Le “nuove” sfide sociali portate dall’IA: problemi vecchi per tecnologie nuove

Le “nuove” sfide sociali portate dall’IA: problemi vecchi per tecnologie nuove
Le “nuove” sfide sociali portate dall’IA: problemi vecchi per tecnologie nuove

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Ad oggi i bias nel­le IA ci sono.  E pos­so­no fare dan­ni. E quan­do il dan­no è fat­to? A chi dare la col­pa? L’Accoun­ta­bi­li­ty nel­l’in­tel­li­gen­za arti­fi­cia­le rap­pre­sen­ta una sfi­da cru­cia­le: chi è respon­sa­bi­le quan­do un siste­ma di IA cau­sa dan­ni o pren­de deci­sio­ni pro­ble­ma­ti­che? Ad esem­pio, se un algo­rit­mo di rico­no­sci­men­to fac­cia­le usa­to dal­la poli­zia iden­ti­fi­ca erro­nea­men­te un inno­cen­te come sospet­to, cau­san­do un arre­sto ingiu­sti­fi­ca­to, chi ne rispon­de? Lo svi­lup­pa­to­re del soft­ware, l’a­gen­zia che l’ha imple­men­ta­to, o chi ha adde­stra­to il siste­ma? Pur­trop­po non è faci­le defi­ni­re qua­dri nor­ma­ti­vi spe­ci­fi­ci; l’Explai­na­ble AI e l’i­sti­tu­zio­ne di enti che pos­sa­no cer­ti­fi­ca­re i siste­mi di IA non risol­vo­no il pro­ble­ma, solo un aper­to dibat­ti­to e un alli­nea­men­to eti­co tra le par­ti socia­li può avvi­ci­nar­ci ad una solu­zio­ne, ma fino ad allo­ra vale ciò che c’era scrit­to sui manua­li dei com­pu­ter IBM degli anni ‘70: «A com­pu­ter can never be held accoun­ta­ble, the­re­fo­re a com­pu­ter must never make a mana­ge­ment decision».

Supponiamo però di riuscire ad allineare una IA con dei valori etici universalmente condivisi (dove il problema principale è quell’«universalmente»), rimane la questione di cosa farsene, di queste IA.

Dopo qual­che espe­ri­men­to goliar­di­co il pen­sie­ro va subi­to alle pos­si­bi­li appli­ca­zio­ni nel nostro lavo­ro, qual­sia­si esso sia, ed è qui che la poten­za tra­sfor­ma­ti­va dell’IA pre­sen­ta nuo­ve sfi­de sociali.

L’av­ven­to di fab­bri­che com­ple­ta­men­te auto­ma­tiz­za­te (note come Dark Fac­to­ry, come quel­la di Xiao­mi), la pos­si­bi­li­tà di scri­ve­re un codi­ce ricor­ren­do ad un nume­ro ristret­to di pro­gram­ma­to­ri (come pare esse­re l’intenzione di Meta), la sem­pli­fi­ca­zio­ne del distant rea­ding in cam­po uma­ni­sti­co (ad esem­pio per lo stu­dio del­le fon­ti filo­lo­gi­che) sono esem­pi di pra­ti­che che offro­no la pos­si­bi­li­tà di ridur­re signi­fi­ca­ti­va­men­te il cari­co di lavo­ro e dun­que la neces­si­tà di mano­do­pe­ra uma­na. Le con­se­guen­ze che que­sto può ave­re sul ver­san­te socia­le dipen­de mol­to da come ver­rà gesti­ta que­sta “libe­ra­zio­ne” dal lavo­ro: bilan­cia­re le oppor­tu­ni­tà e i rischi in que­sto ambi­to è una respon­sa­bi­li­tà con­giun­ta di gover­ni, dato­ri di lavo­ro e sin­da­ca­ti; si andrà ver­so una cri­si occu­pa­zio­na­le ed una con­se­guen­te estre­miz­za­zio­ne del­le disu­gua­glian­ze socia­li? Fini­re­mo come i per­so­nag­gi uma­ni del film WALL•E, obe­si e anno­ia­ti davan­ti a degli scher­mi sen­za nes­su­na for­ma di arric­chi­men­to ambien­ta­le? O riu­sci­re­mo a rea­liz­za­re un siste­ma pro­dut­ti­vo equo e solidale?

