“C’è un’idea che viaggia verso testa treno, vuole vivere questa idea.”

Sno­w­pier­cer è una serie tele­vi­si­va ispi­ra­ta al fumet­to Le Trans­per­ce­nei­ge. Pre­sen­ta al pub­bli­co un mon­do post-apo­ca­lit­ti­co in cui l’umanità, soprav­vis­su­ta ad una Era Gla­cia­le pro­vo­ca­ta dagli scien­zia­ti, vive rele­ga­ta su un tre­no lun­go 1.001 car­roz­ze che viag­gia in moto per­pe­tuo intor­no al pia­ne­ta Ter­ra. L’accesso a que­sto micro­co­smo è sta­to sin dall’inizio rego­la­to dal­la ric­chez­za: solo i più facol­to­si, pagan­do bigliet­ti dal costo proi­bi­ti­vo, han­no potu­to garan­tir­si un posto a bor­do del tre­no. I pove­ri, inve­ce, si sono intro­dot­ti con la for­za, occu­pan­do la sezio­ne chia­ma­ta Fon­do. In que­sto modo il tre­no diven­ta una poten­te meta­fo­ra del­la socie­tà: in uno spa­zio limi­ta­to la distri­bu­zio­ne del­le risor­se, la divi­sio­ne in clas­si e il con­trol­lo poli­ti­co gene­ra­no ine­vi­ta­bil­men­te ten­sio­ni e con­flit­ti. Sno­w­pier­cer non è un rac­con­to disto­pi­co, sem­bra piut­to­sto esse­re una vera e pro­pria rifles­sio­ne sul­le disu­gua­glian­ze socia­li.

La vita a bordo è rigidamente gerarchica. Come suggerisce la serie, il treno è l’immagine rovesciata di un palazzo: coricato su un fianco, con ogni piano corrispondente a una classe sociale.

Nel­la Pri­ma e nel­la Secon­da Clas­se vivo­no colo­ro che han­no acqui­sta­to il bigliet­to, un’aristocrazia e una bor­ghe­sia pri­vi­le­gia­te, immer­se nel lus­so e con­vin­te di esse­re “clien­ti” piut­to­sto che sem­pli­ci pas­seg­ge­ri. La Ter­za Clas­se è com­po­sta inve­ce da colo­ro sali­ti a bor­do con rego­la­re con­trat­to, ovve­ro la clas­se ope­ra­ia, indi­spen­sa­bi­le al fun­zio­na­men­to del tre­no ma costret­ta a tur­ni este­nuan­ti e a con­di­zio­ni duris­si­me. Infi­ne, nel Fon­do si ammas­sa­no colo­ro che sono sali­ti sen­za paga­re, eti­chet­ta­ti come ille­git­ti­mi, trat­ta­ti sen­za digni­tà e rele­ga­ti alla mera sopravvivenza.

“Non avete diritto a niente qui, i passeggeri avevano il biglietto, tutto il personale aveva un contratto; voi fondai siete saliti a bordo come ratti.”

Que­sta rigi­da divi­sio­ne non riguar­da sol­tan­to lo spa­zio o le risor­se, ma si riflet­te anche nel lin­guag­gio e nei rap­por­ti quo­ti­dia­ni. Al cen­tro del­la serie c’è la rap­pre­sen­ta­zio­ne di una socie­tà spez­za­ta: da un lato l’élite inten­ta a difen­de­re i pro­pri pri­vi­le­gi, dall’altro i ceti assog­get­ta­ti che lot­ta­no per sopravvivere.

“Dovrebbe importarvi delle vite di terza, perché sette giorni su sette, tre turni al giorno, noi teniamo lubrificati i cuscinetti e a bada il freddo, tiriamo a sorte per avere i figli e moriamo per incidenti evitabili e malattie che a voi curano.”

