Le silenziose elezioni politiche in Transnistria

Bandiera Transnistria

La Transnistria, piccola repubblica separatista tra Moldavia e Ucraina, non riconosciuta ma sostenuta da Mosca, ha votato per il Soviet Supremo in un contesto di bassa affluenza e scarsa competizione, rivelando un sistema politico dominato dalla holding Sheriff e una regione sospesa tra crisi economica e incertezze geopolitiche.

Votazioni in Transnistria: cosa è successo davvero

Dome­ni­ca 30 novem­bre si sono svol­te le ele­zio­ni per il Soviet Supre­mo del­la Repub­bli­ca Mol­da­va di Prid­ne­stro­vie – cono­sciu­ta infor­mal­men­te con il nome Trans­ni­stria – una nazio­ne pri­va di rico­no­sci­men­to inter­na­zio­na­le situa­ta tra Mol­da­via e Ucrai­na. L’assemblea mono­ca­me­ra­le è com­po­sta da 33 depu­ta­ti, tut­ti elet­ti in col­le­gi uni­no­mi­na­li. Secon­do i dati rila­scia­ti dal­le auto­ri­tà repub­bli­ca­ne, l’affluenza alle urne è sta­ta del 26%, con oltre 102 000 per­so­ne reca­te­si ai seg­gi. Le nor­me non pre­ve­do­no alcu­na affluen­za obbli­ga­to­ria affin­ché le vota­zio­ni sia­no con­si­de­ra­te legit­ti­me; di con­se­guen­za, la recen­te tor­na­ta è sta­ta dichia­ra­ta vali­da. Le con­sul­ta­zio­ni non sem­bra­no aver susci­ta­to gran­de inte­res­se nei media inter­na­zio­na­li, per moti­vi evidenti.

Perché Moldavia e Transnistria si contendono questa terra

Anzi­tut­to, la Prid­ne­stro­vie è una nazio­ne for­mal­men­te ine­si­sten­te, il cui ter­ri­to­rio – secon­do il dirit­to inter­na­zio­na­le – appar­tie­ne alla Repub­bli­ca di Mol­da­via. Ma la situa­zio­ne sul cam­po appa­re assai diver­sa. Mol­da­via e Trans­ni­stria – sepa­ra­te dal fiu­me Nistro – han­no rap­pre­sen­ta­to per seco­li due enti­tà distin­te, venen­do uni­te in un solo Pae­se sol­tan­to nel 1940, quan­do il dit­ta­to­re sovie­ti­co Iosif Sta­lin creò la Repub­bli­ca Socia­li­sta Sovie­ti­ca Mol­da­va (RSSM). Nono­stan­te l’unificazione poli­ti­ca, le due regio­ni con­ser­va­va­no pro­fon­de dif­fe­ren­ze: la Trans­ni­stria, più com­po­si­ta dal pun­to di vista etni­co, era popo­la­ta non solo da mol­da­vi, ma anche da con­si­sten­ti comu­ni­tà rus­se e ucrai­ne. Di con­se­guen­za, la lin­gua domi­nan­te nel­le ter­re a est del Nistro era il rus­so, men­tre il moldavo/romeno pre­va­le­va sul­la riva destra. Inol­tre, la Trans­ni­stria pre­sen­ta­va un livel­lo di indu­stria­liz­za­zio­ne supe­rio­re a quel­lo del resto del­la RSSM, che rima­ne­va in lar­ga misu­ra agri­co­la e rura­le. Quan­do la Mol­da­via dichia­rò l’indipendenza dall’URSS nel 1991, Tira­spol – osti­le alle spin­te rome­no­fi­le, anti­rus­se e filoc­ci­den­ta­li di Chiși­nău – rispo­se pro­cla­man­do la nasci­ta del­la Repub­bli­ca Mol­da­va di Prid­ne­stro­vie (RMP). La regio­ne riven­di­ca­va sia il man­te­ni­men­to del­la lin­gua rus­sa sia i lega­mi poli­ti­ci ed eco­no­mi­ci con Mosca. Chiși­nău, dal can­to suo, non vol­le rico­no­sce­re l’esistenza del­la Trans­ni­stria, cer­can­do di pre­ser­va­re la pro­pria inte­gri­tà ter­ri­to­ria­le. Mol­da­vi e trans­ni­stria­ni arri­va­ro­no allo scon­tro nel 1992, quan­do com­bat­te­ro­no un bre­ve con­flit­to arma­to che costò la vita a cen­ti­na­ia di per­so­ne. Tira­spol – soste­nu­ta dal­le for­ze rus­se stan­zia­te nel­la regio­ne – vin­se la guer­ra: da allo­ra la Trans­ni­stria rima­ne sepa­ra­ta dal­la Mol­da­via, sot­to la sor­ve­glian­za di un con­tin­gen­te mili­ta­re lega­to al Crem­li­no. Tut­ta­via, nes­sun Pae­se rico­no­sce l’esistenza del­la RMP, nem­me­no la Fede­ra­zio­ne Rus­sa, nono­stan­te la sua note­vo­le influen­za sul­la regione.

