Charlie Kirk: errori a destra e a sinistra

Errori a destra e a sinistra su Charlie Kirk
Errori a destra e a sinistra su Charlie Kirk

Le opinioni espresse in questo editoriale sono esclusivamente degli autori e non riflettono il punto di vista della redazione.


Michele Cacciapuoti

L’uccisione dell’attivista di destra Char­lie Kirk il 10 set­tem­bre ha gene­ra­to un viva­ce dibat­ti­to anche in Euro­pa e in Ita­lia, nono­stan­te la sua noto­rie­tà qui fos­se qua­si inver­sa­men­te pro­por­zio­na­le a quel­la enor­me che ave­va in Ame­ri­ca – sal­vo qual­che cir­cui­to nerd del­la poli­ti­ca (Vul­ca­no inclu­so).

Da un lato, gran par­te del­la destra ha incol­pa­to uni­vo­ca­men­te la sini­stra, ipo­te­ti­ca­men­te rea di toni incen­dia­ri tra­mu­ta­ti­si in vio­len­za con­cre­ta. Qual­cu­no ha rela­ti­viz­za­to, resu­sci­tan­do la teo­ria degli oppo­sti estre­mi­smi. Da sini­stra, qual­cu­no ha volu­to dire che in fon­do la vera col­pa è del­la destra, uni­ca respon­sa­bi­le del­la pola­riz­za­zio­ne poli­ti­ca e – negli USA – del­la las­si­sta legi­sla­zio­ne sul­le armi.

È un copio­ne che ricor­da da vici­no quel­lo discus­so da Vul­ca­no un anno fa, dopo gli atten­ta­ti a Donald Trump, e la rispo­sta è sem­pre quel­la: da un lato, è fuo­ri dal mon­do attri­bui­re alla sola sini­stra la col­pa del­le divi­sio­ni e dell’aggressività poli­ti­ca, spe­cial­men­te nel caso statunitense.

D’altro canto, a sinistra ci si rifugia spesso e volentieri in un deresponsabilizzante manicheismo che assolve in toto il proprio schieramento: di qua i buoni, di là i cattivi.

Una sini­stra che cele­bra l’omicidio di Kirk come ha fat­to il col­let­ti­vo Cam­bia­re Rot­ta, par­lan­do di «un gior­no meno buio» e dichia­ran­do «-1» in un post poi can­cel­la­to, si dimo­stra anti­de­mo­cra­ti­ca. E non per una per­be­ni­sta que­stio­ne di bon ton (“non si augu­ra la mor­te a nes­su­no”), né per l’ovvia e con­se­guen­te stru­men­ta­liz­za­zio­ne che ne è sta­ta fat­ta dal­la destra, da Gior­gia Melo­ni alla leghi­sta Sil­via Sar­do­ne.

Piut­to­sto, per una que­stio­ne più inti­ma­men­te eti­ca: il soste­gno poli­ti­co alla vio­len­za come rispo­sta all’avversario, la riat­tua­liz­za­zio­ne di slo­gan e tec­ni­che da guer­ra civi­le che, se ave­va­no una legit­ti­mi­tà nel 1943–1945, già l’avevano per­sa nei nostri Anni di Piom­bo, che pure rie­vo­ca­va­no una “Resi­sten­za incom­piu­ta”. Peral­tro con l’effetto, anco­ra, di sco­pri­re il fian­co a una stru­men­ta­liz­za­zio­ne di destra che fra le righe inva­li­da anche l’origine sto­ri­ca dell’eredità resi­sten­zia­le – come ha fat­to Sal­vi­ni, non appe­na ha sco­per­to che su uno dei pro­iet­ti­li ine­splo­si sareb­be sta­to scrit­to «Bel­la ciao».

E tale riattualizzazione dell’idea di lotta armata non è indebita solamente dal punto di vista delle modalità, ma per l’intolleranza che sottende: chi non la pensa come me è il nemico e va eliminato.

