Teatro per tutte le età: il gabbiano Jonathan Livingston

Con la scelta di rappresentare in teatro “Il gabbiano Jonathan Livingston”, il progetto AssiagiAMO il teatro propone una storia che indaga l’intimità di un giovane gabbiano che sconfigge la solitudine e impara a vivere la vita diversamente dagli altri.

Il 18 e il 19 Otto­bre, pres­so l’ex con­ven­to dell’Annunciata di Abbia­te­gras­so, è anda­to in sce­na Il gab­bia­no Jona­than Living­ston, tra­spo­si­zio­ne tea­tra­le del roman­zo capo­la­vo­ro­di Richard Bach. Lo spet­ta­co­lo, idea­to come occa­sio­ne per far cono­sce­re l’arte del tea­tro ai bam­bi­ni e non solo, pren­de vita gra­zie all’impegno del pro­get­to Assag­giA­MO il TEATRO, la ras­se­gna tea­tra­le per ragaz­zi idea­ta dal Tea­tro dei Navi­gli, assie­me all’associazione Chronos3, in col­la­bo­ra­zio­ne con il Comu­ne di Abbia­te­gras­so e il patro­ci­nio del Comu­ne di Magenta.

La regia di Lucia Mes­si­na è sta­ta inter­pre­ta­ta da Tobia Dal Cor­so Pol­zot e Ric­car­do Avra­mo (entram­bi stu­den­ti diplo­ma­ti alla Civi­ca Scuo­la di Tea­tro Pao­lo Gras­si di Mila­no) con l’accompagnamento musi­ca­le di Rober­to Di Biton­to (docen­te e diret­to­re musi­ca­le del­lo spet­ta­co­lo Money. Il bilan­cio di una vita di Joe Bastianich).

«Con que­sto suo libro Richard Bach mi ha pro­cu­ra­to due gio­ie: mi ha fat­to vola­re e mi ha fat­to sen­ti­re gio­va­ne. Per entram­be gli sono pro­fon­da­men­te gra­to». Con que­ste paro­le Ray Brad­bu­ry, auto­re cele­bre per il roman­zo disto­pi­co Fah­ren­heit 451, ha volu­to rin­gra­zia­re Richard Bach per il suo capo­la­vo­ro. Da una par­te, in que­ste paro­le ritro­via­mo quel­lo che era l’obiettivo del grup­po tea­tra­le che ha mes­so in sce­na il roman­zo, ovve­ro arri­va­re ai bam­bi­ni. Dall’altra par­te man­ca l’altro gran­de meri­to di una sto­ria ben fat­ta, la pos­si­bi­li­tà di rivol­ger­si anche a un pub­bli­co più adulto.

Un adattamento che va incontro i bambini e non lascia indietro gli adulti

È inne­ga­bi­le che gli atto­ri abbia­no adat­ta­to la rap­pre­sen­ta­zio­ne per un pub­bli­co più gio­va­ne, con alcu­ne sce­ne comi­che che mini­miz­za­no la com­po­nen­te più inti­ma del roman­zo. Ad esem­pio, si gio­ca con il per­so­nag­gio del Gran Mae­stro Gab­bia­no Ciang che diven­ta un tipi­co inse­gnan­te di arti mar­zia­li asia­ti­co del cine­ma, alla Bru­ce Lee, che comu­ni­ca mas­si­me di vita impre­scin­di­bi­li; oppu­re quan­do i record di velo­ci­tà sta­bi­li­ti da Jona­than Living­ston ven­go­no accom­pa­gna­ti da una voce fuo­ri cam­po che ricor­da Ger­ry Scot­ti ai Guin­nes World Record.

