Il burattinaio e le ombre: dieci anni senza Licio Gelli

A dieci anni dalla morte di Licio Gelli, la figura del “Venerabile” della P2 continua a inquietare il presente. Non solo un uomo, ma un metodo, un sistema di potere che ha lasciato tracce profonde nella storia italiana.

L’uomo che non scomparve mai davvero

Il 15 dicem­bre 2015 Licio Gel­li morì ad Arez­zo, nel­la sua Vil­la Wan­da. Ave­va novan­ta­sei anni. Gel­li, il “Vene­ra­bi­le”, era “l’uomo die­tro mol­ti dei gran­di miste­ri d’Italia”, cela­va una fit­ta rete di segre­ti di pote­re, lega­ti alla log­gia mas­so­ni­ca P2, che ope­ra­va occul­ta­men­te influen­zan­do poli­ti­ca, ser­vi­zi segre­ti, eco­no­mia e media italiani.

I miste­ri riguar­da­no tra­me ever­si­ve, depi­stag­gi su stra­gi e scan­da­li finan­zia­ri, mai del tut­to chia­ri­ti, che han­no segna­to la sto­ria del­la Repub­bli­ca italiana.

Col­pì soprat­tut­to l’assen­za di una vera rea­zio­ne isti­tu­zio­na­le. Nes­su­na pre­sa di posi­zio­ne net­ta, nes­su­na rifles­sio­ne col­let­ti­va su ciò che Gel­li ave­va rap­pre­sen­ta­to per la Repub­bli­ca. Come se la sua mor­te fos­se l’evento pri­va­to di un uomo anzia­no, e non la fine bio­lo­gi­ca di uno dei pro­ta­go­ni­sti più con­tro­ver­si del Nove­cen­to italiano.

Nel rac­con­to pub­bli­co, Gel­li è sta­to di vol­ta in vol­ta impren­di­to­re tes­si­le, fac­cen­die­re inter­na­zio­na­le, inter­me­dia­rio occulto.

Gel­li non occu­pò mai cari­che poli­ti­che di rilie­vo, eppu­re sep­pe costrui­re una rete di rela­zio­ni tra­sver­sa­li che attra­ver­sa­va eser­ci­to, ser­vi­zi segre­ti, finan­za, infor­ma­zio­ne e poli­ti­ca, come docu­men­ta­to dal­le inchie­ste par­la­men­ta­ri e dai suoi stes­si dia­ri, pub­bli­ca­ti par­zial­men­te negli anni Duemila.

Il para­dos­so è evi­den­te: un per­so­nag­gio cen­tra­le del­la sto­ria repub­bli­ca­na è mor­to sen­za una resa dei con­ti defi­ni­ti­va. La sua figu­ra non è sta­ta chia­ri­ta né com­ple­ta­men­te giu­di­ca­ta, restan­do sospe­sa in una zona gri­gia tra respon­sa­bi­li­tà accer­ta­te e sospet­ti mai pro­va­ti. Die­ci anni dopo, que­sto vuo­to con­ti­nua a pesare.

La P2: una loggia, un progetto politico

La Pro­pa­gan­da Due non era una log­gia mas­so­ni­ca come le altre. For­mal­men­te iscrit­ta al Gran­de Orien­te d’Italia, diven­ne sot­to la gui­da di Gel­li una strut­tu­ra segre­ta e paral­le­la, capa­ce di ope­ra­re fuo­ri da ogni con­trol­lo isti­tu­zio­na­le. La sco­per­ta, nel mar­zo 1981, degli elen­chi degli affi­lia­ti nel­la casa di Casti­glion Fiboc­chi fu uno shock per il Pae­se. I nomi — oltre nove­cen­to — com­pren­de­va­no alti uffi­cia­li del­le for­ze arma­te, diri­gen­ti dei ser­vi­zi segre­ti, magi­stra­ti, gior­na­li­sti, impren­di­to­ri e uomi­ni di banca.

