Giradischi, i dischi di Novembre

Giradischi, gli album consigliati di novembre

Giradischi è la rubrica dove vi consigliamo i dischi usciti nell’ultimo mese che ci sono piaciuti

Ma io sono fuoco — Annalisa – recensione di Giuseppe Ciliberti

 

Anna­li­sa è tor­na­ta con un disco che si affer­ma con for­za nel pano­ra­ma pop ita­lia­no e che con­ti­nua a rom­pe­re con il suo modo pas­sa­to di fare musi­ca. Que­sta «Anna­li­sa del­le hit», che Pao­lo Aruf­fo su «Today» nota­va esse­re una novi­tà degli ulti­mi due dischi, ripen­sa com­ple­ta­men­te al modo in cui il gran­de pub­bli­co la per­ce­pi­sce. Ma la para­bo­la che Anna­li­sa sta com­pien­do per met­te­re in discus­sio­ne la sua imma­gi­ne pub­bli­ca è inver­sa a quel­la del­le can­tan­ti pop di fama mon­dia­le. Se è vero che con que­sto disco pun­ti a tra­sgre­di­re, non vuo­le met­te­re in discus­sio­ne la figu­ra del­la pop­star ses­sua­liz­za­ta come Sabri­na Car­pen­ter, ma deco­strui­re piut­to­sto l’idea di can­tan­te ita­lia­na acqua e sapo­ne che lei, usci­ta da «Ami­ci», sen­te di incar­na­re quan­do «il pub­bli­co a casa la fa san­ta». Il dub­bio che fama e suc­ces­so sia­no fal­se, pro­prio per­ché costrui­te su un’immagine che non sen­te sua, le vie­ne sug­ge­ri­to dal­la tigre sul let­to del­la coper­ti­na, che «dà for­ma ai suoi pen­sie­ri impe­den­do­le di chiu­de­re occhio». Emble­ma­ti­ca a tal pro­po­si­to «Io sono», trac­cia in cui sem­bra ria­dat­ta­re a più ripre­se il cogi­to ergo sum car­te­sia­no: il Dio a cui la can­tan­te è devo­ta non è di cer­to quel­lo cri­stia­no (tan­to dis­sa­cra­to per tut­to il disco), ma quell’estetica disco dan­ce degli anni ’80 che pro­ve­reb­be il fat­to che esi­sta come pop­star. Maga­ri le ambi­zio­ni filo­so­fi­che non era­no que­ste e le sono­ri­tà voglio­no sol­tan­to smuo­ve­re una qual­che nostal­gia per quel perio­do d’oro del­le clas­si­fi­che musi­ca­li. Di cer­to rima­ne che gra­zie a que­sto disco Anna­li­sa riu­sci­rà final­men­te a entra­re nel pan­theon di ido­li del­la musi­ca leg­ge­ra di oggi.

 

 

Hustle mixtape vol. 2 — Capo Plaza — recensione di Leonardo Donatiello

 

Nel rap, cer­te paro­le diven­ta­no ban­die­re. Hustle è una di quel­le: può signi­fi­ca­re cor­re­re, lavo­ra­re duro, fare sol­di, anche con astu­zia. Ma nel mon­do di Capo Pla­za, oggi, ha un signi­fi­ca­to diver­so. Hustle Mix­ta­pe Vol. 2, il suo nuo­vo disco, non cele­bra il gua­da­gno faci­le, né l’ostentazione. Par­la di fati­ca, di costan­za, di un per­cor­so che par­te dal bas­so e si costrui­sce gior­no dopo gior­no. Pla­za rac­con­ta la sua sto­ria par­ten­do da Saler­no, una cit­tà che non ti rega­la nul­la. Se vuoi emer­ge­re, devi resi­ste­re e fati­ca­re. È in que­sto con­te­sto che il ter­mi­ne hustle diven­ta un man­tra: non solo un modo di vive­re, ma un’identità da difen­de­re. Il mix­ta­pe è pie­no di que­sto spi­ri­to. Non c’è spa­zio per la reto­ri­ca del suc­ces­so imme­dia­to, ma per la real­tà di chi si è fat­to da solo. C’è anche un altro tema che tor­na spes­so; l’invidia. Luca la cono­sce bene, la affron­ta sen­za giri di paro­le. Non solo quel­la dei cri­ti­ci, ma anche quel­la che arri­va da chi gli sta vici­no, da chi fa il suo stes­so mestie­re. Hustle Mix­ta­pe Vol. 2 è un eser­ci­zio di sti­le, ma anche un con­fron­to con se stes­si. Pla­za non cer­ca di stu­pi­re con ver­si nuo­vi: ripren­de i suoi temi, li rime­sco­la, li ren­de più matu­ri. Il mes­sag­gio è chia­ro: oggi l’hustler non è quel­lo che cer­ca scor­cia­to­ie, ma quel­lo che si affi­da alla musi­ca come lavo­ro, disci­pli­na e scelta.

