“Sono mesi che cerco di scrivere una dedica. Questo disco è un momento talmente magico per me! Pensavo di dover scrivere, spiegare, magari ringraziare. Volevo far sapere a chi ascolta questo disco, il significato che questo lavoro ha avuto per me. E sono mesi che non mi viene niente. Ogni volta che mi decido, prendo la penna e non mi viene niente. Mi si blocca tutto. Sparisce tutto. Forse perché le sensazioni sono state tante: prima, durante, dopo. Io ho avuto tanta paura d’incominciare questo disco. La paura di cominciare qualche cosa che ami e che poi finisce per forza. Perché essere molto felici fa piangere, e io sono diventata vigliacca. Poi io vorrei sapere dove sono quei due, mentre io scrivo queste cose.”
Ero fuori per una serata con gli amici quando ho letto la notizia della morte di Ornella. Il contesto spensierato in cui mi trovavo al momento forse non mi ha permesso di comprendere realmente la portata dell’accaduto. Tuttavia, appena rientrata a casa, quasi alle 2 del mattino, ho immediatamente sentito di dover riascoltare il disco con il quale mi ero avvicinata alla sua musica, che poi è diventato in assoluto il mio album preferito. Immediatamente mi sono accorta che d’ora in avanti non sarebbe più stato come prima. Ho ricordato le parole da lei scritte all’interno del vinile. La paura di cominciare qualcosa che ami e che poi finisce per forza. Ma la musica è immortale, e con lei chi la produce.
La voglia, la pazzia, l’incoscienza, l’allegria (1976)
L’album è pensato come un progetto ibrido tra musica e poesia; il disco, infatti, registrato in presa diretta, non presenta pause tra brani musicali e poesie interpretate da Vinicius. A parer mio, l’esperienza ottimale di ascolto dell’album si ha se ascoltato senza selezionare i brani, ma in una sessione unica senza interruzioni.
I brani, che non sono altro che rivisitazioni di classici bossanova brasiliani reinterpretati in lingua italiana, fungono da supporto per il lungo dialogo tra amanti che si innesta sin dalla traccia 2 (La rosa spogliata) fino a giungere alla traccia 13 (Accendi una luna nel cielo). Un dialogo che non è perfettamente regolare, ma che presenta le prime risposte solamente dalla traccia 7 (Semaforo rosso). Nel caso di quest’ultimo brano viene da chiedersi se esso costituisca una storia d’amore parallela a quella principale oppure no, anche grazie al cambio di interprete, in questo caso Toquinho. Anche qui, viviamo l’intensità di un incontro destinato a durare un tempo brevissimo, proprio quello di un semaforo rosso.
(Tratto da Semaforo rosso)
- Domattina…
- Il semaforo… il semaforo…
- Io ti cerco, se vuoi
- È già verde… è già verde…
- Ti prometto, ci penso, ci penso
- Per favore… ci pensi, ci pensi?
- Addio…
Il rapporto trova la sua ragione d’essere nell’assenza, nel non vissuto. Dal primo ascolto, infatti, ci chiediamo se i due amanti abbiano effettivamente trascorso del tempo insieme, o se la nostalgia nella voce di Ornella altro non sia che per un amore mai nato.
(Tratto da Io so che ti amerò)
Io lascerò
Tu andrai
E accosterai il viso a un altro viso
Le tue dita allacceranno altre dita
E tu sboccerai verso l’aurora
Ma non saprai che a coglierti sono stato io
Il titolo dell’album, che è lo stesso della traccia centrale, segna una battuta d’arresto al contenuto malinconico. Dalla nostalgia sboccia un fiore incosciente di speranza, che abbraccia con gioia alla possibilità di un nuovo incontro, di un nuovo inizio.
Il disco si chiude con una cover omaggio a Vinicius, dove i due interpreti lo ringraziano per l’esperienza che hanno condiviso e allo stesso tempo svelano il gioco teatrale che soggiace a tutte le tracce.
(Tratto da Samba per Vinicius)
A fare come te si può scoprire
Che vivere non è
Cercare dei perché
Ma usar la bocca gli occhi e il cuore
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