Qualcuno volò sul nido del cuculo: 50 anni dopo

Il 19 novem­bre di cinquant’anni fa, nel 1975, esce in ante­pri­ma nel­le sale di New York e Los Ange­les il film vin­ci­to­re del pre­mio Oscar Qual­cu­no volò sul nido del cucu­lo.

Il film diretto da Miloš Forman prende ispirazione dal romanzo omonimo di Ken Kesey del 1962, ambientato in un manicomio in cui, tra i vari pazienti, spicca la figura del finto malato Randle McMurphy , interpretato da un magistrale Jack Nicholson. McMurphy, colpevole di aver violentato una ragazza quindicenne, cerca di sfuggire alla prigione facendosi accettare nell’istituto mentale, da cui crede sia più facile scappare. È in questo luogo che conoscerà gli altri pazienti e smuoverà le loro vite, scontrandosi con l’autorità incarnata dall’infermiera Mildred Ratched, interpretata da Louise Fletcher.

Assie­me ad Accad­de una not­te (1934) e Il Silen­zio degli inno­cen­ti (1991), Qual­cu­no volò sul nido del cucu­lo è tra i tre film ad aver vin­to i famo­si Big Five, i cin­que pre­mi più impor­tan­ti degli Oscar: miglior film, miglior regia (Miloš For­man), miglior atto­re pro­ta­go­ni­sta (Jack Nichol­son), miglior attri­ce pro­ta­go­ni­sta (Loui­se Flet­cher) e miglior sce­neg­gia­tu­ra (Law­ren­ce Hau­ben e Bo Goldman).

Un titolo memorabile

Il cele­bre tito­lo Qual­cu­no volò sul nido del cucu­lo, in ingle­se One Flew Over the Cuckoo’s Nest, ha con­tri­bui­to indi­scu­ti­bil­men­te al suc­ces­so e alla dif­fu­sio­ne del film. Per capi­re le ori­gi­ni di que­sto nome biso­gna apri­re le pagi­ne del libro da cui il film è trat­to e imbat­ter­si nel­la seguen­te fila­stroc­ca: Three gee­se in a flock, one flew East, one flew West, one flew over the cuc­koo’s nest (“Tre oche in uno stor­mo, una volò ad est, una volò ad ove­st, una volò sul nido del cuculo”).

Quel­la costrui­ta da Ken Kesey è un’ana­lo­gia con il cucu­lo, uccel­lo noto per ser­vir­si dei nidi di altri vola­ti­li per depor­re le pro­prie uova. Di con­se­guen­za, si può intui­re come il nido rap­pre­sen­ti il mani­co­mio, i pazien­ti al suo inter­no sia­no le uova e il cucu­lo cor­ri­spon­da alla socie­tà opprimente. 

Il messaggio politico del film

Anche solo leg­gen­do il tito­lo si può intui­re il con­te­nu­to di denun­cia socia­le e poli­ti­ca del film. Oltre a sma­sche­ra­re gli abu­si subi­ti, incon­scia­men­te, dai degen­ti dei mani­co­mi e a uma­niz­za­re que­sti ulti­mi («voi non sie­te più paz­zi del­la media dei coglio­ni che van­no in giro per la stra­da»), il film si cari­ca di un signi­fi­ca­to poli­ti­co, in par­te inedito.

Nel­la pel­li­co­la, infat­ti, è insce­na­to un con­flit­to tra la razio­na­li­tà, rap­pre­sen­ta­ta dall’infermiera Rat­ched, e l’irra­zio­na­li­tà di Rand­le McMur­phy che, nono­stan­te esca scon­fit­to dal­lo scon­tro, rie­sce a scar­di­na­re la dit­ta­tu­ra dell’infermiera fat­ta di rego­le e pasti­glie, (spoi­ler) por­tan­do all’evasione del Capo Bro­m­den e donan­do nuo­va lin­fa vita­le al grup­po di “pic­chia­tel­li”.

