Il Festival della Fotografia Etica: agricoltori, tradizione e cambiamento

Agricoltori

Al Festival della Fotografia Etica di Lodi, la mostra Caeadda di David J. Shaw racconta la vita degli agricoltori del Galles. Un viaggio tra tradizione e resistenza che invita a guardare nei luoghi della tradizione e a ripensare il nostro modo di vedere le immagini.

In una stal­la nel­la Dyfi Val­ley in Gal­les, quat­tro uomi­ni sor­ri­do­no tra di loro. Si tro­va­no ad un mer­ca­to di bestia­me, sono alle­va­to­ri in un alto­pia­no, zona quin­di già dif­fi­ci­le per l’allevamento. Il loro lavo­ro vie­ne descrit­to come un insie­me di tra­di­zio­ne e novi­tà, con tec­ni­che moder­ne intro­dot­te a fian­co di pra­ti­che millenarie. 

La moder­ni­tà vie­ne rac­con­ta­ta come qual­co­sa che può poten­zial­men­te spaz­za­re via la tra­di­zio­ne e la nar­ra­zio­ne visua­le vie­ne fat­ta con la scel­ta del bian­co e nero. Può esse­re inter­pre­ta­ta come una moda­li­tà per sospen­de­re la tem­po­ra­li­tà dell’immagine e foca­liz­za­re l’attenzione sui gesti, le espres­sio­ni dei vol­ti e non sui colori.

Ad ogni modo si intra­ve­do­no le dif­fi­col­tà in tut­ta la mostra di Shaw: i cam­bia­men­ti socia­li ed eco­no­mi­ci che spin­go­no i gio­va­ni ad allon­ta­nar­si dal­le zone rura­li per spo­star­si ver­so le cit­tà, i ter­re­ni per l’allevamento che sono sem­pre dif­fi­ci­li e le nuo­ve legi­sla­zio­ni che restrin­go­no i cam­pi per otte­ne­re il sus­si­dio desti­na­to agli agricoltori.

Dyfi Valley: una prospettiva geografica

La val­le si tro­va infat­ti a caval­lo del fiu­me Dyfi, che poi arri­va sino al Mare d’Irlanda in un ampio estuario. 

La Dyfi Val­ley è un sito dell’UNESCO, quin­di sono atti­ve poli­ti­che per tute­la­re la natu­ra e per lo svi­lup­po eco­no­mi­co soste­ni­bi­le. Le pres­sio­ni eser­ci­ta­te dal­le nuo­ve poli­ti­che, però, ren­do­no mol­ti ter­re­ni agri­co­li ina­dat­ti e di con­se­guen­za richie­do­no diver­si cam­bia­men­ti che non tut­ti gli alle­va­to­ri pos­so­no per­met­ter­si. Basti pen­sa­re che il sus­si­dio agra­rio è garan­ti­to sol­tan­to in caso si rispet­ti­no que­sti limi­ti lega­li e spes­so per gli agri­col­to­ri copre il 60% del loro reddito. 

Tra le nuo­ve nor­me si impo­ne ai con­ta­di­ni di usa­re il 10% dei loro ter­re­ni come bosco, ma è sta­ta anche inse­ri­ta nel­la leg­ge di bilan­cio una nuo­va impo­sta di suc­ces­sio­ne sui beni agri­co­li che supe­ra­no un milio­ne di sterline. 

Anche il cam­bia­men­to cli­ma­ti­co sta facen­do la sua par­te, infat­ti le piog­ge costan­ti stan­no ero­den­do il ter­re­no, che per que­sto moti­vo, nel­le zone di mon­ta­gna come la Dyfi Val­ley, diven­ta anco­ra più impra­ti­ca­bi­le. La con­se­guen­za diret­ta è che mol­ti agri­col­to­ri devo­no inve­sti­re in siste­mi di dre­nag­gio in una situa­zio­ne che è già di svan­tag­gio eco­no­mi­co

Tradizione e modernità: un conflitto o una coesistenza?

Dafydd Pughe (a sini­stra in foto) e la figlia Catrin si tro­va­no al mer­ca­to del bestia­me di Dol­gel­lau. La ragaz­za ha appe­na fini­to gli stu­di uni­ver­si­ta­ri in agra­ria e ha inten­zio­ne di ere­di­ta­re l’attività di fami­glia.

