Trent’anni fa, precisamente il 27 giugno 1995, usciva These Days, il sesto album della band Bon Jovi, originari del New Jersey, consolidati nel panorama musicale per hit come Livin’ On A Prayer, You Give Love a Bad Name e It’s My Life.
Dopo aver salutato a malincuore il bassista originale Alec John Such nel 1994 — uscito dalla band per difficoltà personali — i quattro membri rimanenti hanno lavorato alla composizione di These Days, considerato dalla critica uno degli album migliori dell’intera carriera.
Jon Bon Jovi (voce), Richie Sambora (chitarra elettrica), David Bryan (tastiere) e Tico Torres (batteria) tornano quindi sulle scene con un notevole cambiamento nelle sonorità, spostandosi da un sound esplosivo ad uno più malinconico, pronto a toccare le corde più profonde del cuore.
Al posto di Alec John Such entra Hugh McDonald, che però diventerà membro ufficiale solo nel 2016, con l’uscita di This House Is Not For Sale.
Il prodotto conta in totale 12 tracce:
- Hey God — il brano di apertura introduce le atmosfere dell’album all’ascoltatore, immergendolo in toni non particolarmente allegri: una preghiera disperata a Dio che si interroga sul male di tutti i giorni, da storie di disoccupazione alle ingiustizie quotidiane.
- Something For The Pain — un brano leggero ma amaro, che si impegna nel trovare qualche tipo di sollievo dal dolore di tutti i giorni, per cercare di “salvare il salvabile” in un mondo sempre in corsa, sempre egoista.
- This Ain’t A Love Song - considerata una delle ballad più belle del panorama rock, questo brano parla di una storia ormai finita, che ripercorre gli attimi più belli e realizza che non ci sarà più ritorno.
- These Days — la traccia che dà il nome all’album è una descrizione chiara di ciò che i componenti della band si ritrovano a vivere: giorni difficili, momenti in cui si perde la fede e sogni ormai sbiaditi; il chitarrista Richie Sambora canta una parte fondamentale, trasmettendo malinconia e resa.
- Lie To Me — un brano più intimo e delicato, che si basa su una bugia: il ritornello cita “if you don’t love me, lie to me”, tirando in ballo il tema della dipendenza emotiva e della difficoltà di accettare la verità di un amore ormai terminato.
- Damned — Ritorna il fuoco che la band sa gestire alla grande con questa storia che narra di un triangolo amoroso che può solo danneggiare, portando senso di colpa e dannazione.
- My Guitar Lies Bleeding In My Arms — Il pezzo riporta le atmosfere cupe e malinconiche preannunciate nei brani precedenti: gira tutto intorno alla metafora dello strumento usato e poi abbandonato senza ritegno.
- (It’s Hard) Letting You Go — la ballad che toglie il respiro, trattando temi come la perdita definitiva ed il lutto, sempre con la delicatezza ed una melodia dolce, così dolce che ferisce.
- Hearts Breaking Even — il tema principale è la consapevolezza, la consapevolezza di un amore finito: due amanti che si allontanano sapendo che non ci sarà un ritorno.
- Something To Believe In — il viaggio di questo album passa anche per questa stazione, quella annunciata con la prima traccia: adesso si cerca qualcosa in cui credere, a cui affidarsi, in una ricerca della speranza più energica.
- If That’s What It Takes — dopo il dolore, la consapevolezza e la speranza arriva la determinazione: il testo spiega che si è disposti a salvare il rapporto ad ogni costo, con ogni forza.
- Diamond Ring — l’epilogo dell’album si ha con un “anello di diamanti”, segno della promessa e dell’amore eterno: un patto veritiero o solo illusione?
Con quest’uscita, i Bon Jovi hanno voluto mostrare al mondo il loro lato più maturo e consapevole, dimostrando di non essere più i ragazzi che inseguivano sogni ed eccessi, ma uomini più reali e più capaci di descrivere la fragilità.

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