Il cuo­re poli­ti­co del­la P2 era il Pia­no di Rina­sci­ta Demo­cra­ti­ca. Il lin­guag­gio, appa­ren­te­men­te mode­ra­to, deli­nea­va in real­tà un pro­get­to di pro­fon­da tra­sfor­ma­zio­ne dell’assetto demo­cra­ti­co: con­trol­lo dei mez­zi di infor­ma­zio­ne, ridu­zio­ne del ruo­lo del Par­la­men­to, raf­for­za­men­to dell’esecutivo, ridi­men­sio­na­men­to del­la magi­stra­tu­ra e dei sindacati.

In que­sto qua­dro, Gel­li appa­re meno come un ideo­lo­go e più come un regi­sta. Il suo talen­to non fu tan­to l’elaborazione teo­ri­ca, quan­to la capa­ci­tà di tes­se­re reti, di far dia­lo­ga­re inte­res­si diver­si, di costrui­re fedel­tà. Il pote­re, per lui, non era una cari­ca da occu­pa­re, ma un siste­ma rela­zio­na­le da orche­stra­re.

Processi, segreti e verità mancate

Sul pia­no giu­di­zia­rio, la vicen­da di Licio Gel­li è carat­te­riz­za­ta da una lun­ga sequen­za di pro­ce­di­men­ti incom­piu­ti e veri­tà par­zia­li. Il suo nome ricor­re ripe­tu­ta­men­te nel­le inchie­ste sul­le prin­ci­pa­li feri­te del­la Repub­bli­ca ita­lia­na: dal­lo stra­gi­smo degli anni Set­tan­ta al ruo­lo dei ser­vi­zi segre­ti devia­ti, fino alle ope­ra­zio­ni di depi­stag­gio. Coin­vol­to nel pro­ces­so per la stra­ge di Bolo­gna, fu con­dan­na­to defi­ni­ti­va­men­te nel 1995 a die­ci anni di reclu­sio­ne per calun­nia aggra­va­ta con fina­li­tà di depi­stag­gio, men­tre ven­ne assol­to dall’accusa di asso­cia­zio­ne sovversiva.

Tra il 2020 e il 2025, la magi­stra­tu­ra ha indi­ca­to Gel­li come uno degli orga­niz­za­to­ri e finan­zia­to­ri del­la stra­ge, sen­za però la pos­si­bi­li­tà di giun­ge­re a una sua con­dan­na per­so­na­le in quan­to già deceduto.

L’eredità invisibile

A die­ci anni dal­la mor­te di Licio Gel­li, la sua ere­di­tà non è fat­ta di segua­ci dichia­ra­ti, ma di pra­ti­che per­si­sten­ti. Il “meto­do P2” soprav­vi­ve come model­lo infor­ma­le di eser­ci­zio del pote­re: reti tra­sver­sa­li, zone opa­che di inter­me­dia­zio­ne, com­mi­stio­ne tra poli­ti­ca, eco­no­mia e infor­ma­zio­ne. Non una cospi­ra­zio­ne per­ma­nen­te, ma una cul­tu­ra del­la riser­va­tez­za che ten­de a svuo­ta­re la tra­spa­ren­za democratica.

Que­sta per­si­sten­za è lega­ta anche alla dif­fi­col­tà ita­lia­na di ela­bo­ra­re i pro­pri trau­mi isti­tu­zio­na­li. Dal fasci­smo alla stra­te­gia del­la ten­sio­ne, fino allo scan­da­lo P2, il Pae­se ha spes­so pre­fe­ri­to rimuo­ve­re piut­to­sto che com­pren­de­re la por­ta­ta degli even­ti con­di­zio­na­ti dal­la log­gia P2.

Ricor­da­re oggi Licio Gel­li non signi­fi­ca ria­bi­li­tar­lo né tra­sfor­mar­lo in un capro espia­to­rio. Signi­fi­ca inter­ro­gar­si sul­le con­di­zio­ni che rese­ro pos­si­bi­le il suo pote­re e sul­la fra­gi­li­tà del­le isti­tu­zio­ni nel con­tra­star­lo. Non è un eser­ci­zio di memo­ria sto­ri­ca, ma un atto civi­le. Per­ché le ombre, se non ven­go­no com­pre­se, non scom­pa­io­no. Cam­bia­no forma.

 

Con­di­vi­di:
Nicholas Ninno

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.