Radici. Winston Churchill, il politico che ha scritto e riscritto la storia

“Hitler sta attac­can­do con tut­te le for­ze al suo coman­do. È una scom­mes­sa dispe­ra­ta e la posta in gio­co non è nien­te di meno che la domi­na­zio­ne del­l’in­te­ra raz­za uma­na.”. Sono que­ste le paro­le che Win­ston Chur­chill ha usa­to per descri­ve­re Hitler nel­la sua auto­bio­gra­fia, La Secon­da Guer­ra Mon­dia­le. Il poli­ti­co ingle­se è sta­to una pedi­na cru­cia­le nel­lo svol­gi­men­to del­la secon­da guer­ra mon­dia­le, e a 60 anni dal­la sua mor­te, rima­ne una del­le per­so­ne di più inci­si­va influen­za sto­ri­ca mai esistite.

Churchill fu il primo, e uno dei pochi, a comprendere a fondo quanto per l’Europa Hitler rappresentasse un pericolo. Non ci mise molto, infatti, a intuire il suo intento di dominio continentale. 

Mus­so­li­ni inve­ce otten­ne, in un pri­mo momen­to, il favo­re del­lo sta­ti­sta ingle­se, in par­ti­co­la­re gra­zie ai suoi idea­li anti­bol­sce­vi­chi, arri­van­do ad affer­ma­re per­si­no che, se fos­se sta­to ita­lia­no, sareb­be sta­to allea­to poli­ti­co del Duce. La carat­te­ri­sti­ca vin­cen­te di Chur­chill, però, oltre ai suoi idea­li poli­ti­ci for­ti e il suo for­te intui­to, era la sua dedi­zio­ne al suo ruo­lo. Il Pri­mo Mini­stro ave­va gran­de corag­gio mora­le: con­dan­nò Hitler e gli dichia­rò guer­ra fin dal prin­ci­pio. Dimo­strò corag­gio anche con la sua pre­sen­za sui fron­ti e nel­le cit­tà bom­bar­da­te dagli aerei nemi­ci. Il suo prag­ma­ti­smo garan­tì gran­di suc­ces­si per l’Inghilterra, come è dimo­stra­to dal­la vit­to­ria del­la bat­ta­glia di Dunkirk. 

Win­ston Chur­chill rico­prì il ruo­lo di pri­mo mini­stro negli UK tra il 1940 e il 1945, negli anni più duri del­la guer­ra. Non era ben visto dai cit­ta­di­ni del suo pae­se, che asso­cia­va­no a lui solo i fal­li­men­ti poli­ti­ci com­mes­si in pas­sa­to. Nel 1899 diven­ne famo­so gra­zie alla fuga da Pre­to­ria, dopo esse­re sta­to cat­tu­ra­to, e poi eva­so, in Suda­fri­ca che era allo­ra in guer­ra con il Regno Uni­to. Gra­zie alla fama riu­scì a diven­ta­re mem­bro del Par­la­men­to, dove poté dare spet­ta­co­lo alla sua per­so­na­li­tà sicu­ra e del­la sua con­vin­zio­ne ver­so i suoi idea­li. Per­se con­sen­so quan­do, duran­te la pri­ma guer­ra mon­dia­le, fu rite­nu­to respon­sa­bi­le di diver­si fal­li­men­ti nava­li del­la flot­ta bri­tan­ni­ca, e arri­vò ad esse­re costret­to a dimet­ter­si dal suo ruo­lo. Anni dopo, Chur­chill diven­ne can­cel­lie­re; nel 1926 pro­po­se di fis­sa­re il valo­re del­la ster­li­na a una quan­ti­tà di oro pre­ci­sa, ma que­sto pro­vo­cò il col­las­so del mer­ca­to este­ro e il licen­zia­men­to di milio­ni di mina­to­ri. La sua repu­ta­zio­ne per­ciò ven­ne nuo­va­men­te com­pro­mes­sa: fu esclu­so dal gover­no e diven­ne una figu­ra mar­gi­na­liz­za­ta nel suo paese.

I suoi idea­li poli­ti­ci, però, non si fer­ma­ro­no. Espres­se la sua oppo­si­zio­ne alla con­ces­sio­ne di più liber­tà all’India, ma soprat­tut­to avver­tì anco­ra e anco­ra il suo popo­lo del peri­co­lo che sta­va cre­scen­do sem­pre più minac­cio­so a solo un mare di distan­za, in Ger­ma­nia; non ven­ne ascoltato. 

