Dal 10 al 17 ottobre ha avuto luogo a Roma il World Food Forum 2025 (WFF) presso la sede della Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO). L’evento ha riunito politici, capi di stato ed esperti del settore agroalimentare per discutere dell’emergenza alimentare globale. Il tema scelto per l’edizione è stato “Hand in Hand for Better Foods and a Better Future”.
Otto decenni di impegno
Il forum ha coinciso con l’ottantesimo anniversario dalla fondazione della FAO. Il direttore generale Qu Dongyu ha ricordato i progressi compiuti dall’organizzazione nel contrasto alla fame, sottolineando tuttavia che ancora oggi circa l’8,2% della popolazione mondiale vive senza un accesso adeguato al cibo. Dall’evento è emersa la necessità di attuare interventi multilaterali per migliorare i sistemi agroalimentari globali, riconoscendo che conflitti e cambiamento climatico aggravano l’emergenza alimentare e considerando il diritto all’alimentazione come parte integrante di un progetto di pace e prosperità condivisa.
Il contributo dell’Italia
Al Forum erano presenti Papa Leone XIV, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro degli Esteri Antonio Tajani. In un messaggio su X, la premier ha ribadito l’impegno dell’Italia verso questa causa: «Sono fiera di confermare e sottolineare l’impegno dell’Italia nel rafforzare la sovranità alimentare del continente africano tramite il Piano Mattei […]». Con questo piano, il governo si prefissa di favorire lo sviluppo delle filiere agroalimentari, di investire in energie rinnovabili e migliorare la gestione idrica in Paesi come Marocco, Tunisia, Algeria, Egitto, Costa d’Avorio, Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico.
I numeri della crisi
Nonostante gli impegni, la situazione di fame nel mondo oggi è drammatica. Nel 2024 circa 673 milioni di persone hanno sofferto di fame cronica secondo il rapporto State of Food Security and Nutrition in the World (SOFI) 2025.
Contestualmente, il Global Report on Food Crises (GRFC) 2025 rileva che oltre 295 milioni di persone in 59 Paesi e territori hanno affrontato forme di insicurezza alimentare acuta. I paesi maggiormente colpiti includono Nigeria, Sudan, Repubblica Democratica del Congo, Bangladesh, Etiopia, Yemen, Afghanistan, Myanmar, Pakistan e Siria. A questi si aggiungono Haiti, la Striscia di Gaza e il Sud Sudan, dove la quota della popolazione in condizione di fame può variare dal 50% al 100%. Le cause sono spesso intrecciate: conflitti che costringono milioni di persone alla fuga, economie fragili, ed eventi climatici estremi.
Per contrastare cause ed effetti, l’organizzazione umanitaria Azione Contro la Fame ha indicato, tra le altre misure, la necessità di garantire corridoi umanitari sicuri e implementare politiche che tengano conto anche dell’emergenza climatica.
Tagli ai finanziamenti
Inoltre, l’organizzazione segnala una drastica riduzione dei finanziamenti destinati ai programmi umanitari per il contrasto alla fame. Gli Stati Uniti hanno annunciato un taglio superiore all’80% ai fondi della loro agenzia di sviluppo internazionale USAID, e anche Germania, Francia, Belgio, Regno Unito, Svezia e Paesi Bassi hanno adottato misure simili. Si stima che se tali restrizioni dovessero protrarsi fino al 2030, potrebbero provocare fino a 14 milioni di morti.
Conferenze, talk e dibattiti come il World Food Forum sono necessari per sensibilizzare e definire strategie contro la fame nel mondo. Tuttavia, questa crisi ha proporzioni tali da richiedere un impegno più sostanziale, ed è evidente che le risorse attualmente in campo siano ancora troppo scarse per affrontare un’emergenza di questa portata.
Articolo di Federica Corsaro

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