Suset­to er Duro, pseu­do­ni­mo di uno scrit­to­re e con­tent crea­tor di sini­stra, sostie­ne che quel­le di Kirk non fos­se­ro «idee», per­ché «le idee si fer­ma­no a “a te te piac­cio­no le melan­za­ne, a me me piac­cio­no le zuc­chi­ne”» – solo que­ste (cioè gusti sog­get­ti­vi total­men­te inin­fluen­ti e impos­si­bi­li da sot­to­por­re a una discus­sio­ne logi­ca) potreb­be­ro esse­re «dibat­tu­te» (sal­vo poi aggiun­ge­re «a meno che non sia­no soste­nu­te da una tesi argo­men­ta­ti­va vali­da», ma come appu­rar­lo se non dibat­ten­do­le?); le altre non «si risol­vo­no a paro­le» e il pro­iet­ti­le «è sta­to un pro­iet­ti­le giusto».

Que­sta è in effet­ti l’unica con­clu­sio­ne che si può trar­re dal­la per­ce­zio­ne esi­sten­zia­le del­la poli­ti­ca, che sia la lot­ta di clas­se o quel­la iden­ti­ta­ria: sen­za nega­re che tale per­ce­zio­ne sia in par­te fon­da­ta (quan­do la destra ame­ri­ca­na gio­ca con le spa­ra­to­rie o i dirit­ti uma­ni di per­so­ne migran­ti e tran­sgen­der), la sua esa­cer­ba­zio­ne por­ta ine­vi­ta­bil­men­te a dedur­re che sia “o noi o loro”.

A cre­de­re che per risol­ve­re tut­to, a mo’ di pana­cea, sia con­di­zio­ne neces­sa­ria e suf­fi­cien­te (e non è nes­su­na del­le due) la mor­te, l’eliminazione fisi­ca, la scom­par­sa del pro­prio avver­sa­rio; a spe­ra­re così inten­sa­men­te nel­la dipar­ti­ta di Trump da non dover­lo nem­me­no nomi­na­re (sui social, è the thing, o la doman­da did he die today?). In buo­na o in cat­ti­va fede, dal­le dichia­ra­zio­ni di cor­do­glio di alcu­ni atti­vi­sti Dem tra­spa­re una mag­gior pre­oc­cu­pa­zio­ne per la pro­pria inco­lu­mi­tà: «Ho ripe­tu­ta­men­te mes­so in peri­co­lo la mia per­so­na, pie­na­men­te con­sa­pe­vo­le che l’incidente di oggi sarei potu­to esse­re io», scri­ve Wal­ter Master­son; «So che se fos­si ucci­so in modo simi­le, la destra pro­rom­pe­reb­be in gio­ia, pro­ba­bil­men­te anche più for­te di quan­to mol­ti libe­ral sta­ran­no pro­van­do ora», scri­ve Hasan Piker.

Quanto sostenuto finora non concede alcunché alle posizioni di Charlie Kirk.

Non solo non era un san­to, ma non era nem­me­no sem­pli­ce­men­te uno di destra, o con­tro­ver­so, o con alcu­ne idee diver­se da quel­le degli altri. La sua ideo­lo­gia era dia­me­tral­men­te oppo­sta ai valo­ri demo­cra­ti­ci: per la col­lu­sio­ne teo­cra­ti­ca fra Cri­stia­ne­si­mo evan­ge­li­co e gover­no; per la supe­rio­ri­tà del­la cul­tu­ra occi­den­ta­le; anti­a­bor­ti­sta anche in caso di stu­pro, anche di mino­ri, anche di sua figliaomo­fo­bo e raz­zi­sta; ha atti­va­men­te par­te­ci­pa­to all’attacco al Cam­pi­do­glio del 6 gen­na­io 2021.

