Cent’anni dalle Leggi Fascistissime

Gli anni 1925 e 1926 furono senza dubbio i più cruciali per la storia del nostro Paese, che proprio allora si avviò a diventare un tutt’uno col Partito Nazionale Fascista, decretando l’inizio della dittatura.

Pro­ta­go­ni­ste di que­sto oscu­ro pas­sag­gio sono le leg­gi fasci­stis­si­me, pro­mul­ga­te esat­ta­men­te un seco­lo fa. Per com­pren­der­le è neces­sa­rio riper­cor­re­re gli even­ti che vi con­dus­se­ro, con­te­nu­ti nel perio­do fra il 16 ago­sto 1924 e il 3 gen­na­io 1925, dal ritro­va­men­to del cor­po di Gia­co­mo Mat­teot­ti fino al discor­so in cui Mus­so­li­ni se ne assun­se la respon­sa­bi­li­tà, e in tut­to il ‘25, che vide un rior­di­na­men­to inter­no del PNF.

La crisi del fascismo.

In quel seme­stre, il fasci­smo vis­se il suo perio­do più cri­ti­co: l’assassinio del prin­ci­pa­le oppo­si­to­re divi­se il par­ti­to in un’ala più “mode­ra­ta”, che chie­de­va un’indagine sull’accaduto, ed una più vio­len­ta, capeg­gia­ta dal ras cre­mo­ne­se Rober­to Fari­nac­ci, che inten­de­va appro­fit­ta­re del fat­tac­cio per com­ple­ta­re la con­qui­sta con la for­za dei pie­ni pote­ri, anche a dan­no del­la stes­sa monarchia.

Lo sde­gno di anche colo­ro che sup­por­ta­va­no il par­ti­to fu espres­so in tut­ta la sua gra­vi­tà dall’intervento al Sena­to il 3 dicem­bre 1924 di Etto­re Con­ti, pre­sti­gio­so impren­di­to­re rap­pre­sen­tan­te degli indu­stria­li, che più ave­va­no bene­fi­cia­to dall’azione del­le squa­drac­ce nel bien­nio ros­so, che lo con­clu­se chie­den­do­si se il fasci­smo, dopo aver ripor­ta­to l’ordine con suc­ces­so, non aves­se esau­ri­to le sue funzioni.

Le oppo­si­zio­ni furo­no in real­tà poco peri­co­lo­se. La seces­sio­ne del­l’A­ven­ti­no, pret­ta­men­te sim­bo­li­ca, non minac­ciò la sta­bi­li­tà del gover­no ma anzi la favo­rì e i gran­di nota­bi­li, Orlan­do, Salan­dra e Gio­lit­ti, non riu­sci­ro­no a met­ter­si d’accordo per far fron­te comu­ne. Mol­ti non ave­va­no mini­ma­men­te capi­to cos’era dav­ve­ro il fasci­smo: si pen­sa­va a Mus­so­li­ni come uno sca­pe­stra­to, non come lo scal­tro poli­ti­co che in real­tà era, e si cre­de­va che il fasci­smo fos­se sol­tan­to un feno­me­no tem­po­ra­neo fun­zio­na­le alla sta­bi­liz­za­zio­ne del Pae­se, il qua­le sareb­be tor­na­to ad un asset­to libe­ra­le una vol­ta che l’ordine fos­se sta­to ristabilito.

Il 3 gennaio.

Il discor­so del 3 gen­na­io 1925 è sta­to, per Mus­so­li­ni, un azzar­do, e nono­stan­te il suo ani­mo impul­si­vo e spa­val­do, nel­le scom­mes­se era diven­ta­to più pru­den­te da quan­do la posta in gio­co com­pren­de­va ciò a cui tene­va mag­gior­men­te, il potere.