Per ora pare che con la scusa dell’IA si lavori di più, perché «tanto c’è chat gpt che aiuta». 

Dopo la goliar­dia e il lavo­ro, ovvia­men­te l’essere uma­no non può che pen­sa­re all’uso dell’IA per fini male­vo­li (e in que­sto caso, per cita­re un poe­ta del seco­lo scor­so, non pos­so che rico­no­scer­ne una valen­za «posi­ti­va per­ché è for­ma­ti­va come espe­rien­za negativa»).

Ad esem­pio le capa­ci­tà per­sua­si­ve del­l’IA pos­so­no esse­re sfrut­ta­te per la mani­po­la­zio­ne del­l’o­pi­nio­ne. Atto­ri malin­ten­zio­na­ti pos­so­no gene­ra­re con­te­nu­ti alta­men­te per­sua­si­vi e ingan­ne­vo­li su lar­ga sca­la, con­di­zio­nan­do le idee degli uten­ti su temi sen­si­bi­li. Un espe­ri­men­to (non auto­riz­za­to) svol­to su Red­dit da dei ricer­ca­to­ri di Zuri­go ha dimo­stra­to come dei bot pos­sa­no per­so­na­liz­za­re i com­men­ti basan­do­si sui dati degli uten­ti e influen­za­re con suc­ces­so le loro opi­nio­ni, evi­den­zian­do i rischi del­la mani­po­la­zio­ne psi­co­lo­gi­ca su vasta sca­la. La vigi­lan­za degli uten­ti e gli inter­ven­ti nor­ma­ti­vi sono cru­cia­li per con­tra­sta­re que­sti fenomeni.

La violazione della privacy è poi un altro rischio intrinseco dell’IA, che sorge sia durante la raccolta dei dati di addestramento (spesso ottenuti attraverso lo scraping di informazioni personali dal web) sia dall’output dell’IA generativa, che potrebbe rivelare dati personali.

Pro­teg­ge­re i dirit­ti dei con­su­ma­to­ri, inclu­sa la pro­te­zio­ne dei dati e la pri­va­cy, è fon­da­men­ta­le nel­l’u­so del­l’IA. Le poli­ti­che di con­di­vi­sio­ne dei dati devo­no esse­re rigo­ro­se e i dati resi dif­fi­ci­li da dif­fon­de­re. Anche affi­dar­si all’u­so di model­li loca­li (cioè ese­gui­ti non dal web ma dal pro­prio com­pu­ter, come è pos­si­bi­le fare con Lla­ma di Meta) può esse­re una con­tro­mi­su­ra efficace.

Ci sareb­be mol­to da dire anche sugli aspet­ti di sicu­rez­za tec­ni­ca: Adver­sa­rial attacksData­set poi­so­ningPrompt Hac­king, tut­te tec­ni­che con cui è pos­si­bi­le per un uma­no “attac­ca­re” una IA, in modo da far­la com­por­ta­re in modi male­vo­li e non in linea con le inten­zio­ni degli svi­lup­pa­to­ri. Tut­ti temi sui cui è bene inve­sti­re in ter­mi­ni di ricer­ca, sia per difen­der­ci da malin­ten­zio­na­ti, sia (nel caso sia­te para­noi­ci) per difen­der­ci dal­la stes­sa IA nel caso di un’a­po­ca­lis­se in sti­le Matrix.

Altre insidie più concrete, e per certi versi ancora collegate col mondo del lavoro, sono quelle relative allo sfruttamento del lavoro creativo.

