«Bloquons tout», l’appello a cui ha risposto la Francia

Quest’anno in Francia vi è un momento di forte instabilità politica, a cui i francesi hanno risposto animatamente con un ciclo di manifestazioni iniziate il 10 settembre. Il malcontento era talmente percepibile che, per timore di un’escalation di violenze, diverse università sono state chiuse e quasi tutti i negozi sono stati barricati. 

L’8 set­tem­bre l’Assemblea nazio­na­le ha vota­to una mozio­ne di fidu­cia mos­sa dal pre­si­den­te Bay­rou. Con 364 depu­ta­ti con­tro, la pro­po­sta è sta­ta respin­ta e, come pre­vi­sto dal­la costi­tu­zio­ne, il gover­no è sta­to costret­to a dimet­ter­si. Il pri­mo mini­stro ave­va lega­to la fidu­cia alla leg­ge di bilan­cio sta­ta­le, il cui capo­sal­do è la ridu­zio­ne del­la spe­sa pub­bli­ca, misu­ra giu­sti­fi­ca­ta dal pre­si­den­te come neces­sa­ria per affron­ta­re la dram­ma­ti­ca cri­si eco­no­mi­ca fran­ce­se. Tra i tagli si ricor­da­no l’abolizione di due gior­ni festi­vi: il lune­dì di Pasqua e l’8 mag­gio, com­me­mo­ra­zio­ne del­la capi­to­la­zio­ne del­la Ger­ma­nia nazi­sta. Inol­tre, la leg­ge non pre­ve­de­va nuo­va­men­te alcun con­tri­bu­to da par­te dei più ric­chi per risa­na­re le finan­ze, in linea con la con­sue­ta poli­ti­ca di Macron. 

La cadu­ta del gover­no è sta­ta in real­tà solo il cul­mi­ne di una situa­zio­ne di insta­bi­li­tà che si pro­trae da tem­po e, soprat­tut­to, del for­te mal­con­ten­to nei con­fron­ti di Emma­nuel Macron e del­la sua presidenza.

Il movimento che ha lanciato l’appello «blocchiamo tutto» non nasce con la caduta del governo:

Il movi­men­to ha ini­zia­to a pren­de­re visi­bi­li­tà già dall’inizio dell’estate; nasce tra­mi­te i social, X e Tele­gram prin­ci­pal­men­te, dove si pos­so­no leg­ge­re appel­li con­ti­nui e dove le movi­men­ta­zio­ni ven­go­no defi­ni­te let­te­ral­men­te “maree umane”. 

Il movi­men­to si chia­ma Indi­gnons-nous, let­te­ral­men­te “indi­gnia­mo­ci”, ripren­den­do il sag­gio di Sté­phan Hes­sel Indi­gnez-vous vol­to a spro­na­re alla resi­sten­za alle ingiu­sti­zie poli­ti­che socia­li ed eco­no­mi­che. Le ingiu­sti­zie che col­pi­sco­no il popo­lo fran­ce­se in que­sto caso sono pro­prio i tagli del­la spe­sa pub­bli­ca con­si­de­ra­ti non neces­sa­ri, l’aumento costan­te del costo del­la vita e la com­ple­ta assen­za di giu­sti­zia sociale. 

Il movi­men­to è sta­to sup­por­ta­to da nume­ro­si sin­da­ca­ti, ma ha sem­pre dife­so la sua com­ple­ta indi­pen­den­za, affin­ché non ci fos­se modo che qual­che par­ti­to potes­se appro­priar­si del­le sue lot­te. Tra le tan­te richie­ste, i mani­fe­stan­ti chie­de­va­no anche l’approvazione dell’assemblea del­la tas­sa Zuc­man, una leg­ge pro­po­sta dall’economista Gabriel Zuc­man, che avreb­be aggiun­to un’imposta annua­le del 2% sui patri­mo­ni net­ti supe­rio­ri a 100 milio­ni. Sim­bo­lo del­la sini­stra fran­ce­se e dei mani­fe­stan­ti che avreb­be­ro volu­to inse­rir­la nel­la leg­ge di bilan­cio piut­to­sto che un enne­si­mo taglio del­la spe­sa pub­bli­ca, la leg­ge è sta­ta comun­que rifiu­ta­ta due set­ti­ma­ne fa. 

