Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti
Ma io sono fuoco — Annalisa – recensione di Giuseppe Ciliberti

Annalisa è tornata con un disco che si afferma con forza nel panorama pop italiano e che continua a rompere con il suo modo passato di fare musica. Questa «Annalisa delle hit», che Paolo Aruffo su «Today» notava essere una novità degli ultimi due dischi, ripensa completamente al modo in cui il grande pubblico la percepisce. Ma la parabola che Annalisa sta compiendo per mettere in discussione la sua immagine pubblica è inversa a quella delle cantanti pop di fama mondiale. Se è vero che con questo disco punti a trasgredire, non vuole mettere in discussione la figura della popstar sessualizzata come Sabrina Carpenter, ma decostruire piuttosto l’idea di cantante italiana acqua e sapone che lei, uscita da «Amici», sente di incarnare quando «il pubblico a casa la fa santa». Il dubbio che fama e successo siano false, proprio perché costruite su un’immagine che non sente sua, le viene suggerito dalla tigre sul letto della copertina, che «dà forma ai suoi pensieri impedendole di chiudere occhio». Emblematica a tal proposito «Io sono», traccia in cui sembra riadattare a più riprese il cogito ergo sum cartesiano: il Dio a cui la cantante è devota non è di certo quello cristiano (tanto dissacrato per tutto il disco), ma quell’estetica disco dance degli anni ’80 che proverebbe il fatto che esista come popstar. Magari le ambizioni filosofiche non erano queste e le sonorità vogliono soltanto smuovere una qualche nostalgia per quel periodo d’oro delle classifiche musicali. Di certo rimane che grazie a questo disco Annalisa riuscirà finalmente a entrare nel pantheon di idoli della musica leggera di oggi.
Hustle mixtape vol. 2 — Capo Plaza — recensione di Leonardo Donatiello

Nel rap, certe parole diventano bandiere. Hustle è una di quelle: può significare correre, lavorare duro, fare soldi, anche con astuzia. Ma nel mondo di Capo Plaza, oggi, ha un significato diverso. Hustle Mixtape Vol. 2, il suo nuovo disco, non celebra il guadagno facile, né l’ostentazione. Parla di fatica, di costanza, di un percorso che parte dal basso e si costruisce giorno dopo giorno. Plaza racconta la sua storia partendo da Salerno, una città che non ti regala nulla. Se vuoi emergere, devi resistere e faticare. È in questo contesto che il termine hustle diventa un mantra: non solo un modo di vivere, ma un’identità da difendere. Il mixtape è pieno di questo spirito. Non c’è spazio per la retorica del successo immediato, ma per la realtà di chi si è fatto da solo. C’è anche un altro tema che torna spesso; l’invidia. Luca la conosce bene, la affronta senza giri di parole. Non solo quella dei critici, ma anche quella che arriva da chi gli sta vicino, da chi fa il suo stesso mestiere. Hustle Mixtape Vol. 2 è un esercizio di stile, ma anche un confronto con se stessi. Plaza non cerca di stupire con versi nuovi: riprende i suoi temi, li rimescola, li rende più maturi. Il messaggio è chiaro: oggi l’hustler non è quello che cerca scorciatoie, ma quello che si affida alla musica come lavoro, disciplina e scelta.

Pixel — Ele A - recensione di Beatrice Riva
Di un album così si sentiva il bisogno: finalmente una donna è entrata a gamba tesa nella scena rap. Eleonora Antognini – in arte Ele A – classe 2002, è celebre per aver fatto collaborazioni con i grandi della scena come Guè e Neffa e per aver pubblicato diversi singoli ed ep. Con il suo album d’esordio Pixel ha dato un inizio ufficiale alla sua carriera. La parola d’ordine è old school: lo stile di Eleonora è fortemente legato all’hip hop anni ’90 di Notorious B.I.G. e Tupac, con cui lei è cresciuta. Allo stesso tempo la sua penna rimane attuale. Non mancano i temi politici e le riflessioni sulla società odierna che non smette di correre e riempie di dubbi. Il disco si apre con Ti aspetto: una traccia aggressiva, ricca di punchline incredibili ma non senza un lato onesto e introspettivo. Ele A infatti menziona la sua incapacità di adattarsi al mondo dei social: «non so stare su IG, non sei come si fa un post», segnando quindi un forte distacco dalla scena rap della sua generazione, ricca di artisti spesso emersi grazie ai social media. Al rap old school si uniscono sonorità jazz, funk, soul e suoni contemporanei, rendendo l’album stilisticamente variegato e poliedrico. La prima parte delinea un modo tutto al femminile di fare rap, esce dagli stereotipi di genere e rappresenta la sua volontà di affermarsi come artista, proprio come ha fatto una lunga fila di uomini prima di lei. Questa ragazza ha una grandissima determinazione, vuole spaccare e lo dimostra: «Uomini armati come dei militari, ma quando c’è una donna si sentono minacciati». La seconda parte dell’album è meno aggressiva, lasciando spazio a una Eleonora introspettiva che, da sempre, non ha paura di mettere a nudo dubbi e sofferenze. Ele A introduce anche cenni di romanticismo – uscendo dalla sua zona di comfort – soprattutto nella traccia X Te. Il culmine perfetto di questa parte, nonché dell’album, è Atlantide, canzone preferita della cantante, tutta pianoforte e pugni nello stomaco per chi la ascolta. L’album è prodotto da Disse, produttore svizzero, e dal celeberrimo Night Skinny. I featuring sono fortemente intergenerazionali: si parte da Buon Esempio con Promessa e Sayf – altri due giovani emergenti – che trattano il tema della mancanza di modelli comportamentali; Con Le Mie G, featuring Guè, affronta invece il tema delle amicizie profonde; poi canzoni più deep come Mai e Ombre di città, rispettivamente con Gaia e Colapesce. Infine Cielo Grigio con Nes, un perfetto mix tra italiano e francese. L’artista non si smentisce e – come spesso accade – parla delle sue origini svizzere. 091, prefisso telefonico di Lugano, è il titolo di una canzone e simbolo della rapper. Non mancano però le critiche alla sua patria: DDL parla di denaro, censura e corruzione dilagante. Ele A è ufficialmente entrata nell’industria musicale a testa alta, mostrando che non ha paura e che vuole emergere, rimanendo fedele al suo stile e continuando a mostrare la sua personalità a trecentosessanta gradi.






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