Nono­stan­te le ten­den­ze glo­ba­li mostri­no un nuo­vo inte­res­se per le alter­na­ti­ve vege­ta­li e la ricer­ca per alter­na­ti­ve più soste­ni­bi­li ed eti­che, ci sono alle­va­to­ri come la fami­glia Pughe che por­ta­no avan­ti atti­vi­tà che si pas­sa­no di gene­ra­zio­ne in gene­ra­zio­ne. I cam­bia­men­ti richie­sti dal­le nuo­ve poli­ti­che che pun­ta­no ad una mag­gio­re soste­ni­bi­li­tà rischia­no in mol­ti casi di non tute­la­re abba­stan­za le comu­ni­tà pic­co­le, le gestio­ni a con­du­zio­ne fami­lia­re che han­no ret­to l’economia agri­co­la del pro­prio territorio. 

Il cam­bia­men­to è neces­sa­rio: secon­do il Food and Agri­cul­tu­re Orga­ni­za­tion del­le Nazio­ni Uni­te l’allevamento pro­du­ce il 14,5% del­le emis­sio­ni a livel­lo glo­ba­le. Un dato che non si può igno­ra­re, soprat­tut­to in un’epoca in cui gli effet­ti del­la cri­si cli­ma­ti­ca diven­ta­no sem­pre più evi­den­ti in ogni par­te del mon­do. Ma anche le per­so­ne che vivo­no que­sti muta­men­ti, come agri­col­to­ri e alle­va­to­ri, non pos­so­no esse­re dimenticate.

La tema­ti­ca del­la tra­di­zio­ne, però, è pro­ta­go­ni­sta del dibat­ti­to poli­ti­co. I par­ti­ti di destra in qua­si ogni par­te del mon­do la han­no tra­sfor­ma­ta in un mar­chio iden­ti­ta­rio: tra­di­zio­ne diven­ta sino­ni­mo di chiu­su­ra ver­so le novi­tà e rifiu­to per il mon­do con­tem­po­ra­neo, sino a pre­sup­por­re che fos­se sem­pre sta­to tut­to meglio pri­ma.  Il sen­ti­men­to alla base non è da sot­to­va­lu­ta­re, infat­ti le espres­sio­ni poli­ti­che spes­so nasco­no da un sen­ti­re comu­ne di una fet­ta di cit­ta­di­ni. La volon­tà di rico­no­scer­si in un mon­do che cam­bia trop­po velo­ce­men­te può esse­re un pun­to di par­ten­za che spin­ga ver­so la com­pren­sio­ne per ogni lato del­la storia.

Il paradosso della modernità

Ridur­re tut­to que­sto a cari­ca­tu­ra rea­zio­na­ria rischia di oscu­ra­re un mon­do di rela­zio­ni, sape­ri e appar­te­nen­ze che con­ti­nua­no a esi­ste­re, anche nel­le loro contraddizioni.

In un’epoca in cui tut­to il dibat­ti­to pub­bli­co vie­ne ridot­to a con­trap­po­si­zio­ni tra bian­co e nero, come dare spa­zio alla tra­di­zio­ne sen­za che diven­ti un vei­co­lo per ideo­lo­gie estre­me rima­ne un pro­ble­ma aper­to. Se le destre la uti­liz­za­no come ele­men­to iden­ti­ta­rio, anche a sini­stra la tra­di­zio­ne vie­ne indi­ca­ta come retag­gio del pas­sa­to e demo­niz­za­ta nel suo insieme. 

Fin­ché que­sti temi con­ti­nue­ran­no a esse­re ter­re­no di con­trap­po­si­zio­ne, sarà dif­fi­ci­le affron­tar­li con la neces­sa­ria atten­zio­ne alla loro complessità.

Jessica Rodenghi
Jes­si­ca, atti­va nel mon­do e nel­le socie­tà, per fare buo­na infor­ma­zio­ne dedi­ca­ta a tut­ti e tutte.
About Jessica Rodenghi 54 Articoli
Jessica, attiva nel mondo e nelle società, per fare buona informazione dedicata a tutti e tutte.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.