La guerra dei dodici giorni

La “guer­ra dei dodi­ci gior­ni” com­bat­tu­ta da Israe­le e Sta­ti Uni­ti con­tro l’Iran tra il 13 e il 24 giu­gno scor­so ha segna­to il cul­mi­ne, alme­no per ora, del­la spi­ra­le di esca­la­tion tra Tel AvivTehe­ran. Le pos­si­bi­li cau­se dell’attacco israe­lia­no sono sta­te ana­liz­za­te in que­sto arti­co­lo; per ave­re una visio­ne più com­ples­si­va dell’inimicizia tra i due sta­ti pote­te leg­ge­re que­sti due. Nel­le righe suc­ces­si­ve inve­ce saran­no ana­liz­za­ti gli aspet­ti mili­ta­ri del conflitto.

Per valu­ta­re e com­pren­de­re le ope­ra­zio­ni del­le par­ti coin­vol­te, è pri­ma neces­sa­rio sta­bi­li­re qua­li fos­se­ro gli obiet­ti­vi per­se­gui­ti.

La guerra è stata lanciata su iniziativa israeliana, con l’obiettivo dichiarato di distruggere la componente bellica del programma nucleare iraniano e il suo arsenale missilistico. I sospetti che mirasse anche al rovesciamento del regime sono sicuramente fondati (idealmente, questa sarebbe l’opzione ideale per eliminare la minaccia iraniana), ma che gli israeliani disponessero di un piano credibile per realizzare ciò pare improbabile. 

Osser­van­do i casi dove tran­si­zio­ni sol­le­ci­ta­te dall’esterno sono avve­nu­te con suc­ces­so, sen­za un’invasione di ter­ra (come in Iraq e Afgha­ni­stan) è sem­pre sta­ta neces­sa­ria l’esistenza di ele­men­ti inter­ni che potes­se­ro rim­piaz­za­re il regi­me pre­ce­den­te se mes­si nel­le con­di­zio­ni per far­lo dall’intervento ester­no, come avve­nu­to in Libia: la guer­ra civi­le scop­pia­ta nel feb­bra­io 2011 avreb­be visto la vit­to­ria di Ghed­da­fi sen­za l’intervento aereo NATO. Que­ste con­di­zio­ni in Iran non sono pre­sen­ti, con il regi­me che detie­ne sta­bil­men­te il mono­po­lio del­la for­za e l’assenza di lar­ghe com­po­nen­ti del­le for­ze arma­te e dell’ordine pron­te alla defe­zio­ne; piut­to­sto, è vero­si­mi­le rite­ne­re che gli israe­lia­ni abbia­no volu­to testar­ne la sta­bi­li­tà, ma che non miras­se­ro con­cre­ta­men­te il cam­bio di regi­me. L’Iran si è ritro­va­to nel­la posi­zio­ne di dover costrin­ge­re Israe­le a inter­rom­pe­re il suo attac­co (sia per via diplo­ma­ti­ca che mili­ta­re) e, for­se, ha ten­ta­to di rico­strui­re alme­no par­te del­la sua deter­ren­za ver­so Tel Aviv, com­ple­ta­men­te ero­sa nei mesi pre­ce­den­ti (come dimo­stra­to dal­la deci­sio­ne israe­lia­na di attaccare). 

Le IDF han­no ini­zia­to l’operazione Rising Lion sta­bi­len­do la supe­rio­ri­tà aerea asso­lu­ta nei pri­mi due gior­ni. Le dife­se aeree ira­nia­ne, di per sé caren­ti e già dan­neg­gia­te nel­le rispo­ste agli attac­chi mis­si­li­sti­ci avve­nu­ti nel 2024, sono sta­te neu­tra­liz­za­te attra­ver­so sia attac­chi aerei che raid con dro­nimis­si­li con­dot­ti da infil­tra­ti pre­sen­ti nel pae­se; l’aviazione ira­nia­na, che schie­ra pre­va­len­te­men­te aerei obso­le­ti e dal­la dub­bia pron­tez­za ope­ra­ti­va, non è mai intervenuta. 

