Per gli studenti di UniMi è disponibile un piano scontato di abbonamento al giornale online Il Post: il tema dell’informazione giovanile e la crisi dei giornali tradizionali trovano una risposta proprio nel sistema degli abbonamenti.
L’Università degli studi di Milano offre diverse convenzioni riservate a studentesse e studenti. Abbiamo sconti di diverso tipo, ad esempio nel settore sportivo troviamo il Centro sportivo La Pergola di Lodi, oppure la Gold’s Gym, ma anche McFit e Virgin Active offrono abbonamenti riservati agli studenti. In ambito tecnologico Apple offre sconti sui propri prodotti.
Per quanto riguarda il settore informazione e quindi i giornali, troviamo Corriere Digita+ a 4,99€ al mese, ma anche Il Post offre un abbonamento annuale agevolato al prezzo di 40€. Basterà andare sulla pagina dedicata, selezionare la propria università e confermare il proprio status di studente per ottenere il prezzo scontato.
Ma che cos’è Il Post?
Un giornale online che ha come mission l’idea di “spiegare le cose bene” (e con questo nome, Cose spiegate bene, esiste anche una linea di libri in cui si approfondiscono temi specifici). Fondato nel 2010 da Luca Sofri sul modello di Huffington Post, dal 2025 è diretto da Francesco Costa, famoso per il podcast Morning, la cui conduzione ora è passata a Nicola Ghittoni.
Dal 2019 il modello di business utilizzato si basa sugli abbonamenti, una direzione che hanno preso molti giornali online.
La crisi dei giornali tradizionali (prima su carta e poi anche in digitale) ha portato le testate a sperimentare diversi modelli di business: dalla dipendenza dalle pubblicità, con i noti risvolti clickbait, a forme più o meno proibitive di paywall, che prevedono un abbonamento per accedere agli articoli.
Questa seconda opzione è stata anche la risposta alla crisi della pubblicità sui giornali, che hanno subito sempre di più la concorrenza delle inserzioni sui blog e oggi sui social (che rappresentano l’80% delle pubblicità totali); la svalutazione delle inserzioni è stata poi acuita dall’uso di ad-blocker.
La prima testata ad aver introdotto un paywall è stato il Sole 24Ore nel 2011, seguito dal Corriere della Sera dal 2016; nel 2017 La Repubblica per prima ha attuato un modello freemium - ha mantenuto gratuiti i contenuti di base, destinando altri contenuti agli abbonati.
Il Post ha scelto una strada diversa: non c’è paywall per gli articoli che sono tutti disponibili gratuitamente senza limitazioni (sia sul sito che via app), e anche diverse newsletter e podcast molto seguiti sono aperti (come la newsletter Da Costa a Costa o il podcast Indagini); ci sono poi dei contenuti riservati alle persone che si abbonano al Post (e ne sostengono il progetto giornalistico) e tra questi troviamo per esempio i podcast Morning, Wilson e altri come Ci vuole una scienza e Globo.
Ad ogni modo, secondo il rapporto Digital News di Reuters per il 2025, soltanto il 9% degli italiani dichiara di pagare per la propria fonte di informazione, nonostante il 68% si informi online e l’81% di queste informazioni arrivino dall’utilizzo di uno smartphone. Questo significa che in Italia la maggior parte delle persone utilizza canali gratuiti per l’informazione, quindi social media o canali televisivi, infatti ormai la carta stampata si attesta intorno al 12% dei consumatori.
I giovani e l’informazione
Il tema è profondamente attuale soprattutto per i giovani: nel 2021, un sondaggio commissionato dall’UE rivelava che solo un quarto dei giovani con meno di 30 anni, in Italia come in Europa, si informava dai giornali, preferendo di gran lunga i social media .
La tendenza ad utilizzarli come fonte d’informazione principale è molto diffusa per la loro comodità. Spesso accade anche che si passi da una fonte di informazione all’altra sfruttando un’idea di multitasking che porta ad un abbassamento del livello di attenzione posta sul singolo contenuto.
Il problema di questo dato è che i social media sono piattaforme create per l’intrattenimento e non per l’informazione, di conseguenza i loro algoritmi propongono maggiormente contenuti che suscitano emozioni forti, soprattutto la rabbia, perché creano interazioni. Su FaceBook, ad esempio, sono moltissime le notizie false che vengono ripubblicate di continuo perché suscitano reazioni e quindi interazione.
In questo modo, però, si creano anche le cosiddette eco chamber, ambienti online che possono essere banalmente il feed di un social media, in cui vengono riproposti contenuti che confermano l’opinione dell’utente, portando poi ad una polarizzazione maggiore.
La fiducia nell’informazione non è alta, le persone non sono abituate a pagare per informarsi (tranne le fasce d’età più alte), quindi l’introduzione di paywall è stata un rischio necessario per mantenere vivi i giornali. Il Corriere della Sera, ad esempio, dichiara che ad oggi ha 1,3 milioni di abbonati, mentre ad aprile 2025 Luca Sofri, in concomitanza con il passaggio della direzione a Francesco Costa, ha dichiarato, in una mail di saluto e ringraziamento alle persone abbonate, che il Post ha superato i 100.000 abbonamenti attivi.
I rischi degli abbonamenti
Ovviamente per poter introdurre un sistema di pagamento è necessario avere utenti molto fidelizzati: il momento in cui questo paywall viene introdotto è fondamentale per non rischiare di perdere moltissimi lettori. Il rischio, però, è che i lettori occasionali smettano di frequentare le testate online al posto di scegliere la fiducia nel prodotto.
Allo stesso tempo un altro pericolo è che i giornali diventino user oriented, terminologia prestata dal marketing che indica come i contenuti potrebbero concentrarsi su ciò che è popolare per gli utenti e non sull’importanza delle notizie. Ciò che può accadere, inoltre, è che i contenuti dietro paywall rimangano di qualità, ma che l’informazione rimasta gratuita diventi clickbait o di bassa qualità per seguire le logiche del digitale.
Così si rafforza sì l’idea che l’informazione di qualità vada pagata, il che è fondamentale in un Paese in cui i lavori nel settore culturale sono spesso precari e sottopagati, ma permane il rischio che si crei un divario tra chi si può permettere di informarsi e chi no.
Nonostante tutto questo fare informazione ha un prezzo, i giornalisti, gli inviati, i reporter, le agenzie stampa, ogni tassello che ci porta la notizia in prima pagina ha un suo valore anche economico. Per questo motivo i giornali online si basano su abbonamenti, eventi, pubblicano serie di libri di approfondimento e portano il giornalismo in una direzione nuova.


Lascia un commento