Il viandante nel mare dei sogni: la mostra Onironautica 3

Con Vera Agosti parliamo di Orinonautica 3: la terza edizione di un progetto ideato da Nello Taietti che unisce fotografia, spettacolo teatrale, danza e un forte riferimento alla cultura giapponese.

«Oni­ro­nau­ti­ca è la capa­ci­tà di ricor­da­re i sogni ricor­ren­ti e di indi­riz­zar­li o modi­fi­car­li nel loro svol­gi­men­to» affer­ma Vera Ago­sti, sto­ri­ca dell’arte e cura­tri­ce del pro­get­to. «Si par­la di un rac­con­to dram­ma­ti­co che attin­ge all’immaginario oni­ri­co di Taiet­ti. È ambien­ta­to a Tokyo e arric­chi­to da rife­ri­men­ti alla mito­lo­gia giap­po­ne­se. Com­pren­de una mostra foto­gra­fi­ca, un alle­sti­men­to con pro­ie­zio­ni di ideo­gram­mi e una piè­ce tea­tra­le ispi­ra­ta a que­sto per­cor­so inte­rio­re di ricer­ca del­la veri­tà» aggiun­ge Agosti.

L’impianto, infat­ti, non si limi­ta a nar­ra­re un sogno pri­va­to, ma met­te in sce­na una serie di sim­bo­li e figu­re che riman­da­no a un livel­lo più pro­fon­do, quel­lo che lo psi­ca­na­li­sta Jung ave­va chia­ma­to “incon­scio col­let­ti­vo”. La pre­sen­za di arche­ti­pi e la ricer­ca di un sen­so che sfug­ge all’umana com­pren­sio­ne tra­sfor­ma­no il per­cor­so di Taiet­ti in qual­co­sa che oltre­pas­sa la visio­ne per­so­na­le dell’autore. Diven­ta un viag­gio dove espe­rien­za indi­vi­dua­le e sim­bo­li­smo uni­ver­sa­le si intrec­cia­no e dia­lo­ga­no fra loro.

In che modo tutto l’allestimento costruisce una condizione percettiva simile al sogno? Come è stato reso?

Il fumo, una neb­bia leg­ge­ra e il bian­co e nero crea­no la sug­ge­stio­ne oni­ri­ca e spo­sta­no la per­ce­zio­ne ver­so la memo­ria, al con­tra­rio la real­tà è rap­pre­sen­ta­ta con colo­ri brillanti.

Ci racconti della pièce teatrale: come mai la danza Butō è stata scelta come linguaggio chiave?

La piè­ce ha una natu­ra dram­ma­ti­ca che solo nel fina­le si apre alla spe­ran­za, e il Butoh è deci­sa­men­te il lin­guag­gio più adat­to a soste­ner­ne l’intensità. Que­sta dan­za giap­po­ne­se, nata nel dopo­guer­ra e segna­ta da movi­men­ti len­ti, rigi­di e alta­men­te espres­si­vi, met­te in sce­na la ten­sio­ne di un pae­se feri­to e una cor­po­rei­tà qua­si teatrale.

Cosa l’ha portata a diventare la curatrice di Orinonautica 3 e quale direzione per lei era indispensabile imprimere al progetto?

Aven­do già col­la­bo­ra­to con la Fon­da­zio­ne Mata­lon, fon­da­zio­ne che si occu­pa di pro­mo­zio­ne cul­tu­ra­le nel ter­ri­to­rio mila­ne­se, è nato un rap­por­to di fidu­cia con Taiet­ti, pre­si­den­te del­la fon­da­zio­ne, che mi ha coin­vol­ta nel pro­get­to. Ho accol­to la cura del pro­get­to – per­ché di pro­get­to si trat­ta più che di sem­pli­ce mostra – valo­riz­zan­do una visio­ne che era sta­ta già defi­ni­ta. Si è rive­la­ta una sfi­da pro­prio per i mol­te­pli­ci ele­men­ti da orche­stra­re, uni­ti all’obiettivo fina­le di man­te­ne­re un’impronta puli­ta e coe­ren­te ispi­ra­ta all’estetica giap­po­ne­se cara all’autore.

Il progetto è accessibile anche a chi non conosce determinati termini e culture?

È qui che entra in gio­co il lavo­ro del­la cura­tri­ce. Quel­lo di cui mi occu­po è pro­prio faci­li­ta­re la com­pren­sio­ne del­le ope­re e del pro­get­to tut­to, quin­di ren­de­re acces­si­bi­le ciò che può sem­bra­re di pri­mo acchi­to com­ples­so. Per esem­pio, abbia­mo pub­bli­ca­to un pic­co­lo cata­lo­go con un dizio­na­rio dove sono spie­ga­ti tut­ti i ter­mi­ni giap­po­ne­si utilizzati.

Qual è il messaggio immediato che il pubblico deve cogliere entrando in Onironautica 3?

Ci sono del­le per­so­ne che rie­sco­no a pla­sma­re i sogni a loro pia­ci­men­to: que­sto è esse­re un oni­ro­nau­ta, o un’onironautica. Da qui nasce il testo di Taiet­ti, che espo­ne una par­te inti­ma di sé e met­te in sce­na una ricer­ca del­la veri­tà desti­na­ta a non com­pier­si mai del tut­to, con tut­ta la fru­stra­zio­ne e il tur­ba­men­to che ne consegue.

Il viag­gio pro­po­sto da Oni­ro­nau­ti­ca 3 resti­tui­sce la tra­iet­to­ria di un per­cor­so che richia­ma il Vian­dan­te sul mare di neb­bia. Nel pro­get­to, il vian­dan­te diven­ta colui che attra­ver­sa il mare dei sogni, seguen­do quel­la dina­mi­ca di ricer­ca inces­san­te che Jung rico­no­sce­va come movi­men­to fon­da­men­ta­le dell’individuazione. Un pro­ces­so lun­go quan­to tut­ta la vita che ha come obiet­ti­vo la sco­per­ta di chi si è vera­men­te. Ma è una ricer­ca che non ha alcun appro­do, dal momen­to che la vita stes­sa può com­pier­si sol­tan­to tra­mi­te la ten­sio­ne ver­so la sco­per­ta del­la nostra autenticità.

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Giulia Camuffo
Stu­den­tes­sa di Scien­ze Inter­na­zio­na­li, appas­sio­na­ta di sto­ria, in rela­zio­ne al pre­sen­te. La scrit­tu­ra sem­pli­fi­ca ciò che sem­pli­ce non è.

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