Da rivedere per la prima volta ad Halloween

Per il mese di ottobre, la redazione di Vulcano Statale vi propone tre film, alcuni più datati e altri più recenti, perfetti per l’arrivo di Halloween. 

Twi­sted Chil­d­hood Uni­ver­se (TCU), dal 2023 – recen­sio­ne di Miche­le Cacciapuoti 

Negli Sta­ti Uni­ti, il copy­right dura per 95 anni dal­la pri­ma pub­bli­ca­zio­ne di un con­te­nu­to (o 70 anni dal­la mor­te del suo auto­re, se si fa pri­ma): nel 2022, dun­que, Win­nie Pooh è diven­ta­to di domi­nio pubblico. 

Que­sto ha per­mes­so di pro­dur­re in modo più strut­tu­ra­to e lucra­ti­vo sto­rie hor­ror sul per­so­nag­gio, crean­do quell’effetto per­tur­ban­te in sen­so freu­dia­no di cui Vul­ca­no ha già par­la­to e su cui anco­ra oggi si pole­miz­za. Un effet­to con­den­sa­to nel nome Twi­sted Chil­d­hood, che il bri­tan­ni­co Fra­ke-Water­field ha volu­to dare alla sua serie di film. 

Win­nie-the-Pooh: Blood and Honey, del 2023, è un film indie ope­ra di Fra­ke-Water­field da cima a fon­do, e si vede: visi­va­men­te lascia a desi­de­ra­re, è sta­to “pre­mia­to” agli infa­mi Raz­zie Awards e in gene­ra­le è piut­to­sto trash. Il siste­ma di per­so­nag­gi è poco coe­so, la nudi­tà risul­ta gra­tui­ta anche per gli stan­dard di uno sla­sher, ma la tra­ma è sem­pli­ce: gli ani­ma­li del Bosco dei Cen­to Acri voglio­no ven­di­car­si su Chri­sto­pher Robin per aver­li abban­do­na­ti da bambino. 

Il poco miste­ro e i pochi inse­gui­men­ti ren­do­no il film più uno splat­ter che uno sla­sher, ed è infat­ti lì che si tro­va­no le solu­zio­ni più ori­gi­na­li (come il san­gue dal sof­fio­ne del­la doc­cia o sul para­brez­za). Seb­be­ne poco sfrut­ta­to, il vol­to di Pooh e Pim­pi — una masche­ra con­fa­cen­te a un bud­get ridot­to — dà l’idea di una crea­tu­ra sul con­fi­ne fra uma­no e ani­ma­le, appun­to perturbante. 

Pur­trop­po il sequel, del 2024, “gio­va” in nega­ti­vo dell’aumentato bud­get: gli ani­ma­li sono di più e sono sta­ti ridi­se­gna­ti, risul­tan­do meri mostri antro­po­mor­fi, sia pur sen­zien­ti e par­lan­ti (il che per­met­te un appro­fon­di­men­to qua­si scien­ti­fi­co del­la lore). Pec­ca­to che Tigro sia poco distin­gui­bi­le da Pooh, che la lore abbia qual­che pro­ble­ma di con­ti­nui­tà e che l’aspetto sovran­na­tu­ra­le dei mostri dimi­nui­sca ulte­rior­men­te l’elemento sla­sher

Peter Pan’s Never­land Night­ma­re (2025) è il più inquie­tan­te, data la rein­ter­pre­ta­zio­ne uma­na del sovran­na­tu­ra­le: Peter Pan non è altri che un serial kil­ler che som­mi­ni­stra “pol­ve­re di fata” (dro­ga) alle pro­prie vit­ti­me. Oltre a que­sto richia­mo for­ma­le a Peter Pan, la tra­ma qua­si thril­ler (nono­stan­te il fina­le splat­ter) con Wen­dy e Giglio Tigra­to sa di tra­spo­si­zio­ne moder­na, in sti­le Tell me a sto­ry

La dif­fe­ren­za è impu­ta­bi­le a Scott Cham­bers, che qui non si limi­ta a pro­dur­re ma scri­ve e diri­ge il film. Pur­trop­po, ha già annun­cia­to un pas­so indie­tro ver­so il sovran­na­tu­ra­le in un ipo­te­ti­co sequel. 