Questo ha permesso alla flotta di caccia multiruolo israeliani (circa 200 F‑16, 75 F‑15 e 39 F‑35 adattati alle necessità locali) di poter violare lo spazio aereo nemico impunemente; l’aviazione israeliana (IAF) afferma di aver compiuto più di 1200 sortite senza subire alcuna perdita, sebbene gli iraniani affermino il contrario. 

Imma­gi­nivideo rila­scia­ti dall’IAF, dove F‑15 e F‑16 mon­ta­no diver­si ser­ba­toi e nume­ro­se bom­be di gra­vi­tà, raf­for­za­no le affer­ma­zio­ni israe­lia­ne; la distan­za degli obiet­ti­vi dal­le basi ope­ra­ti­ve, com­bi­na­ta con la limi­ta­tis­si­ma capa­ci­tà israe­lia­na di rifor­ni­re i pro­pri veli­vo­li in volo (l’IAF dispo­ne di sole 10 avio­ci­ster­ne rela­ti­va­men­te obso­le­te) han­no rap­pre­sen­ta­to una limi­ta­zio­ne ben più gran­de del­la con­trae­rea di Tehe­ran. Con­tem­po­ra­nea­men­te, l’IAF e gli infil­tra­ti han­no attac­ca­to la cate­na di coman­do e con­trol­lo ira­nia­na; simil­men­te a quan­to già fat­to con Hez­bol­lah, il capo di sta­to mag­gio­re del­le for­ze arma­te ira­nia­ne Moham­mad Baghe­ri e il coman­dan­te del Cor­po del­le guar­die del­la rivo­lu­zio­ne isla­mi­ca (IRGC) Hos­sein Sala­mi sono sta­ti ucci­si nei pri­mis­si­mi attac­chi. L’arsenale mis­si­li­sti­co ira­nia­no è sta­to un obiet­ti­vo pri­ma­rio sin dal­le pri­me ore; i pun­ti di acces­so a diver­se basi nell’ovest del pae­se sono sta­ti bloc­ca­ti dai bom­bar­da­men­ti, e nume­ro­si mis­si­li bali­sti­ci ed annes­si lan­cia­to­ri che si tro­va­va­no allo sco­per­to sono sta­ti distrut­ti.

Que­sti sfor­zi sono pro­se­gui­ti nei gior­ni suc­ces­si­vi, impe­den­do agli ira­nia­ni di sfrut­ta­re pie­na­men­te l’unica com­po­nen­te del loro arse­na­le in gra­do di dan­neg­gia­re cre­di­bil­men­te Israe­le, ridu­cen­do di mol­to la dimen­sio­ne del­le sal­ve che l’IRGC ha potu­to lan­cia­re; i pasda­ran si sono adat­ta­ti ini­zian­do a spa­ra­re mis­si­li dall’est del pae­se, com­pli­can­do le azio­ni di inter­di­zio­ne israe­lia­ne. L’inten­si­tà dei lan­ci è sta­ta signi­fi­ca­ti­va solo nei pri­mi gior­ni, dato che più di metà dei mis­si­li ira­nia­ni sono sta­ti spa­ra­ti tra il 13 e il 15 giu­gno, con un tota­le di cir­ca 500–550 mis­si­li lan­cia­ti insie­me a un miglia­io di dro­ni. La per­for­man­ce del­le dife­se israe­lia­ne è sta­ta simi­le a quel­la degli attac­chi di apri­le e otto­bre 2024, con un tas­so di inter­cet­ta­zio­ne oscil­lan­te attor­no al 90%; sin­te­ti­ca­men­te, Israe­le dispo­ne di una rete di dife­se aeree inte­gra­ta e “mul­ti­stra­to”, con tre siste­mi (Arrow, David’s Sling, Iron Dome) pro­get­ta­ti per con­tra­sta­re armi dif­fe­ren­ti (da mis­si­li bali­sti­ci a medio rag­gio a sem­pli­ci raz­zi non gui­da­ti), ai qua­li si sono aggiun­ti bat­te­rie del siste­ma anti­mis­si­le sta­tu­ni­ten­se THAAD e dei cac­cia­tor­pe­di­nie­ri ope­ran­ti nel Medi­ter­ra­neo. Gli attac­chi ira­nia­ni non han­no impat­ta­to le ope­ra­zio­ni mili­ta­ri israe­lia­ne, seb­be­ne nei pri­mi gior­ni ci sia­no sta­ti dei ten­ta­ti­vi fal­li­men­ta­ri di col­pi­re le basi aeree e la cate­na di coman­do del­le IDF; di fron­te a que­sto, spe­cie negli ulti­mi giro­ni, gli ira­nia­ni han­no pre­fe­ri­to attac­ca­re ber­sa­gli non neces­sa­ria­men­te di valo­re mili­ta­re dove han­no riscon­tra­to una per­cen­tua­le di suc­ces­so più alta, dovu­ta pro­ba­bil­men­te alla scel­ta israe­lia­na di con­ser­va­re inter­cet­to­ri e alla posi­zio­ne dei siti colpiti. 

