BookAdvisor, consigli di lettura di settembre

BookAdvisor, consigli di lettura di settembre

Il 5 di ogni mese, 5 libri per tutti i gusti: BookAdvisor è la rubrica dove vi consigliamo ciò che ci è piaciuto di recente, tra novità e qualche riscoperta.


Ma io qua­si qua­si, Miche­le Bitos­si (ACCENTO) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Ric­car­do atten­de con ansia che que­sti sei gior­ni pas­si­no. Sei gior­ni che lo sepa­ra­no dal ver­det­to del­la Dot­to­res­sa Fon­ta­ne­to: potrà tor­na­re a vede­re sua figlia Nora?

La dif­fi­ci­le sepa­ra­zio­ne dal­la moglie Ker­stin, i moti­vi che lo han­no tenu­to lon­ta­no da sua figlia e i suoi pro­ble­mi di dipen­den­za cau­sa­no in Ric­car­do emo­zio­ni con­tra­stan­ti, spes­so dif­fi­ci­li da tene­re a bada. E così comin­cia il rac­con­to di que­sti sei gior­ni che sem­bra duri­no una vita, in cui Ric­car­do riper­cor­re tap­pe impor­tan­ti del suo per­cor­so, che coin­vol­go­no ami­ci, fami­lia­ri e qual­che rela­zio­ne d’amore. Non è faci­le entra­re nel­la sua testa, in cui il disor­di­ne regna sovra­no, e seguir­ne i pen­sie­ri. Cer­ca con­ti­nue distra­zio­ni in que­sti sei gior­ni, che sia­no una nuo­ta­ta al mare, la pale­stra o il lavo­ro; si osti­na anche a rico­min­cia­re a fuma­re, dopo aver smes­so. Ric­car­do è un uomo pre­da dei suoi pen­sie­ri, in cer­ca di qual­che pun­to fer­mo nel caos.

Miche­le Bitos­si non fa scon­ti: dal­la pri­ma pagi­na si è cata­pul­ta­ti in Ric­car­do e nei suoi sen­ti­men­ti. Ma io qua­si qua­si è un roman­zo iro­ni­co e atten­to, fit­to di vicen­de diver­ten­ti e toc­can­ti. Una paro­la tira l’altra, non ci si può stac­ca­re da Ric­car­do. Un testo auten­ti­co, le cui pagi­ne bru­cia­no come la pol­tro­na in copertina.


I ragaz­zi del­la Cla­rée, Raphaël Krafft (Kel­ler edi­to­re) – recen­sio­ne di Nina Fresia

Nel cuo­re geli­do del­le Alpi, tra nevi e boschi silen­zio­si, si con­su­ma una dram­ma­ti­ca vicen­da uma­na. La rac­con­ta Raphaël Krafft nel suo libro I ragaz­zi del­la Cla­rée, un repor­ta­ge a tra Euro­pa e Afri­ca. È novem­bre 2017 quan­do il gior­na­li­sta fran­ce­se incon­tra quat­tro ado­le­scen­ti afri­ca­ni, sono anco­ra mino­ren­ni ma han­no già alle spal­le un lun­go viag­gio alla ricer­ca di un futu­ro diver­so. Pro­ve­nien­ti da Gui­nea e Sene­gal, i ragaz­zi rischia­no la vita ten­tan­do di attra­ver­sa­re il Col­le del­la Sca­la, fron­tie­ra dura e mili­ta­riz­za­ta tra Ita­lia e Francia.

Attra­ver­so un repor­ta­ge sce­vro di reto­ri­ca, Krafft met­te a nudo la cru­da real­tà dei migran­ti alpi­ni. Non è solo cro­na­ca, ma uno sguar­do uma­no su chi si bat­te per offri­re soc­cor­so in mon­ta­gna, tra volon­ta­ri e comu­ni­tà loca­li che sfi­da­no auto­ri­tà che spes­so cri­mi­na­liz­za­no l’aiuto ai migran­ti. La nar­ra­zio­ne si fa testi­mo­nian­za diret­ta di un siste­ma che respin­ge chi dovreb­be pro­teg­ge­re, e che lascia ado­le­scen­ti di 16–17 anni indi­fe­si al gelo.