Bam­bi: the Rec­ko­ning (2025) par­te da una base meno adat­ta: non solo si ridu­ce a un film su ani­ma­li assas­si­ni, ma rele­gan­do tut­ti i per­so­nag­gi di Bam­bi ad anta­go­ni­sti non rie­sce a ricrea­re uno sche­ma rico­no­sci­bi­le o paro­di­co fra i pro­ta­go­ni­sti. Rima­ne apprez­za­bi­le il ten­ta­ti­vo di spie­ga­zio­ne scien­ti­fi­ca: una muta­zio­ne gene­ti­ca indot­ta da alcu­ne tossine. 

Per il resto, sono in pro­gram­ma vari sequel, cros­so­ver e film su Pinoc­chio, Mary Pop­pins, Tigro, Ali­ce, Bian­ca­ne­ve e la Bel­la Addor­men­ta­ta; in modo più inci­den­ta­le, i due auto­ri han­no lan­cia­to l’idea di inclu­de­re Tin­tin, Thor o per­si­no per­so­nag­gi pro­tet­ti da copy­right come le Tar­ta­ru­ghe Nin­ja, i Tele­tub­bies o le Superchicche. 

Car­rie – Lo sguar­do di Sata­na, 1976 – recen­sio­ne di Giu­sep­pe Ciliberti 

Car­rie – Lo sguar­do di Sata­na è un film che fin da subi­to si è gua­da­gna­to l’appellativo di clas­si­co del cine­ma anni ’70. Adat­ta­men­to dell’omonimo roman­zo di Ste­phen King, la sto­ria è quel­la di Car­rie Whi­te, licea­le pre­sa di mira dal­le com­pa­gne di clas­se per via del­la sua timi­dez­za e che a casa subi­sce le ire del­la madre ultra­cre­den­te. Ma Car­rie pos­sie­de pote­ri tele­ci­ne­ti­ci e arri­ve­rà un pun­to di non ritor­no in cui non potrà più controllarli. 

Men­tre il libro alter­na­va fin­ti repor­ta­ge sul­la vicen­da alla nar­ra­zio­ne del­la sto­ria, Car­rie di De Pal­ma sacri­fi­ca l’approfondimento psi­co­lo­gi­co dei per­so­nag­gi secon­da­ri e pro­se­gue linear­men­te come un cre­scen­do di umi­lia­zio­ni e ves­sa­zio­ni sul­la pro­ta­go­ni­sta che sca­te­ne­rà tut­ta la sua furia nel fina­le. Que­sto anda­men­to tipi­co di un cer­to filo­ne di film anni ’70, che riguar­da appun­to per­so­nag­gi por­ta­ti al limi­te che alla fine impaz­zi­sco­no, non è sfug­gi­to a un occhio cine­fi­lo come quel­lo di Taran­ti­no, che nel suo libro Cine­ma spe­cu­la­tion sug­ge­ri­sce che Car­rie sia una sor­ta di Taxi Dri­ver gira­to da De Palma. 

Ma se il film ha mes­so d’accordo cri­ti­ca e pub­bli­co (e pure King lo con­si­de­ra miglio­re del suo roman­zo) lo si deve anche all’ineccepibile bra­vu­ra di De Pal­ma, che per tro­va­te regi­sti­che è sta­to inco­ro­na­to l’erede di Hit­ch­cock. Lo si vede ad esem­pio nel­la sce­na del mas­sa­cro al bal­lo, in cui il regi­sta non ricor­re al clas­si­co cam­po-con­tro­cam­po, ma ado­pe­ra uno split screen da manua­le, in que­sto caso «per evo­ca­re il caos, la distru­zio­ne, il ter­ro­re»: lo scher­mo divi­so sarà poi una del­le solu­zio­ni che De Pal­ma per­fe­zio­ne­rà nel­la sua fil­mo­gra­fia, tan­to da diven­ta­re un suo mar­chio di fabbrica. 

Car­rie — Lo sguar­do di Sata­na di Brian de Pal­ma è un film che anco­ra oggi man­tie­ne intat­ta la sua ten­sio­ne nar­ra­ti­va e lo scio­gli­men­to di essa nel­la ven­det­ta catar­ti­ca di Car­rie, gra­zie a una regia che attra­ver­so i movi­men­ti di mac­chi­na non vuo­le stu­pi­re, ma raccontare. 

Il fran­chi­se di Fear Street, 2021–2025 – recen­sio­ne di Vivia­na Genovese 

La serie cine­ma­to­gra­fi­ca Fear Street, basa­ta sull’omonima serie di libri di R. L. Sti­ne, è diret­ta da Lei­gh Janiak ed è dispo­ni­bi­le su Net­flix. Si trat­ta di una pia­ce­vo­le sor­pre­sa per chi cer­ca un hor­ror teen moder­no con radi­ci negli sla­sher anni ’90.  

