Escher al Mudec: quando la regola tende all’infinito

Maurits Cornelis Escher (1898–1972) arriva per la prima volta al MUDEC con una mostra monografica in programma dal 25 settembre 2025 all’8 febbraio 2026. Tra gli artisti più iconici del Novecento, Escher è celebre per architetture impossibili, illusioni ottiche e tassellazioni che hanno dato vita a un linguaggio visivo unico.

L’esposizione, cura­ta da Clau­dio Bar­toc­ci, Pao­lo Bran­caClau­dio Sal­si, in col­la­bo­ra­zio­ne con il Kunst­mu­seum Den Haag, si arti­co­la in otto sezio­ni che riper­cor­ro­no l’intero svi­lup­po arti­sti­co di Escher, dagli esor­di fino agli ulti­mi anni di attività.

Gli inizi: dall’Art Nouveau a quella islamica

La pri­ma par­te del­la mostra met­te in luce l’influenza dell’Art Nou­veau, dell’arte giap­po­ne­se e dei viag­gi ita­lia­ni degli anni Ven­ti e Tren­ta. In que­sto perio­do Escher tra­sfor­ma il pae­sag­gio in xilo­gra­fielito­gra­fie che diven­ta­no vere e pro­prie costru­zio­ni men­ta­li, domi­na­te da luce, rigo­re com­po­si­ti­vosim­me­tria. Non man­ca­no richia­mi al Divi­sio­ni­smo, al Futu­ri­smo e al Rea­li­smo magi­co, visi­bi­li nel­le atmo­sfe­re sospe­se e nel­le pro­spet­ti­ve inso­li­te del­le sue vedute.

Il per­cor­so pro­se­gue con il viag­gio in Spa­gna del 1922, fon­da­men­ta­le per l’artista. A Gra­na­daCor­do­va Escher sco­pre le strut­tu­re geo­me­tri­che dell’arte isla­mi­ca, che influen­ze­ran­no pro­fon­da­men­te il suo modo di con­ce­pi­re il pia­no. Le pri­me spe­ri­men­ta­zio­ni con la divi­sio­ne rego­la­re del pia­no rive­la­no un’intuizione com­po­si­ti­va straor­di­na­ria, capa­ce di anda­re oltre la sem­pli­ce ripe­ti­zio­ne modu­la­re. Negli anni Tren­ta il tema del­la meta­mor­fo­si diven­ta cen­tra­le: ope­re come Meta­mor­fo­si I apro­no una nuo­va fase, dove le for­me si tra­sfor­ma­no flui­da­men­te, esplo­ran­do con­cet­ti di tem­pospa­zio.

Matematica e infinito

La secon­da par­te del­la mostra con­du­ce ver­so la pie­na matu­ri­tà di Escher. Le tas­sel­la­zio­ni diven­ta­no sem­pre più com­ples­se, la ripe­ti­zio­ne si fa meta­mor­fo­si e l’artista affron­ta la sfi­da del­la rap­pre­sen­ta­zio­ne dell’infi­ni­to. Pur pri­vo di for­ma­zio­ne scien­ti­fi­ca, Escher si avvi­ci­na alla mate­ma­ti­ca attra­ver­so arti­co­li di cri­stal­lo­gra­fia e, dal 1954, gra­zie all’incontro con il mate­ma­ti­co Harold S.M. Coxe­ter. Da que­sto dia­lo­go nasce la serie Limi­te del cer­chio, in cui le geo­me­trie iper­bo­li­che del disco di Poin­ca­ré ren­do­no visi­bi­li con­cet­ti astrat­ti lega­ti all’infinito, tra­sfor­ma­ti dall’artista in imma­gi­ni poten­tirigo­ro­se. Que­ste ope­re eser­ci­ta­no un effet­to così for­te­men­te ipno­ti­co da dare l’impressione di attrar­re l’osser­va­to­re già al pri­mo sguar­do. È inol­tre note­vo­le come l’artista rie­sca a ren­de­re, su un sem­pli­ce foglio, com­ples­se illu­sio­ni di tri­di­men­sio­na­li­tà e di movi­men­to infi­ni­to. In que­sta pro­spet­ti­va, la mostra inclu­de dise­gni pre­pa­ra­to­ri, stu­di di tas­sel­la­zio­ne e mate­ria­li d’archivio, affian­ca­ti da esem­pi di arte isla­mi­ca che ne han­no ispi­ra­to la struttura.

Commissioni e conclusioni

In chiu­su­ra, l’esposizione pre­sen­ta anche il vasto lavo­ro su com­mis­sio­ne: ex libris, illu­stra­zio­ni, coper­ti­ne, moti­vi deco­ra­ti­vi per car­ta e tes­su­ti. Que­ste ope­re mostra­no come il suo lin­guag­gio visi­vo, pur com­ples­so e con­cet­tua­le, tro­vi appli­ca­zio­ne anche nel desi­gn, man­te­nen­do intat­to il rigo­re for­ma­le.

Ne emer­ge il ritrat­to di un arti­sta capa­ce di coniu­ga­re non solo Orien­teOcci­den­te, ma anche artemate­ma­ti­ca, disci­pli­ne tra­di­zio­nal­men­te con­si­de­ra­te distan­ti e che spes­so ten­do­no a rin­chiu­de­re le per­so­ne in recin­ti men­ta­li, appa­ren­te­men­te incomunicabili.

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Beatrice Riva

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