Cosa rivela il dossier israeliano sulle piazze italiane del 22 settembre

Cosa rivela il dossier israeliano

Il 22 settembre in Italia ci sono state manifestazioni in più di 75 città per denunciare il genocidio compiuto da Israele a Gaza e come sostegno alla Global Sumud Flotilla, a cui hanno partecipato più di mezzo milione di persone.

La Flo­til­la era un’iniziativa civi­le par­ti­ta da Valen­cia ver­so Gaza il 18 set­tem­bre con a bor­do 171 atti­vi­sti inter­na­zio­na­li, come Gre­ta Thun­berg e Mand­la Man­de­la, nipo­te di Nel­son Man­de­la, insie­me ad aiu­ti uma­ni­ta­ri e medici. 

Il 20 set­tem­bre ci sono sta­te le pri­me mobi­li­ta­zio­ni in varie cit­tà ita­lia­ne, ma il 22 oltre mez­zo milio­ne di per­so­ne si sono riu­ni­te per scio­pe­ra­re. Le pro­te­ste sono sta­te in mag­gio­ran­za paci­fi­che, tran­ne per alcu­ni scon­tri a Mila­no, fat­ti su cui si sono con­cen­tra­te di più le discus­sio­ni politiche. 

Nello stesso giorno alcune organizzazioni come Cambiare Rotta, la giovanile comunista, segnalano attività di sorveglianza digitale: localizzazione e schedatura delle piazze. 

La sche­da­tu­ra del­le piaz­ze ita­lia­ne è sta­ta pub­bli­ca­ta sul por­ta­le del Mini­ste­ro degli Affa­ri del­la Dia­spo­ra e del­la Lot­ta all’Antisemitismo di Israe­le. Qui ven­go­no pub­bli­ca­ti gli avvi­si di sicu­rez­za per i cit­ta­di­ni israe­lia­ni all’estero, oppu­re comu­ni­ca­ti sul­le mani­fe­sta­zio­ni giu­di­ca­te pericolose. 

Sono sta­te segna­te come piaz­ze ad alto rischio quel­la  Mila­no a Piaz­za­le Cador­na in cui c’erano Gio­va­ni Pale­sti­ne­si, Unio­ne Demo­cra­ti­ca Ara­bo- Pale­sti­ne­se, gaza­free­sty­le, Gaza­Co­la Italia.

Secon­do la time­li­ne degli even­ti il dos­sier è sta­to pub­bli­ca­to il 21 set­tem­bre sera, così da poter avvi­sa­re i cit­ta­di­ni israe­lia­ni in Ita­lia. Sem­bra basar­si su un moni­to­rag­gio auto­ma­tiz­za­to di pagi­ne social e luo­ghi di mobi­li­ta­zio­ne, det­ta­glio che vie­ne comu­ni­ca­to nell’allegato sul sito del Mini­ste­ro israeliano.

Gli stru­men­ti uti­liz­za­ti pro­ba­bil­men­te sono in par­te OSINT, cioé siste­mi di moni­to­rag­gio open-sour­ce che si basa­no su infor­ma­zio­ni lega­te alla loca­liz­za­zio­ne (che era­no sta­te pub­bli­ca­te dai movi­men­ti poli­ti­ci stes­si sui social) oppu­re su meta­da­ti lega­ti ai con­te­nu­ti social che riman­da­no a luo­ghi di ritrovo. 

Accan­to a luo­ghi di mani­fe­sta­zio­ni e ora­ri tro­via­mo anche l’indice di peri­co­lo­si­tà del­la piaz­za: que­sto det­ta­glio può esse­re estra­po­la­to tra­mi­te siste­mi di social liste­ning, uti­liz­za­ti a livel­lo com­mer­cia­le e pub­bli­co, che dan­no infor­ma­zio­ni sul volu­me di inte­ra­zio­ni con i con­te­nu­ti lega­ti alle manifestazioni. 

In base ai det­ta­gli resi pub­bli­ci fino ad ora, i siste­mi uti­liz­za­ti dal Mini­ste­ro israe­lia­no sono lega­li e non ci sono al momen­to pro­ve di uno spio­nag­gio sui sin­go­li dispo­si­ti­vi, in quan­to tut­te le infor­ma­zio­ni ripor­ta­te nel dos­sier sono repe­ri­bi­li con stru­men­ti com­mer­cia­li o individuali. 

Ad ogni modo la preoccupazione non è infondata, in quanto Israele ha già dato prova di poter operare con spyware diffusi tramite whatsapp, oppure anche usando il software di sorveglianza Paragon, che era stato acquistato proprio  dal governo italiano.

Cam­bia­re Rot­ta non è nomi­na­ta nel dos­sier israe­lia­no, ma dichia­ra di esse­re sta­ta spia­ta nel com­ples­so del­le mani­fe­sta­zio­ni. Sono sta­te moni­to­ra­te le piaz­ze ita­lia­ne, anche quel­le mila­ne­si in cui si tro­va­va la gio­va­ni­le comu­ni­sta, di con­se­guen­za anche i loro social sono sta­ti pro­ba­bil­men­te fil­tra­ti per otte­ne­re infor­ma­zio­ni sul­la loro pericolosità.

Abbia­mo chie­sto dichia­ra­zio­ni a Cam­bia­re Rot­ta il 26 set­tem­bre, pochi gior­ni dopo le mobi­li­ta­zio­ni. Osser­va­no che “ Israe­le ope­ra spio­nag­gio ver­so tut­to il movi­men­to soli­da­le con la Pale­sti­na.” e poi anche  “la nostra atti­vi­tà è pub­bli­ca, è tut­to alla luce del sole, non ci pre­oc­cu­pa”. Il col­let­ti­vo dichia­ra la tra­spa­ren­za del­la pro­pria atti­vi­tà, sot­to­li­nean­do come, in que­sto caso, i dati rile­va­ti dal Mini­ste­ro israe­lia­no fos­se­ro comun­que di domi­nio pub­bli­co, per­ché pro­ven­go­no dai social. 