Ma va anche oltre. Krafft vuo­le inda­ga­re le cau­se che spin­go­no tan­ti gio­va­ni a met­ter­si in cam­mi­no ver­so un desti­no incer­to. Per que­sto il viag­gio pro­se­gue in Gui­nea, dove con un approc­cio ori­gi­na­le e col­la­bo­ra­ti­vo gui­da­to dagli stu­den­ti di Néva­che nel­la Fran­cia alpi­na, l’autore inda­ga sui moti­vi del­le par­ten­ze, tra pover­tà, regi­me poli­ti­co e un’Africa sospe­sa tra splen­do­re natu­ra­le e disa­gi sociali.


Qua­der­ni ucrai­ni. Dia­rio di un’invasione, Igort (Oblo­mov) – recen­sio­ne di Jes­si­ca Rodenghi

«Se il tuo cer­vel­lo si rifiu­ta di accet­ta­re quel che sen­ti e leg­gi, come può far­lo chi è pri­gio­nie­ro di que­sto incu­bo?» Con que­sta fra­se si entra in Dia­rio di un’invasione di Igort, un’opera che mesco­la repor­ta­ge, inchie­sta e testi­mo­nian­za diret­ta, intrec­cian­do le voci di paren­ti, ami­ci e cono­scen­ti dell’autore con quel­le di chi la guer­ra l’ha vista arri­va­re sul­la pro­pria porta.

Il libro è fat­to di fram­men­ti: tele­fo­na­te tra geni­to­ri e figli che si rac­co­man­da­no di cor­re­re negli scan­ti­na­ti, sto­rie di sol­da­ti rus­si che non vole­va­no ucci­de­re, uomi­ni bloc­ca­ti in patria dal­la leg­ge mar­zia­le del 25 feb­bra­io 2022 e spin­ti al fron­te come car­ne da macel­lo. Tut­to pas­sa attra­ver­so lo sguar­do e la sen­si­bi­li­tà di Igort, che non si limi­ta a docu­men­ta­re ma lascia tra­spa­ri­re la pro­pria ango­scia e la pro­pria urgenza.

«Ti devi abi­tua­re all’angoscia. E allo­ra cer­chi di pen­sa­re se e come puoi dare una mano.» Que­sta fra­se è il cuo­re del libro: non un fumet­to da leg­ge­re per sva­go, ma un col­po nel­lo sto­ma­co che ripor­ta alla memo­ria l’inizio dell’invasione, quel 24 feb­bra­io che tut­ti ricor­dia­mo. Si può chia­ma­re “ope­ra­zio­ne spe­cia­le”, ma i mor­ti riman­go­no morti.

Dia­rio di un’invasione offre uno spac­ca­to di vita comu­ne nel­la disgra­zia straor­di­na­ria, un rac­con­to che non pas­sa attra­ver­so le imma­gi­ni in tele­vi­sio­ne o sui social, ma attra­ver­so voci e sto­rie che resta­no impres­se mol­to più a fondo.


Le veri­tà spez­za­te, Ales­san­dro Robec­chi (Riz­zo­li) – recen­sio­ne di Nina Fresia

Ales­san­dro Robec­chi con Le veri­tà spez­za­te ci offre un roman­zo gial­lo dal sapo­re par­ti­co­la­re, che fon­de pas­sa­to e pre­sen­te in una rifles­sio­ne pro­fon­da sul­la liber­tà e i suoi limi­ti. Il pro­ta­go­ni­sta è Man­lio Par­ri­ni, un regi­sta cele­bre, riti­ra­to­si dal cine­ma per disil­lu­sio­ne, che ora vuo­le ripor­ta­re alla luce la sto­ria di Augu­sto De Ange­lis, pio­nie­re del gial­lo ita­lia­no negli anni Tren­ta, vit­ti­ma del­la cen­su­ra fasci­sta e di un’ingiustizia mai chiarita.

