Ogni due mesi, il giorno 27, 5 serie TV per tutti i gusti: The Sofa Chronicles è la rubrica dove recensiamo le novità più popolari del momento, consigliandovi quali valga la pena guardare comodamente sul divano e quali no.
The Summer I Turned Pretty, Stagione 3, Prime Video (Jenny Han) – recensione di Matilde Elisa Sala e Nina Fresia

Se l’estate 2025 fosse una serie TV, sarebbe senza dubbio The Summer I Turned Pretty.
Dopo due anni di attesa si torna a Cousins, pronti per conoscere l’epilogo della storia tratta dalla trilogia scritta da Jenny Han. Sono trascorsi quattro anni dagli eventi dell’ultima stagione, Belly (Lola Tung) è al college insieme alla sua migliore amica Taylor e a Jeremiah (Gavin Casalegno), ora ufficialmente il suo ragazzo. Tutti sembrano aver raggiunto un proprio equilibrio e una propria stabilità, cercando di superare i precedenti. Fa eccezione Conrad (Christopher Briney), il fratello maggiore di Jeremiah che, come direbbe colei che ha dominato la colonna sonora di tutte e tre le stagioni, is still at the restaurant. Dopo essersi trasferito (e forse isolato) in California per poter studiare Medicina a Stanford, Conrad sembra non essere ancora pronto a rivedere Belly, per cui prova ancora più di un semplice affetto. Conrad non tradirebbe mai le promesse fatte a Susannah, la mamma, sul letto di morte: proteggerà Jeremiah sempre e avrà cura di lui, anche a costo di sacrificare la sua serenità.
Teneri flashback e voiceover narrati direttamente dai personaggi ci porteranno sempre di più nella storia, aiutandoci a capire meglio gli stati d’animo e le scelte dei protagonisti. Ma anche a vedere attraverso i loro occhi: quando è Conrad la voce narrante dell’episodio, Belly sembra essere più luminosa. Le scene più tristi, quelle più romantiche o divertenti saranno accompagnate da ottime scelte musicali, in cui spiccano ancora una volta le canzoni di Taylor Swift.
Inutile girarci attorno: da Peter Kavinsky a Conrad Fisher, ancora una volta Jenny Han è riuscita ad alzare le nostre aspettative in amore. Il rispetto che Conrad dimostra nei confronti di Belly e delle sue scelte fa di lui quello che sui social è definito a man written by a woman. Ma a degli ottimi protagonisti maschili, si accompagnano sempre delle belle protagoniste femminili (da mamma Laurel al grillo parlante Taylor). La stessa Belly, spesso poco tollerata dal pubblico, si rivelerà essere l’anima pura che è sempre stata, in balìa della crescita e della maturazione in grado alla fine di prendere le decisioni migliori per sé stessa. La protagonista di quest’estate senza fine finalmente mette in discussione i punti fermi della sua esistenza (il filo diretto con i fratelli Fisher in primis, ma anche la sua stessa vita negli Stati Uniti). Alle fine, proprio a quel pubblico che spesso la disprezza, diventa chiaro che Belly stia solo cercando di trovare una sua dimensione in uno dei momenti più delicati della vita: il passaggio dall’adolescenza all’età adulta.
Salutare The Summer I Turned Pretty fa venire un po’ il magone, un po’ come quando si salutano le belle estati, piene di ricordi e momenti spensierati. Poco è durata però la nostalgia: visto il grande successo della serie, proprio il giorno dell’uscita della puntata finale è stato annunciato un film! La storia di Belly non è ancora finita.
Mercoledì, Stagione 2, Netflix (Alfred Gough, Miles Millar, Tim Burton) – recensione di Michele Cacciapuoti

Nonostante (o colpevole) la viralità della scena di ballo, la prima stagione di Mercoledì era stata molto criticata, non di rado adducendo problemi di infedeltà allo stile di Tim Burton (ancor più che alla famiglia Addams originaria) — nonostante Burton figurasse come produttore della serie e regista solo di alcune puntate.
Benché gran parte delle critiche rivolte a questa stagione riguardino l’aspetto e le preoccupazioni prettamente teen, si tratta di un tema chiaramente ascrivibile al target — al massimo, più che andare verso lo stile dark academia, alcune sottotrame (quella dello zombie in primis) tendono ad accentuare l’infantilizzazione.
Da subito è evidente il maggior protagonismo della famiglia Addams, in particolare di Morticia (Catherine Zeta-Jones), anche se più ingombrante appare Pugsley (Isaac Ordonez): la sua caratterizzazione cinica e quasi perversa sarà anche più fedele al personaggio originario, ma stride con la memoria collettiva della sua incarnazione degli anni Novanta, oltre a risultare semplicemente antipatica.
La divisione in due parti era potenzialmente utile a diluire la visione fra estate e settembre, ma non è stata gestita bene: quello che a metà stagione sarebbe dovute essere un cliffhanger ha invece risolto i principali filoni investigativi, portando a una seconda parte con minor mordente e un accentuato uso delle visioni. La puntata con lo scambio di corpi risulta un po’ cliché, ma evidenzia la bravura delle attrici e risolve la deriva alla “commedia degli equivoci”; fortunatamente la presenza di Lady Gaga si è rivelata un cameo, mentre il finale — ricalcando un po’ il precedente — scopre il fianco a una possibile ripetitività delle dinamiche familiari, nella prossima stagione.
The Buccaneers, Stagione 2, Apple TV+ (Katherine Jakeways) – recensione di Viviana Genovese