I danni inflitti al programma nucleare iraniano sono stati numerosi: circa 19 scienziati sono stati uccisi, di cui 11 identificati dalle IDF e gli altri, meno strettamente legati al programma nucleare, riportati dai media iraniani; oltre al personale, Israele ha anche attaccato e distrutto informazioni e dati relativi alla costruzione di ordigni atomici. 

I bom­bar­da­men­ti israe­lia­ni e sta­tu­ni­ten­si han­no distrut­to o dan­neg­gia­to nume­ro­si siti desti­na­ti all’arricchimento dell’uranio e alla rea­liz­za­zio­ne di un ordi­gno: gli impian­ti di arric­chi­men­to a Natanz e For­dow sono sta­ti com­pro­mes­si seve­ra­men­te, così come quel­li per la metal­liz­za­zio­ne dell’uranio (l’uranio vie­ne arric­chi­to attra­ver­so del­le cen­tri­fu­ghe in for­ma gas­so­sa, ma per rea­liz­za­re un bom­ba è neces­sa­rio che sia con­ver­ti­to allo sta­to soli­do) a Esfa­han. Il reat­to­re di Arak, poten­zia­le fon­te di plu­to­nio (alto mate­ria­le fis­si­le uti­le per rea­liz­za­re un ordi­gno) è sta­to distrut­to, insie­me a siti per la fab­bri­ca­zio­ne e l’assemblaggio di cen­tri­fu­ghe a Karaj, Tehe­ran ed Esfa­han; in aggiun­ta, l’IAF ha attac­ca­to anche il pre­sun­to “quar­tier gene­ra­le” del pro­gram­ma nuclea­re ira­nia­no a Tehe­ran, e un impian­to per lo svi­lup­po e la pro­du­zio­ne di esplo­si­vi a San­ja­rian, poten­zial­men­te impie­ga­bi­li in un model­lo a implo­sio­ne di ordi­gno a fis­sio­ne, nel qua­le poten­ti esplo­si­vi con­ven­zio­na­li sono impie­ga­ti per inne­sca­re la rea­zio­ne nucleare.

Com­ples­si­va­men­te, i dan­ni subi­ti dall’arse­na­le mis­si­li­sti­co e dal pro­gram­ma nuclea­re ira­nia­no sono signi­fi­ca­ti­vi, e il secon­do è arre­tra­to di diver­si mesi se non anni; per di più, i ser­vi­zi segre­ti israe­lia­ni han­no dimo­stra­to di aver pene­tra­to in pro­fon­di­tà l’Iran, il qua­le è sta­to inca­pa­ce di fer­ma­re Tel Aviv con la sola for­za. Tut­ta­via, il regi­me ira­nia­no ha dimo­stra­to la sua resi­lien­za, e tutt’ora nega di voler abban­do­na­re le sue ambi­zio­ni nuclea­ri e la tra­iet­to­ria del­la pro­pria poli­ti­ca este­ra; nume­ro­se del­le cono­scen­ze tec­ni­che accu­mu­la­te nel cor­so di decen­ni sono impos­si­bi­li da distrug­ge­re attra­ver­so la for­za, e l’arsenale con­ven­zio­na­le può esse­re rico­strui­to nel tem­po. È mol­to pro­ba­bi­le che uno scon­tro del gene­re si ripe­te­rà in futu­ro, pro­ba­bil­men­te con esi­ti simi­li: un suc­ces­so tat­ti­co israe­lia­no che tut­ta­via lascia inal­te­ra­ta la dimen­sio­ne stra­te­gi­ca iraniana.

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Paolo Bassanelli

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