Dal CD natalizio di Gerry Scotti a canzoni di dubbio gusto sui Gormiti, fino ai filtri per svecchiare la voce e la creazione di interi videoclip e visual video: la musica sembra l’unico ambito in cui sperimentare con l’AI è apprezzato dal pubblico.
L’AI è uno strumento che guardiamo troppo con sospetto quando si tratta di creare opere d’intrattenimento. Eppure c’è un ambito in cui la presenza dell’AI non ci infastidisce più di tanto: il mercato musicale è infatti riuscito a integrare senza troppe remore questo strumento. Dalle canzoni triviali create per scherzo fino alla replicazione della voce del nostro cantante preferito quando era giovane, sembra che l’AI stia trovando un terreno particolarmente fertile per la sperimentazione nella musica.
Da Gerry Scotti alle canzoni meme (oscene)
Un primo livello di accettazione dell’AI nella musica è dato dalle canzoni create con l’intento di diventare meme sui social, diretta conseguenza della possibilità di generare grazie all’AI audio con la voce di personaggi famosi. È il caso ad esempio di Gerry Scotti, che nel 2023 ha deciso di sfruttare a suo vantaggio la popolarità dei meme con l’AI che lo vedevano protagonista per pubblicare Gerry Christmas, album natalizio prodotto da Warner Music in cui canta grandi classici delle feste con l’AI.
Ma a scalare le classifiche dei social e delle piattaforme musicali sono brani dai testi osceni come Aprimi il c*lo e Predador de Perereca, che sono stati addirittura scambiati per canzoni d’epoca autentiche. Con l’AI adesso si fa quello per cui prima un Ruggero de I Timidi o un Auroro Borealo erano apprezzati: creare canzoni salaci con un’estetica legata a un certo genere e periodo musicale. La volgarità che però contraddistingue canzoni AI come Tributo Gormita di DankNote è la chiave della loro viralità, sulla scia del successo del brainrot italiano.
Eminem e l’AI come «effetto speciale»
Nel 2000 Eminem pubblicava Stan, brano in cui raccontava un fittizio scambio epistolare avvenuto con un fan ossessionato da lui: l’efficacia del pezzo risiedeva soprattutto nella capacità del rapper di recitare due ruoli diversi, usando un tono di voce più giovanile per le parti di Stan.
24 anni dopo, l’artista di 8 Mile fa uscire il videoclip del singolo Houdini, in cui appare una sua versione ringiovanita con l’AI nella voce e nell’apparenza. Nel 2025, il rapper JID pubblica il brano Animals (pt. 1), nel quale Eminem rappa una strofa con un filtro AI che gli ringiovanisce la voce. Houdini e Animals sono state accolte con entusiasmo, vuoi perché Eminem è un idolo per più di una generazione, vuoi anche perché l’uso dell’AI in queste due canzoni passa in secondo piano di fronte al loro contenuto.
L’esempio di Eminem ci dimostra che l’AI nella musica viene percepita come l’autotune, quindi accettata come «effetto speciale». Gode di una condizione privilegiata rispetto all’AI usata come correttivo al cinema, ancora oggi materia controversa (come dimostrano le polemiche per The Brutalist).
Videoclip e visual video economici
Se l’uso dell’AI nella produzione di canzoni sembra sdoganato, lo stesso non si può dire per la promozione di canzoni. Su YouTube, in particolare, il miglior modo per promuovere un nuovo album è pubblicare il videoclip del singolo e i visual video per le altre tracce.
Se però non si ha un budget adatto a girare dei visual video di qualità, ecco che l’AI può generarne di molto realistici: è il caso dei dischi Decrescendo di Rkomi e Musica triste di Emis Killa, per i quali l’uso dell’AI per questi video è passato in sordina.
Diverso è il caso in cui l’AI venga adoperata per generare un intero videoclip. Diversamente da Eminem, ha sollevato numerose critiche il videoclip del brano Quando sarò morto di Naska, le cui animazioni sono state generate dall’AI, alimentando il dibattito sull’eticità dell’AI che ruba lo stile di un’artista.
Far dirigere un videoclip all’AI, togliendo dunque lavoro ai registi veri, è ancora sentito come irrispettoso. Qualche barriera, per fortuna, c’è ancora, legata soprattutto all’ambito cinematografico. Sarà solo questione di tempo che anche nel cinema (così come nella scrittura o nell’arte) l’uso dell’AI non farà più tanto scalpore come in questo momento.

Lascia un commento