In assenza di soluzioni immediate, l’emergenza abitativa per gli universitari è destinata a prolungarsi per almeno un altro anno, costringendo gli studenti UNIMI a vivere in condizioni precarie o a intraprendere lunghi viaggi sui mezzi pubblici.
Francesca scorre freneticamente il dito sullo smartphone. È quasi buio nella sua stanza di appena 6 metri quadrati. L’unica luce accesa è quella del telefonino che illumina il suo viso preoccupato di studentessa 22enne. Francesca cerca una nuova sistemazione perché non vuole rimanere un secondo di più in quello sgabuzzino con la muffa alle pareti che le costa 600 € al mese. Gli annunci più convenienti offrono, però, solo stanze come la sua, a patto di non voler condividere gli spazi con altre persone oppure di non voler viaggiare per più di un’ora per arrivare in Università. Purtroppo Francesca non è la sola in questa situazione.
Secondo l’analisi dell’ufficio studi Locare, dal 2021 ad oggi i canoni d’affitto per una stanza a Milano sono cresciuti del 45% e dell’11% rispetto al 2024. Milano si conferma la città più cara d’Italia con affitti per stanze singole che arrivano a toccare gli 850 € mensili.
L’emergenza abitativa nel capoluogo lombardo non è una novità. Da anni si grida allo scandalo e si chiedono soluzioni, ma solo dall’anno scorso le istituzioni cittadine hanno cominciato a muoversi in tal senso. Il Piano straordinario per la casa, annunciato quasi un anno fa dal sindaco Sala, prevede, infatti, la costruzione di 10mila alloggi a canone calmierato nei prossimi 10 anni, ma questa soluzione riguarderebbe esclusivamente lavoratrici e lavoratori, escludendo gli studenti universitari.
Anche gli alloggi messi a disposizione dalla Statale non sono sufficienti. I 1.356 posti letto – distribuiti tra territorio comunale, hinterland e residenza di Lodi – non bastano per i fuori sede, di cui almeno un quinto dovrebbe realisticamente essere idoneo per l’assegnazione dell’alloggio. Questo non tenendo conto degli studenti stranieri e dei numerosi studenti lombardi domiciliati a più di 2 ore di treno da Milano.
Proprietari esigenti e alloggi fatiscenti
L’altissima domanda si scontra con un’offerta ridotta che favorisce i proprietari, pronti a lucrare sui bisogni degli universitari. È facile, difatti, incontrare studenti che raccontano storie al limite del grottesco.
Mario, 21 anni, ha dovuto cambiare casa 3 volte negli ultimi 3 anni e mai per sua volontà.
«Non riuscendo ad accedere agli studentati, la prima casa a Milano è stato un subaffitto in nero. Ho vissuto lì per quasi tutto il primo anno di corso, dividendo l’appartamento con altre sette persone in condizioni estremamente precarie: il lavabo della cucina è rimasto intasato per un mese prima che la proprietaria si decidesse a chiamare un idraulico. A un certo punto la stessa proprietaria ha deciso di fare un “cambio di studenti” e ci ha sfrattati; essendo in nero non ci siamo potuti opporre».
Elena, 24 anni, ha trovato dopo mesi un appartamento con una stanza spaziosa anche se lontano dalla sede universitaria, ma presto si è resa conto che la sua non era stata proprio una fortuna sfacciata.
«Ero felicissima di aver trovato questa nuova soluzione. Nell’appartamento precedente la cucina era costituita da un corridoio e l’assenza di un tavolo su cui pranzare mi costringeva a mangiare seduta sul letto. Poco dopo mi sono resa conto che le nuove comodità portavano con sé degli imprevisti. Il proprietario della nuova casa era estremamente pignolo e invadente. Entrava nell’appartamento senza avvisare, non ci permetteva di fumare in balcone, non voleva assolutamente che portassimo uomini in casa, neanche parenti, e si arrabbiava moltissimo se non seguivamo le sue indicazioni arrivando a minacciare lo sfratto».
Le soluzioni a lungo termine adottate dalla Statale
Per far fronte all’emergenza abitativa studentesca lo Stato ha stanziato tramite il PNRR 1,2 miliardi di euro per finanziare nuovi alloggi e incrementare entro il 2026 il numero dei posti letto a oltre 100mila su tutto il territorio nazionale.
Intanto, oltre alla recente apertura dello studentato di Santa Sofia con 147 posti letto, la Statale punta sul nuovo campus MIND (Milano Innovation District) in costruzione nell’ex Area EXPO 2015 che comprenderà due strutture in grado di ospitare 1.152 universitari, docenti e ricercatori, con 400 posti riservati a studenti a basso reddito. Ciò porterebbe il numero di posti letto offerti del nostro ateneo a poco più di 2.500, anche se non tutti destinati a studenti.
Per quanto lodevoli e necessari questi interventi non sembrano sufficienti a risolvere il problema. Dopotutto gli studentati del campus MIND saranno riservati agli iscritti che frequenteranno corsi di laurea in materie scientifiche, escludendo di fatto gli altri corsi di studio. Inoltre, il campus non sarà completato, nel migliore dei casi, prima del 2027. In assenza di soluzioni a breve termine l’emergenza abitativa è destinata a prolungarsi per almeno un altro anno, a patto che nei prossimi anni il numero degli iscritti rimanga stabile.
Nel frattempo, Francesca, Mario, Elena e molti altri sono costretti a cercare l’offerta giusta tra centinaia di annunci, a sottostare alle angherie dei proprietari e ad accettare compromessi al limite della legalità pur di frequentare il nostro Ateneo. Per loro il diritto allo studio non è qualcosa di assodato, ma un obbiettivo ancora da raggiungere.
Foto Ansa

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