Come scri­ve il fumet­ti­sta bri­tan­ni­co Alec Mac­Do­nald: «Pos­so esse­re con­tra­rio a que­sto tipo di vio­len­za sen­za dover­lo pian­ge­re come fos­se Heath Led­ger». Ana­lo­ga­men­te, il gior­na­li­sta Jaco­po Di Mice­li scri­ve che «Non è tol­le­ra­bi­le il suo assas­si­nio ma le sue idee era­no incom­pa­ti­bi­li con la democrazia».

Non è vero che quelle di Kirk non fossero idee, ma erano comunque pessime idee. 

Non solo il valo­re del­la tol­le­ran­za, in quan­to uma­no e uni­ver­sa­le, deve poter­si appli­ca­re anche a chi la pen­sa diver­sa­men­te da noi e a chi la pen­sa tan­to diver­sa­men­te da noi da non pre­di­ca­re tol­le­ran­za (al net­to del­le inter­pre­ta­zio­ni devia­te del para­dos­so di Pop­per). Ma è pro­prio ver­so que­sti ulti­mi che tale tol­le­ran­za si misu­ra, per­ché a esse­re libe­ra­li con “gli ami­ci” e “i buo­ni” sono bra­vi tutti.

Que­sto prin­ci­pio non è sta­to rispet­ta­to da alcu­ne com­po­nen­ti di sini­stra, come si è det­to, ma signi­fi­ca anche che per con­dan­na­re l’omicidio di Char­lie Kirk non è neces­sa­rio (ed è anzi dan­no­so) elo­giar­ne le idee, come fa gran par­te del­la destra. Que­sto sia per­ché si por­ta­no avan­ti tali posi­zio­ni anti­de­mo­cra­ti­che, sia per­ché raf­for­za l’idea che Kirk andas­se tol­le­ra­to “per­ché ave­va ragio­ne” e non “per­ché non si ucci­do­no gli avversari”.

Se all’agiografia dei mor­ti è oppor­tu­no resi­ste­re anche quan­do è un fisio­lo­gi­co feno­me­no media­ti­co, diven­ta anco­ra più impor­tan­te quan­do è arti­fi­cio­sa e strumentale.

Nel mon­do pro­gres­si­sta, qual­cu­no ha rite­nu­to di fare una scis­sio­ne fra i con­te­nu­ti che Kirk soste­ne­va (rea­zio­na­ri ed ese­cra­bi­li) e le moda­li­tà in cui le espri­me­va (demo­cra­ti­che e libe­ra­li): l’attivista era infat­ti noto soprat­tut­to per la sua par­te­ci­pa­zio­ne a dibat­ti­ti con gli avver­sa­ri, spe­cie nei col­le­ge, esat­ta­men­te come quel­lo in cui è sta­to ucciso.

È una divisione speculare a quella, di neutralismo democristiano, per cui si concorda con i contenuti ma non con i modi o i toni di qualcuno.

Que­sta scis­sio­ne è soste­nu­ta dal gior­na­li­sta Ezra Klein, ma in Ita­lia anche dal divul­ga­to­re filo­so­fi­co Euge­nio Radin. Eppu­re è una scis­sio­ne fal­la­ce: il meto­do di Kirk era tut­to fuor­ché spor­ti­vo e intel­let­tual­men­te one­sto. Era un dia­lo­gi­smo non dia­lo­gan­te che noto­ria­men­te svia­va il discor­so, incor­re­va in fal­la­cie logi­che, par­ti­va da assun­ti fal­si e ne trae­va con­clu­sio­ni insen­sa­te. La sua bra­vu­ra con­si­ste­va nell’oculata scel­ta degli avver­sa­ri con cui dibat­te­re (spes­so stu­den­ti ine­sper­ti) e soprat­tut­to del­le clip da pub­bli­ca­re (rigo­ro­sa­men­te quel­le in cui ne usci­va vincitore).

L’hanno fat­to nota­re Di Mice­li, il gior­na­li­sta David Corn, il divul­ga­to­re ita­lia­no Mar­ti­no Wong, in par­te il gior­na­li­sta ita­lia­no Ales­san­dro Luna e altri com­men­ta­to­ri.