Que­sto scon­tro con l’autorità assu­me un’inclinazione diver­sa se ricol­le­ga­to alla vita del regi­sta ceco­slo­vac­co, natu­ra­liz­za­to sta­tu­ni­ten­se, Miloš For­man. È ine­vi­ta­bi­le, infat­ti, coglie­re il paral­le­li­smo tra la cru­del­tà di Rat­ched e lo scop­pio del­la Pri­ma­ve­ra di Pra­ga del 1968 che costrin­se For­man a emi­gra­re negli USA. Alla figu­ra dell’infermiera è sta­ta dedi­ca­ta da Net­flix una serie pre­quel nel 2020, dal tito­lo Rat­ched, in cui si cer­ca di capi­re le ragio­ni del­la spie­ta­tez­za del­la don­na.

For­man è inol­tre coin­vol­to in un’altra deli­ca­ta que­stio­ne: lo stra­vol­gi­men­to del­la nar­ra­zio­ne. Egli deci­de di abban­do­na­re la pro­spet­ti­va dell’indiano d’America, Capo Bro­m­den (inter­pre­ta­to da Will Samp­son), scel­ta da Ken Kesey, per rac­con­ta­re i fat­ti in ter­za per­so­na. Que­sto cam­bia­men­to, assie­me ad un asse­gno di 20.000 dol­la­ri rite­nu­to insuf­fi­cien­te e la scel­ta di Jack Nichol­son rispet­to a Gene Hack­man come atto­re pro­ta­go­ni­sta sono i prin­ci­pa­li moti­vi che han­no por­ta­to l’autore del libro a pren­de­re le distan­ze da un film che ha incas­sa­to 160 milio­ni di dollari.

Grande Capo Bromden: un indiano d’America

Il pun­to di vista del per­so­nag­gio del Gran­de Capo ver­rà recu­pe­ra­to nel nuo­vo adat­ta­men­to del roman­zo, sot­to­for­ma di serie tv, come annun­cia­to dal pro­dut­to­re del film Paul Zaen­tz nel cor­so di un epi­so­dio del pod­ca­st CK Cafè.

Per spie­ga­re la pre­sen­za di que­sto per­so­nag­gio è neces­sa­rio nuo­va­men­te ria­pri­re il libro di Ken Kesey e col­lo­car­lo nel­la cor­ren­te let­te­ra­ria a cui appar­tie­ne, quel­la del post­mo­der­ni­smo. Leslie Fied­ler, cri­ti­co let­te­ra­rio e scrit­to­re sta­tu­ni­ten­se, all’interno del sag­gio Cross the bor­der clo­se the gap, ana­liz­za le moti­va­zio­ni del­la pre­sen­za dei nati­vi ame­ri­ca­ni nei roman­zi post­mo­der­ni. Par­ten­do dall’obiettivo di que­sti scrit­to­ri di voler rial­lac­cia­re i rap­por­ti con i let­to­ri, in un’ottica tut­ta ame­ri­ca­na, Fied­ler vede nei nati­vi d’America uno stru­men­to in gra­do di per­met­te­re una con­giun­zio­ne del gio­va­ne con l’adulto.

Que­sto ricon­giun­gi­men­to è reso pos­si­bi­le dal­la rile­van­za di que­ste popo­la­zio­ni indi­ge­ne nel­la let­te­ra­tu­ra ame­ri­ca­na pre­ce­den­te, nel­la qua­le sono rap­pre­sen­ta­te come nemi­che dei cow­boy, con­si­de­ra­ti degli eroi. Di con­se­guen­za affian­can­do nel roman­zo post­mo­der­no que­sta com­po­nen­te qua­si fan­ta­sti­ca agli altri ele­men­ti che lo com­pon­go­no, il risa­na­men­to tra i due poli è pos­si­bi­le: si è in gra­do di pro­dur­re una let­te­ra­tu­ra capa­ce di sod­di­sfa­re let­to­ri ana­gra­fi­ca­men­te distanti.

Con­di­vi­di:
Giampaolo Romano
Stu­den­te di Let­te­re che pro­va a scri­ve­re qual­co­sa di inte­res­san­te e nel frat­tem­po cer­ca di diver­tir­si e rilassarsi

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