Allo stes­so tem­po è impos­si­bi­le non pas­sa­re da alcu­ne sce­ne chia­ve dove al cen­tro vie­ne mes­sa la soli­tu­di­ne, cau­sa­ta da un’aspirazione a ride­fi­ni­re il con­cet­to di gab­bia­no in nome del­la liber­tà, la qua­le ha reso Jona­than un reiet­to. Più vol­te ritor­na nel cor­so del­lo spet­ta­co­lo il mot­to «Più alto vola il gab­bia­no e più vede lon­ta­no» in oppo­si­zio­ne alla ceci­tà del­lo Stor­mo Buo­nap­pe­ti­to e alla “leg­ge gab­bia­na” secon­do cui il volo è fina­liz­za­to solo a pro­cu­rar­si il cibo. Da que­sta soli­tu­di­ne ini­zie­rà un per­cor­so di cre­sci­ta che farà cono­sce­re a Jona­than uccel­li più simi­li a lui, aiu­tan­do­lo a capi­re che non si è mai vera­men­te soli, e com­pren­de­re che tra le varie for­me dell’amore ci sono la gene­ro­si­tàl’altruismo, anche nei con­fron­ti di chi ci ha fat­to sta­re male.

Dun­que, le scel­te regi­sti­che rie­sco­no a far con­vi­ve­re una leg­ge­rez­za dida­sca­li­ca per i bam­bi­ni sedu­ti in pri­ma fila, che ven­go­no coin­vol­ti nel cor­so del­lo spet­ta­co­lo e ai qua­li vie­ne inse­gna­to a vola­re, e la pro­fon­di­tà intrin­se­ca a que­sto romanzo.

Uno spettacolo pieno di musica e felicità

Un altro meri­to da rico­no­sce­re alla regia e agli atto­ri è quel­lo di esse­re riu­sci­ti a rap­pre­sen­ta­re una sto­ria ani­ma­le a tea­tro, anche attra­ver­so l’utilizzo di nume­ro­si stru­men­ti musi­ca­li, tra cui ricor­dia­mo il tam­bu­ro, a cui vie­ne affi­da­to il com­pi­to di segna­la­re le sce­ne con mag­gio­re dram­ma­ti­ci­tà (come la mor­te del gab­bia­no Flet­cher), la tastie­ra e l’aerophone (stru­men­to a fia­to digi­ta­le), in linea con la scel­ta dell’autore del roman­zo che deci­de di inse­ri­re nel libro del­le foto di gab­bia­ni scat­ta­te dal foto­gra­fo Rus­sel Mun­son, come a segna­la­re la for­za comu­ni­ca­ti­va del­le imma­gi­ni, quin­di del­la vista.

L’allegoria del volo deri­va dal­le espe­rien­ze di vita dell’autore Richard Bach, scrit­to­re e pilo­ta, e dal­la per­so­na­li­tà real­men­te esi­sti­ta di Jona­than H. Living­ston, pilo­ta acro­ba­ti­co ame­ri­ca­no. Nono­stan­te ciò, è dif­fi­ci­le non tro­va­re alcu­ni rife­ri­men­ti let­te­ra­ri all’interno del­la sto­ria. Quel­lo più ovvio, ma allo stes­so tem­po più pro­fon­do, è in con­tra­sto alla poe­sia Alba­tros di Char­les Bau­de­lai­re. I pro­ta­go­ni­sti di entram­be le ope­re sono due “pen­nu­ti” e l’ambientazione ini­zia­le è la stes­sa: l’albatros e lo stor­mo seguo­no un pesche­rec­cio nel­la spe­ran­za di rice­ve­re dei viveri.

Jona­than Living­ston, con la sua diver­sa visio­ne del mon­do, fini­sce per incar­na­re la feli­ci­tà che Bau­de­lai­re in tut­ta la sua ope­ra ago­gna, riu­scen­do a vola­re, sem­pre più in alto e sem­pre più velo­ce e non lascian­do­si attrar­re dai mari­nai. Jona­than Living­ston vin­ce l’esilio e la soli­tu­di­ne dal­le qua­li l’intellettuale, rap­pre­sen­ta­to dall’albatros, non rie­sce ad uscire.

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Giampaolo Romano
Stu­den­te di Let­te­re che pro­va a scri­ve­re qual­co­sa di inte­res­san­te e nel frat­tem­po cer­ca di diver­tir­si e rilassarsi

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