La serie è com­po­sta da tre film, gira­ti con­se­cu­ti­va­men­te per­ché lega­ti tra loro da un filo con­dut­to­re soli­do, sono sta­ti distri­bui­ti set­ti­ma­nal­men­te a luglio 2021

Mal­gra­do la sua recen­te usci­ta, la serie è pas­sa­ta un po’ inos­ser­va­ta, ren­den­do­la per­fet­ta da recu­pe­ra­re o rive­de­re, soprat­tut­to in vista di Halloween. 

Il pri­mo capi­to­lo (ambien­ta­to nel 1994) intro­du­ce Sha­dy­si­de, cit­tà tor­men­ta­ta da un’antica male­di­zio­ne, e un grup­po di ado­le­scen­ti alle pre­se con omi­ci­di e segre­ti. La ten­sio­ne si mesco­la a dina­mi­che teen cre­di­bi­li, con ami­ci­zie com­pli­ca­te, pri­mi amo­ri e pau­re comu­ni, il tut­to con­di­to da san­gue e suspen­se tipi­ci pro­prio del gene­re sla­sher. Il secon­do capi­to­lo (ambien­ta­to nel 1978) spo­sta la sto­ria nel pas­sa­to, mostran­do l’origine del­la male­di­zio­ne. Qui il regi­sta ha gio­ca­to con este­ti­ca retrò e atmo­sfe­re da cam­peg­gio hor­ror, appro­fon­den­do per­so­nag­gi e lega­mi inter­ni al grup­po. Infi­ne, il ter­zo capi­to­lo (ambien­ta­to nel 1666) com­ple­ta il cer­chio, rive­lan­do la gene­si del male che per­se­gui­ta Sha­dy­si­de. Nono­stan­te la nar­ra­zio­ne sto­ri­ca rischi di appe­san­ti­re la tra­ma, il film man­tie­ne alta la suspen­se e rega­la momen­ti di empa­tia e tra­ge­dia, con una con­clu­sio­ne coe­ren­te e soddisfacente. 

Per chi, inve­ce, ha già guar­da­to e apprez­za­to que­sta tri­lo­gia, sap­pia che que­sto ori­gi­na­le espe­ri­men­to – rea­liz­za­re e distri­bui­re i tre film come un uni­co ciclo – ha gene­ra­to un quar­to film, usci­to nel mag­gio 2025 (e dispo­ni­bi­le sem­pre su Net­flix), diret­to da Matt Pal­mer e scrit­to insie­me a Donald McLea­ry

Ambien­ta­to nel 1988, que­sto capi­to­lo segue un omi­ci­da masche­ra­to che semi­na il pani­co tra le can­di­da­te al bal­lo di fine anno del­la Sha­dy­si­de High School, intrec­cian­do ten­sio­ne, miste­ro e ovvia­men­te rife­ri­men­ti agli even­ti del­la tri­lo­gia principale. 

Se oltre agli sla­sher, ama­te anche i thril­ler goti­ci subur­ba­ni, gli ele­men­ti sopran­na­tu­ra­li e i teen dra­ma, allo­ra non pote­te per­der­vi que­sta chic­ca da (ri)scoprire! 

Con­di­vi­di:
Michele Cacciapuoti
Lau­rea­to in Let­te­re e Sto­ria. Quan­do non sto osser­van­do cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie o even­ti poli­ti­ci, scri­vo di cul­tu­ra pop, lin­guag­gio, film, serie ed even­ti politici.
Viviana Genovese
Stu­den­tes­sa di Let­te­re Moder­ne e chiac­chie­ro­na per natu­ra. La curio­si­tà mi gui­da ver­so ciò che mi cir­con­da, e la paro­la scrit­ta è lo stru­men­to di espres­sio­ne che preferisco.
Nutro uno smi­su­ra­to amo­re per i viag­gi, il mare e l’ar­te in tut­te le sue for­me; ma amo anche esplo­ra­re nuo­vi mon­di attra­ver­so let­tu­re e film di ogni tipo, immer­gen­do­mi in diver­se real­tà e viven­do più vite.
Giuseppe Ciliberti
Stu­den­te di Let­te­re appas­sio­na­to di cine­ma, filo­so­fia e musica.

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