Il reading di Arianna Scommegna al Alta Luce Teatro restituisce la potenza tragica del romanzo La Storia di Elsa Morante, alla vigilia dei quarant’anni dalla sua scomparsa. Un viaggio in una Roma devastata dalla guerra, tra dolore, maternità e memoria.
Il reading teatrale di venerdì 17 e sabato 18 ottobre alle ore 20.30 presso il Alta Luce Teatro (Alzaia Naviglio Grande 190, Milano) ci offre un quadro di dolore e resistenza tratto dal romanzo omonimo di Elsa Morante, pubblicato nel 1974, che narra le vicende di Ida Ramundo, maestra di origine ebrea e vedova, e dei suoi due figli, Nino e Useppe. In una Roma distrutta tra il 1941 e il 1947, Ida viene violentata da un soldato tedesco e da quell’unione nasce Useppe. Nino vive l’esperienza fascista, poi partigiana, contrabbandiere e muore in uno scontro con la polizia; Useppe, fragile e segnato dall’epilessia, non sopravvive alla guerra interiore e a quella esteriore. L’evento scenico, interpretato magistralmente da Arianna Scommegna, è riuscito a restituire al pubblico in forma intensa e carica di tensione emotiva il testo originale: Scommegna incarna Ida con profondità credibile, alternando voce sommessa ad urla incandescenti, costruendo un viaggio tra paura, dolcezza, amarezza e una disperata ironia: tutto ciò che Morante aveva scritto.
La Storia che non cambia
Da un semplice reading, una donna sola che legge, è nato un atto teatrale capace di illuminare il significato più profondo del romanzo: La Storia, ma non non la storia ufficiale dei vincitori o dei perdenti, bensì quella delle persone comuni, di coloro che subiscono le decisioni del potere. È la storia di Ida, costretta ad assistere alla morte di entrambi i suoi figli, di Ninuzzo e di Useppe, simboli di un’umanità schiacciata e dimenticata. Attraverso la voce e il silenzio di Scommegna, il pubblico comprende che la Storia di Morante non è una cronaca, ma vive nelle tragedie individuali. Perché tutti, in fondo, ne fanno parte.
Nel finale, il dolore di Ida si apre al presente. Come Ida e i suoi figli, anche le vittime delle guerre d’oggi restano fuori dalla Storia ufficiale, ridotti a sfondo. Ma sono loro, come insegna Morante, a fare davvero la storia.
Graziella Bernabò scrive: “Purtroppo la Storia con la “S” maiuscola è continuata, e sta continuando tuttora, nei tremendi termini delineati nel romanzo.»

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