Alla Came­ra egli non solo si assun­se la respon­sa­bi­li­tà del delit­to Mat­teot­ti, decre­tan­do il carat­te­re ille­ga­le del fasci­smo, ma minac­ciò oppo­si­zio­ni e pae­se inte­ro: “nel­le qua­ran­tot­t’o­re suc­ces­si­ve a que­sto mio discor­so, la situa­zio­ne sarà chia­ri­ta su tut­ta l’a­rea”. La not­te stes­sa seguì infat­ti l’azione di Lui­gi Feder­zo­ni, mini­stro dell’interno, che dispo­se le pri­me limi­ta­zio­ni a stam­pa ed opposizioni.

Il discor­so creò di fat­to le con­di­zio­ni per la costru­zio­ne del­la dit­ta­tu­ra, una fase che durò due anni e che vide, insie­me all’istituzione degli stru­men­ti repres­si­vi e alla fine del­la divi­sio­ne dei pote­ri, una vera e pro­pria pur­ga inter­na al PNF, come testi­mo­nia la desti­tu­zio­ne dell’ingombrante Fari­nac­ci dal­la cari­ca di segre­ta­rio del par­ti­to, avve­nu­ta nel mar­zo del ‘26.

L’intero 1925 vide infat­ti il raf­for­za­men­to del par­ti­to attra­ver­so la paci­fi­ca­zio­ne del­le sue cor­ren­ti, riu­ni­te­si sot­to la più sal­da gui­da di Mus­so­li­ni, che gra­zie ad un par­la­men­to più sta­bi­le poté avvia­re la crea­zio­ne del­le pri­me leg­gi fascistissime.

24 dicembre 1925: l’inizio del regime.

La Vigi­lia di Nata­le, il Par­la­men­to pro­mul­gò il prov­ve­di­men­to n. 2263, che, oltre a cam­bia­re la deno­mi­na­zio­ne “Pre­si­den­te del Con­si­glio dei mini­stri” in “Capo del Gover­no, Pri­mo Mini­stro Segre­ta­rio di Sta­to”, subor­di­nò il pote­re legi­sla­ti­vo a quel­lo ese­cu­ti­vo: l’ordine del gior­no del Par­la­men­to era ora det­ta­to dal Capo del Gover­no, che pote­va esse­re nomi­na­to o revo­ca­to solo dal Re, non più dal­le camere.

Il 31 gen­na­io, que­sto pri­ma­to fu cri­stal­liz­za­to da un’ulteriore leg­ge che garan­ti­va al Gover­no il pote­re di ema­na­re decre­ti ese­cu­ti­vi incon­te­sta­bi­li dal­le assem­blee; in segui­to, ven­ne abo­li­ta la liber­tà di stam­pa e sosti­tui­ti i sin­da­ci, cari­ca elet­ti­va, coi pode­stà, nomi­na­ti dall’alto. Fu l’inizio del­la dittatura.

Il regime fu davvero inevitabile?

Il tar­do rico­no­sciu­to fiu­to poli­ti­co di Mus­so­li­ni, i meto­di vio­len­ti del fasci­smo e l’accondiscendenza del Re han­no crea­to il mito del­la dit­ta­tu­ra ine­vi­ta­bi­le, nascon­den­do una real­tà mol­to più articolata.

Il delit­to Mat­teot­ti ave­va sca­te­na­to nel Pae­se un’onda­ta di sde­gno sen­za pre­ce­den­ti che se fos­se sta­ta tra­dot­ta in Par­la­men­to avreb­be potu­to met­te­re Mus­so­li­ni vera­men­te alle stret­te e, for­se, indur­re alle sue dimis­sio­ni. Tut­ta­via, le oppo­si­zio­ni non riu­sci­ro­no a coglie­re il momen­to pro­pi­zio e nem­me­no a por­si alle came­re come inter­pre­ti dei sen­ti­men­ti del popolo.

A que­sto si aggiun­se il fat­to che in pochi ave­va­no col­to l’acume poli­ti­co del futu­ro dit­ta­to­re e che si pen­sa­va al fasci­smo come qual­co­sa di tem­po­ra­neo che, per sua natu­ra, si sareb­be esau­ri­to a breve.

Tut­ti erro­ri, que­sti, che l’Italia pagò a caro prezzo.

 

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Simone Nervi

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