Mentre Los Angeles brucia di Fabri Fibra

Mentre Los Angeles brucia di Fabri Fibra
Mentre Los Angeles brucia di Fabri Fibra

Con que­sto disco, Fibra con­clu­de un’ideale tri­lo­gia del­la matu­ri­tà avvia­ta nel 2017 con Feno­me­no. I paral­le­li­smi con Caos ven­go­no faci­li: ad esem­pio, Outro/Mentre Los Ange­les bru­cia con­tie­ne stral­ci di audio dei col­le­ghi che com­men­ta­no l’uscita del nuo­vo album. La vici­nan­za si espri­me meglio con Feno­me­no (mol­ti han­no acco­sta­to Mila­no baby a Sta­vo pen­san­do a te), che si arric­chi­va con un EP di 8 trac­ce per i fan più acca­ni­ti; dall’altra par­te, l’album Men­tre Los Ange­les bru­ciapre­sen­ta 6 bonus track che potreb­be­ro benis­si­mo esse­re con­si­de­ra­te come un EP.

In un’intervista a Radio Dee­jay, Fibra affer­ma di non voler fare un disco rap per entra­re in com­pe­ti­zio­ne con gli altri per­ché ha 48 anni (richia­man­do nean­che trop­po invo­lon­ta­ria­men­te l’Intro di Feno­me­no): «vole­vo dare una chia­ve di let­tu­ra alla gen­te che mi ascol­ta, ai fan: cosa ho vis­su­to, da dove ven­go, per­ché sono così».

Il peso dell’età e delle responsabilità grava sulle spalle di Fabrizio.

Con que­sto album, il rap­per mene­ghi­no può con­si­de­rar­si “ok” con il suo kar­ma, chiu­den­do i con­ti con il suo pas­sa­to: dopo le trac­ce sul fra­tel­lo Nesli (Nes­sun aiu­to) e la madre (Rin­gra­zio), com­pa­io­no qui due trac­ce in cui si espri­me sen­za fil­tri su suo padre (Come fini­rà? e Mio padre). Cir­con­da­to da un’industria musi­ca­le in fiam­me, al rap­per non rima­ne altro che richiu­der­si in sé stes­so e sca­va­re nel­la pro­pria inte­rio­ri­tà. Oltre che a sé stes­so lo deve a chi lo ascol­ta e vede nel­la sua musi­ca un faro di spe­ran­za. La musi­ca di Fabri Fibra si fa por­ta­vo­ce di un gri­do di rab­bia in rivol­ta alle ingiu­sti­zie in cui ci si imbat­te duran­te la crescita.

Un altro ber­sa­glio pole­mi­co sono sem­pre sta­te le can­zo­net­te ita­lia­ne (Andia­mo a San­re­mo), in quan­to espres­sio­ne di una cul­tu­ra dell’ipocrisia, che il rap­per rove­scia in vere e pro­prie paro­die (La pula bus­sò, Tre paro­le).

Nella trilogia della maturità, l’attacco non è più diretto alla tradizione, bensì alla scena rap stessa, stagnata entro gli stereotipi del gangster:

Mai anda­to nel dark web

Ci tro­vi solo armi e puttane

Come le can­zo­ni rap italiane

Al nume­ro uno tut­te le set­ti­ma­ne (Tut­ti pazzi)

Ecco che Fibra attin­ge sta­vol­ta al gran­de can­tau­to­ra­to, cam­pio­nan­do L’avvelenata di Guc­ci­ni nel bra­no d’apertura, per inne­sta­re la sua rifles­sio­ne. Lo stes­so vale per Tut­to andrà bene, dove gli Anna e Mar­co di Lucio Dal­la non sono più due inna­mo­ra­ti, ma due vit­ti­me del­la cru­del­tà dei coe­ta­nei. In que­sta trac­cia pos­sia­mo nota­re un’evoluzione nel­lo sto­ry­tel­ling del­la cro­na­ca nera, altra tema­ti­ca impor­tan­te: si alter­na­no nel­la sua pro­du­zio­ne trac­ce in cui adot­ta il pun­to di vista del car­ne­fi­ce (la cini­ca Cuo­re di lat­ta) e altre quel­lo del­la vit­ti­ma (Pote­vi esse­re tu). Come in Nes­su­no, la sto­ria nar­ra­ta è pri­va di rife­ri­men­ti pre­ci­si, qua­si a voler far rien­tra­re nel suo rac­con­to tut­te quan­te le vicen­de di que­sto tipo.

L’ultima trac­cia uffi­cia­le di que­sto disco è un rifa­ci­men­to di Ver­so altri lidi, qua­si a segna­la­re che le sue rifles­sio­ni sono rima­ste coe­ren­ti in tut­to il suo per­cor­so arti­sti­co. Si accu­sa il rap­per di dire sem­pre le stes­se cose, quan­do si dovreb­be veder­la da un’altra pro­spet­ti­va: le rifles­sio­ni di Fibra sono sugli stes­si argo­men­ti da 30 anni, ma è come se negli anni venis­se­ro raf­fi­na­te. Fabri­zio invec­chia e noi con lui, ma la real­tà socia­le e fami­lia­re non si smuo­ve e si ripre­sen­ta qua­si iden­ti­ca alle nuo­ve gene­ra­zio­ni. Il suo mes­sag­gio, per­tan­to, è più attua­le che mai.

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Giuseppe Ciliberti
Stu­den­te di Let­te­re appas­sio­na­to di cine­ma, filo­so­fia e musica.

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