Kast è il futuro presidente del Cile, dopo aver sconfitto Jeannette Jara al ballottaggio.
Dopo la sconfitta al ballottaggio del 2021, José Antonio Kast vince le elezioni del 14 dicembre 2025 in Cile con il 58% dei voti. Il candidato della destra radicale, noto per la sua esaltazione dell’eredità di Pinochet, succederà a marzo al presidente uscente Gabriel Boric, segnando uno dei più drastici spostamenti verso destra dalla fine del governo militare in Cile.
Chi è Josè Antonio Kast
Kast nasce a Paine, un’area non lontana dalla capitale e dove vive tutt’ora, è avvocato e padre di nove figli. La famiglia di origine tedesca, trasferitasi in Cile dopo la Seconda Guerra Mondiale perché il padre era stato membro del Partito Nazionalsocialista, durante il governo militare di Pinochet si trova in linea con il regime, tanto che il fratello ne fu collaboratore.
Comincia la sua carriera politica all’interno dell’Unione Democratica Indipendente, un partito di destra fondato durante il periodo della dittatura di Augusto Pinochet, e partecipa alla campagna per il plebiscito nazionale del 1988, che mise poi fine al regime di Pinochet, presente dal 1973, battendosi a favore della prosecuzione della dittatura militare.
Fin da subito si esprime in maniera netta su temi sociali come aborto e matrimonio omosessuale, e si candida alle elezioni presidenziali già due volte prima della vittoria del 2025.
Nel 2016 lascia l’Unione Democratica Indipendente, per poi fondare nel 2019 il Partito Repubblicano del Cile, partito di estrema destra ispirato a valori nazionalisti, liberali in economia e tradizionalisti sul piano sociale, ribadendo con fermezza opinioni contrarie all’aborto, al matrimonio egualitario e alle politiche di genere.
Già nel 2021 imposta la sua campagna sull’obiettivo di un “Cile libero dal crimine e dalla paura”, puntando pesantemente su sicurezza e immigrazione, promettendo il ripristino dell’ordine pubblico, controlli più severi sull’immigrazione irregolare e tagli alla spesa pubblica.
Nel 2025 si ripresenta con una linea di programma molto simile, sostenendo un ruolo ridotto dello Stato nell’economia, una forte difesa dell’ordine pubblico e un controllo più rigido dell’immigrazione.
La sconfitta di Jeannete Jara
La sua contendente al ballottaggio è Jeannette Jara, ministra del Lavoro e figura in continuità con il governo uscente, che risulta però fortemente impopolare. Rappresentante del Partito Comunista, una forza tradizionalmente marginale nel panorama politico cileno, nonostante i risultati al primo turno delle elezioni, in cui ottenne maggior consenso di Kast, non conquista la vittoria.
Come si è arrivati al ballottaggio?
Le elezioni generali tenutesi il 16 novembre 2025 non hanno prodotto un candidato eletto a maggioranza assoluta, passando così al secondo turno del 14 dicembre: un ballottaggio tra i due candidati con il maggior consenso – Jara con un 26,6% di voti, Kast con il 23,9% –, lasciando indietro candidati con percentuali comunque rilevanti come Johannes Kaiser e Franco Parisi, che non hanno però raccolto consensi sufficienti per accedere al ballottaggio.
Candidati di destra come Kaiser ed Evelyn Matthei hanno apertamente sostenuto Kast al secondo turno, mentre Jara ha cercato di prendere le distanze dal presidente uscente Boric, il cui livello di consenso è molto basso, nonostante l’affinità politica.
Il «pendolo cileno»
Da circa vent’anni i risultati delle elezioni cilene mostrano candidati di indirizzo politico opposto alternarsi alla presidenza, il cosiddetto «pendolo cileno».
Dal 2010 il Cile ha visto alternarsi le presidenze della destra moderata di Sebastian Pinera del partito Renovation Nacional, che sale al governo per la prima volta tra il 2010 e il 2014, dopo vent’anni di governi della Concertación, la coalizione di centrosinistra, in particolare con la presidenza socialista di Michelle Bachelet.
È durante l’ultimo governo Piñera che esplodono le proteste del 2019, iniziate per l’aumento di 30 pesos del biglietto della metropolitana di Santiago.
Le manifestazioni che raggiungono velocemente una scala ben più ampia, diventando un’enorme mobilitazione contro la disuguaglianza economica, il sistema pensionistico privatizzato, la sanità e istruzione costose e il modello ereditato dalla dittatura. Le proteste vengono represse con la forza dall’allora presidente, aumentando il dissenso verso il governo in carica di destra.
La presidenza Boric
Dalle proteste emerge l’attuale presidente Gabriel Boric, esponente della sinistra radicale, giovane e con limitata esperienza politica, che nel 2021 sfida Kast alle elezioni. Già nel 2021 Kast arriva al ballottaggio, dopo aver superato il primo turno il 21 novembre, ma Boric vince il secondo turno del 19 dicembre 2021 con il 56% dei voti, diventando il presidente più giovane della storia del Cile.
Boric conclude però il suo mandato con una popolazione fortemente delusa, a causa della mancata realizzazione di gran parte del programma di governo. Ciò è dovuto anche alla difficoltà di manovra con un Congresso estremamente frammentato, senza una maggioranza chiara, che ha spesso paralizzato l’azione del governo e costretto Boric a continue negoziazioni. Emblematico è il fallimento del progetto di una nuova Costituzione progressista, bocciato dal 62% degli elettori in referendum.
Di fronte a questo malcontento si è rafforzata la posizione della destra radicale, e le elezioni del 2025 hanno riproposto lo scontro tra le due estremità dello spettro politico.
Il passaggio netto del governo, da espressione del movimento di riforma sociale giovanile ad un leader con forti legami con il passato autoritario, può essere interpretato come una conseguenza del fallimento percepito dei progetti della sinistra cilena e come un’ulteriore manifestazione della tradizionale alternanza politica del paese.
Cosa è cambiato nel 2025?
Kast si presenta alle elezioni del 2021 e del 2025 con programmi molto simili; ciò che è cambiato è il contesto. Non solo la popolazione cilena è delusa dal governo uscente di sinistra, ma negli ultimi anni la situazione della sicurezza si è aggravata.
Il Cile, paese con i più bassi tassi di criminalità dell’America Latina, ha visto l’ingresso di organizzazioni come il gruppo criminale venezuelano Tren de Aragua, che hanno portato nello stato nuove forme di criminalità e violenza, precedentemente assenti. Tren de Aragua nasce all’interno di un carcere di Tocorón, in Venezuela, come evoluzione del fenomeno delle pranes, gruppi di criminalità che sfruttando il sovraffollamento e la mancanza di controllo nelle prigioni prendendone il controllo. L’espansione della loro area di influenza ha portato alla penetrazione anche in Cile, contribuendo a un aumento della criminalità e un cambiamento nelle sue modalità. Allo stesso tempo, un ruolo rilevante è stato giocato dalla propaganda della destra radicale, che ha enfatizzato il tema della sicurezza come emergenza estrema, nonostante il Cile continui a presentare tassi di criminalità inferiori rispetto alla maggior parte dei paesi del continente.

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