Inol­tre, Fra­tel­li d’Italia ha fat­to di tut­ta l’erba un fascio, ponen­do sul­lo stes­so pia­no il post di Cam­bia­re Rot­ta e quel­li che evi­den­zia­va­no l’ideologia di Kirk. Fra que­sti ulti­mi, alcu­ni ave­va­no il sapo­re giu­sti­fi­ca­zio­ni­sta del “se l’è cer­ca­ta”, altri si con­cen­tra­va­no sul­le posi­zio­ni di Kirk con­tra­rie alla rego­la­men­ta­zio­ne del­le armi, le stes­se che l’hanno ucciso.

L’attrice Cai­tlin Reil­ly scri­ve che «In quan­to pro­gres­si­sta, ho sem­pre vota­to con­tro la pos­si­bi­li­tà che una cosa del gene­re gli acca­des­se. Sta­te sgri­dan­do le per­so­ne sbagliate».

E se la destra da tut­to il mon­do (da Vox ai Repub­bli­ca­ni) incol­pa la sini­stra, quan­to­me­no fra i Demo­cra­ti­ci le rea­zio­ni sono sta­te piut­to­sto di cor­do­glio, come sot­to­li­nea il com­men­ta­to­re poli­ti­co Adam J. Sch­warz; così come il cen­tro­si­ni­stra chia­ma­to in cau­sa dal gover­no ita­lia­no è in real­tà ben distan­te dai toni di giu­bi­lo per la mor­te di Kirk. Il pro­ble­ma non è nel­la respon­sa­bi­li­tà di quel­la sini­stra a mon­te del­l’o­mi­ci­dio, ma nel­la rea­zio­ne di altra sini­stra ex post.

Trumpi RepubblicaniReform UK hanno individuato la colpa dei progressisti nelle inflazionate accuse di fascismo o nazismo ai propri avversari – ma la criticità di queste accuse sta piuttosto nelle loro generalizzazioni, non sono intrinsecamente legate alla violenza di cui sopra.

Vio­len­za che negli USA è for­se ende­mi­ca, ma oggi la pola­riz­za­zio­ne sem­bra più for­te di pri­ma: si vedo­no già i pri­mi comi­zi can­cel­la­ti, le pri­me minac­ce con­tro sedi pro­gres­si­ste, l’invocazione del­la guer­ra civi­le da par­te di Andrew Tate e le pro­mes­se di ritor­sio­ne. Le teo­rie cospi­ra­zio­ni­ste sono già varie­ga­te: come con Trump, c’è con­fu­sio­ne sui moven­ti dell’attentatore; è subi­to nato un sito dela­to­rio sugli anti-kir­kia­ni; qual­cu­no por­ta avan­ti ipo­te­si isla­mo­fo­be, rice­ven­do­ne in rispo­sta di anti­se­mi­te.

Leonardo Donatiello

In que­sti gior­ni si è det­to a gran voce che Char­lie Kirk fos­se un pala­di­no del­la liber­tà di pen­sie­ro. Que­sto per­ché discu­te­va con gli stu­den­ti all’in­ter­no del­le uni­ver­si­tà, dan­do la pos­si­bi­li­tà di dibat­te­re civil­men­te a chi ave­va un pen­sie­ro diver­so dal suo.

Al di là del fat­to che cia­scu­no pos­sa far­si facil­men­te un’o­pi­nio­ne sul­la quan­ti­tà di affer­ma­zio­ni al limi­te del­la mora­li­tà pre­sen­ti in que­sti dibat­ti­ti, ciò che stu­pi­va di Kirk era la sua capa­ci­tà di uti­liz­za­re un lin­guag­gio appa­ren­te­men­te con­ci­lian­te, ma allo stes­so tem­po pro­fon­da­men­te mani­po­la­to­rio. Kirk era riu­sci­to a sdo­ga­na­re e far pas­sa­re per accet­ta­bi­li “idee” che fino a pochi anni fa non era­no con­si­de­ra­te tali (“se una bam­bi­na di 5 anni rima­ne incin­ta da uno stu­pro non dovreb­be abor­ti­re”, dice­va in uno dei suoi ulti­mi confronti).