Ad ogni modo sta diven­tan­do sem­pre più fre­quen­te il moni­to­rag­gio di situa­zio­ni a rischio tra­mi­te siste­mi che fil­tra­no gli algo­rit­mi social. Se da un lato è dimo­stra­zio­ne di come si evol­vo­no i tem­pi ed è una con­se­guen­za tipi­ca del­la con­tem­po­ra­nei­tà, dall’altro susci­ta non poche pre­oc­cu­pa­zio­ni su quan­to pote­re pos­sa­no ave­re le isti­tu­zio­ni anche di Pae­si ter­zi nell’attività onli­ne e su quan­to lo spa­zio onli­ne sia sem­pre più rea­le e meno virtuale.

In Ita­lia mol­tis­si­me azien­de israe­lia­ne offro­no ricer­ca per keyword/hashtag, ana­li­si di reti, sti­ma del­la “portata”/engagement, geo­co­di­fi­ca dei luo­ghi men­zio­na­ti. Alcu­ne sono la famo­sa Para­gon Solu­tions e un’altra è la star­tup Bright Data. 

Per un appro­fon­di­men­to abbia­mo chie­sto a Gio Piz­zi, che su You­Tu­be si occu­pa di attua­li­tà e geo­po­li­ti­ca, un qua­dro gene­ra­le del­la situa­zio­ne. Israe­le ha un ruo­lo effet­ti­vo nel­la cyber­si­cu­rez­za ita­lia­na, infat­ti osser­va come “il nostro Pae­se, come buo­na par­te dell’Unione, è un allea­to stret­to di Israe­le, con par­te­na­ria­ti fon­da­men­ta­li che sono mol­to dif­fi­ci­li da scardinare.”

Le richieste che vengono fatte spesso dai movimenti solidali con la Palestina sono infatti di annullare gli accordi presi con Israele come mossa di boicottaggio, ma è una questione molto radicata nel tessuto industriale italiano. 

Gio Piz­zi aggiun­ge infat­ti che “que­ste appli­ca­zio­ni si rispec­chia­no nel­la strut­tu­ra NATO, di cui Israe­le non fa par­te, ma com­po­ne inve­ce una par­te fon­da­men­ta­le del com­ples­so mili­ta­re-indu­stria­le occi­den­ta­le, ossia ame­ri­ca­no, di cui noi pron­ta­men­te fac­cia­mo uso. Que­sto ren­de di con­se­guen­za mol­to dif­fi­ci­le, per noi, riu­sci­re a sgan­ciar­ci da Israe­le. Per­ché è mol­to costo­so, è poco effi­cien­te, e soprat­tut­to, andrem­mo a infa­sti­di­re allea­ti impor­tan­ti.” 

Ad ogni modo que­sto qua­dro sot­to­li­nea come gli accor­di con Israe­le non sia­no tenu­ti allo scu­ro dei cit­ta­di­ni, l’Unione Euro­pea infat­ti ha dele­ga­to la sicu­rez­za con­ti­nen­ta­le e marit­ti­ma agli Sta­ti Uni­ti, pre­fe­ren­do con­cen­tra­re le pro­prie poli­ti­che sull’implementazione del wel­fa­re. La con­se­guen­za è che in Euro­pa non esi­ste un’infrastruttura di dife­sa comu­ne e la cyber­si­cu­rez­za rima­ne appal­ta­ta a sog­get­ti ter­zi, una scel­ta che ora mostra i pro­pri limiti. 

Il monitoraggio delle piazze italiane sembra operare nei margini della legalità, sulla base delle  informazioni attualmente disponibili. Mostra comunque come la sorveglianza preventiva stia entrando a far parte della normalità. 

I movi­men­ti poli­ti­ci sono sem­pre più moni­to­ra­ti in un con­te­sto che è sem­pre più espo­sto: i social da luo­go di scam­bio sono diven­ta­ti un meto­do estre­ma­men­te sem­pli­ce per otte­ne­re infor­ma­zio­ni sen­si­bi­li e gli appal­ti per la cyber­si­cu­rez­za non dan­no segno di voler cambiare. 

In que­sto sen­so le pre­oc­cu­pa­zio­ni loca­li di orga­niz­za­zio­ni come Cam­bia­re Rot­ta si inse­ri­sco­no in un con­te­sto in cui l’Italia rima­ne dipen­den­te dagli Sta­ti Uni­ti per quan­to riguar­da la sicu­rez­za e, in que­sto qua­dro,  per­ma­ne allea­ta di Israe­le e dele­ga ad azien­de israe­lia­ne la sor­ve­glian­za pub­bli­ca e una par­te del­le pro­prie infra­strut­tu­re digitali.

Ci sono dei pre­ce­den­ti docu­men­ta­ti su quan­to pos­sa esse­re sot­ti­le il con­fi­ne tra coo­pe­ra­zio­ne tec­no­lo­gi­ca e sor­ve­glian­za impro­pria: il caso del­la socie­tà israe­lia­na Para­gon Solu­tions, pro­dut­tri­ce del­lo spy­ware Gra­phi­te, resta un esem­pio da non dimen­ti­ca­re. Lo stes­so vale per l’episodio dei set­te uten­ti ita­lia­ni, che sono sta­ti ber­sa­glio di uno spy­ware dif­fu­so tra­mi­te wha­tsapp, come segna­la­to da Meta e Reu­ters

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Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.

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