La mol­ti­tu­di­ne di azio­ni uni­te ha ini­zial­men­te richia­ma­to il ricor­do dei gilet gial­li, alcu­ni lo han­no defi­ni­to un grup­po deri­van­te da quest’ultimi, con fazio­ni di destra e di sini­stra, sen­za dimen­ti­ca­re chi si è rite­nu­to sen­za ideo­lo­gia. In real­tà, Indi­gnons-nous si è distan­zia­to dal movi­men­to del 2017, dichia­ran­do­si anco­ra più for­te e in gra­do di coin­vol­ge­re diver­si rami del­la società. 

Anche la risposta politica è stata completamente diversa rispetto a quella dei gilet gialli:

Piut­to­sto che evi­ta­re il movi­men­to, in que­sto caso è sem­bra­to che mol­ti par­ti­ti abbia­no cer­ca­to di caval­car­lo e far arri­va­re l’eco del­la rab­bia socia­le ai ver­ti­ci del­le pro­prie orga­niz­za­zio­ni. È neces­sa­rio anche aggiun­ge­re che la scel­ta di Bay­rou di chie­de­re la fidu­cia dei depu­ta­ti l’8 set­tem­bre non è casua­le: tra­spa­re tut­ta la pre­oc­cu­pa­zio­ne di un pre­si­den­te del con­si­glio che sa di esse­re mino­ri­ta­rio e che cer­ca di attu­ti­re quel­le che saran­no le pro­te­ste di due gior­ni, dopo sacri­fi­can­do il suo pri­mo mini­stro e del­la leg­ge di bilan­cio. Nono­stan­te ciò, i mani­fe­stan­ti non si sono fer­ma­ti di fron­te al crol­lo del gover­no: la richie­sta prin­ci­pa­le è pro­prio quel­la del­le dimis­sio­ni di Macron. Il 9 set­tem­bre il pre­si­den­te dà un’en­ne­si­ma pro­va di non voler abban­do­na­re i suoi pro­get­ti poli­ti­ci eleg­gen­do a pre­si­den­te del con­si­glio Lecor­nu, mem­bro fede­le del suo par­ti­to, incre­men­tan­do anco­ra di più la rab­bia dei manifestanti. 

Di fronte al malcontento, il nuovo premier cerca consensi in parlamento: 

Il 10 set­tem­bre si sono pre­sen­ta­te cir­ca 200.000 per­so­ne nel­le piaz­ze fran­ce­si, men­tre il 18 set­tem­bre i nume­ri sono sali­ti tra i 500.000 e un milio­ne. Solo duran­te pri­ma mani­fe­sta­zio­ne, si era­no veri­fi­ca­ti più di 300 arre­sti. Davan­ti all’as­sen­za di rispo­ste da par­te del pri­mo mini­stro, se n’è tenu­ta un’altra il 2 otto­bre, dove però si è veri­fi­ca­to un calo dei partecipanti. 

Nono­stan­te il dram­ma­ti­co dis­sen­so al suo ope­ra­to, il pre­si­den­te Macron ha con­ti­nua­to per la sua stra­da: anche davan­ti alle dimis­sio­ni di Lecor­nu, ha deci­so di rie­leg­ger­lo piut­to­sto che ave­re un sesto pre­si­den­te del con­si­glio in due anni. 

Il nuo­vo pre­si­den­te del con­si­glio ha comun­que fat­to una con­ces­sio­ne mol­to impor­tan­te per assi­cu­rar­si il con­sen­so degli altri par­ti­ti: ha pro­mes­so di pre­sen­ta­re entro novem­bre l’emendamento per sospen­de­re la rifor­ma del­le pen­sio­ni, capo­sal­do del par­ti­to Renaissance. 

Que­sta con­ces­sio­ne sem­bra fon­da­men­ta­le per ave­re il con­sen­so dei Socia­li­sti nel­l’As­sem­blea nazio­na­le e rida­re un po’ di sta­bi­li­tà alla poli­ti­ca fran­ce­se, ma baste­rà per far ricre­de­re l’opinione pub­bli­ca sul­la pre­si­den­za di Macron? 

Cecilia Montefreddo

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