Chamberlain, suo predecessore, firmò con Hitler gli Accordi di Monaco, cedendogli i Sudeti. “Potevate scegliere tra il disonore e la guerra. Avete scelto il disonore, avrete la guerra.”: questo scrisse Churchill in merito agli accordi. 

L’obiettivo di limi­ta­re l’espan­sio­ne di Hitler ven­ne man­da­to in fumo quan­do, l’anno dopo, la Ger­ma­nia inva­se la Polo­nia; Chur­chill fu l’unico ad aver pre­vi­sto que­sto esito. 

Sia l’Inghilterra che la Fran­cia non riu­sci­ro­no ad accor­ger­si in tem­po di quan­to peri­co­lo­so fos­se il regi­me tede­sco. Il 3 set­tem­bre la Gran Bre­ta­gna si ritro­vò di nuo­vo in guer­ra con la Ger­ma­nia, e Chur­chill ven­ne elet­to Pri­mo Lord dell’Ammigliarato. Nel mag­gio 1940, la pres­sio­ne posta su Cham­ber­lain ebbe la meglio, por­tan­do­lo a dimet­ter­si dall’incarico di Pri­mo Mini­stro. Quan­do, il 10 mag­gio 1940, i tede­schi inva­se­ro il ter­ri­to­rio fran­ce­se, con­tem­po­ra­nea­men­te Chur­chill sosti­tuì Nevil­le Cham­ber­lain, diven­tan­do Pri­mo Mini­stro degli UK. Il 24 mag­gio, dopo aver raz­zia­to Bel­gio, Olan­da e Lus­sem­bur­go, le for­ze tede­sche giun­se­ro a Dun­kirk, por­tan­do rovi­na e mor­te in Fran­cia e avvi­ci­nan­do­si sem­pre di più al ter­ri­to­rio ingle­se. Chur­chill per­ciò pre­se le redi­ni del­le trup­pe sta­zio­na­te a Dun­kirk e ordi­nò di com­bat­te­re, nono­stan­te la supe­rio­ri­tà dell’esercito di Hitler. Gra­zie alla deter­mi­na­zio­ne del Pri­mo Mini­stro, il 3 giu­gno, 340.000 uomi­ni pote­ro­no eva­cua­re in sicu­rez­za ver­so la madre­pa­tria. Quan­do Lord Hali­fax esor­tò Chur­chill a fir­ma­re la pace con la Ger­ma­nia, si rifiu­tò, mal­gra­do l’alleato fran­ce­se fos­se già cadu­to sot­to occu­pa­zio­ne tede­sca. Così, Chur­chill si ritro­vò da solo di fron­te al nemi­co tede­sco, ma con­ti­nuò a spro­na­re il popo­lo ingle­se alla lot­ta. Nel 1941, poi, ven­ne affian­ca­to dagli Sta­ti Uni­ti e dall’URSS.

Nel 1944, dopo ripe­tu­te pro­ro­ghe, Chur­chill si deci­se a inva­de­re la Fran­cia occu­pa­ta. Il 6 giu­gno 150 mila trup­pe ingle­si, cana­de­si e sta­tu­ni­ten­si sbar­ca­ro­no in Nor­man­dia: fu la più gran­de inva­sio­ne via mare mai avve­nu­ta. Un anno dopo, il 7 mag­gio 1945, la Ger­ma­nia fu costret­ta alla resa. 

Churchill portò il Regno Unito alla vittoria contro i nazisti. Nonostante ciò, nelle elezioni del mese successivo, i conservatori, condotti da Churchill, persero le elezioni contro i Laburisti. 

Le poli­ti­che labu­ri­ste del dopo­guer­ra di aumen­ta­re l’occupazione, crea­re la sani­tà pub­bli­ca e nazio­na­liz­za­re le indu­strie risuo­na­va­no mag­gior­men­te col popo­lo bri­tan­ni­co. Gli ingle­si era­no esau­sti. Tut­te le ric­chez­ze e risor­se del pae­se furo­no impie­ga­te per garan­ti­re la vit­to­ria dell’Inghilterra; per que­sto moti­vo, la nazio­ne vol­le vol­ta­re pagi­na, soste­nen­do ini­zia­ti­ve vol­te al benes­se­re e alla pro­te­zio­ne sociale. 

