Assenteismo parlamentare: quando l’impegno manca, muore la buona politica

Le opinioni espresse in questo editoriale sono esclusivamente dell’autore e non riflettono necessariamente il punto di vista della redazione. 

Se l’impegno a frequentare l’aula per la quale si è eletti manca, oltre ad interrogarci fra cosa è lecito e morale, fa crescere la sfiducia nell’istituzione cardine della democrazia rappresentativa.

Non sem­pre ciò che la leg­ge con­sen­te è anche ciò che la coscien­za appro­va. Giu­sto richia­ma ad un con­cet­to mora­le ed eti­co. Leci­to inve­ce si rife­ri­sce a ciò che è nor­ma­ti­va­men­te con­sen­ti­to, cioè ciò che l’ordi­na­men­to con­si­de­ra san­zio­na­bi­le o meno.

Uno degli esem­pi più evi­den­ti del­la dico­to­mia tra mora­le e licei­tà riguar­da il feno­me­no dell’assen­tei­smo dei par­la­men­ta­ri. I tito­la­ri, da noi inve­sti­ti attra­ver­so ele­zio­ni, han­no il com­pi­to di redi­ge­re nor­me che van­no pro­prio a sta­bi­li­re quei com­por­ta­men­ti leci­ti e ille­ci­ti e quin­di a rego­la­re il nostro vive­re civi­le. L’assen­tei­smo è una con­dot­ta tan­to legit­ti­ma quan­to pro­fon­da­men­te spre­ge­vo­le. Essa, pur­trop­po, nel cor­so degli anni è sta­ta legit­ti­ma­ta e meta­bo­liz­za­ta dal­la nostra clas­se diri­gen­te, qua­si da non fare più noti­zia. Per quan­to pie­na­men­te con­scio del fat­to che mol­ta dell’attività par­la­men­ta­re si svol­ga fuo­ri dall’aula in sé tra com­mis­sio­ni, ini­zia­ti­ve legi­sla­ti­ve e rap­por­ti con il ter­ri­to­rio, tut­ta­via la pre­sen­za alle vota­zio­ni rima­ne un ter­mo­me­tro impor­tan­te per misu­ra­re la fedel­tà all’impegno pre­so con i cittadini.

Qualche dato pratico

In quan­to l’Ita­lia è un Pae­se demo­cra­ti­co, ed essen­do la tra­spa­ren­za e il dirit­to di acces­so ai docu­men­ti uno dei pila­stri di una demo­cra­zia rico­no­sciu­ti ai cit­ta­di­ni, risul­ta pie­na­men­te oppor­tu­no ricor­da­re, dati alla mano, come esi­sta­no dei rap­pre­sen­tan­ti del popo­lo che di cer­to non bril­la­no per assi­dua fre­quen­ta­zio­ne del luo­go di ele­zio­ne. Facen­do nomi e cogno­mi e sele­zio­nan­do i più “vir­tuo­si”, su tut­ti tro­via­mo Anto­nio Ange­luc­ci, noto impren­di­to­re atti­vo nel set­to­re del­la sani­tà, non­chè patron di diver­si gior­na­li e depu­ta­to del­la Lega, che da ini­zio legi­sla­tu­ra ad otto­bre 2025 ripor­ta un “trion­fa­le” 0,09% di pre­sen­ze alle vota­zio­ni elet­tro­ni­che.

Non è da meno Mar­ta Fasci­na, depu­ta­ta di For­za Ita­lia, che tota­liz­za un con­si­sten­te 5,55% di presenze.

E cosa dice la costituzione a riguardo

Ora, benin­te­si, non si sta qui col dito pun­ta­to a valu­ta­re gli ono­re­vo­li in que­stio­ne con le per­cen­tua­li, e lun­gi dal fare pole­mi­che popu­li­ste che nuoc­cio­no in pri­mis ai cit­ta­di­ni, i qua­li — facen­do di tut­ta l’erba un fascio — rischia­no dav­ve­ro di com­pro­met­te­re un’istituzione, a mio avvi­so, sacra come il Par­la­men­to del­la Repub­bli­ca.

Eppu­re qui il caso è ben diver­so. Sono gli stes­si mem­bri del Par­la­men­to a get­ta­re in cat­ti­va luce l’istituzione per la qua­le sono sta­ti noi elet­ti e per la qua­le sono, giu­sta­men­te, e sot­to­li­neo giu­sta­men­te, lau­ta­men­te retri­bui­ti.

