Ricorrono i 40 anni dal Vertice di Ginevra che ha fatto sedere allo stesso tavolo Ronald Reagan e Michail Gorbachev, dopo l’ultimo incontro fra i presidenti delle due superpotenze avvenuto 6 anni prima. Nonostante il periodo antecedente di gelo diplomatico questo vertice è riuscito ad imprimere un solco significativo nella storia contemporanea andando ad allentare le tensioni tra USA e URSS e aprendo la strada alla stipula del trattato INF e al ritiro sovietico dall’Afghanistan.
Il 19 novembre 1985 segna dunque una ricorrenza importante: il Vertice di Ginevra, il cui quarantennale risuona oggi con particolare forza, per via della rinnovata recrudescenza della tensione tra Stati Uniti e Russia a causa della guerra in Ucraina.
Ripercorrere la storia a ritroso in modo imparziale non è mai semplice ed è facile cadere in facili revisionismi. Ciò che è certo è che lo storico incontro tra l’allora presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan e l’allora leader dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbachev fu il primo di una serie di tre, avvenuti in un periodo di forti tensioni.
Il periodo della distensione iniziato nel 1962 e basato sulla consapevolezza che le due superpotenze dovessero fare uso della diplomazia per limitare consensualmente l’uso di armamenti nucleari, terminò alla fine degli anni Settanta. Infatti dopo una serie di provocazioni sovietiche, il trattato SALT II, firmato nel 1979 e riguardante la limitazione delle armi strategiche, non fu mai ratificato dagli Stati Uniti.
Le tensioni degli anni ‘80
In aggiunta a ciò, ricordiamo nello stesso anno l’invasione dell’Afghanistan da parte delle truppe sovietiche e l’elezione l’anno seguente di Ronald Reagan alla presidenza degli Stati Uniti. Egli infatti annunciò nel marzo 1983 di avviare il programma SDI, soprannominato informalmente “Guerre stellari”, ovvero uno Scudo spaziale contro il cosiddetto impero del male, suscitando chiaramente le ire del Politburo sovietico. Nonostante ciò, nel gennaio 1985 i ministri degli esteri dei due “imperi” si incontrarono a Vienna per la firma di una dichiarazione di intenti sulla prevenzione della corsa agli armamenti nucleari.
Per di più proprio nel marzo 1985 morì il leader sovietico Konstantin Černenko al cui posto subentrò Mikhail Gorbachev che fin da subito sembrò aperto ad una possibile distensione tra Mosca e Washington.
Tuttavia i mesi precedenti l’incontro furono caratterizzati da scontri reciproci: se da un lato l’Urss criticava Washington per il progetto “Guerre stellari”, dall’altro lato lo stesso Gorbachev venne incalzato circa la violazione dei diritti umani perpetrati sul suolo sovietico. Da lì un vasto dibattito interno agli Stati Uniti circa la posizione da adottare al vertice, se far prevalere cioè una linea pacifica e comprensiva oppure il non scendere a patti con “l’impero del male”.
Analisi del vertice e risultati conseguiti
Venendo al Vertice vero e proprio, nonostante la lunga durata delle interlocuzioni, circa 15 ore, in apparenza non ci fu alcun risultato concreto: i sovietici volevano l’interruzione del programma “Guerre stellari” con gli americani contrari, punto fondamentale su cui la distanza era incolmabile. Chiaramente, i sovietici interpretavano questo programma non come un mezzo difensivo, bensì offensivo, essendo una dimostrazione della supremazia spaziale americana e sostenendo Gorbachev che qualsiasi accordo sul disarmo sarebbe stato vano se una delle due parti avesse perseguito l’idea di uno Scudo spaziale.
Analizzando concretamente i risultati ottenuti in seguito al colloquio, si può affermare con certezza che è stato ribadito il principio secondo cui una guerra nucleare non può essere vinta e, quindi, non può mai essere combattuta. Inoltre, entrambi i leader hanno accettato di accelerare i negoziati sul controllo degli armamenti e sul rafforzamento del regime di non proliferazione, sottolineando anche un impegno in un costante dialogo politico e una cooperazione in vari settori, tra cui i casi umanitari.
Sebbene il comunicato congiunto non avesse valore vincolante, per certo questo incontro, che ha visto peraltro sorgere una simpatia reciproca tra i due presidenti, ha contribuito in maniera simbolica a rimettere attorno al tavolo due esponenti delle due rivali superpotenze, cosa che non accadeva dal 1979.
La firma del trattato INF e il ritiro russo dall’Afghanistan
Per di più è stato un preludio alla firma due anni più tardi del trattato INF che vietava tutti i missili balistici nucleari e convenzionali lanciati da terra con raggio compreso tra 500 e 5000 chilometri, trattato da cui gli Stati Uniti hanno deciso di ritirarsi proprio nel 2019 accusando la Russia di aver sviluppato un missile non conforme.
Altra conseguenza rilevante della conferenza fu il ritiro un anno dopo delle truppe sovietiche dall’Afghanistan, nonostante la formalizzazione avvenuta nel 1988. Guerra intrapresa proprio nel 1979 e che non aveva portato benefici ai sovietici ma che, come ha riportato proprio lo stesso Gorbachev, è stata una ferita sanguinante nonché insostenibile in quanto a costi, vite umane e isolamento internazionale.
A distanza di quarant’anni quindi la lezione di Ginevra è chiara: anche nei momenti di gelo assoluto un varco di dialogo può cambiare il corso della storia.
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