La rac­col­ta di dati dal web per l’ad­de­stra­men­to di model­li (ad esem­pio per la gene­ra­zio­ne di imma­gi­ni, testi o musi­ca) può inclu­de­re mate­ria­le pro­tet­to da copy­right, sol­le­van­do pro­ble­mi di pla­gio e vio­la­zio­ne dei dirit­ti. C’è il timo­re che l’IA adde­stra­ta su ope­re crea­ti­ve pos­sa poi gene­ra­re con­te­nu­ti che com­pe­to­no o addi­rit­tu­ra sosti­tui­sco­no gli auto­ri ori­gi­na­li. Mani­fe­sta­zio­ni e cau­se lega­li nel­l’in­du­stria crea­ti­va (come l’emblematica cau­sa di Get­ty Ima­ges vs. Sta­bi­li­ty AI, o il più recen­te caso ChatGPT vs. Stu­dio Ghi­bli o anco­ra le pro­te­ste di Hol­ly­wood del 2023) evi­den­zia­no que­sta ten­sio­ne. La leg­ge è spes­so in ritar­do rispet­to allo svi­lup­po tec­no­lo­gi­co, e seb­be­ne l’AI Act euro­peo men­zio­ni ecce­zio­ni per il data mining e la neces­si­tà di for­ni­re rias­sun­ti dei con­te­nu­ti di adde­stra­men­to, non affron­ta diret­ta­men­te la que­stio­ne del­la pro­prie­tà del­le ope­re crea­te tra­mi­te IA gene­ra­ti­va. Su que­sto ver­san­te si esor­ta l’esplorazione di vie nor­ma­ti­ve che richie­da­no il con­sen­so espli­ci­to dei crea­to­ri per l’u­so del loro mate­ria­le nel­l’ad­de­stra­men­to e la ricer­ca per trac­cia­re l’o­ri­gi­ne dei dati. Nel con­tem­po anche una rifles­sio­ne più pro­fon­da sul con­cet­to stes­so di dirit­to d’autore può appor­ta­re nuo­vi qua­dri di rife­ri­men­to nor­ma­ti­vo, ma anche nuo­ve rifles­sio­ni di natu­ra filo­so­fi­ca su cosa signi­fi­chi esse­re l’autore di un’opera.

In qualche modo questo fa pensare allo scenario ipotetico noto come Dead Internet theory e della sua possibile estensione Dead-AI, rilevante sia nel contesto della generazione di contenuti originali che nel contesto della manipolazione online:

l’i­dea è che in futu­ro gran par­te del web pos­sa esse­re popo­la­ta da con­te­nu­ti e inte­ra­zio­ni gene­ra­te da IA. Que­sto por­ta al rischio che le futu­re IA ven­ga­no alle­na­te su que­sti dati “arti­fi­cia­li”, per­pe­tuan­do vec­chi pro­ble­mi o dete­rio­ran­do­si. Diven­ta cru­cia­le eser­ci­ta­re scet­ti­ci­smo cri­ti­co ver­so i con­te­nu­ti onli­ne (buo­na pra­ti­ca anche nel­la vita rea­le), cer­ca­re di distin­gue­re ciò che è uma­no da ciò che non lo è, e soprat­tut­to assi­cu­ra­re che i dati uti­liz­za­ti per l’ad­de­stra­men­to del­le IA sia­no di alta qua­li­tà e veri­fi­ca­ti come gene­ra­ti da esse­ri uma­ni, imple­men­tan­do pro­ces­si per rile­va­re con­te­nu­ti crea­ti da altre IA.

Per que­sti ed altri moti­vi, si sta len­ta­men­te deli­nean­do una ten­den­za allo svi­lup­po di IA “respon­sa­bi­li”, un tema che ver­rà appro­fon­di­to mol­to pre­sto su Vul­ca­no Statale.

Col­la­bo­ra­zio­ne ester­na di Gior­gio Presti

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