Dopo il debutto della prima stagione, The Buccaneers torna con un secondo capitolo che porta le protagoniste a confrontarsi con sfide più adulte e dolorose. Se nella prima parte il cuore della storia era l’entusiasmo delle ragazze americane a Londra, tra balli, debutti e primi amori, ora i riflettori si spostano su matrimoni infelici, segreti di famiglia, rapporti che si sgretolano e nuove possibilità di emancipazione.
La serie resta fedele alla sua natura ibrida, a metà strada tra drama in costume e narrazione moderna, attraverso uno sguardo rivolto al presente, capace di rendere immediata e vicina un’epoca altrimenti distante. Questo contrasto, già cifra stilistica della prima stagione, si conferma vincente e dona ritmo anche ai momenti più cupi. Rispetto agli esordi leggeri, i toni diventano più maturi: non solo intrighi e batticuore, ma anche la consapevolezza di quanto pesino le aspettative sociali sulle donne dell’epoca, mettendo in scena la forza, le fragilità e le contraddizioni delle sue protagoniste, ora davvero poste davanti alle conseguenze delle loro scelte.
Pur con qualche passaggio narrativo affrettato, la stagione riesce a emozionare e sorprendere, alternando colpi di scena e momenti di sincera delicatezza. Se la prima stagione era la promessa di un mondo tutto da scoprire, la seconda è il momento della resa dei conti, e non ha paura di mostrare le ferite insieme ai sogni. Un ritorno che conferma The Buccaneers come una delle produzioni più interessanti degli ultimi anni.
We Were Liars, Stagione 1, Prime Video (Julie Plec, Carina Adly Mackenzie) – recensione di Matilde Elisa Sala

Ogni anno la famiglia Sinclair trascorre l’estate a Beachwood Island, un’isola di loro proprietà poco lontana da Martha’s Vineyard. È l’occasione perfetta per passare del tempo insieme, all’insegna delle tradizioni e di bei ricordi da poter costruire. Ciò vale soprattutto per Cadence Sinclair (Emily Alyn Lind) e gli altri Liars, Mirren (Esther Rose McGregor) e Johnny (Joseph Zada), cugini di Cadence, e Gut (Shubham Maheswari), con il quale Cadence ha un rapporto speciale. Nulla sembra poter turbare l’ordine e l’armonia di Beachwood, eppure qualcosa accade nella cosiddetta Summer 16. Cadence viene ritrovata sola su una spiaggia, completamente bagnata, in mutande e reggiseno, e non riesce a ricordare cosa le sia accaduto. Come è finita lì? E perché i Liars sono spariti senza nemmeno farle una chiamata?
In un continuo alternarsi tra passato e presente, con una netta prevalenza di flashback utili allo scioglimento dell’intreccio, si districa la storia di Cadence e dei Liars. Giovani a cui la ricchezza e il nome della famiglia cominciano a stare stretti, consapevoli sempre di più che dietro le apparenze, si nascondano segreti e verità scomode. Non sarà facile arrivare alla fine, i dubbi si moltiplicheranno e le certezze crolleranno. L’unica cosa che si può fare è tenere a portata di mano i fazzoletti, saranno molto utili. We Were Liars è una delle serie più interessanti uscite nei mesi estivi, della quale è stata recentemente confermata una seconda stagione.
Dept. Q — Sezione casi irrisolti, Netflix (Jussie Adler-Olsen) – recensione di Nina Fresia

La serie tv Dept. Q su Netflix conferma il suo successo nel panorama delle produzioni poliziesche con un mix ben calibrato di suspense, mistero e umorismo nero. Basata sui romanzi di Jussi Adler-Olsen, la serie segue le indagini del Dipartimento Q, un’unità speciale dedicata ai casi irrisolti, incarnando un thriller moderno che non tradisce le aspettative degli appassionati del genere. La squadra è gestita dal detective ispettore Carl Morck, sopravvissuto a una sparatoria in cui il migliore amico e collega ha perso l’uso delle gambe. Il team è completato dal misterioso ex poliziotto siriano Akram Salim e dalla preparata agente Rose Dickinson, affetta da DOC e PTSD.
Carl Morck è il vero fulcro della serie: sarcastico, irriverente e spesso scorbutico, sembra fare di tutto per alienarsi colleghi e vittime, ma proprio questa sua attitudine scontrosa ne fa un personaggio magnetico e profondamente umano. Dietro il suo cinismo si intravede una grande sensibilità e un passato tormentato che lo rendono affascinante agli occhi degli spettatori. Il modo in cui affronta i casi, mescolando determinazione e una certa dose di cinismo, crea un equilibrio perfetto tra tensione e leggerezza.
La regia e la sceneggiatura mantengono viva la tensione (senza esagerazioni), offrendo uno sguardo oscuro e realistico sulla risoluzione di casi intricati, senza rinunciare a qualche spiraglio di ironia e a una sottile critica sociale.




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