A Roma il flash-mob per la separazione delle carriere celebra la figura di Berlusconi, che resta al centro di Forza Italia. La biopolitica e il “doppio corpo” del leader spiegano il suo successo politico e la capacità di identificarsi con il popolo.
Separazione delle carriere: la riforma celebrata con le gigantografie del Cavaliere
Il 30 ottobre è stato approvato in Senato il ddl sulla separazione delle carriere, che ha come obiettivo la distinzione tra giudici con funzioni inquirenti (Pubblici ministeri) e giudicanti (giudici), con l’obiettivo di rafforzare l’indipendenza e l’imparzialità del sistema giudiziario. Non è ancora detta l’ultima parola, in quanto verrà indetto un referendum abrogativo in cui ogni cittadino sarà chiamato ad esprimere la propria volontà tramite il voto.
Nonostante questo, Forza Italia non ha atteso: il giorno stesso si è tenuto a Roma un flash-mob per celebrare questa «giornata storica per l’Italia». La dedica del segretario del partito Tajani va a Silvio Berlusconi, in quanto: «si realizza il suo sogno di una giustizia giusta». Nel 2016 il Cavaliere definiva la separazione delle carriere come «la riforma-simbolo», mai realizzata a causa della contrarietà dell’opposizione. Il che, tra l’altro, non è del tutto vero in quanto anche suoi alleati, come Gianfranco Fini, hanno più volte espresso dubbi al riguardo.
A piazza Navona, intorno alle bandiere del partito, torreggia la gigantografia di Berlusconi. Ma non si tratta di una novità. La sua figura è presente, sia a livello iconografico, sia a livello simbolico, in gran parte della narrazione di Forza Italia.
Forza Italia: il partito del leader carismatico
La centralità di Berlusconi all’interno di Forza Italia non si è però realizzata post-mortem. Fin dalle sue origini, il «Movimento politico Forza Italia» si è costruito intorno alla figura del suo leader. È un partito privo di meccanismi che consentono la delega dal basso, non vi sono elezioni di dirigenti locali ma soltanto nomine dall’alto, decise dal presidente. Va comunque sottolineato che la personalità del Cavaliere non si connotava come autoritaria ma piuttosto come seduttiva. Il suo controllo del partito non era dispotico, anzi, la conduzione doveva essere consensuale, evitando però riti antichi e inutili come le votazioni. Per questi motivi, Forza Italia è stato spesso definito come partito «patrimonial-carismatico», presentandosi come «una falange di fedeli al capo» [Ignazi, il populista in doppio petto, 2024].
Molti elettori di FI, e delle coalizioni in cui, in passato, rientrò (come il Popolo delle libertà, Pdl), giustificarono il loro voto solamente per la presenza di Berlusconi. Alle elezioni del 2001 la figura del Cavaliere fu il passe-partout per attrarre gli elettori più indecisi. La sua forza magnetica fu tale che il 36,4% dei votanti scelse FI mosso principalmente dalla presenza di Berlusconi, mentre solamente il 13,4% per il senso di appartenenza al partito. Si tratta di una tendenza che continuerà negli anni successivi. Il Cavaliere non verrà scalfito nemmeno dalle ripetute gaffe e dai sex scandals in cui sarà coinvolto.
La serietà, o meglio, la poca serietà con cui si presentava non l’hanno mai danneggiato di fronte all’elettorato, lo hanno anzi reso più forte. Questa scelta è servita infatti a dimostrare non solo che il Cavaliere era un uomo qualunque nel quale ci si poteva identificare, ma anche, e soprattutto, che l’attività politica in quanto tale non è in fondo una cosa seria e che gli uomini di governo non sono in alcun modo superiori alle persone comuni.
Il corpo del potere
Un fattore cruciale che segnò questo successo di Berlusconi nello spazio politico è la categoria che Michel Foucault battezzò come «biopolitica». Si tratta della politica del corpo, attraverso cui il politico mostra al pubblico tutta la sua corporeità.
Berlusconi diede vita in maniera emblematica a una sorta di doppio corpo del re postmoderno. Secondo lo storico Ernst H. Kantorowicz, i re medievali incarnavano un doppio corpo, uno reale e fisico da un lato e uno mitico e traslato dall’altro. Berlusconi si presentava quindi come un potente irraggiungibile ma allo stesso tempo come il benevolente signore che si metteva a disposizione degli altri. Il Cavaliere, presentandosi come “uno di voi”, andava ad incrementare quei processi di identificazione fra leader e popolo. Non parlava un linguaggio diverso da quello semplice, concreto e ricco di senso comune degli uomini qualunque.
Così, Berlusconi riesce ad ottenere un ampio successo «di pubblico» e allo stesso tempo una totale e assoluta centralità all’interno del suo partito. Il Cavaliere fu il primo leader che riuscì ad ottenere un così grande consenso nell’Italia repubblicana, tanto da essere l’unico a dare il nome ad una corrente di pensiero (appunto, il berlusconismo). Il ricorso alla sua figura diventa quindi necessario per legittimare un partito che non è mai esistito senza di lui e che, da un momento all’altro, è stato decapitato del suo leader. Spicca ancora, sul sito del partito, il logo presentato alle elezioni del 2022 con la dicitura «Berlusconi presidente». Si potrebbe osservare che l’ex partito del Cavaliere non abbia ancora fatto i conti con la sua pesante eredità. Attraverso il continuo ricorso alla sua figura, Forza Italia sembra essere più un monumento del passato che un attore del futuro.
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