Pixel — Ele A - recensione di Beatrice Riva

Di un album così si sen­ti­va il biso­gno: final­men­te una don­na è entra­ta a gam­ba tesa nel­la sce­na rap. Eleo­no­ra Anto­gni­ni – in arte Ele A – clas­se 2002, è cele­bre per aver fat­to col­la­bo­ra­zio­ni con i gran­di del­la sce­na come Guè e Nef­fa e per aver pub­bli­ca­to diver­si sin­go­li ed ep. Con il suo album d’esordio Pixel ha dato un ini­zio uffi­cia­le alla sua car­rie­ra. La paro­la d’ordine è old school: lo sti­le di Eleo­no­ra è for­te­men­te lega­to all’hip hop anni ’90 di Noto­rious B.I.G. e Tupac, con cui lei è cre­sciu­ta. Allo stes­so tem­po la sua pen­na rima­ne attua­le. Non man­ca­no i temi poli­ti­ci e le rifles­sio­ni sul­la socie­tà odier­na che non smet­te di cor­re­re e riem­pie di dub­bi. Il disco si apre con Ti aspet­to: una trac­cia aggres­si­va, ric­ca di pun­chli­ne incre­di­bi­li ma non sen­za un lato one­sto e intro­spet­ti­vo. Ele A infat­ti men­zio­na la sua inca­pa­ci­tà di adat­tar­si al mon­do dei social: «non so sta­re su IG, non sei come si fa un post», segnan­do quin­di un for­te distac­co dal­la sce­na rap del­la sua gene­ra­zio­ne, ric­ca di arti­sti spes­so emer­si gra­zie ai social media. Al rap old school si uni­sco­no sono­ri­tà jazz, funk, soul e suo­ni con­tem­po­ra­nei, ren­den­do l’album sti­li­sti­ca­men­te varie­ga­to e polie­dri­co. La pri­ma par­te deli­nea un modo tut­to al fem­mi­ni­le di fare rap, esce dagli ste­reo­ti­pi di gene­re e rap­pre­sen­ta la sua volon­tà di affer­mar­si come arti­sta, pro­prio come ha fat­to una lun­ga fila di uomi­ni pri­ma di lei. Que­sta ragaz­za ha una gran­dis­si­ma deter­mi­na­zio­ne, vuo­le spac­ca­re e lo dimo­stra: «Uomi­ni arma­ti come dei mili­ta­ri, ma quan­do c’è una don­na si sen­to­no minac­cia­ti». La secon­da par­te dell’album è meno aggres­si­va, lascian­do spa­zio a una Eleo­no­ra intro­spet­ti­va che, da sem­pre, non ha pau­ra di met­te­re a nudo dub­bi e sof­fe­ren­ze. Ele A intro­du­ce anche cen­ni di roman­ti­ci­smo – uscen­do dal­la sua zona di com­fort – soprat­tut­to nel­la trac­cia X Te. Il cul­mi­ne per­fet­to di que­sta par­te, non­ché dell’album, è Atlan­ti­de, can­zo­ne pre­fe­ri­ta del­la can­tan­te, tut­ta pia­no­for­te e pugni nel­lo sto­ma­co per chi la ascol­ta. L’album è pro­dot­to da Dis­se, pro­dut­to­re sviz­ze­ro, e dal cele­ber­ri­mo Night Skin­ny. I fea­tu­ring sono for­te­men­te inter­ge­ne­ra­zio­na­li: si par­te da Buon Esem­pio con Pro­mes­sa e Sayf – altri due gio­va­ni emer­gen­ti – che trat­ta­no il tema del­la man­can­za di model­li com­por­ta­men­ta­li; Con Le Mie G, fea­tu­ring Guè, affron­ta inve­ce il tema del­le ami­ci­zie pro­fon­de; poi can­zo­ni più deep come MaiOmbre di cit­tà, rispet­ti­va­men­te con Gaia e Cola­pe­sce. Infi­ne Cie­lo Gri­gio con Nes, un per­fet­to mix tra ita­lia­no e fran­ce­se. L’artista non si smen­ti­sce e – come spes­so acca­de – par­la del­le sue ori­gi­ni sviz­ze­re. 091, pre­fis­so tele­fo­ni­co di Luga­no, è il tito­lo di una can­zo­ne e sim­bo­lo del­la rap­per. Non man­ca­no però le cri­ti­che alla sua patria: DDL par­la di dena­ro, cen­su­ra e cor­ru­zio­ne dila­gan­te. Ele A è uffi­cial­men­te entra­ta nell’industria musi­ca­le a testa alta, mostran­do che non ha pau­ra e che vuo­le emer­ge­re, rima­nen­do fede­le al suo sti­le e con­ti­nuan­do a mostra­re la sua per­so­na­li­tà a tre­cen­to­ses­san­ta gradi.

Con­di­vi­di:
Giuseppe Ciliberti
Stu­den­te di Let­te­re appas­sio­na­to di cine­ma, filo­so­fia e musica.
Leonardo Donatiello
Lau­rea­to in sto­ria, attual­men­te fre­quen­to la facol­tà di scien­ze sto­ri­che. Mi repu­to una per­so­na paca­ta e tran­quil­la, ma stra­na­men­te mi attrae il disor­di­ne. Non è dun­que un caso che io sia un gran­de fan del­la Pri­ma repub­bli­ca. Nel tem­po libe­ro mi occu­po di poli­ti­ca e sport prin­ci­pal­men­te, ma ho anche un debo­le per la musi­ca hip hop.
Beatrice Riva
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