Ariane Diakite, dalla cameretta al fianco dei grandi artisti

L’ospite dell’intervista di oggi è Ariane Diakite, corista di Irama e di Laura Pausini. Attraverso le sue esperienze e i suoi ricordi, si racconta mostrandoci chi è veramente.

Come ha iniziato il suo percorso musicale? Com’è che ha capito che questa era la sua strada?

Sin da bam­bi­na ho sem­pre ama­to la musi­ca: mi ricor­do con la spaz­zo­la a fare con­cer­ti improv­vi­sa­ti; poi ho ini­zia­to a fare musi­cal. Il can­to mi per­met­te­va di sfo­gar­mi, e da lì ho capi­to che era la mia stra­da: all’i­ni­zio era solo pas­sio­ne, ma poi ho pre­so fidu­cia in me e l’ho resa un lavoro.

Con quanti artisti ha lavorato finora?

La pri­ma in asso­lu­to è sta­ta Lau­ra Pau­si­ni. Ho ini­zia­to con lei a diciot­to anni, quan­do anco­ra non ave­vo idea di cosa voles­se dire fare la cori­sta. Le devo tut­to. Ho con­ti­nua­to con Fio­rel­lo, in qua­li­tà di bal­le­ri­na e can­tan­te a Rai Radio 2, e infi­ne con Ira­ma, con cui sono impe­gna­ta ora.

Ricorda la prima volta che è salita su un palco importante? Qual era il palco e com’era l’atmosfera dietro le quinte?

Il pri­mo pal­co impor­tan­te è sta­to l’a­per­tu­ra dei Noma­di in un pala­sport a Faen­za: non sape­vo una loro can­zo­ne nean­che a mori­re! Devo dire però che die­tro le quin­te ho sen­ti­to di esse­re nel posto giusto.

Cosa significa per Lei cantare in coro?

Can­ta­re in coro è disci­pli­na, ma per me è diven­ta­to anche liber­tà. Un can­tan­te soli­sta ha più mar­gi­ne di liber­tà: è lui che ha le redi­ni del coman­do e i cori­sti gli van­no die­tro con le loro voci. Un cori­sta inve­ce sostie­ne, deve esse­re pre­ci­so ed è al ser­vi­zio del cantante.

All’i­ni­zio mi sen­ti­vo un po’ “stret­ta”, per­ché sono poco por­ta­ta a segui­re le rego­le. Nel tem­po però ho risco­per­to la bel­lez­za di soste­ne­re gli altri. Ora, che lavo­ro con Ira­ma, mi ren­do con­to dell’importanza del mio con­tri­bu­to: lui mi lascia mol­ta liber­tà di espres­sio­ne, più di quan­to si dovreb­be, e  quin­di rie­sco a dare il mio sen­za sovrastare.

Ha mai pensato di mettersi in proprio e pubblicare da sola, costruendosi una carriera da cantante o cantautrice?

Sì, ma ho sem­pre temu­to di mostrar­mi: quan­do uno scri­ve i pro­pri pez­zi si fa vede­re al mon­do, e io ne ave­vo pau­ra. Ho pro­va­to a far­lo in grup­po, con una band afro, ma non ho mai pen­sa­to di far­lo da sola. Sono feli­ce così: oltre che cori­sta sono una can­tan­te e una performer.

Un artista con cui si è sentita particolarmente valorizzata?

Devo dire la veri­tà, ho avu­to una gran for­tu­na sia con la Pau­si­ni che con Ira­ma: mi sono sem­pre sen­ti­ta valo­riz­za­ta e rispet­ta­ta, non mi sono mai sen­ti­ta mes­sa da par­te. Han­no sem­pre cer­ca­to di far risal­ta­re la mia voce, sen­za invi­dia, con gran­de gio­ia di aver­mi sul palco.

Ha partecipato ad alcuni programmi tv: ce ne parla?

