme­dia­te, sen­za rispo­ste pron­te, ma con tut­ta l’imperfezione e la resi­sten­za che carat­te­riz­za­no l’adolescenza. Nel cor­so del­le pagi­ne, la fobia di Austra­lia non si limi­ta a rap­pre­sen­ta­re la pau­ra per il colo­re blu, ma diven­ta meta­fo­ra di un mon­do inte­rio­re in tem­pe­sta, che riflet­te il tur­ba­men­to emo­ti­vo che la abi­ta, con il blu che si fa mani­fe­sta­zio­ne visi­bi­le del caos e del­la sof­fe­ren­za pro­fon­da, trop­po gran­de per esse­re con­te­nu­ta. Il mes­sag­gio che pas­sa è sem­pli­ce ma pro­fon­do: il dolo­re non si supe­ra da soli. Spes­so ser­ve una mano tesa, qual­cu­no dispo­sto a resta­re. Un roman­zo che par­la di feri­te invi­si­bi­li che sem­bra­no insu­pe­ra­bi­li, ma anche del­la for­za di rico­min­cia­re e del­la pos­si­bi­li­tà di tor­na­re a guar­da­re il cie­lo, per­fi­no quan­do ha il colo­re che più ci spaventa.


Fan­ta­sti­che pre­sen­ze, Sofia Piran­del­lo (Johan & Levi edi­to­re) – recen­sio­ne di Jes­si­ca Rodenghi

Imma­gi­na. Ti tro­vi a una mostra d’arte e ti vie­ne chie­sto di sca­ri­ca­re una app sul tuo dispo­si­ti­vo per poi inqua­dra­re lo spa­zio attor­no a te. A un cer­to pun­to ti accor­gi che emer­ge una figu­ra di spal­le: è una ragaz­za com­ple­ta­men­te nuda. La curio­si­tà ti spin­ge a ten­ta­re di aggi­rar­la, per vede­re il lato fron­ta­le, ma lei non si vol­te­rà mai. Que­sta è Lune, un’opera dell’artista fran­co-viet­na­mi­ta Julie Cur­tiss, che riflet­te sul dirit­to alla pri­va­cy e sull’ambiguità del­lo sguar­do nel­lo spa­zio pub­bli­co. La scul­tu­ra, visi­bi­le solo in real­tà aumen­ta­ta (AR), tra­sfor­ma l’esperienza musea­le in un incon­tro atti­vo e pro­vo­ca­to­rio. All’interno del testo di Piran­del­lo, Lune si inse­ri­sce in un discor­so più ampio dove arte, tec­no­lo­gia ed este­ti­ca con­ver­go­no. L’AR diven­ta un mez­zo espres­si­vo che, come sug­ge­ri­va McLu­han, non è mai neu­tro: vei­co­la mes­sag­gi, influen­za per­ce­zio­ni, può esse­re stru­men­to poli­ti­co. Usi “impro­pri” del­la tec­no­lo­gia apro­no spa­zi cri­ti­ci, dan­do all’arte nuo­ve pos­si­bi­li­tà espres­si­ve. La real­tà aumen­ta­ta vie­ne defi­ni­ta una “mac­chi­na per l’empatia”: coin­vol­ge, desta­bi­liz­za, chie­de par­te­ci­pa­zio­ne. Ogni spet­ta­to­re ha un’esperienza diver­sa, e l’opera cam­bia con­ti­nua­men­te, come una per­for­man­ce col­let­ti­va. Sofia Piran­del­lo è asse­gni­sta di ricer­ca nel dipar­ti­men­to di Filo­so­fia “Pie­ro Mar­ti­net­ti” dell’Università degli Stu­di di Mila­no. Si occu­pa di AR come stru­men­to este­ti­co e poli­ti­co. Una tec­no­lo­gia che per­met­te di sovrap­por­re allo spa­zio fisi­co ele­men­ti aggiun­ti­vi, visi­bi­li sol­tan­to tra­mi­te un medium, che sia un casco, un’applicazione per lo smart­pho­ne, uno schermo.


Odio a pri­ma vista, Pao­la Chioz­za (Always Publi­shing) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Mar­ga­ret Hale e i suoi geni­to­ri sono costret­ti a tra­sfe­rir­si dal­la Cor­no­va­glia nel­la ter­ri­bi­le Mil­ton, cit­ta­di­na sede del­la famo­sa accia­ie­ria Marl­bo­rou­gh Mills, cau­sa di for­te inqui­na­men­to nel­la zona. Mar­ga­ret, ambien­ta­li­sta atten­ta pro­prio alle que­stio­ni riguar­dan­ti il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co e la cura del­la flo­ra e del­la fau­na, teme che la pro­pria vita pos­sa diven­ta­re un incu­bo. Ma le cose sono desti­na­te a peg­gio­ra­re quan­do sarà costret­ta ad ave­re a che fare pro­prio con il pro­prie­ta­rio del­la fab­bri­ca, John Thorn­ton, diven­tan­do­ne l’assistente. I due non han­no nul­la in comu­ne, tran­ne for­se l’odio reci­pro­co nato al pri­mo incon­tro. Mar­ga­ret però per John è una sfi­da con­ti­nua. Se tut­ti i suoi dipen­den­ti temo­no il capo, Mar­ga­ret non abbas­sa mai lo sguar­do e non ha pau­ra di dire la sua. Che Mar­ga­ret sia in gra­do di riu­sci­re final­men­te a far lascia­re anda­re il rigi­do John? Con la sua pen­na iro­ni­ca, per­so­nag­gi dal­le diver­se sfac­cet­ta­tu­re ed epi­so­di deci­sa­men­te diver­ten­ti, Pao­la Chioz­za pro­po­ne un roman­ce leg­ge­ro ma in par­te anche rifles­si­vo, pron­to a esplo­ra­re la com­ples­si­tà dei due pro­ta­go­ni­sti quan­do ce n’è più bisogno.

Con­di­vi­di:
Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.
Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.
Viviana Genovese
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne e chiac­chie­ro­na per natu­ra. La curio­si­tà mi gui­da ver­so ciò che mi cir­con­da, e la paro­la scrit­ta è lo stru­men­to di espres­sio­ne che preferisco.
Nutro uno smi­su­ra­to amo­re per i viag­gi, il mare e l’ar­te in tut­te le sue for­me; ma amo anche esplo­ra­re nuo­vi mon­di attra­ver­so let­tu­re e film di ogni tipo, immer­gen­do­mi in diver­se real­tà e viven­do più vite.

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