Due importanti manifestazioni, quelle tenutasi il 21 giugno a Roma, a cui hanno preso parte più di quattrocento associazioni. La prima NO guerra, riarmo, genocidio, autoritarismo promossa dalla campagna europea Stop ReArm Europe, la seconda invece organizzata dal collettivo Disarmiamoli, che a differenza della precedente si pone in opposizione diretta con la partecipazione alla NATO.
Questa associazione è attiva da ormai più di trentacinque anni in campagne contro le spese militari e si associa spesso ad altri organismi come Retepace e Disarmo, Greenpeace e Fondazione Perugia-Assisi.
L’obiettivo di quest’ultima, come chiarito dal sito ufficiale, è rendere noto «il preoccupante vuoto di democrazia sulle questioni e le scelte riguardanti gli investimenti militari».
Un’opposizione radicale, simboleggiata con forza dal rogo di bandiere NATO e israeliane da parte dei manifestanti.
Il primo corteo ha invece messo in atto un flashmob per ricordare le vittime di Gaza: i partecipanti si sono sdraiati a terra coperti da lenzuoli e sono stati ricreati i suoni delle bombe sulla Striscia, immagine dalla carica evocativa potente per richiamare alla riflessione i governi impegnati in questi giorni delicati nei conflitti mondiali.
Ma non solo gesti, centrali sono stati i presenti all’evento: l’esponente della CGIL Francesca Re David, segretaria confederale, e Michele de Palma, segretario FIOM. Lotta ai conflitti armati e sindacalismo si legano a doppio filo nella riflessione collettiva: «Lì si muore e qui ci si impoverisce, per questo dobbiamo ribellarci» dice Re David.
D’impatto è stato anche l’intervento di Michela Paschetto, infermiera di Emergency direttamente da Gaza, che ha ribadito le terribili condizioni igienico-sanitarie degli ospedali della Striscia e la mancanza di cibo e attrezzature adeguate.
Forte è stata la presenza della comunità palestinese, rappresentata dall’attivista e studioso Omar Suleiman, che ha ricordato i 20.000 bambini uccisi nella Striscia di Gaza.
In chiusura dell’evento è stata messa in scena una performance uditiva a cura del comico Alessandro Bergonzoni e della giornalista Francesca Fornario nei panni dell’attivista e giornalista assassinata Fatma Assouma, che in chiusura alla rappresentazione le ha reso omaggio gridando: «Quando mi uccideranno non voglio essere un numero né un titolo di giornale. Voglio essere rumore. E allora facciamo rumore.»
Un momento definito, da chi ha partecipato, toccante, un’occasione di ritrovarsi per la pace e riflettere.
Il presidente ARCI Massa commenta: «Rifiutiamo l’idea che per dirimere i conflitti si debba passare per le armi.» Resta ancora dubbio l’effettivo numero di partecipanti, secondo gli organizzatori delle due dimostrazioni, avrebbero partecipato circa 100.000 persone, secondo la Questura invece, solo 5000.
Tra i partiti hanno aderito alla dimostrazione nella loro interezza M5S, con in testa Giuseppe Conte, Alleanza Verdi-Sinistra e Rifondazione Comunista. Sembrerebbe essere mancata una presenza unitaria del PD, del quale erano presenti solamente Bonelli e Fratoianni, senza Schlein, impegnata in Olanda per un congresso organizzato da Verdi e socialisti europei. Tuttavia, hanno partecipato a titolo personale anche gli europarlamentari Tarquinio e Strada e il deputato Scotto.
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