Tra­la­scian­do il fat­to che sareb­be costi­tu­zio­na­le che colo­ro che rico­pro­no fun­zio­ni pub­bli­che le adem­pia­no con disci­pli­na ed ono­re, ormai ciò, pur­trop­po, risul­ta uno slo­gan vel­lei­ta­rio più che una pre­vi­sio­ne nor­ma­ti­va da rispettare.

Responsabilità e autonomia dei parlamentari

Esse­re par­la­men­ta­ri signi­fi­ca esse­re por­ta­to­ri, nel più alto luo­go rap­pre­sen­ta­ti­vo del­la comu­ni­tà nazio­na­le, degli inte­res­si diret­ti degli elet­to­ri. Risul­ta per­tan­to disci­pli­na­toono­re­vo­le rap­pre­sen­ta­re gli inte­res­si dei pro­pri elet­to­ri essen­do assen­te alle vota­zio­ni e quin­di alle deci­sio­ni? Per quan­to sia la stes­sa Costi­tu­zio­ne a vie­ta­re all’arti­co­lo 67 qual­sia­si vin­co­lo di man­da­to, non­chè man­da­to impe­ra­ti­vo, dato che il sin­go­lo par­la­men­ta­re non rispon­de agli elet­to­ri in quan­to ha esclu­si­va­men­te una respon­sa­bi­li­tà poli­ti­ca, risul­ta altret­tan­to scon­ve­nien­teimmo­ra­le esse­re elet­ti e non par­te­ci­pa­re alle vota­zio­ni. Que­sto arti­co­lo infat­ti è sta­to intro­dot­to sul­la base del prin­ci­pio secon­do il qua­le il par­la­men­ta­re è dota­to di auto­no­mia deci­sio­na­le ed è sce­vro di qual­sia­si inte­res­se per­so­na­le o di par­ti­to. Egli rap­pre­sen­ta uni­ca­men­te la Nazio­ne e deve agi­re sul­la base del bene comu­ne, e non può esse­re costret­to a segui­re le istru­zio­ni di chi l’ha eletto.

Tra legge sulle lobby e civismo

Sareb­be giu­sto per­tan­to richia­mar­si al fat­to che i par­la­men­ta­ri han­no un dove­re ed un far­del­lo one­ro­sis­si­mo: devo­no dedi­car­si, per il perio­do del­la legi­sla­tu­ra, a lavo­ra­re esclu­si­va­men­te per i cit­ta­di­ni, tra­la­scian­do ogni inte­res­se di bot­te­ga e ogni per­so­na­li­smo. In que­sto sen­so sareb­be anche auspi­ca­bi­le una chia­ra leg­ge che andas­se a rego­la­men­ta­re il rap­por­to tra poli­ti­ca e por­ta­to­ri di inte­res­se, garan­ten­do tra­spa­ren­za ed equi­tà: una chia­ra leg­ge sul lob­by­ing che in Ita­lia atten­dia­mo da ormai trop­po tem­po. Se con cer­tez­za pos­sia­mo affer­ma­re che il Par­la­men­to è lo spec­chio del­la nostra socie­tà, non pos­sia­mo pie­gar­ci ad accet­ta­re pas­si­va­men­te che diven­ti lo spec­chio dei difet­ti ita­li­ci: dall’assenza di civi­smo, al tram­po­li­no di lan­cio per diven­ta­re altro, ad un bece­ro modo di arric­chir­si. Solo con­si­de­ran­do le Aule par­la­men­ta­ri come luo­go di più alto dibat­ti­to e di deci­sio­ne si potrà riac­qui­si­re quel­lo spi­ri­to di lea­le col­la­bo­ra­zio­ne civi­ca e di amo­re per la poli­ti­ca, nel sen­so più nobi­le del ter­mi­ne. I pri­mi a dover dare l’esempio sono gli stes­si elet­ti, che han­no il com­pi­to di com­por­tar­si secon­do il det­ta­to costi­tu­zio­na­le. Altri­men­ti ogni decla­ma­to­ria con­tro l’asten­sio­ni­smo e la disaf­fe­zio­ne per la poli­ti­ca è vana, e il popu­li­smo ringrazia!

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Edoardo Ansarin

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