Termina così la vicenda che aveva visto protagonisti il ministero della cultura Giuli, il direttore d’orchestra russo Gergiev e il presidente della regione Campania De Luca.
Il concerto sinfonico, che si sarebbe dovuto tenere il prossimo 27 luglio nella reggia vanvitelliana di Caserta, nell’ambito della rassegna Un’estate da Re è stato annullato dopo settimane di accese polemiche, in quanto l’ospite russo non rispettava il regolamento etico della Reggia, che richiede ai soggetti ospitati di essere in linea con l’Agenda 2030 dell’Onu, la quale al punto 16 promuove le «società pacifiche ed inclusive», contro «tutte le forme di violenza e tortura» verso i bambini, oltre che contro «il traffico di armi» (anche se il regolamento della Reggia cita esplicitamente i punti dell’Agenda relativi all’ecologia).
Accesissima era stata la protesta dell’attivista Julija Naval’naja, vedova dell’attivista Naval’nij, che su Repubblica aveva chiesto a gran voce l’annullamento della serata in musica:
«Sono semplicemente obbligata a dirlo: c’è un grosso problema con il Festival “Un’estate da Re” del 2025. Perché alla manifestazione è stato invitato Valerij Gergiev, famoso direttore d’orchestra russo. E un caro amico di Vladimir Putin. Non solo un amico. E non solo un sostenitore. Ma anche un promotore della politica criminale di Putin, suo complice e fiancheggiatore».
La decisione è stata resa nota attraverso un brevissimo comunicato stampa: «La Direzione della Reggia di Caserta ha disposto l’annullamento del concerto sinfonico diretto da Valery Gergiev, previsto nell’ambito della rassegna Un’Estate da Re per il prossimo 27 luglio nel cortile del Complesso vanvitelliano». Artefice primaria di questa decisione è stata proprio Tiziana Maffei, direttrice della Reggia di Caserta. Nel frattempo, era aumentata la probabilità di contestazioni da parte di immigrati ucraini.
Nelle ultime settimane sono giunte voci da parte di vari premi Nobel contro il concerto, tramite lettere inviate dall’ONG Memorial alla presidente della Commissione europea Von der Leyen, alle autorità italiane e in particolare al governatore della regione Campania Vincenzo de Luca.
La cancellazione dell’evento ha acceso un fervente dibattito sulla libertà della cultura: alcuni sostengono che un atto del genere simboleggi un impedimento e un vero e proprio dietrofront al progresso culturale del nostro paese, altri ritengono la manovra una vittoria morale su chi sostiene regimi oppressivi.
Innumerevoli sono state le risposte di diverse associazioni che hanno lanciato vere e proprie petizioni che hanno raccolto migliaia di firme.
Immediatamente è giunta la risposta del ministro Giuli, che appoggia la manovra sostenendo che la scelta degli eventi da ospitare può rischiare di trasmettere il messaggio sbagliato, trasformando in questo caso l’evento in una «cassa di risonanza della propaganda russa».
Ma chi è in effetti Gergiev e come mai viene accusato di essere filoputiniano?
Direttore artistico e generale del teatro Mariinskij di San Pietroburgo, dal 1997 anche direttore della World Orchestra for Peace, Gergiev è un professionista di assoluto prestigio nel panorama musicale internazionale. Dal 2012 è Dottore Onorario dell’Università di Stato di Mosca e Professore Onorario al Conservatorio Rimsky-Korsakov di San Pietroburgo. Si tratta però, come anticipato, di un personaggio non esente però da controversie politiche: il direttore d’orchestra sarebbe infatti un fervente sostenitore del regime putiniano.
Nel 2014 ha supportato pubblicamente l’annessione della Crimea alla Federazione Russa e negli oltre 3 anni di conflitto con l’Ucraina non ha mai condannato le gesta del suo presidente.
Sempre su Repubblica, Naval’naja sottolinea: «Sì, il Maestro Gergiev è un direttore d’orchestra eccellente. Ma come sappiamo dalla storia, i grandi artisti possono essere tra i cattivi e non esitare a coprire con la loro reputazione regimi crudeli e disumani. Valerij Gergiev è proprio uno di questi. […] Nel 2012, Valerij Gergiev non solo ha appoggiato pubblicamente il ritorno illegale di Putin alla Presidenza per un terzo mandato, ma era anche uno dei suoi uomini di fiducia e si è unito alla sua campagna elettorale».
Inoltre nel 2022 un’inchiesta pubblicata dall’ACF (la fondazione anticorruzione di Naval’nij) aveva mostrato come Gergiev avesse ricevuto diversi finanziamenti pubblici tramite una fondazione di beneficienza a lui intitolata, che nasconderebbe in realtà «appropriazione indebita» e «corruzione».
Nonostante la gravità delle accuse il dibattito culturale dietro la vicenda rimane aperto: quanto la cultura può o deve restare neutrale di fronte a vicende così importanti?
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