La pri­ma appa­ri­zio­ne è sta­ta al festi­val di Castro­ca­ro su Rai 1 come con­cor­ren­te. Suc­ces­si­va­men­te ho fat­to X Fac­tor, con Mor­gan e Simo­na Ven­tu­ra, quan­do ave­vo tre­di­ci anni. Come lavo­ro tele­vi­si­vo, inve­ce, ho par­te­ci­pa­to a Viva Rai 2 con Fio­rel­lo due anni fa: cre­de­vo di andar­ci come can­tan­te e mi sono ritro­va­ta anche bal­le­ri­na, ma è sta­ta un’avventura diver­ten­te e formativa.

La classica routine di lavoro di una corista?

Quan­do sono a casa fac­cio il riscal­da­men­to per le cor­de voca­li e stu­dio le par­ti che devo can­ta­re e il modo in cui devi far­lo. Inol­tre è fon­da­men­ta­le dor­mi­re, per­ché rispet­to a tut­ti gli altri stru­men­ti, la voce ha biso­gno di riposo.

Io pas­so mol­to tem­po a dor­mi­re, soprat­tut­to quan­do sono in tour, e cer­co di sta­re atten­ta anche a quel­lo che man­gio. Sem­bra chis­sà che, ma in real­tà è una rou­ti­ne piut­to­sto tranquilla.

Un artista con cui vorrebbe assolutamente lavorare, almeno una volta?

Zuc­che­ro. L’ho sem­pre det­to: se doves­si diven­ta­re una sua cori­sta rea­liz­ze­rei un sogno. Non so se suc­ce­de­rà mai, ma se così fos­se non ser­vi­reb­be altro.

Ha mai pensato di mollare tutto? Se sì, che cosa l’ha fatta restare?

Non solo ci ho pen­sa­to, ma l’ho pro­prio fat­to: era un perio­do in cui non sta­vo bene. Il mio lavo­ro — in gene­ra­le il lavo­ro di arti­sta — è mol­to impre­ve­di­bi­le: ci sono perio­di in cui lavo­ri tan­tis­si­mo ci sono perio­di in cui lavo­ri meno, e se non sei in gra­do di gesti­re que­sta cosa, ciò gene­ra pro­ble­mi. Il pas­sag­gio dal­la vita fre­ne­ti­ca dei tour a quel­la quo­ti­dia­na è desta­bi­liz­zan­te: l’adrenalina che c’era pri­ma man­ca total­men­te, ed affron­ta­re ciò può esse­re dif­fi­ci­le. Così ho mol­la­to per un po’. Quan­do però si ha una pas­sio­ne è dif­fi­ci­le star­ci lon­ta­no, quin­di sono tor­na­ta più for­te di prima.

Un ricordo che le fa venire la pelle d’oca?

Quan­do ho can­ta­to a San Siro Sim­ply the Best (di Tina Tur­ner, ndr) con la Pau­si­ni. Cre­do sia sta­ta l’u­ni­ca vol­ta in cui ho pen­sa­to: “Oddio, è il mio momen­to!” È sta­to mera­vi­glio­so; pen­so che non vivrò mai più una sca­ri­ca di adre­na­li­na del genere.

Una canzone con cui si descriverebbe?

I Will Sur­vi­ve di Glo­ria Gay­nor. È una can­zo­ne che, anche se can­to spes­so, non è tra le mie pre­fe­ri­te, ma il testo mi rap­pre­sen­ta par­ti­co­lar­men­te: tra­la­scian­do la par­te amo­ro­sa, pen­so che in que­sta vita si deb­ba soprav­vi­ve­re e esse­re toste. Ecco, que­sta sono io.

Alla fine di tutto chi è Ariane veramente?

Quel­la che vede­te! Una don­na che ha deci­so di fare del­la pro­pria pas­sio­ne suo lavo­ro, che non mol­la mai!
Un mes­sag­gio per chi ci leg­ge: impe­gna­te­vi, segui­te il vostro istin­to e in boc­ca al lupo per la vostra vita!

Con­di­vi­di:
Giulia Cerbino
Stu­den­tes­sa di comu­ni­ca­zio­ne di gior­no, gior­na­li­sta rock di notte.

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