La nar­ra­zio­ne si dipa­na tra il pro­get­to cine­ma­to­gra­fi­co di Par­ri­ni e un miste­rio­so omi­ci­dio con­tem­po­ra­neo: la vedo­va Basto­ni, sua vici­na di casa, vie­ne tro­va­ta stran­go­la­ta. Que­sto dop­pio gial­lo, intrec­cia­to con la corag­gio­sa figu­ra di De Ange­lis, diven­ta un’occasione per riflet­te­re sui con­di­zio­na­men­ti socia­li e sul silen­zio che spes­so cir­con­da la veri­tà, sia nel pas­sa­to che oggi.

La scrit­tu­ra di Robec­chi man­tie­ne una sobrie­tà col­ta e a trat­ti iro­ni­ca. L’omaggio a De Ange­lis è effi­ca­ce e coin­vol­gen­te. Le veri­tà spez­za­te si pre­sen­ta come un roman­zo sti­mo­lan­te, che invi­ta a non dimen­ti­ca­re i sacri­fi­ci per la liber­tà di espres­sio­ne e il valo­re di una veri­tà spes­so nasco­sta o spez­za­ta, in un’Italia che sem­bra ripro­por­re inquie­tan­ti paral­le­li­smi con il passato.


Non sarà la soli­ta esta­te, Car­ley For­tu­ne (New­ton Comp­ton Edi­to­ri) – recen­sio­ne di Matil­de Eli­sa Sala

Per diver­si anni, Lucy ha tra­scor­so le vacan­ze esti­ve a casa del­la sua miglio­re ami­ca Brid­get, sull’Isola del Prin­ci­pe Edoar­do. Se l’Isola dovreb­be esse­re il posto per rilas­sar­si e stac­ca­re dal­la fre­ne­sia del­la cit­tà, a com­pli­ca­re le cose è la pre­sen­za di Felix, il fra­tel­lo di Brid­get, con cui Lucy ha tra­scor­so una not­te, ripro­met­ten­do­si non sareb­be più capi­ta­to. Inu­ti­le dire che i due han­no fati­ca­to a sta­re lon­ta­ni, tenen­do tut­to nasco­sto per­si­no a Brid­get, che ave­va inti­ma­to all’amica di non inna­mo­rar­si in alcun modo di suo fratello.

Una set­ti­ma­na pri­ma del suo matri­mo­nio, Brid­get si rifu­gia sull’Isola scap­pan­do da Toron­to, la cit­tà in cui vivo­no sia lei che Lucy, alla qua­le chie­de di rag­giun­ger­la. Per Lucy è il momen­to di rive­de­re Felix dopo un con­to in sospe­so dall’estate pre­ce­den­te, entram­bi ormai cre­sciu­ti, sul­la soglia dell’età adul­ta, con­sa­pe­vo­li che la loro attra­zio­ne si è ormai tra­sfor­ma­ta in qual­co­sa di più.

Per il ter­zo anno con­se­cu­ti­vo, Car­ley For­tu­ne rega­la una bel­lis­si­ma sto­ria d’amore, fat­ta di cre­sci­ta e con­fron­to. Lucy e Felix sono spen­sie­ra­ti e leg­ge­ri pri­ma, più emo­ti­vi e auto­cri­ti­ci poi. Un per­cor­so di sco­per­ta reci­pro­ca e indi­vi­dua­le nel qua­le entram­bi acqui­sta­no con­sa­pe­vo­lez­za, riu­scen­do pas­so dopo pas­so a con­so­li­da­re i pro­pri desi­de­ri e i pro­pri sentimenti.

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Matilde Elisa Sala
Stu­dio Let­te­re, men­tre aspet­to anco­ra la mia let­te­ra per Hog­warts. Osser­vo il mon­do con occhi curio­si e un piz­zi­co di iro­nia, per­den­do­mi spes­so tra le pagi­ne di un buon libro o le sce­ne di un film. Scri­vo, per­ché cre­do che le paro­le sia­no lo stru­men­to più poten­te che abbiamo.

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