La giu­sti­fi­ca­zio­ne uffi­ciale di que­sto siste­ma si fon­da sull’idea del tre­no come eco­si­ste­ma fra­gi­le, nel qua­le ognu­no rico­pre un ruo­lo come un per­fet­to ingra­nag­gio, un siste­ma cal­co­la­to in ogni det­ta­glio di peso, ener­gia e risor­se. I “fon­dai” ven­go­no con­si­de­ra­ti una varia­bi­le peri­co­lo­sa che minac­cia la pre­ca­ria sta­bi­li­tà. Ma die­tro la mate­ma­ti­ca e i cal­co­li si nascon­de un con­flit­to più pro­fon­do: la con­trap­po­si­zio­ne tra chi cre­de nel­la pos­si­bi­li­tà di con­di­vi­de­re equa­men­te le risor­se e chi, al con­tra­rio, ritie­ne che solo una rigi­da gerar­chia pos­sa assi­cu­ra­re la soprav­vi­ven­za collettiva.

“- Tut­to que­sto e non sape­te condividere…

-Non pos­sia­mo. Tut­to sul tre­no del signor Wil­ford è com­ples­so. Sem­bra abbon­dan­za a lei, non lo è. Ogni cosa qui soprav­vi­ve nel rispet­to del suo equi­li­brio. Wil­ford ha pro­get­ta­to lo Sno­w­pier­cer per fun­zio­na­re in un cer­to modo, se lo aves­si crea­to io avrei crea­to un mon­do diver­so, più giu­sto, ma non l’ho fat­to, ho ere­di­ta­to una crea­zio­ne altrui. La gen­te sem­bra cre­de­re che chi è al pote­re non rispon­da a nes­su­no, che fac­cia come vuo­le, la veri­tà è ben diver­sa: chi è al pote­re rispon­de a tut­ti; fac­cio del­le scel­te, non per­ché io voglia, ma per­ché le pre­ten­do­no, il tre­no le pretende.”

Un aspet­to par­ti­co­lar­men­te inte­res­san­te che emer­ge nel cor­so del­la serie è il rap­por­to tra giu­sti­zia e pote­re. Fino a un cer­to momen­to, infat­ti, i mem­bri del­la Ter­za Clas­se non ave­va­no mai avu­to acces­so a una giu­ria com­po­sta dai loro pari: i pro­ces­si veni­va­no deci­si dal­le clas­si pri­vi­le­gia­te, tra­sfor­man­do la leg­ge in uno stru­men­to di con­trol­lo dell’élite. Con le pri­me rivol­te, però, si intro­du­ce un cam­bia­men­to cru­cia­le: la nasci­ta di una giu­ria egua­li­ta­ria. Que­sto pas­sag­gio non è sol­tan­to un det­ta­glio a favo­re del­la tra­ma, ma rap­pre­sen­ta la pri­ma incri­na­tu­ra del siste­ma dispo­ti­co e un ten­ta­ti­vo di avvi­ci­na­men­to a un model­lo demo­cra­ti­co, in cui la giu­sti­zia diven­ta il pri­mo ter­re­no di ridi­stri­bu­zio­ne del potere.

“C’è un’idea che viaggia verso testa treno, vuole vivere questa idea, vuole mettere il treno a fuoco e fiamme e le serve solo la scintilla.”

Per con­clu­de­re Sno­w­pier­cer sem­bra voler denun­cia­re, median­te la nar­ra­zio­ne di un futu­ro disto­pi­co, che le socie­tà uma­ne si fon­da­no sul­le disu­gua­glian­ze e mostra come esse non scom­pa­ia­no nem­me­no quan­do l’umanità è ridot­ta alla soprav­vi­ven­za, ma anzi pro­prio in que­sti casi ven­go­no accentuate.

Lun­go la serie tra­mi­te rivol­te e con­trad­di­zio­ni tra pote­re e giu­sti­zia, lo Sno­w­pier­cer ci invi­ta costan­te­men­te ad inter­ro­ga­re noi stes­si se un ordi­ne socia­le che pone le sue basi sui pri­vi­le­gi pos­sa dav­ve­ro garan­ti­re la soprav­vi­ven­za alla raz­za uma­na o se, al con­tra­rio, il futu­ro richie­da la costru­zio­ne di un nuo­vo model­lo fon­da­to su con­di­vi­sio­ne e giustizia. 

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