Da rileggere per la prima volta. Il commesso

Da rileggere per la prima volta. Il commesso
Da rileggere per la prima volta. Il commesso

Nel 1957 Bernard Malamud racconta l’America dei poveri e degli ultimi. Quando la storia di un negoziante diventa una riflessione identitaria. 

Un uomo ebreo sta­zio­na die­tro il ban­co­ne di un pic­co­lo nego­zio di ali­men­ta­ri, uno di quel­li dove non entra mai nes­su­no. Vive con la moglie e la figlia ed è dispe­ra­to. Un gior­no, però, entra nel loca­le il ven­ti­cin­quen­ne Frank. 

Il commesso - Bernard Malamud - Libro - Minimum Fax - Minimum classics | IBS

Pub­bli­ca­to negli Sta­ti Uni­ti nel 1957, Il com­mes­so è il secon­do roman­zo di Ber­nard Mala­mud, uno dei mae­stri del­la let­te­ra­tu­ra ebrai­co-ame­ri­ca­na. Que­sta gene­ra­zio­ne di scrit­to­ri ha ritrat­to una serie di per­so­nag­gi maschi­li acco­mu­na­ti da un’esistenza vis­su­ta qua­si come una con­dan­na e, non da ulti­mo, dal fat­to di esse­re ebrei. Tut­ta­via, nell’opera di Mala­mud la sof­fe­ren­za è spes­so accom­pa­gna­ta dal­la redenzione. 

Il sogno infranto di Morris Bober

Mor­ris Bober, ebreo rus­so fug­gi­to dal­le per­se­cu­zio­ni, arri­va negli Sta­ti Uni­ti pie­no di spe­ran­ze, ma gior­no dopo gior­no assi­ste all’erosione del sogno ame­ri­ca­no. Tra­sci­na­to in una vita di sten­ti e mise­ria in uno dei quar­tie­ri più dimen­ti­ca­ti di Broo­klyn, rima­ne comun­que visce­ral­men­te lega­to al pro­prio nego­zio di ali­men­ta­ri, sim­bo­lo del­la sua ulti­ma ragio­ne di vita: una con­dan­na e una spe­ran­za allo stes­so tem­po.  Gli affa­ri sono al loro pun­to più bas­so e la moglie, Ida, sogna «scaf­fa­li vuo­ti come le ossa spol­pa­te di uccel­li mor­ti». È allo­ra che avvie­ne lara­pi­na. Col­pi­to alla testa dai ladri e costret­to a let­to, Mor­ris non è più in gra­do di lavo­ra­re. Lo aiu­te­rà un miste­rio­so sen­za­tet­to ita­lia­no, Frank Alpi­ne, offer­to­si di diven­ta­re com­mes­so sen­za nul­la in cam­bio se non il vit­to e l’alloggio. Ma Frank non è un bene­fat­to­re: è pro­prio lui, insie­me al vio­len­to Ward Mino­gue, l’autore del­la rapi­na che ha qua­si ucci­so Mor­ris. Il lavo­ro nel nego­zio diven­ta quin­di un atto di espia­zio­ne; nel­la fati­ca quo­ti­dia­na cer­ca il pro­prio riscat­to, ma fini­rà per assor­bi­re tut­ta la mise­ria e la sof­fe­ren­za del droghiere. 

L’antieroe e la fede nella sofferenza 

Que­sta dico­to­mia tra col­pa-reden­zio­ne è sta­ta ana­liz­za­ta da un altro mae­stro del­la nar­ra­ti­va ebrai­co-ame­ri­ca­na: Phi­lip Roth. Nel suo sag­gio Ima­gi­ning Jews, lo scrit­to­re osser­va che nel­la nar­ra­ti­va ame­ri­ca­na l’ebreo è spes­so rap­pre­sen­ta­to come una figu­ra mora­le, «assu­men­do­si, per una sor­ta di sim­pa­tia uma­na che sfio­ra la para­no­ia, la respon­sa­bi­li­tà per il dolo­re e la sfor­tu­na altrui». Da que­sta impo­sta­zio­ne nasce l’antitesi tra «il gen­ti­le» e «l’aggredito dal gen­ti­le».  È ciò che suc­ce­de anche ne Il com­mes­so, dove Mor­ris, secon­do Roth, tra­sfor­me­rà l’italiano Frank Alpi­ne in un altro dro­ghie­re ebreo, pove­ro e sof­fe­ren­te come lui. 

L’analisi di Roth può esse­re let­ta anche alla luce del suo signi­fi­ca­to poli­ti­co. All’immagine sio­ni­sta dell’ebreo come figu­ra di for­za, con­qui­sta e dife­sa del­la nazio­ne, si oppo­ne quel­la dell’antieroe, uma­no e afflit­to. Ad esem­pio, nel roman­zo Ope­ra­zio­ne Shy­lock, il ritor­no ver­so Israe­le non è mai visto come una rina­sci­ta, ma come una trap­po­la dell’identità. Un modo per tra­sfor­ma­re l’ideologia in potere. 

In que­sta pro­spet­ti­va, anche il Mor­ris di Mala­mud si disco­sta dal­la rap­pre­sen­ta­zio­ne sio­ni­sta dell’ebreo con­qui­sta­to­re. Il suo nego­zioan­te è un uomo che resi­ste attra­ver­so la fede nel­la sof­fe­ren­za, in un iden­ti­tà ebrai­ca segna­ta dal trau­ma, dal­la dislo­ca­zio­ne e dal­la col­pa, ma anche dal­la spe­ran­za. Per quan­to la vita lo col­pi­sca, Mor­ris con­ti­nue­rà a cre­de­re in un futu­ro diverso.

«For­se non diven­te­re­mo miglio­ri, ma cer­che­re­mo sem­pre il miglio­ra­men­to», con que­ste paro­le Mala­mud rias­su­me l’essenza di tut­ta la sua opera. 

Con­di­vi­di:
Giulia Camuffo
Stu­den­tes­sa di Scien­ze Inter­na­zio­na­li, appas­sio­na­ta di sto­ria, in rela­zio­ne al pre­sen­te. La scrit­tu­ra sem­pli­fi­ca ciò che sem­pli­ce non è.

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