Eppu­re era tut­t’al­tro che inge­nuo, anzi, ave­va sfrut­ta­to egre­gia­men­te comu­ni­ca­zio­ne e reto­ri­ca per costrui­re un model­lo fun­zio­na­le alla sua pro­pa­gan­da. Il pro­ble­ma è che que­sto model­lo, per quan­to effet­ti­va­men­te apris­se al dia­lo­go, non ave­va il fine di tro­va­re pun­ti di incon­tro, ma al con­tra­rio di pola­riz­za­re l’o­pi­nio­ne e demo­li­re reto­ri­ca­men­te l’in­ter­lo­cu­to­re, nel­la mag­gior par­te dei casi scel­to appo­si­ta­men­te ine­sper­to a livel­lo comu­ni­ca­ti­vo o inca­pa­ce di soste­ne­re la pres­sio­ne del pub­bli­co. Scor­ren­do sul cana­le You­Tu­be di Kirk si tro­va­no nume­ro­si video in cui l’av­ver­sa­rio vie­ne ridi­co­liz­za­to in modo sub­do­lo. Que­sti dia­lo­ghi non ave­va­no dun­que nes­sun fine cul­tu­ra­le, non arric­chi­va­no né una par­te né l’al­tra, ser­vi­va­no solo ad esal­ta­re l’e­go di una per­so­na facen­do pro­pa­gan­da poli­ti­ca sul­la pel­le dell’altra.

Ma que­sto signi­fi­ca che Kirk meri­tas­se di mori­re? O che le sue paro­le giu­sti­fi­cas­se­ro un’e­se­cu­zio­ne a san­gue fred­do davan­ti mil­le per­so­ne? Asso­lu­ta­men­te e cate­go­ri­ca­men­te no.

Il mar­ti­rio stru­men­ta­le di Kirk e il godi­men­to per la sua mor­te sono due fac­ce del­la stes­sa meda­glia in que­sto momen­to. Entram­be si sono alli­nea­te: se da una par­te la destra ultra­con­ser­va­tri­ce fa pro­pa­gan­da poli­ti­ca su un mor­to per attac­ca­re le oppo­si­zio­ni, dal­l’al­tra par­te l’e­stre­ma sini­stra illi­be­ra­le con­fer­ma la sua inca­pa­ci­tà di con­ce­pi­re cosa voglia dire soste­ne­re i valo­ri di una democrazia.

Come sem­pre que­sto è frut­to di una pola­riz­za­zio­ne sem­pre più rigi­da che non vede pun­ti di incon­tro, che met­te la vio­len­za al cen­tro, sia nel­le paro­le che negli atti. Che dif­fe­ren­za c’è tra chi è a favo­re del­la pena di mor­te e del­le armi libe­re e chi gode per una per­so­na ucci­sa pub­bli­ca­men­te con un’ar­ma com­pra­ta libe­ra­men­te? Spoi­ler: nes­su­na. Esal­ta­zio­ne del­la vio­len­za e del­le armi in entram­bi i casi.

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Michele Cacciapuoti
Lau­rea­to in Let­te­re e Sto­ria. Quan­do non sto osser­van­do cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie o even­ti poli­ti­ci, scri­vo di cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie ed even­ti politici.
Leonardo Donatiello
Lau­rea­to in sto­ria, attual­men­te fre­quen­to la facol­tà di scien­ze sto­ri­che. Mi repu­to una per­so­na paca­ta e tran­quil­la, ma stra­na­men­te mi attrae il disor­di­ne. Non è dun­que un caso che io sia un gran­de fan del­la Pri­ma repub­bli­ca. Nel tem­po libe­ro mi occu­po di poli­ti­ca e sport prin­ci­pal­men­te, ma ho anche un debo­le per la musi­ca hip hop.

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