Niente di buono sul fronte saheliano

Niente di buono sul fronte saheliano
Niente di buono sul fronte saheliano

La coalizione jihadista JNIM ha imposto un blocco sul carburante senegalese, causando gravi disagi in Mali. Il gruppo ha consolidato il proprio controllo nelle aree rurali approfittando della debolezza della giunta a capo dello Stato maliano.

Il 3 set­tem­bre 2025 la coa­li­zio­ne di grup­pi jiha­di­sti sahe­lia­ni nota come JNIM (Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Musli­min, Grup­po di sup­por­to all’Islam e ai musul­ma­ni) ha annun­cia­to l’imposizione di un bloc­co sul­le for­ni­tu­re di car­bu­ran­te pro­ve­nien­ti dal vici­no Sene­gal. Da allo­ra, i mili­zia­ni sala­fi­ti han­no assal­ta­to deci­ne di con­vo­gli, distrug­gen­do auto­ci­ster­ne e ruban­do note­vo­li quan­ti­tà di com­bu­sti­bi­le. Tut­to ciò ha pro­vo­ca­to gra­vi disa­gi in tut­to il Mali meri­dio­na­le, in par­ti­co­la­re nel­la capi­ta­le Bama­ko, dove i tra­spor­ti e la pro­du­zio­ne di ener­gia sono sta­ti seve­ra­men­te colpiti. 

Chi è e che cos’è JNIM?

JNIM è una coa­li­zio­ne di grup­pi jiha­di­sti affi­lia­ta ad Al Qae­da crea­ta nel 2017 da Iyad Ag Gha­li, che ha riu­ni­to sot­to il suo coman­do la mag­gior par­te del­le for­ma­zio­ni jiha­di­ste nate dall’inizio del­la guer­ra in Mali nel 2012, come Ansar Eddi­ne, Kati­bat Maci­na e Al-Mou­ra­bi­toun. Il con­flit­to, scop­pia­to quan­do gli indi­pen­den­ti­sti tua­reg espul­se­ro l’esercito malia­no dal nord del pae­se e pro­cla­ma­ro­no lo sta­to dell’Azawad, si tra­sfor­mò ben pre­sto nell’ennesimo fron­te del­la guer­ra al ter­ro­ri­smo, quan­do i jiha­di­sti, che ave­va­no ini­zial­men­te col­la­bo­ra­to con le mili­zie tua­reg, pre­se­ro il con­trol­lo del­le cit­tà set­ten­trio­na­li, espel­len­do i loro pre­ce­den­ti partner. 

Bama­ko rea­gì chie­den­do assi­sten­za alla Fran­cia, che rispo­se assem­blan­do un cor­po di spe­di­zio­ne con il com­pi­to di libe­ra­re le cit­tà dai jiha­di­sti ed eli­mi­na­re i loro capi. L’operazione Ser­val, lan­cia­ta nel 2013, fu un par­zia­le suc­ces­so: i cen­tri urba­ni ven­ne­ro ricon­qui­sta­ti, ma i grup­pi jiha­di­sti soprav­vis­se­ro, rinun­cian­do al con­trol­lo sta­bi­le del ter­ri­to­rio in favo­re del­la guer­ri­glia

Gli sfor­zi com­piu­ti negli anni suc­ces­si­vi per con­te­ne­re la pro­li­fe­ra­zio­ne degli estre­mi­sti isla­mi­ci sono fal­li­ti. Attual­men­te, JNIM ha ero­so l’autorità eser­ci­ta­ta da Bama­ko al di fuo­ri del­le cit­tà, crean­do strut­tu­re poli­ti­che alter­na­ti­ve e impo­nen­do dove pos­si­bi­le la pro­pria inter­pre­ta­zio­ne radi­ca­le del­la reli­gio­ne isla­mi­ca. La coa­li­zio­ne è ora in gra­do di col­pi­re ogni ango­lo del pae­se, ed è atti­va anche in Bur­ki­na Faso e Niger, con la pos­si­bi­li­tà di espan­der­si ulte­rior­men­te negli Sta­ti limitrofi. 

L’assedio economico di Bamako è l’ennesima prova della sua forza

Il bloc­co dell’afflusso di car­bu­ran­ti ha indot­to mol­ti pae­si ad esor­ta­re i pro­pri cit­ta­di­ni ad abban­do­na­re il Mali il pri­ma pos­si­bi­le, con­si­de­ran­do anche il cre­scen­te rischio che que­sti pos­sa­no diven­ta­re ostag­gi, fon­te di ren­di­ta signi­fi­ca­ti­va per i jiha­di­sti. Tut­ta­via, diver­si ana­li­sti sosten­go­no che JNIM non miri a con­qui­sta­re il pae­se: non dispor­reb­be né del­le for­ze né del­la legit­ti­mi­tà suf­fi­cien­ti per gover­na­re il Mali con suc­ces­so e sareb­be inte­res­sa­to a pre­ve­ni­re un inter­ven­to inter­na­zio­na­le come nel 2013.

Al momen­to l’obiettivo di JNIM è, mol­to pro­ba­bil­men­te, scre­di­ta­re la giun­ta malia­na al pote­re mostran­do­ne la debo­lez­za e l’incapacità di svol­ge­re le fun­zio­ni del­lo Sta­to più essen­zia­li, così da poter accre­sce­re il pro­prio pre­sti­gio, raf­for­zan­do­si e atti­ran­do nuo­ve reclu­te, e soprat­tut­to indur­re i malia­ni ad abban­do­na­re il loro gover­no e accet­ta­re, anche solo pas­si­va­men­te, l’autorità e l’influenza poli­ti­ca del­la coa­li­zio­ne jihadista.

For­ni­re die­tro ricat­to il car­bu­ran­te ruba­to è un mez­zo signi­fi­ca­ti­vo per costrin­ge­re i malia­ni a dipen­de­re dai jiha­di­sti, costruen­do così una for­ma di legit­ti­mi­tà poli­ti­ca.

L’attuale gover­no si è dimo­stra­to fino ad ora inca­pa­ce di rom­pe­re in manie­ra deci­si­va il bloc­co sul car­bu­ran­te: se le for­ze e il soste­gno a Bama­ko con­ti­nue­ran­no ad esse­re logo­ra­ti e non ci sarà alcu­na assi­sten­za ester­na, per JNIM non sarà dif­fi­ci­le assu­me­re il con­trol­lo del Mali. Tut­ta­via, i jiha­di­sti potreb­be­ro trat­te­ner­si dal pro­cla­ma­re aper­ta­men­te uno Sta­to isla­mi­co per non sca­te­na­re aper­ta­men­te l’ostilità stra­nie­ra, man­te­nen­do inve­ce un gover­no debo­le e suc­cu­be che pos­sa garan­ti­re un mini­mo di rico­no­sci­men­to internazionale.

Foto: ANSA

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Paolo Bassanelli

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