Tiraspol
Mar­cia Mili­ta­re a Tira­spol — foto di Peter Dench/Getty Images

Chi comanda oggi in Transnistria e come funzionano le elezioni

Il disin­te­res­se mostra­to dai media nei con­fron­ti dell’ultima tor­na­ta elet­to­ra­le va ricon­dot­to anche alla sua natu­ra non com­pe­ti­ti­va. La Trans­ni­stria, difat­ti, si pre­sen­ta come un siste­ma oli­gar­chi­co ege­mo­niz­za­to dal­la She­riff, hol­ding che domi­na la vita poli­ti­ca ed eco­no­mi­ca del Pae­se. All’interno del Soviet Supre­mo il par­ti­to Obno­vle­nie («Rin­no­va­men­to») – brac­cio poli­ti­co del­la hol­ding di Vic­tor Gușan – detie­ne la mag­gio­ran­za dei seg­gi (29 su 33), men­tre i restan­ti quat­tro par­la­men­ta­ri sono indi­pen­den­ti. Lo stes­so Vadim Kra­sno­se­l’­skij – pre­si­den­te del­la RMP – è con­si­de­ra­to pro­tet­to del­la She­riff e di Obno­vle­nie, seb­be­ne sia for­mal­men­te pri­vo di qual­sia­si affi­lia­zio­ne par­ti­ti­ca. Free­dom Hou­se clas­si­fi­ca la nazio­ne come «non libe­ra», sot­to­li­nean­do l’assenza di un effet­ti­vo plu­ra­li­smo poli­ti­co. Per que­sto l’esito del­le ele­zio­ni appa­re pre­ve­di­bi­le. Ven­tu­no del­le 33 cir­co­scri­zio­ni con­ta­va­no un solo can­di­da­to, men­tre nel­le restan­ti 12 la scel­ta era tra due can­di­da­ti. Inol­tre, i grup­pi di oppo­si­zio­ne sono di fat­to esclu­si dal­le com­pe­ti­zio­ni elet­to­ra­li. I dati pub­bli­ca­ti lune­dì 1° dicem­bre han­no con­fer­ma­to le pre­vi­sio­ni: Obno­vle­nie risul­ta nuo­va­men­te vin­ci­to­re. Peral­tro, Tira­spol ha accu­sa­to Chiși­nău di aver cer­ca­to di osta­co­la­re le con­sul­ta­zio­ni, soste­nen­do che i mem­bri del­le «com­mis­sio­ni elet­to­ra­li» fos­se­ro sta­ti vit­ti­me di minac­ce tele­fo­ni­che pro­ve­nien­ti da nume­ri mol­da­vi. Le auto­ri­tà di Chiși­nău han­no repli­ca­to affer­man­do che «gli agen­ti di pro­pa­gan­da di Tira­spol han­no sem­pre pro­mos­so nar­ra­zio­ni tos­si­che». Non­di­me­no, le recen­ti con­sul­ta­zio­ni appa­io­no inte­res­san­ti per un moti­vo ben pre­ci­so. Tra­di­zio­nal­men­te la pre­si­den­za del­la Trans­ni­stria è sta­ta con­qui­sta­ta dai pre­si­den­ti del Soviet Supre­mo: Vadim Kra­sno­se­l’­skij – come gli ex pre­si­den­ti Igor Smir­nov ed Evge­nij Shev­chuk – ha rico­per­to il ruo­lo di spea­ker pri­ma di diven­ta­re lea­der del Pae­se. Di con­se­guen­za, le vota­zio­ni di novem­bre potreb­be­ro sve­la­re chi gui­de­rà la RMP dal 2026, quan­do si svol­ge­ran­no le ele­zio­ni pre­si­den­zia­li. L’attuale pre­si­den­te Kra­sno­se­l’­skij – ormai al ter­mi­ne del secon­do man­da­to – non potrà rican­di­dar­si, come sta­bi­li­to dal­le nor­me vigen­ti. Tra i poten­zia­li con­ten­den­ti figu­ra­no Ale­xan­der Rosen­berg, Ilo­na Tju­r­jae­va e Vita­li Nea­gu, rispet­ti­va­men­te capo del gover­no, sin­da­ca di Tira­spol e mini­stro degli Inter­ni. Pro­ba­bil­men­te Mosca favo­ri­rà il pro­prio del­fi­no, che diver­si esper­ti iden­ti­fi­ca­no nel mini­stro degli Este­ri Vita­lij Igna­t’ev. Nono­stan­te la pres­sio­ne rus­sa, non è scon­ta­to che il poli­ti­co vin­ci­to­re sarà quel­lo pre­di­let­to da Vla­di­mir Putin: nel 2011, infat­ti, Ana­to­lij Kamin­s’­kij – pro­tet­to del Crem­li­no – per­se le ele­zio­ni in favo­re di Evge­nij Shev­chuk, soste­nu­to da un’ampia fet­ta del­la popolazione.

