A partire dallo scorso 12 luglio la comunità dei Drusi è stata al centro di un’ingente copertura mediatica (di solito assente nei suoi confronti), che la narrava vittima di terribili episodi di intolleranza, violenza e fondamentalismo religioso. Nella nuova Siria di Ahmad Husayn al-Sharaʿ, più comunemente noto come al-Jawlani, alcuni gruppi beduini ed islamisti hanno aggredito per giorni la minoranza drusa. Il governo siriano ha preso le distanze dalle atrocità commesse e ha tentato di fermare gli scontri.
L’intervento di Israele in difesa dei Drusi ha fatto crescere ulteriormente la tensione, inserendo gli scontri civili in Siria in un quadro geopolitico più grande. Così, lo Stato ebraico e la Siria sono usciti dalla fase di lento riappacificamento in cui si trovavano e sono entrati in un periodo in cui il dialogo resta in secondo piano.
Ma quindi chi sono i Drusi?
I Drusi sono i componenti di un gruppo religioso che ad oggi conta circa un milione di fedeli distribuiti maggiormente in Siria e, in misura inferiore, anche in Libano e in Israele. Il loro credo trova origine in Egitto all’inizio dell’undicesimo secolo e deriva dall’Islam, ma si discosta dalla pratica classica di quest’ultimo in quanto riconosce nel Califfo al-Hakim (985‑1021) l’incarnazione divina. A causa di ciò le credenze druse furono, e sono tuttora, considerate eretiche dal resto dei musulmani.
Il termine druso deriva dal nome di Muhammad al-Darazi, un importante discepolo, poi dichiarato apostata durante uno scontro tra autorità all’interno della comunità. Spesso il culto viene definito esoterico poiché i fondamenti, alcune scritture e le pratiche sacre alla base della fede sono tenute segrete e solo gli ʿuqqal, ovvero “i sapienti”, possono scoprirle.
La religione non consente la conversione da altre fedi e non punta al proselitismo, per questa ragione i drusi sono considerati anche un gruppo etnoreligioso; è raro infatti che un membro di tale gruppo si sposi con qualcuno di esterno alla comunità.
Seppure condividono qualche somiglianza religiosa con i musulmani, i drusi differiscono in diversi ambiti.
Ad esempio la comunità drusa crede nella reincarnazione e nella transmigrazione delle anime: entrambi i fenomeni sono intesi come dei processi di purificazione e di illuminazione dello spirito.
Inoltre i drusi non seguono i Cinque Pilastri dell’Islam e non celebrano le festività islamiche, non frequentano le moschee ma per pregare e studiare la religione si ritrovano in edifici più modesti chiamati Khalwa.
In rete sono circolati diversi filmati riguardanti le violenze perpetrate dalle milizie islamiste nei confronti della comunità drusa. In alcuni di questi video si vedono anche degli estremisti che radono i baffi di alcuni drusi inermi sotto costrizione. I baffi sono infatti un simbolo di devozione, saggezza, conoscenza e maturità spirituale e tradizionalmente contraddistinguono i volti degli anziani e delle guide spirituali.
Aggressioni di questo tipo non sono una novità in Siria: episodi simili si erano già verificati nel corso dei mesi precedenti e avevano coinvolto anche le comunità cristiane e alauite.

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