Si parla spesso di quanto la nostra società, strutturata a misura d’uomo, sia problematica per le donne. Meno di frequente, però, ci si sofferma sulle conseguenze che questo stesso modello può avere anche sugli uomini.
“Hey man! Un imprevisto festival maschile” nasce proprio con l’obiettivo di offrire uno spazio di riflessione e confronto sulla condizione maschile contemporanea.
Dal 19 al 21 settembre, presso la Fabbrica del Vapore di Milano, l’evento ha proposto un ricco programma articolato su cinque diversi palcoscenici, con oltre 100 ospiti provenienti da diversi ambiti: dalla cultura alla psicologia, dal giornalismo alla comicità.

Tra i partecipanti vi erano nomi noti come Frank Matano, Gino Cecchettin, Psicologa Cruda, Tommy Kuti e molti altri, tutti impegnati in un dialogo aperto con il pubblico su temi centrali per la vita degli uomini di oggi.
Organizzato dalle associazioni Mica Macho e Osservatorio Maschile, con il patrocinio del Comune di Milano, il festival ha messo al centro questioni legate a relazioni e sessualità, famiglia e lavoro, corpo e salute, educazione e identità, modelli e rappresentazioni.
Uno degli spunti principali emersi è la necessità di riconoscere e superare gli stereotipi di genere, che ancora oggi condizionano profondamente il vissuto maschile: dall’ossessione per la performance sessuale, alla repressione emotiva, passando per l’impossibilità di godere di momenti di tenerezza, fragilità e introspezione.
Come ha affermato lo scrittore e fumettista Matteo Bussola: «Anche gli uomini devono poter godere di un fiore».
Il festival ha evidenziato come il cambiamento non possa che partire dalla collaborazione fra uomini e donne, in quanto entrambi i generi sono vittime dello stesso sistema di ruoli imposto. Per questo, si è insistito sull’importanza di intervenire a livello culturale ed educativo: modificare le narrazioni nei libri scolastici, nei film e nelle serie TV, dove i padri vengono rappresentati come goffi e incapaci e i ragazzi più ambiti sono quelli che «devono essere salvati da una ragazza gentile e premurosa».
A livello educativo occorre abituare i bambini a non credere più che «fragilità» sia sinonimo di «debolezza», e che non debbano reprimere le loro emozioni solo perché «sono degli ometti ormai». L’obiettivo è creare percorsi educativi che permettano ai bambini di diventare ciò che vogliono e allargare questa formazione ai giovani adulti, per costruire un mondo di relazioni più autentiche e una società diversa.
Infine, non è mancata una riflessione sul piano legislativo. In Italia, il congedo di paternità obbligatorio è di appena 10 giorni: una disparità non solo di genere, ma anche di ruolo. Non esistono mestieri da mamma o da papà – è stato sottolineato – ma compiti educativi e affettivi da condividere in base alle attitudini e alle possibilità individuali.
“Hey Man!” ha segnato un momento importante di consapevolezza collettiva, cercando di mettere in discussione vecchie certezze e nuove possibilità. Perché, come ha affermato Gino Cecchettin, «da maschio, certi passi sono difficili da fare, soprattutto se si è cresciuti con un certo stile».
Ma tutto diventa un po’ più facile se si ha il coraggio di parlarsi e ascoltarsi, insieme.
Articolo di Beatrice Riva




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