Quale futuro attende la regione tra Russia, Moldavia e Ucraina

Ad oggi, il futu­ro del­la regio­ne appa­re mol­to incer­to. Schiac­cia­ta tra Ucrai­na e Mol­da­via – entram­be osti­li alle auto­ri­tà di Tira­spol – la Prid­ne­stro­vie non gode più del sup­por­to che rice­ve­va in pas­sa­to dal­la Rus­sia, tro­van­do­si in una situa­zio­ne for­te­men­te pre­ca­ria. La Fede­ra­zio­ne Rus­sa – impe­gna­ta nel­lo sce­na­rio ucrai­no e afflit­ta da san­zio­ni inter­na­zio­na­li – ha taglia­to le sov­ven­zio­ni ener­ge­ti­che pre­ce­den­te­men­te ero­ga­te alla RMP, cau­san­do la cri­si del­le pro­du­zio­ni indu­stria­li ed elet­tri­che, for­te­men­te dipen­den­ti dagli idro­car­bu­ri. La con­tra­zio­ne del­le entra­te ha col­pi­to dura­men­te il bilan­cio sta­ta­le, pro­vo­can­do gra­vi tagli alla spe­sa pub­bli­ca. Chiși­nău, dal can­to suo, spe­ra che la nuo­va con­giun­tu­ra geo­po­li­ti­ca pos­sa spin­ge­re la Trans­ni­stria a nego­zia­re una rin­te­gra­zio­ne, accet­tan­do la sovra­ni­tà mol­da­va in cam­bio di un’ampia auto­no­mia. La repub­bli­ca sepa­ra­ti­sta si tro­va dun­que di fron­te a una scel­ta deci­si­va: rima­ne­re alli­nea­ta a Mosca – rischian­do il col­las­so del Pae­se – oppu­re tor­na­re a par­la­re con la Moldavia.

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Redazione
Lorenzo Riva
Stu­den­te di Scien­ze sto­ri­che appas­sio­na­to di geo­po­li­ti­ca e lin­gui­sti­ca. La mia pro­fon­da curio­si­tà mi spin­ge ad appro­fon­di­re temi sco­no­sciu­ti ai più

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