Nel 1951 Chur­chill vin­se le ele­zio­ni a capo del par­ti­to con­ser­va­to­re; tut­ta­via, nel 1953 fu vit­ti­ma di un ictus che lo lasciò par­zial­men­te para­liz­za­to e com­pro­mes­se la sua atti­vi­tà poli­ti­ca. Si dimi­se come Pri­mo Mini­stro nel 1955, e rima­se mem­bro del par­la­men­to fino al 1964, sen­za però ave­re una par­te­ci­pa­zio­ne atti­va. La salu­te dell’ex pre­mier con­ti­nua­va a peg­gio­ra­re, sof­frì di nume­ro­si ictus, e ini­ziò anche la pia­ni­fi­ca­zio­ne del suo fune­ra­le, noto come “Ope­ra­tion Hope Not”: ovve­ro, Ope­ra­zio­ne Spe­ria­mo di No. Il 24 gen­na­io 1965, Win­ston Chur­chill morì, a 90 anni. 

Winston Churchill è tutt’oggi ricordato come pilastro della politica britannica della prima metà del Novecento, ma uno dei lati più interessanti di questo personaggio è il suo talento con le parole. 

Chur­chill era un ora­to­re: i suoi discor­si pub­bli­ci al popo­lo ingle­se han­no dato for­za a una nazio­ne in guer­ra, ali­men­tan­do la spe­ran­za per la vit­to­ria. Chur­chill era ben con­sa­pe­vo­le del pote­re che la paro­la rac­chiu­de, soprat­tut­to in boc­ca a un Pri­mo Mini­stro. Pas­sa­va ore a eser­ci­tar­si e a ripe­te­re i suoi discor­si, che scri­ve­va di sua pen­na, sen­za ausi­li ester­ni. Uti­liz­za­va meta­fo­re, imma­gi­ni evo­ca­ti­ve e un lin­guag­gio emo­ti­vo, che gli potes­se­ro con­fe­ri­re auto­ri­tà e che potes­se­ro esse­re fon­te di for­za per il popo­lo che lo ascol­ta­va. Dice­va di scri­ve­re i suoi discor­si come sal­mi, scan­di­ti da rit­mo e pau­se d’effetto. Chur­chill deci­se anche di tene­re la zep­po­la che si por­ta­va die­tro fin da bam­bi­no, in modo che il suo tono di voce fos­se chia­ra­men­te rico­no­sci­bi­le e potes­se con­fe­rir­gli un suo­no auten­ti­co duran­te i discor­si e le tra­smis­sio­ni radio­fo­ni­che. Il suo talen­to con la paro­la e l’orazione è cul­mi­na­to nel 1953, quan­do ha vin­to il Pre­mio Nobel per la Let­te­ra­tu­ra “per la sua padro­nan­za del­la descri­zio­ne sto­ri­ca e bio­gra­fi­ca, non­ché per la bril­lan­te ora­to­ria nel difen­de­re i valo­ri uma­ni elevati”. 

Una del­le carat­te­ri­sti­che più note­vo­li di Chur­chill era l’amore per la pro­pria patria, e il con­se­guen­te con­vin­ci­men­to del­la sua supe­rio­ri­tà. Defi­ni­va gli india­ni pri­mi­ti­vi, e rite­ne­va leci­ta la sot­to­mis­sio­ne del­le raz­ze infe­rio­ri, se ulti­ma­ta con un fine altruista. 

Non vedeva di buon occhio nemmeno Gandhi, figura che lo nauseava e che descrisse come maligno e fanatico. 

Il popo­lo india­no veni­va loda­to dal Pri­mo Mini­stro solo nel­le occa­sio­ni di soc­cor­so all’Inghilterra, lodan­do il loro corag­gio nel momen­to del­la lot­ta a fian­co dei sol­da­ti ingle­si. Non appog­giò il movi­men­to del­le suf­fra­get­te e le loro lot­te per otte­ne­re il dirit­to di voto, soste­nen­do che fos­se­ro ade­gua­ta­men­te rap­pre­sen­ta­te tra­mi­te il voto del mari­to. Dopo la Pri­ma Guer­ra Mon­dia­le, però, dopo aver visto le don­ne sosti­tui­re con gran­de for­za gli uomi­ni nel­le fab­bri­che, si ricredette. 

Win­ston Chur­chill ebbe un ruo­lo deci­si­vo nel­la scon­fit­ta di Hitler. Ha sfrut­ta­to il suo talen­to e il suo pote­re per fare discor­si per spro­na­re e dare spe­ran­za al suo popo­lo, pla­sman­do la sto­ria a suo pia­ci­men­to. Nono­stan­te le sue con­trad­di­zio­ni, che riflet­to­no fedel­men­te l’epoca in cui ha vis­su­to, il suo corag­gio, la sua deter­mi­na­zio­ne e la sua testar­dag­gi­ne han­no for­gia­to la sua ere­di­tà, che non si limi­ta alla guer­ra, ma va ben oltre.

Emma Pierri

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