2 luglio e 16 agosto. Due date che per la città di Siena sono sinonimo di vitalità e passione.
Ogni anno in questi due giorni estivi si corre nella città toscana una corsa di cavalli, il Palio.
I senesi a sentire la parola corsa di cavalli sicuramente rabbrividiscono e chi è stato almeno una volta a vederla si accorge che effettivamente non stanno così le cose.
Definire il palio una semplice corsa equestre non solo è riduttivo ma è semplicemente errato. Palio è prima di tutto comunità.
Già, la città di Siena è infatti divisa in 17 contrade con l’editto di Violante di Baviera del 1730 che ha suddiviso territorialmente il territorio comunale. Ogni contrada è una comunità, ogni bambino che ci nasce riceve il “battesimo contradaiolo” suggello che lo lega definitivamente a quell’aggregazione identitaria. Contrada durante tutto l’anno o ‑come direbbero i senesi- in tempo di pace significa aiuto, comprensione ed è uno spazio di vita sociale e culturale nel quale vengono organizzate attività ed esperienze oltre a contribuire a promuovere e tenere in ordine il territorio. In tempo di guerra invece ‑cioè durante i giorni in cui si celebra il Palio- le contrade iniziano la loro preparazione al palio scegliendo i fantini che correranno e prendendosi cura del cavallo. Ogni cavallo viene estratto a sorte e nei giorni subito precedenti è venerato e tenuto col massimo zelo a tal punto che il “barbaresco”, cosi nominato l’addetto al cavallo, dorme nella stessa stanza insieme al cavallo. Bisogna ricordare come qualsiasi cosa succeda al cavallo o al fantino comporta l’impossibilita di correre il palio, pertanto fantino e cavallo divengono quasi delle celebrità intoccabili.
Altro aspetto degno di nota è il forte legame con l’ambito religioso, infatti entrambi i palii sono dedicati alla Madonna, quello di luglio segnatamente alla Madonna di Provenzano, quello d’agosto alla Madonna Assunta e appena alla contrada vincitrice viene assegnato il Palio- che ricordiamo essere un drappellone eseguito a mano e diverso ad ogni edizione- esso viene portato in processione presso la chiesa della madonna di Provenzano o presso il Duomo e viene rivolta una preghiera. Oggi naturalmente assistiamo ad un trend di crescente secolarizzazione nelle società occidentali ma nonostante ciò questa tradizione conserva sempre la propria valenza.
Un aspetto affascinante e controverso del Palio è la sostanziale liceità di qualsiasi cosa si possa fare per raggiungere il proprio obiettivo come per esempio cercare accordi tra contrade alleate per ostacolare le rivali e chiaramente cercare a tutti i costi ‑risse incluse– di ingaggiare i fantini migliori, specie se col sorteggio del cavallo la sorte è stata vicina ad una contrada.
Venendo ora agli aspetti oggi considerati controversi soprattutto per il mondo animalista, sicuramente degna di nota è l’idea che degli animali vengano sfruttati a scopo di divertimento e lucro e, come spesso è capitato, che dei cavalli che avessero riportato ferite abbastanza gravi non fossero prontamente curati bensì soppressi. Dal 1951 al 2019 è successo circa 51 volte, un numero considerevole. Tuttavia bisogna notare come esista a Radicondoli nei pressi di Siena una clinica veterinaria apposta per gli animali feriti.
Peraltro dalla fine degli anni 90 il comune ha dato avvio a proficue collaborazioni con soggetti terzi per l’effettuazione di analisi ematochimiche volte a verificare quanto previsto dal regolamento e cioè il divieto di somministrazione di sostanze ad attività stimolanti e depressive ed anestetico locali. Nel ’99 si è proceduto alla nuova progettazione delle protezioni presenti con una barriera ad alto assorbimento presso le curve del tracciato. Poco dopo inoltre venne istituito l’albo dei cavalli appositamente addestrati per correre sul campo. Oggi infatti i cavalli vengono sorteggiati tra quelli ammessi all’albo per il protocollo equino previa visita da parte della commissione veterinaria, in modo da selezionare già quelli più adatti alla competizione dl punto di vista fisico.
In sostanza occorrerebbe effettuare un bilanciamento fra preservazione della tradizione, ricordando come il Palio sia nel dna dei senesi e parte integrante della vita cittadina, e la tutela del benessere animale.
Peraltro in questo senso il ministero della cultura lo ha riconosciuto come espressione di identità culturale collettiva, ricordando come il Palio abbia un valore immateriale che pervade la vita quotidiana della città plasmandone l’organizzazione sociale e culturale.
Nel corso dei secoli peraltro, come ogni aspetto umano, si è adattato ai mutamenti culturali, storici e politici conservando sempre quello spirito di partecipazione e vitalità che lo connota. Alla luce di ciò bisogna ricordare come la consapevolezza del benessere animale e l’animalismo siano sentimenti emersi negli ultimi decenni e l’organizzazione paliesca si sia conformata venendo incontro a queste esigenze. Tanto c’è ancora da fare ma rinunciare ad una tradizione centenaria, che peraltro ha dimostrato di essere capace essa stessa di adattarsi alle diverse sensibilità emerse nel corso del tempo, comporterebbe una rinuncia all’identità di una città intera. Palio è Siena e Siena è Palio, pensare di cancellarlo quindi equivale a rifiutare l’essenza di una città.
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